Diario Settimanale

Diario : note del 19 agosto 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno confermato una sempre più evidente divaricazione fra, la situazione degli Usa, ancora molto buona, ed il resto delle economie mondiali, in palese indebolimento. La straripante forza del dollaro ne è il testimonial più evidente. Evidentemente la politica dei dazi sui commerci, imposta da Trump, ha sorpreso e spiazzato molti Paesi. Trump non riuscirà, però, ad arrestare la globalizzazione, ossia l’integrazione progressiva delle diverse economie mondiali. Anzi, se non si giungerà a nuovi e più equi accordi commerciali, la Sua politica, chiaramente neoprotezionistica, si rivelerà un boomerang per la stessa America. Personalmente resto comunque fiducioso, uno scontro frontale e generalizzato non conviene infatti a nessuno, tantomeno ai due attori principali della scena economica mondiale, Usa e Cina.

Lo scenario intermarket, come accennato, già da alcuni mesi, registra un rallentamento dell’attività economica a livello mondiale. In particolare, Il dollaro Usa, questa settimana storna leggermente, – 0,27 %, ma resta ancora molto tonico. Negli ultimi 4 mesi il suo apprezzamento è pari al 7,2 %, e ciò, come abbiamo visto per la Turchia, stà creando molti problemi alle economie dei paesi emergenti, indebitate in valuta Usa. Le commodities, invece, continuano a declinare. In quest’ultima ottava perdono l’1,3 % termini reali. Negli ultimi 2 mesi la perdita è pari al 3,6 %. Perdite non ancora preoccupanti, non paragonabili a quelle davvero drammatiche dell’estate 2015, ma che denotano comunque un rallentamento dell’economia globale. Rallentamento percepibile anche negli andamenti del mercato obbligazionario Usa. I tassi dei bond decennali, infatti, questa settimana restano fermi a quota 2,87 %. Anche i rendimenti dei bond a 2 anni risultano immobili a quota 2,61 %. Non si modifica, pertanto, l’inclinazione della yield curve Usa , il differenziale ( 10 – 2 ) resta infatti pari a 26 bps. Regge comunque il ciclo espansivo dell’economia Usa in auge ormai da oltre 9 anni. Ciclo davvero sorprendente, alimentato però da politiche monetarie e fiscali straordinariamente iper-espansive, mai adottate in precedenza. Politiche che, da anni, sorreggono anche il più grande bull market della storia di Wall Street. In tanti, però, non ci hanno colpevolmente creduto. Oggi, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota, invece, ben 2.850,13 punti, ossia oltre 4 volte in più di quanto quotava nel marzo del 2009.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 117.473

Large Traders : + 87.704

Small Traders : + 29.769

Si conferma, quindi, e si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da oltre 8 mesi. In quest’ultima settimana, registriamo, variazioni ancora limitate nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 7.556 contratti. In particolare, i Large Traders acquistano 4.961 contratti long, e consolidano la loro già molto forte e decisa posizione Net Long. Gli Small Traders acquistano anch’essi 2.595 contratti long, e puntellano la loro, sempre moderata, posizione rialzista, Net Long. I Commercial Traders, per contro, cedono l’intero lotto dei 7.556 contratti long, e rafforzano la loro tradizionale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, ancora una volta poco significative, ci dicono che, negli Usa, gli operatori non nutrono, per il momento, particolari preoccupazioni. L’assetto del mercato dei derivati azionari Usa resta quello storicamente volatile e lateral-rialzista insediatasi ormai oltre 8 mesi fà. La crisi estiva, che molti prefiguravano, per ora non c’è stata. E non credo che ci sarà, visto l’evolversi tranquillo del mercato in parola. Certo tutto intorno s’assiste ad un progressivo indebolimento dei dati macroeconomici. Indebolimento che non prefigura, a mio avviso, una vera e propria crisi. Non dimentichiamo, infatti, che in gran parte del globo l’economia è ancora sorretta da politiche monetarie ultra accomodanti ed espansive, e che negli Usa è stata appena varata una politica fiscale davvero molto generosa, soprattutto per le imprese. Non a caso gli utili della Corporate America risultano in crescita del 22 % rispetto ad un anno fà. Ciononostante, i ribassisti più incalliti non smettono di produrre analisi, frattali, e strane configurazioni grafiche per predire un’imminente crollo dei mercati azionari. Sono oltre 9 anni che s’affannano nell’intento, ma le loro nefaste previsioni non hanno mai trovato riscontro. Credo che gran parte di questi soggetti non abbiamo mai letto il bilancio di un’azienda, e non conoscono nemmeno i principi che presiedono alla sua redazione. Una lacuna grave, visto che le quotazioni azionarie dipendono dai risultati economici e finanziari esposti in bilancio, e nelle trimestrali di ogni azienda quotata. In un contesto in cui tutti i costi dei maggiori fattori produttivi ( materie prime, capitale e lavoro ) sono tenuti sotto controllo, non si capisce come la maggioranza delle imprese possa peggiorare il proprio conto economico, e ridurre i propri utili. Se a ciò aggiungiamo, come accade negli Usa, gli ingenti sgravi fiscali sugli utili operativi, voluti da Trump, si comprende che quella dei ribassisti è una vera e propria mission impossible. Ed i fatti lo testimoniano. Per gli indici italiani, invece, valgono altre considerazioni, soprattutto di natura politica, che tralascio, per carità, di trattare.

Confermo, quindi, la mia view moderatamente positiva per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 7,30 %, performance nettamene superiore a quella registrata dal nostro Ftse All Share, che registra, nel contempo, una perdita del 6,49 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 13,79 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con quanto sopra esposto, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 67,5 al 60 % le mie posizioni long, ed innalzo, nel contempo, dal 32,5 al 40 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una  posizione Net Long molto moderata, pari al solo 20 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 12 agosto 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sono stati caratterizzati dalla crisi verticale della lira turca. Crisi determinata da una massiccia fuoriuscita di capitali dal Paese, in risposta alle equivoche e controverse posizioni geopolitiche assunte dal presidente Erdogan. I ribassisti sperano che la crisi turca inneschi il tanto agognato ribasso sui listini azionari Usa. Per il momento ciò non è accaduto. Wall Street, infatti, è stata soltanto scalfita dalle turbolenze del Paese mediorientale. Più rilevanti, invece, gli effetti prodottisi su altri mercati. In particolare, movimenti marcati si sono registrati sul mercato dei cambi, ed in minor misura sui mercati delle commodities e dei bonds. Non credo, tuttavia, che la crisi turca inneschi una crisi di più ampia portata. Rimarrà, penso, una crisi circoscritta, di carattere locale. Al massimo scalfirà il sentiment, particolarmente ottimista, in voga da alcuni mesi sui mercati.

Lo scenario intermarket, come detto, ha parzialmente subito l’impatto dell’improvvisa crisi valutaria turca. In particolare, Il dollaro Usa risulta la destinazione preferita dai capitali in fuga dalla Turchia. Il dollar index s’apprezza, infatti, di un ulteriore 1,3 %, e raggiunge quota 96,34. Negli ultimi 4 mesi la rivalutazione è pari al 7,6 %, e ciò come sappiamo crea non pochi problemi ai paesi emergenti. Le commodities, in termini reali, godono della forza del dollaro, e s’apprezzano anch’esse dello 0,5 %. Sembra pertanto arginarsi la crisi degli ultimi mesi, ma il loro claudicante andamento non è sintomo di un’economia globale in perfetta salute. La crisi turca si è fatta sentire anche sul mercato obbligazionario. I tassi dei bond decennali Usa, infatti, arretrano di 8 bps e retrocedono nuovamente a quota 2,87 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, arretrano anch’essi, ma solo di 2 bps, e tornano a quota 2,61 %. La yield curve Usa perde pertanto inclinazione, il differenziale ( 10 – 2 ) è oggi pari a soli 26 bps. Il prossimo rialzo dei tassi Usa, già previsto per settembre, appare quindi sempre più ingiustificato. Ma forse la yield curve mente. Lo scenario intermarket esprime infatti un ciclo economico globale meno maturo, e meno surriscaldato, di quanto lascia intendere la curva dei rendimenti Usa. Non a caso, Wall Street non sembra particolarmente preoccupata. In una settimana difficile, Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, perde solo lo 0,25 %, ed arretra a quota 2.833,28 punti, ossia a meno di 40 punti dai suoi massimi storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 109.917

Large Traders : + 82.743

Small Traders : + 27.174

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da oltre 8 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo, variazioni ancora limitate nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 6.779 contratti. In particolare, meno ottimisti appaiono gli Small Traders che cedono 5.388 contratti long, e che riducono la loro posizione Net Long sotto le trentamila unità. Anche i Large Traders, riducono lievemente la loro esposizione long, cedono infatti 1.391 contratti long, ma restano ancora e convintamente in posizione rialzista, Net Long. I Commercial Traders, per contro, prendono atto di qualche timore degli altri operatori, acquistano l’intero lotto dei 6.779 contratti long, e riducono la loro abituale posizione di copertura, Net Short, sotto le centodiecimila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, ancora una volta poco significative, ci dicono che, almeno negli Usa, gli operatori non appaiono ancora eccessivamente preoccupati. La configurazione del mercato dei derivati azionari Usa rimane saldamente quella volatile e lateral-rialzista insediatasi ormai oltre 8 mesi fà. La crisi turca ha suscitato nuove speranze nei ribassisti. Ma come già accennato in precedenti post credo che anche in questa occasione le loro attese andranno deluse. A mio avviso, allo stato, il maggior motivo di preoccupazione risiede nella limitata inclinazione della yield curve Usa, e soprattutto nei propositi della Fed di procedere ad ulteriori aumenti dei tassi. Forse l’andamento dell’economia Usa li giustifica, ma per l’economia globale sarebbe una vera e propria iattura. L’amministrazione Trump, composta da gente non proprio sprovveduta in materia, non li vuole. Credo pertanto che la Fed non voglia entrare in conflitto con essi. Molto probabile pertanto che, da qui alla fine dell’anno, vi sia un unico, e non due, rialzi dei tassi Usa. In tal caso i mercati potrebbero avere sì dei problemi, e delle correzioni, ma il trend attuale lateral-rialzista non sarebbe credo messo in discussione.

Confermo, pertanto, la mia view moderatamente positiva per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 6,55 %, performance nettamente superiore a quella registrata dal nostro Ftse All Share, che registra, nel contempo, una perdita del 3,50 %. Realizzata, quindi, una sovra-performance del 10,05 %, che conferma in toto le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con quanto sopra esposto, questa settimana non modifico l’assetto del mio portafoglio, confermo il 67,5 % delle mie posizioni long, ed il 32,5 % delle mie posizioni short, ossia una moderata posizione Net Long, pari al 35 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 5 agosto 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno reso evidente una sempre più marcata divaricazione tra gli andamenti dell’economia Usa e quelli del resto del Mondo. La politica neo protezionistica americana ha, in pratica, messo fine alla crescita economica sincronizzata in auge fino a qualche mese fà. A patire maggiormente sembra essere la Cina, investita da pesanti dazi su un ampio ventaglio di merci e prodotti esportati negli Usa. Anche in Europa si notano segnali sempre più chiari di rallentamento della crescita economica. A preoccupare, in questo caso, è l’imminente fine del QE ad opera della BCE. Preoccupa, in particolare, la situazione dell’Italia, il cui governo sembra intenzionato a non voler più rispettare i vincoli di bilancio europei. La legge finanziaria non è stata ancora varata, ma i mercati sono già in fibrillazione, temendo un’ulteriore espansione del nostro, già molto ingente, debito pubblico.

Lo scenario intermarket riflette, in maniera sempre più chiara, la divaricazione sopra accennata. In particolare, Il dollar index, che riflette la forza dell’economia Usa, si mantiene, ancora tonico ed in perfetta salute. Questa settimana cresce di un altro 0,5 %, e raggiunge quota 95,14. Le commodities, invece, da due mesi mostrano nuovamente la corda. Cedono infatti quasi il 4 % del loro valore, in termini reali, testimoniando le crescenti difficoltà, in tema di crescita, di Cina ed Europa. Il mercato obbligazionario mostra anch’esso qualche preoccupazione, e si mantiene cauto. In particolare, i tassi dei bond decennali Usa, questa settimana, arretrano di 1 bps e si stabilizzano a quota 2,95 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, arretrano, invece, di 4 bps e tornano a quota 2,63 %. La yield curve Usa rimane, comunque, ancora positivamente inclinata, anzi il differenziale ( 10 – 2 ) cresce di altri 3 bps, ed è oggi pari a 32 bps. Ciò ci fa pensare che il ciclo espansivo dell’economia Usa possa durare più a lungo delle nostre precedenti previsioni, ed almeno per altri 12 mesi. La persistente e duratura forza dell’economia americana, sostiene la nuova bonaccia in auge sui mercati azionari Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, continua infatti a lievitare, raggiunge quota 2.840,35 punti, e minaccia di ritoccare nuovamente i suoi record storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 116.696

Large Traders : + 84.134

Small Traders : + 32.562

Si conferma, ed anzi, si assesta, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da ben 8 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo, variazioni limitate nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 8.913 contratti. In particolare, questa settimana sono gli Small Traders che mostrano maggior ottimismo, acquistano infatti l’intero lotto degli 8.913 contratti long, e consolidano la loro posizione Net Long sopra le trentamila unità. I Large Traders, invece, riducono lievemente la loro esposizione long, cedono infatti 3.025 contratti long, ma restano ancora e convintamente in posizione rialzista, Net Long. I Commercial Traders, infine, prendono atto della crescente fiducia degli Small traders, gli cedono 5.888 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, poco ingenti, stabilizzano ed assestano il mercato dei derivati azionari Usa. L’entità limitata delle variazioni ci fa presagire un’altra settimana con volatilità contenuta sui mercati primari. Data la stagione, in molti s’attendono mercati molto volatili ed incerti. Dopo molti mesi di sostanziale lateralizzazione molti presagiscono una riedizione di quanto accaduto nell’agosto del 2015. Non credo che ciò avverrà. Molte diverse sono infatti le condizioni macroeconomiche rispetto a tre anni orsono. L’improvviso crash di 3 anni fa fù infatti preceduto da un prolungato crollo del prezzo delle commodities, e dalle difficoltà dell’economia cinese. Oggi, invece, registriamo solo una lieve debolezza per le commodities, e l’economia cinese, pur gravata dalle minacce dei dazi Usa, sembra in condizioni migliori di 3 anni orsono. Alla fine credo che si arriverà ad un accordo la fra le due maggiori economie del mondo. Non è infatti interesse di nessuno tirare oltre misura la corda. Sarà pertanto un agosto molto meno incerto e meno volatile di quanto in molti s’attendono. Maggiore difficoltà si evidenzieranno credo sui mercati non Usa, ed in particolare in Europa ed in Italia. Su quest’ultima non saranno credo tollerate altre avventure finanziarie, ossia un ulteriore incremento del deficit e del debito pubblico.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora cautamente positivo per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questi primi 7 mesi dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 4,35 %, performance superiore a quella registrata dal nostro Ftse All Share, pari, nel contempo al – 1,47 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 5,82 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana non modifico l’assetto del mio portafoglio, confermo cioè il 67,5 % delle mie posizioni long, ed il 32,5 % delle mie posizioni short, ossia una moderata posizione Net Long, pari al 35 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 29 luglio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato andamenti maggiormente coerenti e più in linea con le attuali condizioni dell’economia mondiale. Economia che continua a crescere. Il dato del Pil Usa del secondo trimestre, parla di una crescita del 4,1 %, il dato più alto dal 2014. Si vedono credo gli effetti della riforma fiscale. Riforma che gonfia anche gli utili delle imprese Usa in crescita del 22 % nell’ultimo anno. Ciononostante molti analisti continuano a parlare di bolla e di mercati prossimi al crollo. Una litania che dura ormai da oltre 9 anni, che come ben sapete non ha mai trovato riscontri. In realtà questo lunghissimo ciclo espansivo dell’economia non è ancora giunto al suo epilogo. Gode, anzi, ancora di buona salute e la Fed deve frenarne gli eccessi, aumentando reiteratamente i tassi d’interesse.

Dopo le ritrosie degli ultimi mesi, anche lo scenario intermarket deve prender atto che la crescita è ancora solida e forte. Il dollar index si mantiene, infatti, tonico. Questa settimana cresce dello 0,24 %, e raggiunge quota 94,70. Le commodities invertono, invece, molto decisamente la rotta. Rimbalzano infatti dell’ 1,6 % in termini reali, ed arrestano il loro recente ed immotivato calo. Del tutto coerentemente anche il mercato obbligazionario registra rendimenti in aumento. I tassi dei bond decennali Usa, crescono infatti di altri 7 bps e raggiungono nuovamente quota 2,96 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, crescono anch’essi di 7 bps e si portano a quota 2,67 %. La yield curve Usa rimane quindi ancora positivamente inclinata, con un differenziale ( 10 – 2 ) pari a 29 bps. Ciò rassicura sulla tenuta del ciclo espansivo dell’economia americana. Non a caso il Pil Usa continua a crescere, ed a ritmi ancora molto sostenuti. In questo quadro economico molto positivo, i mercati azionari Usa, dopo le incertezze d’inizio d’anno, hanno da alcune settimane ripreso a lievitare. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra infatti un nuovo incremento dello 0,61 %, e raggiunge quota 2.818,82 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 110.808

Large Traders : + 87.159

Small Traders : + 23.649

Si conferma, ed anzi, si consolida la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da quasi 8 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo, infatti, variazioni ancora significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 56.506 contratti. In particolare, i Large Traders, mostrano nuovamente molta fiducia, acquistano infatti ben 33.165 contratti long, e riportano l’entità della loro posizione Net Long, a livelli di un mese fà. Anche gli Small Traders si mostrano più fiduciosi, riacquistano infatti 23.341 contratti long, e consolidano la loro precedente e claudicante posizione Net Long. I Commercial Traders, prendono atto della rinnovata fiducia degli altri operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 56.606 contratti long, e tornano in una pingue posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, molto ingenti, riportano il mercato dei derivati azionari Usa agli equilibri ed alla situazione di un mese orsono. Dopo quasi 8 mesi trova dunque ancora conferma la configurazione statisticamente volatile e lateral-rialzista. Configurazione che, anche questa volta, non ha tradito le sue indicazioni predittive. Al momento del suo insediamento, ossia in data 05/12/2017, l’S&P 500 quotava infatti 2.651,50 punti. Oggi, dopo quasi 8 mesi, quota 2.818,82 punti. Un incremento del 6,31 %, molto più moderato di quelli del recente passato, e con una volatilità certamente accresciuta. Il mercato, però, contrariamente alle aspettative ed alle previsioni dei soliti profeti di sventura, non è crollato nemmeno in questa occasione. Personalmente non sò su quali elementi fondano, da anni, le loro strampalate previsioni. Certo che continuare a prevedere crolli dell’azionario, con un’economia tuttora in forte crescita, sostenuta peraltro, a livello globale, da politiche monetarie e fiscali ancora ultra espansive, mi sembra un esercizio destituito di logica e fondamento. A mio avviso, il ciclo economico è sì in fase molta avanzata ma non è ancora giunto al suo epilogo. Non ci sono pertanto le condizioni per attendersi nell’immediato un crollo delle quotazioni azionarie. I mercati hanno corso già tanto e da alcuni mesi hanno ragionevolmente rallentato. Mi sembrano, pertanto, molto logici e perfettamente coerenti con gli andamenti dell’economia reale.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora cautamente positivo per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questi prima parte dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno dell’ 1,17 %, performance superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al + 0,09 %. Conseguita pertanto una sovra-performance dell’ 1,08 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %, ma che ci lascia, al momento molto, insoddisfatti. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico leggermente l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 65 al 67,5 % le mie posizioni long, e riduco, nel contempo, dal 35 al 32,5 % le mie posizioni short, assumendo, di conseguenza, una posizione Net Long, pari al 35 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 22 luglio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato andamenti poco significativi ed apparentemente interlocutori, anche se non privi di contraddizioni. Sembrano dei mercati in fase di stallo, ossia in attesa di capire quale sarà l’evoluzione prossima ventura dell’economia internazionale. Le incognite al riguardo non mancano. In particolare ci si interroga, sugli sviluppi futuri della guerra commerciale intrapresa dagli Usa, sugli effetti della fine del QE da parte della BCE, e sulla tenuta del ciclo economico espansivo dell’economia che dura già da oltre 9 anni. Quando questi elementi saranno più chiari, il mercato farà la sua mossa, abbandonerà cioè l’attuale fase di lateralizzazione, ed assumerà una direzionalità ben precisa e marcata.

Per il momento, lo scenario intermarket, esprime comunque indicazioni non chiare, anzi alquanto contraddittorie. In particolare, il dollar index, dopo qualche mese di estrema tonicità, mostra nuovamente qualche cedimento. Questa settimana cede lo 0,32 %, e si fissa a quota 94,45. Nessuna meraviglia, è noto infatti che Trump non vuole un dollaro forte. Ciò che preoccupa di più è invece il deciso calo delle commodities degli ultimi 2 mesi, – 7,2 % in termini reali. Pesano certamente i dazi imposti dagli Usa, ma il dato è in palese contraddizione con una fase di fine ciclo economico espansivo. Monitoreremo, pertanto, con attenzione il loro andamento, per cercare di capire cosa cela questo incoerente storno. Questa settimana, migliori notizie giungono, invece, dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, risalgono di 6 bps e si riportano a quota 2,89 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, crescono invece di un solo bps e raggiungono quota 2,60 %. S’accresce pertanto nuovamente l’inclinazione della yield curve Usa, oggi pari a 29 bps. Ciò ci rassicura circa la tenuta ulteriore del ciclo economico Usa. Incombe però un nuovo rialzo dei tassi, ad opera della Fed, sul quale anche Trump comincia ad esprimere critiche, non proprio velate. In questo quadro, incerto e contraddittorio, i mercati azionari Usa registrano una settimana di stallo. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, segna infatti un incremento davvero esiguo, pari allo 0,02 %, ma resta significativamente sopra quota 2.800 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 54.302

Large Traders : + 53.994

Small Traders : + 308

Si conferma, ma solo di misura, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da oltre 7 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo, infatti, variazioni ancora significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 43.148 contratti. In particolare, i Large Traders cedono ben 26.486 contratti long, e riducono l’entità della loro posizione Net Long poco sopra le cinquantamila unità. Gli Small Traders, cedono anch’essi 16.602 contratti long, ed azzerano quasi la loro posizione, ancora Net Long. I Commercial Traders, per contro, acquistano l’intero lotto dei 43.148 contratti long, e quasi dimezzano l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, davvero molto sorprendenti, fanno quasi venir meno la dominante configurazione degli ultimi 7 mesi. Sorprende in particolare la posizione davvero poco esuberante assunta dagli Small Traders. Com’è ben noto, quest’ultimi sono degli operatori contrarian. Il loro esiguo posizionamento Net Long è pertanto da interpretare in senso positivo, ossia rialzista per gli indici azionari Usa. Mai visto, infatti, storni rilevanti degli indici, con gli Small Traders così timorosi. Bisogna preoccuparsi, invece, quando essi esprimono eccessiva fiducia ed esuberanza. Ma non è certo questo il caso. Anzi, tutt’altro. L’entità rilevante della variazione intervenuta negli assetti di mercato, lascia però presagire un aumento della volatilità, anche nel mercato primario. Nulla di particolarmente preoccupante, però. Insomma, per ora trova ancora conferma l’andamento volatile e lateral-rialzista degli ultimi mesi. Il mercato sembra però divenuto più ottimista del recente passato, è quindi lecito attendersi una prosecuzione dell’attuale fase rialzista dei mercati azionari, sia Usa che mondiali.

Futuro che si prospetta, quindi, cautamente positivo per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questi prima parte dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 2,97 %, performance superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al – 0,66 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 3,63 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %, ma che ci lascia comunque insoddisfatti. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana non modifico l’assetto del mio portafoglio, confermo cioè il 65 % delle mie posizioni long, ed il 35 % delle mie posizioni short, ossia una posizione Net Long, pari al 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 15 luglio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno goduto di un sentiment estremamente positivo. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce infatti di un altro 1,5 % e si riporta sopra quota 2.800 punti. Ancor meglio fa il Nasdaq, ossia il listino delle imprese tecnologiche, che continua a stabilire nuovi record. Un sentiment probabilmente esagerato ed eccessivo, che contrasta con quanto vi vede sul più ampio scenario intermarket. Quest’ultimo, evidenzia, più di un fattore di rallentamento dell’economia reale, ma il mercato azionario, per ora, sembra ignorarli. Non c’è da meravigliarsi, da anni le cattive notizie, ossia un economia reale in rallentamento, che viaggia ad un ritmo molto moderato, è vista con favore dai mercati dell’equity. Non si producono, infatti, tensioni sui più importanti fattori produttivi, il cui costo rimane moderato e sotto controllo, mentre ricavi ed utili aziendali continuano a crescere.

Come accennato, lo scenario intermarket testimonia, da qualche mese, un’economia reale in rallentamento. In particolare, il dollar index, si mantiene tonico, questa settimana raggiunge quota infatti 94,72, il 5,6 % in più di quattro mesi orsono. Le commodities mostrano, invece, sempre più la corda. In quest’ultima ottava perdono un ulteriore 2 % in termini reali. Negli ultimi due mesi la perdita è di circa il 5 %. Non certo un dato che indica salute per l’economia reale. Pesano credo anche i dazi imposti di recente dagli Usa. Anche dal mercato obbligazionario non giungono segnali incoraggianti. I rendimenti dei bond decennali Usa, dopo aver superato il 3 %, sono infatti retrocessi a quota 2,83 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece, continuano lentamente a crescere, ed hanno raggiunto quota 2,59 %, la quota più alta degli ultimi anni. L’inclinazione della yield curve Usa, si è pertanto ridotta di molto, ed oggi è pari a soli 24 bps. Il prossimo annunciato rialzo dei tassi, ad opera della Fed, potrebbe pertanto determinare l’inversione della curva. Inversione che annuncia, com’è noto, con circa 6 mesi d’anticipo, l’arrivo della recessione. Nonostante ciò, si afferma che la Fed potrebbe addirittura farne altri 2 rialzi dei tassi. Vedremo. I mercati azionari Usa, infine, dopo circa 6 mesi di sostanziale ed erratica lateralizzazione, da alcune settimane sembrano voler tornare a crescere. Aspettiamo conferme, potrebbe comunque essere questa la fase finale dell’ormai storico bull market iniziato il 9 marzo del lontano 2009.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 97.450

Large Traders : + 80.480

Small Traders : + 16.970

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da oltre 7 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, ancora significative ed ingenti, pari a ben 33.244 contratti, opposte a quelle della settimana precedente. In particolare, questa volta sono i Large Traders che riacquistano l’intero lotto dei 33.244 contratti long, e che riportano la loro posizione Net Long sopra le ottantamila unità. Gli Small Traders, invece, denotano ancora scetticismo e qualche paura, cedono infatti 7.054 contratti long, e riducono a livelli non certamente esuberanti la loro attuale posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, prendono atto dell’estrema fiducia dei large traders, a cui cedono ben 26.190 contratti long. Riportano quindi la loro abituale posizione di copertura Net Short, a ridosso delle centomila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana riportano, dopo gli ultimi rialzi, il mercato dei derivati azionari Usa, ad una situazione con qualche eccesso di ottimismo. Ottimismo testimoniato dall’ingente dotazione long dei Large traders, notoriamente operatori trend following. A mio avviso ai livelli attuali le opportunità di crescita ulteriore delle quotazioni azionarie sono davvero molto limitate. Aldilà dei recenti movimenti di breve termine, non dimentichiamo infatti che siamo ormai da mesi in un estenuante ed improduttivo movimento di lateralizzazione. Lateralizzazione di natura distributiva, visto che, dopo oltre 9 anni, siamo nella fase finale di un interminabile ed ormai storico bull market. Mantengo quindi, anzi accresco, il mio atteggiamento operativo cauto e prudente. Nel frattempo spero che questa improduttiva fase di lateralizzazione volga al più presto al termine. Forse durerà meno di quanto temevo, e la Fed potrebbe darci una mano, rialzando incautamente 1 o 2 volte i tassi, entro la fine dell’anno.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questi prima parte dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 2,03 %, performance superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al – 0,37 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 2,4 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %, ma che ci lascia comunque insoddisfatti. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 75 al 65 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 25 al 35 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, circoscritta al 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 10 luglio 2018

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sembrano aver ignorato tutti i timori di una potenziale guerra commerciale. Evidentemente credono che non si arriverà ad conflitto di vasta portata e che in qualche modo si troverà un accordo. Più influenza, invece, sembrano avere i buoni dati dell’economia Usa. La Fed di Atlanta prevede, infatti, un incremento del Pil Usa, nel secondo trimestre, del 3,8 %. Qualcuno dice che in America le imprese fanno addirittura fatica a trovare personale per le loro attività. Ciononostante non si evidenziano particolari tensioni sui più importanti fattori produttivi. Restano infatti sotto controllo i prezzi delle commodities, il costo del capitale, ed anche il costo del lavoro, nonostante l’economia Usa sia ormai in piena occupazione.

Lo scenario intermarket conferma appieno quanto sopra detto. In particolare, il dollar index, resta tonico, ma senza esagerare. Quota infatti 94,11, circa il 5 % in più di quattro mesi fà. Le commodities, invece, tranne il petrolio, non sembrano confermare una fase di fine ciclo economico. Nelle ultime 6 settimane hanno perso oltre il 5 % in termini reali. Rispetto a 10 anni orsono le loro quotazioni sono sotto del 30 % in termini reali. Ciò costituisce, a mio avviso, l’elemento cardine, il segreto di questo interminabile ciclo espansivo dell’economia. Anche il costo del capitale non desta molte preoccupazioni. I rendimenti dei bond decennali Usa, oggi sono al 2,85 %. L’inclinazione della yield curve Usa, tuttavia, si riduce sempre più, ed oggi è pari a soli 27 bps. I mercati azionari Usa, invece, dopo molti anni di crescita sostenuta, quest’anno si mostrano molto più cauti. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2.793,84 punti, ossia solo il 4,5 % in più di fine 2017.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 72.260

Large Traders : + 47.236

Small Traders : + 24.024

Si conferma, quindi, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 7 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo comunque variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, abbastanza significative ed ingenti, pari a ben 37.745 contratti. In particolare, i Large Traders, dopo molti mesi riducono in maniera consistente la loro esuberante e pericolosa posizione Net Long. Cedono, infatti, l’intero lotto dei 37.745 contratti long, ma restano ancora e ben saldamente in posizione Net Long. Gli Small Traders, ne acquistano solo una piccola quota, ossia solo 380 contratti long, e consolidano la loro ragionevole posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, dopo aver tenuto per mesi ed a ragione una posizione molto prudente, sembrano oggi molto più tranquilli. Acquistano infatti ben 36.965 contratti long, e riducono la loro abituale posizione di copertura Net Short, poco sopra le settantamila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana sembrano voler riportare, dopo quasi un semestre, il mercato dei derivati azionari ad una situazione più serena e meno estrema. Potrebbe comunque esser questo l’inizio della fase finale di questo anomalo ed interminabile ciclo espansivo dell’economia, che dura ormai da oltre 9 anni. Ho letto su un post di Danilo che si prevede una nuova recessione per l’economia Usa nel 2020. Io sono meno ottimista, credo infatti che la stessa si verificherà nel 2019. Ma viste le premesse, non credo che la stessa sarà devastante come le ultime due. Sarà credo solo un salutare rallentamento dell’economia. In ogni caso spero che finisca al più presto questa improduttiva fase di lateralizzazione dei mercati azionari, che dura già da 6 mesi, e che rende davvero difficile conseguire delle onorevoli performance .

Futuro che si prospetta, quindi, ancora cauto ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questi prima parte dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno dell’ 1,56 %, performance superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al + 0,31 %. Conseguita quindi una sovra-performance dell’ 1,25 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %, ma che ci lascia comunque, per ora, insoddisfatti. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, incremento cioè dal 70 al 75 % le mie posizioni long, ed riduco nel contempo dal 30 al 25 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading

LUKAS

Diario : note del 1 luglio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato altri segnali di rallentamento dell’economia mondiale. In particolare i mercati azionari sembrano molto temere la potenziale guerra commerciale ingaggiata dall’Amministrazione Usa nei confronti di diversi Paesi ( Cina ed Europa in primis ). Come ho già detto, non credo che si arriverà ad un vero e proprio conflitto, più probabile, invece, un duro processo negoziale atto a riequilibrare, su basi più eque, gli attuali rapporti economici internazionali. Il rallentamento determinato dalle diatribe commerciali potrebbe, peraltro, rilevarsi salutare per mantenere ancora in equilibrio l’attuale ciclo economico. Da alcune settimane notiamo, infatti, minori pressioni sui più importanti fattori produttivi. In particolare, sembrano restare sotto controllo sia i prezzi delle commodities, che il costo del capitale. Ed anche il costo del lavoro non sembra dare preoccupazioni, nemmeno negli Usa in piena occupazione. Insomma sembra che l’economia mondiale prosegua lungo un sentiero non inflazionistico, e ciò è una garanzia per la tenuta dei mercati.

Lo scenario intermarket conferma, peraltro, chiaramente il sussistere ed il permanere delle suddette favorevoli condizioni. In particolare, il dollar index, resta molto tonico. Quota infatti oggi 94,64, il 5,2 % in più di quattro mesi fà. Riequilibrati pertanto i rapporti con altre importanti valute. Il rapporto EURUSD quota infatti 1,168 , mentre il rapporto USDYEN è risalito sin quota 110,71. Le commodities, invece, sono anni che non destano preoccupazioni. Hanno sì smesso di scendere ma le loro attuali quotazioni non fanno certo paura. Solo il petrolio mostra una maggiore vivacità, ma più per ragioni geopolitiche che non per ragioni economiche. Qualche preoccupazione in più ha destato negli scorsi mesi il costo del capitale. I rendimenti dei bond decennali Usa, avevano infatti superato il 3 %. La FED inoltre quest’anno ha già attuato due aumenti dei tassi. Da alcune settimane però, anche su questo fronte, si notano minori tensioni. Il rendimento dei bond decennali è infatti arretrato a quota 2,85 %. L’inclinazione della yield curve Usa, inoltre, seppur ridotta, si mantiene ancora positiva. I mercati azionari Usa, dopo anni di crescita sostenuta, quest’anno si prendono una salutare pausa, e lateralizzano. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2.718,37 punti, ossia solo l’ 1,67 % in più di fine 2017.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 109.225

Large Traders : + 85.581

Small Traders : + 23.644

Si conferma, e si stabilizza, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da quasi 7 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, molto più contenute della precedente, pari a soli 8.559 contratti. In particolare, gli Small Traders, dopo lo smottamento dello scorsa settimana, riacquistano l’intero lotto degli 8.559 contratti long, e consolidano la loro, ancora precaria, posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, cedono la quasi totalità del lotto, ossia 8.350 contratti long, e consolidano la loro tradizionale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, infine, restano, anche in quest’ottava, quasi immobili, cedono solo i restanti 209 contratti long, e mantengono la loro ancora pingue e forte posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana sembrano voler nuovamente stabilizzare il quadro di mercato, seriamente compromesso sette giorni orsono. Dopo lo smottamento della scorsa ottava, che ha indotto nuova volatilità e nervosismo anche sul mercato primario, il mercato dei derivati azionari Usa cerca dunque di ritrovare una sua nuova stabilità. In particolare, la circostanza che gli Small Traders abbiano oggi una posizione Net Long morigerata e non esuberante, và vista con particolare favore. Essi infatti sono notoriamente degli operatori contrarian. Se hanno poche posizioni long significa che il mercato non si trova su un picco e che ha ancora spazio per crescere. Confermo pertanto la mia personale view che prevede sostanzialmente un mercato azionario lateral-rialzista per altri mesi ancora, probabilmente sino a fine anno. In particolare, il mio target per l’S&P 500 resta confermato a quota 2.830 punti, ossia circa il 4 % in più delle attuali quotazioni .

Futuro che si prospetta, quindi, ancora cauto ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questi primi 6 mesi dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un guadagno del 4,12 %, performance superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al – 1,50 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 5,62 %, che conferma le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, incremento cioè dal 60 al 70 % le mie posizioni long, ed riduco nel contempo dal 40 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 24 giugno 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno riflettuto un ulteriore rallentamento dell’economia mondiale. Il neo protezionismo commerciale comincia evidentemente a far sentire i suoi negativi effetti. Per ora sembra essere l’Asia a soffrirne di più, ma anche l’Europa, già debole, non è immune. Gli Usa, che vogliono rimettere in discussione il processo di globalizzazione, ed autori delle prime misure protezionistiche ( dazi ), sembrano, invece, per ora tenere e non subire conseguenze. La loro potrebbe però essere solo un‘illusione di breve periodo. Mettere in discussione il paradigma dell’economia mondiale degli ultimi anni potrebbe infatti scatenare una crisi, che finirebbe per investire anche coloro che l’hanno determinata, pensando di ottenerne dei vantaggi. Personalmente non credo che si arriverà a tanto. Più probabile che trattasi di un duro processo negoziale atto a riequilibrare, su basi più eque, gli attuali rapporti economici internazionali. Intanto però i mercati, come dimostrano gli accadimenti degli ultimi sei mesi, ne soffrono.

Lo scenario intermarket manifesta infatti molte contraddizioni ed alcune palesi incongruenze. In particolare, il dollar index, dopo oltre un anno di deprezzamento, sembra oggi abbastanza tonico. Quota infatti 94,52, ossia il 5 % in più di quattro mesi fa. Ma il dollaro forte non è nei programmi della nuova Amministrazione Trump. La sua attuale forza potrebbe pertanto essere solo contingente e non duratura. Che senso avrebbe infatti imporre dei dazi e penalizzare nel contempo la propria bilancia commerciale con una valuta forte ? Il dollaro forte è, inoltre, solitamente associato a commodities deboli. Nell’ultimo mese queste ultime si sono infatti deprezzate del 3,6 % in termini reali. Certo, pesano anche i dazi, ma ciò non è un buon viatico per le prospettive future dell’economia mondiale. Anche gli andamenti del mercato obbligazionario suscitano molti interrogativi e perplessità. Questa settimana, infatti, i rendimenti dei bond decennali Usa arretrano di altri 3 bps, e tornano a quota 2,90 %. I rendimenti dei bond a due anni, invece, continuano a salire e raggiungono quota 2,56 %. L’inclinazione della yield curve Usa è pertanto ridotta a soli 34 bps. Ciò m’induce a pensare che anche sull’economia Usa incombe il rischio di un’imminente rallentamento. Rallentamento che intravvedono, probabilmente, anche i mercati azionari Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti quota oggi 2.754,88 punti, ossia lo 0,88 % in meno di sette giorni orsono, e solo il 3 % in più di fine 2017, nonostante una riforma fiscale molto generosa, ed utili aziendali in crescita del 21,68 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 100.875

Large Traders : + 85.790

Small Traders : + 15.085

Si conferma, ma con molte sorprese, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 6 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo, infatti, variazioni enormi, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 83.370 contratti. In particolare, sono gli Small Traders a smontare quasi per intero la loro posizione Net Long. Vendono, infatti l’intero lotto degli 83.370 contratti long, e riducono a poco più di quindicimila contratti la loro residua posizione Net Long. A comprare sono soprattutto i Commercial Traders, che acquistano ben 82.668 contratti long, contraendo la loro tradizionale posizione di copertura Net Short poco sopra le centomila unità. I Large Traders, invece, risultano quasi immobili, acquistano infatti solo i restanti 702 contratti long, e mantengono la loro attuale e pingue posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, per me davvero molto sorprendenti ed inattese, ridisegnano notevolmente il quadro di mercato, e m’inducono a rivedere la mia vision circa le prospettive future dello stesso. In particolare, uno scossone di tale entità, nel breve termine, ossia nelle prossime 1 o 2 settimane, può indurre, sulla base della nostra pregressa esperienza, nuovi picchi di volatilità sui mercati azionari, sia Usa che mondiali. Saggio pertanto accrescere nell’immediato la cautela ed assumere un atteggiamento operativo più prudente. In una prospettiva di medio termine, invece, l’evoluzione del mercato dei derivati azionari Usa, di quest’ultima settimana, va vista con favore. Gli Small Traders, infatti, sono notoriamente degli operatori contrarian. Il fatto che essi abbiano ridotto di così tanto le loro posizioni rialziste è certamente un bene per il mercato. Dopo tale mossa sembra infatti quasi scongiurata l’ipotesi di una marcata correzione estiva dei mercati dell’equity. Come detto le maggiori preoccupazioni riguardano solo il breve termine in cui il mercato dovrà necessariamente riassestarsi e trovare un nuovo equilibrio. Dopo questa fase d’assestamento, il mercato credo si stabilizzerà, e proseguirà nel trend lateral-rialzista degli ultimi mesi.  .

Futuro immediato che si prospetta, quindi, ancora incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima ancora buona settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra un performance annua del + 5,65 %, nettamente superiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al – 0,23 %. Conseguita quindi una sovra-performance del 5,88 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto esposto in precedenza, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 70 al 60 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 30 al 40 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long molto prudente, pari al solo 20 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 17 giugno 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’attenzione dei mercati finanziari internazionali si è focalizzata sulle decisioni delle Banche Centrali. La FED, come ampiamente previsto, ha deliberato un nuovo aumento dei tassi d’interesse Usa, e lasciato intendere di voler procedere ad altri 1 o 2 aumenti nel corso dell’anno. La BCE, invece, è stata molto più accomodante. Ha deliberato, infatti, di proseguire il QE fino a dicembre 2018, seppur con dosi man mano decrescenti, inoltre ha assicurato che i tassi dell’eurozona non aumenteranno sino all’estate 2019. Atteggiamenti dunque molto diversi, ma differenti sono le situazioni delle due economie. Gli effetti più rilevanti si sono registrati sul mercato valutario, con il dollaro in notevole rafforzamento, poco mossi, invece, i mercati obbligazionari ed azionari. Qualche preoccupazione in più ha destato la sfilza di nuovi dazi commerciali anti Cina, deliberati da Trump nel fine settimana. In conclusione, possiamo dire che, tutti questi importanti accadimenti, non hanno comunque sciolto i dubbi e gli interrogativi degli operatori circa l’evoluzione futura dei mercati finanziari internazionali

Lo scenario intermarket, infatti, manifesta ancor oggi molte contraddizioni ed aspetti poco chiari. In particolare, come già detto, il dollar index, in quest’ultima ottava, si è notevolmente rafforzato ( + 1,3 % ). Oggi quota 94,97, il 6,4 % in più di quattro mesi fa, ma ancora il 2,5 % in meno di un anno orsono. Il dollaro debole ed i dazi commerciali costituiscono, tuttavia, importanti capisaldi del nuovo protezionismo Usa. Non mi farei pertanto soverchie aspettative su ulteriori apprezzamenti del valore del dollaro, che subirà certamente gli effetti negativi del maggior deficit pubblico indotto dalla iper espansiva politica fiscale americana. Tornano deboli, invece, le commodities, – 1,2 % in termini reali. La Fed alza i tassi, ma l’economia reale non sembra così tonica come vogliono far credere. Sicuramente avranno più dati del sottoscritto sull’economia Usa, ma loro politica aggressiva in tema di tassi d’interesse non mi sembra, allo stato, molto giustificata. Rischiano a mio avviso di provocare una recessione. E non sarebbe la prima volta che una Banca Centrale incorra in tale errore. Scetticismo, il mio, supportato anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa restano, infatti, fermi al 2,93 %. I rendimenti dei bond a due anni, invece, in quest’ultima ottava, raggiungono quota 2,55 %, il massimo degli ultimi anni. L’inclinazione della yield curve Usa, si riduce pertanto ulteriormente. Oggi è pari a soli 38 bps, il minimo degli ultimi anni. Altri 2 aumenti di tassi, a mio avviso, l’economia Usa non li regge. Scetticismo, interrogativi e dubbi che trovano riscontro anche negli andamenti dei mercati azionari Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota infatti oggi 2.779,42 punti, ossia solo il 3,9 % in più di fine 2017, nonostante utili aziendali in crescita di oltre il 20 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 183.543

Large Traders : + 85.088

Small Traders : + 98.455

Si conferma, quindi, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da oltre 6 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 10.352 contratti. In particolare, questa settimana, sono i Commercial Traders ad accentuare, ai livelli massimi degli ultimi anni, la loro tradizionale posizione di copertura Net Short. Cedono, infatti l’intero lotto dei 10.352 contratti long e portano la loro posizione Net Short sopra le centottantamila unità. I Large Traders, invece, acquistano altri 4.775 contratti long, e consolidano ancor più, la loro già pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi i residui 5.577 contratti long, e portano la loro posizione Net Long, ai livelli massimi degli ultimi anni, quasi a centomila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, confermano e consolidano quanto progressivamente già accaduto negli ultimi 6 mesi. In particolare i Commercial Traders continuano ad incrementare sempre più la loro posizione di copertura. Avvertono evidentemente una fragilità crescente. I Large traders, invece, si confermano operatori trend-following, e per ora si limitano ad assecondare l’attuale tendenza lateral-rialzista. Gli Small Traders, infine si mostrano sempre più fiduciosi. Essendo degli operatori notoriamente contrarian, ciò non è proprio un bel segnale. In pratica, a mio avviso, siamo nel bel mezzo di un’enorme processo distributivo, che dura già da oltre 6 mesi, e che potrebbe prolungarsi ancora per un bel po’. Anche alla FED sanno che gli Usa sono nella parte finale di un lunghissimo ciclo espansivo dell’economia. Aumentano, credo, i tassi d’interesse per precostituirsi delle munizioni per affrontare la prossima inevitabile recessione. Recessione che non è ancora dietro l’angolo. Le Mani Forti però si stanno adeguatamente preparando incrementando sempre più la loro posizione di copertura Net Short. Agli attuali livelli di quotazioni i margini per ulteriori incrementi degli indici Usa mi appaiono davvero molto limitati. Il processo distributivo potrebbe però durare ancora mesi. In questa sorta di limbo è saggio continuare a tenere un atteggiamento prudente. Le possibilità di performance, in mancanza di una marcata direzionalità di mercato, sono affidate quasi esclusivamente alle proprie capacità di stock picking.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora cauto ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima eccellente settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra un guadagno annuo del 4,67 %, superiore a quello registrato, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al + 1,01 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 3,66 %, che conferma tutte le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico lievemente l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 65 al 70 % le mie posizioni long, ed riduco nel contempo dal 35 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al solo 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 10 giugno 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’Italia è ancora rimasta sotto i riflettori dei mercati finanziari internazionali. Pesante il nostro Ftse Mib ( -3,41 % ), e pesante l’andamento dei nostri BTP i cui rendimenti sono lievitati ulteriormente fino a raggiungere i massimi degli ultimi 4 anni. Sostanzialmente stabili gli altri mercati europei. Gli Usa, invece, sembrano ancora abbastanza tonici, ma anche lì cominciano ad evidenziarsi dei segnali di rallentamento. Ciò detto, avverto che questa settimana ci saranno accadimenti davvero molto importanti che influenzeranno sicuramente l’andamento dei mercati. Sconteremo infatti i controversi effetti del G7, il probabile nuovo aumento dei tassi ad opera della Fed, le decisioni della Bce in merito al QE, e non per ultimo gli effetti geopolitici dell’incontro tra Trump ed il presidente della Nord Corea. D’obbligo pertanto operare con cautela, in attesa di meglio comprendere quali saranno le prospettive e le dinamiche future dell’economia mondiale.

Lo scenario intermarket manifesta, al momento, qualche rallentamento, ma il lungo ciclo espansivo dell’economia sembra ancora tenere. In particolare, in quest’ultima ottava, il dollar index, ha interrotto il suo rimbalzo stornando dello 0,7 %. Quota oggi 93,57, ossia il 3,7 % in meno di un anno fà. Ormai è chiaro che dollaro debole e dazi commerciali costituiscono capisaldi importanti della nuova politica economica trumpiana. Deboli anche le commodities, che stornano dell’ 1,2 % in termini reali. Evidenzio, in particolare, che il crude oil è ritornato a quota 65,74 dollari al barile, perdendo il 7,6 % del suo valore, solo nell’ultimo mese. Ciò ci fa sorgere qualche dubbio sulla tenuta futura della crescita economica. Dubbi alimentati anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa restano infatti ancora sotto il 3%, precisamente a quota 2,93 %. I rendimenti del biennale, invece, hanno raggiunto quota 2,50 %, e rischiano di salire ulteriormente dopo l’ulteriore imminente stretta annunciata dalla Fed. L’inclinazione della yield curve Usa, oggi pari a 43 bps, rischia pertanto di ridursi ulteriormente, e ciò non rappresenta un buon viatico per le prospettive di crescita dell’economia americana. I mercati azionari Usa non sembrano per ora particolarmente preoccupati. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, in quest’ultima settimana, lievita dell’ 1,62 %, e raggiunge quota 2.779,03 punti. Sfruttata la finestra di opportunità che avevamo intravisto qualche settimana fa. Oggi però le quotazioni mi sembrano nuovamente elevate e con margini di crescita davvero ridotti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 173.191

Large Traders : + 80.313

Small Traders : + 92.878

Trova, dunque, ancora conferma la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da 6 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 22.975 contratti. In particolare, questa settimana, sono i Large Traders, operatori notoriamente trend – following, che mostrano nuovamente molta fiducia, e che acquistano l’intero lotto dei 22.975 contratti long, portando la loro posizione Net long sopra le ottantamila unità. Gli Small traders, invece, cedono 3.257 contratti long, e riducono, seppur leggermente, la loro forte posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 19.718 contratti long, ed incrementano la loro abituale posizione di copertura, Net Short, ai livelli massimi degli ultimi anni. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, in particolare l’atteggiamento sempre più prudente dei Commercial Traders, ci conferma che le quotazioni azionarie Usa hanno nuovamente raggiunto picchi elevati, difficilmente migliorabili. A questi livelli, i margini di ulteriore crescita ci appaiono davvero molto esigui e limitati. Il rapporto rischio/rendimento non ci appare, cioè, particolarmente favorevole. Con ciò non voglio dire che assisteremo a breve a storni consistenti, nè tantomeno ad un’inversione del trend. Più probabile, invece, una pausa o una lieve correzione delle attuali quotazioni. Andamento quest’ultimo che sarebbe molto coerente con lo scenario di medio termine dei mercati azionari Usa. Scenario che già da alcuni mesi mostra una sostanziale lateralizzazione di natura distributiva. Siamo infatti nella parte finale di un lunghissimo ciclo economico espansivo dell’economia, che dura ormai da oltre 9 anni. Del tutto naturale che prima o poi andremo incontro ad una nuova recessione. Molto probabile che ciò avvenga nel 2019. Nel frattempo mi attendo che i mercati azionari continuino nell’andamento volatile e lateral-rialzista degli ultimi mesi. Andamento che impone agli operatori un atteggiamento molto cauto e prudente, molto diverso da quello da Noi tenuto negli scorsi anni.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora cauto ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima eccellente settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua dello 0,53 %, inferiore a quella registrata, nel contempo, dal nostro Ftse All Share, pari al 2,72 %. Conseguita pertanto una sovra-performance del 2,19 %, che conferma la bontà e le prerogative del mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana modifico lievemente l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dal 70 al 65 % le mie posizioni long, ed innalzo nel contempo dal 30 al 35 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al solo 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 3 giugno 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è finalmente finita la telenovela della formazione del governo in Italia. Restano comunque le preoccupazioni e le diffidenze dei mercati finanziari internazionali. Mutato, a sorpresa, il governo anche in Spagna. E’ dunque ancora una volta l’Europa la fonte di maggior incertezza e preoccupazione per gli operatori. A dire il vero, nessuna sorpresa, l’agognata costruzione degli Stati Uniti d’Europa è infatti ancora ben lontana dalla sua realizzazione. Un guaio serio, soprattutto per i Paesi dell’Europa Mediterranea, economicamente più deboli, accerchiati, inoltre, dai turbolenti paesi del Nord-Africa e molto vicini alle sempre tempestose vicende mediorientali. Il resto del Mondo, invece, sembra marciare meglio del previsto. Gli ultimi dati sulla disoccupazione negli Usa segnano il loro minimo storico ( 3,8 % ). Ciononostante non si scorgono ancora segni apprezzabili d’inflazione. La curva di Phillips sembra davvero caduta in disuso. Accadimento quest’ultimo davvero eccezionale, che meriterebbe molte più indagini ed attenzione, e che permette ad un già lungo ciclo d’espansione economica di prolungare ulteriormente la sua corsa.

Lo scenario intermarket, infatti, non manifesta ancora i segnali tipici che annunciano la fine di un ciclo espansivo dell’economia. Sul piano valutario, il dollar index, a quota 94,19, seppur in crescita appare ancor oggi meno forte dell’economia che rappresenta. Ma sono le commodities che destano la maggiore meraviglia. Dopo oltre 9 anni di crescita economica ininterrotta le stesse non mostrano alcuna tensione. Anzi tutt’altro. In termini reali le quotazioni delle stesse risultano infatti inferiori del 30 % rispetto a 10 anni orsono. E ciò nonostante i recenti rimbalzi ed apprezzamenti. A mio avviso è questo l’elemento cardine che permette l’ulteriore prosecuzione del ciclo economico espansivo. Anche il mercato obbligazionario riflette bene l’eccezionalità della situazione. Basti pensare che oggi, dopo ben nove anni di crescita, i rendimenti dei bond decennali Usa sono ancora sotto il 3%, ossia a quota 2,89 %. I rendimenti del biennale, invece, sono a quota 2,47 % spinti soprattutto dalle minacce di rialzi dei tassi ad opera della Fed. Una differenza di 42 bps che misura l’inclinazione attuale della yield curve Usa. Inclinazione che rischia di esser ridotta dal prossimo aumento tassi della Fed. Aumento a mio avviso improvvido, ma vogliono probabilmente precostituirsi solo degli spazi di manovra per affrontare la prossima recessione, o mini recessione. Anche i mercati azionari riflettono l’assoluta eccezionalità dell’attuale fase economica. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, nonostante i molteplici guru, o presunti tali, che ne annunciano da anni il crollo, è ancor oggi a quota 2.734,62, ossia ad appena il 5 % dal suo massimo storico, registrato in gennaio.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 153.473

Large Traders : + 57.338

Small Traders : + 96.135

Si conferma, quindi, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da ben 6 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 20.960 contratti. In particolare, questa settimana, sono i Large Traders, a ridurre la loro posizione trend – following, Net Long. Cedono infatti l’intero lotto dei 20.960 contratti long e contraggono la loro, ancora solida e pingue, posizione Net long sotto le sessantamila unità. Gli Small traders, invece, acquistano altri 7.779 contratti long, e consolidano ancor più la loro sempre più decisa e solida posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, acquistano i residui 13.181 contratti long, e riducono leggermente la loro del tutto abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, apportano delle variazioni, ma non mutano l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. L’indebolimento della posizione Net long dei Large traders ci dice che prosegue, quasi in sordina, il processo distributivo già in atto da diversi mesi. Esso, come ho già detto in passato, si annuncia abbastanza lungo e prolungato. D’altronde dopo oltre 9 anni di crescita ininterrotta delle quotazioni azionarie, le Mani Forti ne hanno davvero tante di azioni da passare agli sprovveduti ed ignari Small Traders. Il trasferimento comunque è già ben in atto, e lo dimostra il fatto che già da 2 settimane sono gli Small traders che posseggono la maggior quantità delle posizioni Net Long. Ma non è ancora giunto il momento di preoccuparsi. Bisognerà infatti attendere che i Large traders cedano agli Small traders tutte le loro attuali posizioni long, passando anch’essi in posizione Net short, e lasciando in posizione Net Long solo gli Small Traders. Processo che richiederà, credo, ancora molto tempo, forse ancora diversi mesi. Monitoreremo comunque con attenzione. Per il momento la configurazione del mercato resta quella degli ultimi mesi, volatile e lateral-rialzista. Ed alle sue indicazioni operative ci atteniamo.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questi primi 5 mesi dell’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 3,88 %, imputabile alla notevole volatilità affrontata, nonchè alle bizzarrie della borsa italiana, che ha registrato, nel contempo, un incremento dello 0,45 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 4,33 %, che non fà venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana muto lievemente l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 67,5 al 70 % le mie posizioni long, e riduco nel contempo dal 32,5 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al solo 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 27 maggio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, è stata l’Italia la fonte di maggiore preoccupazione dei mercati finanziari internazionali. A ben ragione, visto che il nascente governo gialloverde mette ormai palesemente in discussione la struttura dell’euro e non vuole più onorare l’enorme debito pubblico italiano. Le loro deliranti promesse elettorali possono, infatti, trovare attuazione solo fuori dalla camicia di forza dell’euro, recuperando la sovranità monetaria. In pratica, non lo si dice, ma è il ritorno ad una nuova lira, estremamente svalutata, la via scelta per sgonfiare il nostro enorme debito, e per finanziare le nuove spese. Un programma mai sottoposto all’esame del corpo elettorale italiano. Spero pertanto che il Presidente Mattarella faccia valere le sue prerogative istituzionali ed eviti all’Italia una nuova e disastrosa avventura. Rimandi gli italiani al voto e questi poi decideranno se vogliono o meno seguire questa strada. E’ questa, a mio avviso, la soluzione meno impervia e traumatica, sia per l’Italia che per i mercati finanziari internazionali. Diversamente il nostro Paese può veramente diventare il nuovo CIGNO NERO dell’economia mondiale, facendo deflagrare ovunque il latente e planetario problema della gestione del debito.

Lo scenario intermarket, come accennato, riflette già ora, a livello embrionale, molte delle preoccupazioni derivanti dal caso Italia. In quest’ultima ottava, abbiamo infatti assistito ad un fly to quality pressoché generalizzato. In particolare, sul piano valutario, sia il dollaro Usa che lo Yen giapponese vengono nuovamente visti come asset rifugio, e si apprezzano entrambi. Anche le commodities continuano a lievitare. Negli ultimi 2 mesi le loro quotazioni sono cresciute del 10 % in termini reali. Ma è sul mercato obbligazionario che si esprimono le maggiori preoccupazioni. In quest’ultima ottava abbiamo, infatti, assistito, alla fuga dai bond italiani, i cui rendimenti sono velocemente risaliti al 2,47 % sul decennale, ed allo 0,51 % sul biennale. Capitali defluiti verso porti più sicuri. In particolare verso i bund della Germania, i cui rendimenti sono scesi allo 0,40 % sul decennale ed al – 0,63 % sul biennale. Anche i bond Usa vengono visti come più rassicuranti. I rendimenti dei decennali Usa infatti sono scesi di ben 13 bps, arretrando sino a quota 2,93 %. I rendimenti del biennale, invece, sono arretrati di 7 bps, raggiungendo quota 2,48 %. Anche sui mercati azionari si riflettono le stesse preoccupazioni. Infatti, mentre il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, sale dello 0,31 %, e raggiunge quota 2.721,33, pesanti storni si registrano sul nostro ftse Mib ( – 4,48 % ) ed in misura minore su tutti gli altri indici azionari europei.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 166.654

Large Traders : + 78.298

Small Traders : + 88.356

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi 6 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 13.320 contratti. In particolare, gli Small Traders, operatori notoriamente contrarian, si dimostrano, non a caso, più fiduciosi, acquistano infatti l’intero lotto dei 13.320 contratti long e consolidano ulteriormente la loro già molto pingue posizione Net long. I Large traders, invece, cedono 5.665 contratti long, e riducono, seppur leggermente, la loro posizione trend-following, Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 7.655 contratti long, e consolidano ancor più la loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana consolidano ulteriormente la configurazione in auge nel mercato dei derivati azionari Usa. Configurazione in essere già da circa 6 mesi, che rischia di perdurare ancora a lungo, forse per l’intero anno. Configurazione statisticamente associata ad un mercato azionario volatile e lateral-rialzista. In questi primi 6 mesi non ha proprio smentito le sue caratteristiche peculiari, anzi tutt’altro. Ne abbiamo già visto delle belle, in termini di volatilità, il mercato, inoltre, già da alcuni mesi è privo di una direzionalità ben definita e marcata. Scenario non proprio ottimale sia per i trader che per gli investitori istituzionali, che rischia peraltro di proseguire anche per i prossimi mesi. La circostanza che gli Small traders siano oggi gli operatori più ottimisti non depone certo a favore degli investitori. Personalmente, Italia a parte, non credo che gli indici azionari Usa siamo prossimi a cedimenti e storni importanti. Lì la crescita economica è ancora forte, inoltre non si palesano particolari tensioni inflattive. Ciò detto, credo però che anche lì i margini di crescita siano ormai molto limitati e ridotti. L’enorme crescita degli utili aziendali ( + 20 % ) è infatti in gran parte già stata scontata dal mercato. Inoltre sono alle viste almeno altri due aumenti dei tassi ad opera della Fed. Molto probabile pertanto che il 2018 ricalchi quanto già visto nel 1994, anno in cui gli utili aziendali crebbero del 20 %, ma l’S&P 500 registrò solo un modesto + 1%. .

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, sempre incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 4,33 %, imputabile alla notevole volatilità affrontata, nonchè alle bizzarrie della borsa italiana, che ha registrato, nel contempo un incremento dell’ 1,69 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 6,02 %, che non fà venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto esposto in precedenza, questa settimana muto l’assetto del mio portafoglio, riduco cioè dall’ 87,5 al 67,5 % le mie posizioni long, ed innalzo dal 12,5 al 32,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, pari al solo 35 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 20 maggio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è stata l’Italia, alle prese con la formazione del primo governo gialloverde, il maggior problema dei mercati finanziari internazionali. In particolare, si teme che il Belpaese possa innescare una nuova crisi dell’eurozona. Personalmente, pur non avendo votato nessuno dei due contraenti del nuovo contratto di governo, trovo tali preoccupazioni un po’ pretestuose e sicuramente molto premature. Non si può infatti negare che le politiche fiscali europee, estremamente restrittive, non abbiano funzionato, ed abbiano creato molti problemi. Ben venga dunque uno stimolo al cambiamento di un’Europa da tempo in palese e costante declino. Italia a parte, i mercati finanziari appaiono abbastanza tranquilli e ben impostati. Sorprende in particolare la tenuta, ancora molto buona, del ciclo economico espansivo. E’ ormai abbastanza certo che anche nel 2018 non assisteremo ad una recessione dell’economia internazionale.

Lo scenario intermarket, infatti, lancia ancora segnali molto incoraggianti. In particolare, continua l’apprezzamento del dollar index, risalito sino a quota 93,64. Di conseguenza respirano sia l’euro che lo yen e con loro le economie di Europa e Giappone. Anche le commodities continuano ad apprezzarsi, ma in maniera ancora moderata e non preoccupante, non minacciano cioè la crescita economica, che anzi sembra ancora tenere alla grande. Buone nuove giungono anche dal mercato obbligazionario. In quest’ultima ottava, infatti, i rendimenti dei bond decennali Usa sono risaliti di 9 bps ed hanno raggiunto quota 3,06 %. I rendimenti dei bond a due anni, invece, sono cresciuti di un solo bps, e stazionano a quota 2,55 %. Dopo oltre nove anni di crescita la yield curve è pertanto ancora positivamente inclinata e la differenza tra i rendimenti a 10 e 2 anni è ancora superiore ai 50 bps. E’ quindi ormai certo che la crescita dell’economia Usa proseguirà per tutto il 2018, e probabilmente anche nei primi mesi del 2019. Anche i mercati azionari sembrano esserne ormai convinti. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti da alcune settimane staziona tranquillamente sopra quota 2.700 punti, e ha probabilmente le potenzialità per un ulteriore spike rialzista.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 158.999

Large Traders : + 83.963

Small Traders : + 75.036

Si conferma, dunque, e si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 5 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 19.156 contratti. In particolare, i Large Traders acquistano ben 18.624 contratti long e consolidano nuovamente la loro posizione trend-following, Net long. Gli Small traders, invece, acquistano anch’essi i residui 532 contratti long, e rimpinguano ai livelli massimi degli ultimi anni la loro posizione Net Long. I Commercial Traders, per contro, cedono l’intero lotto dei 19.156 contratti long, e riportano la loro abituale posizione di copertura Net Short a livelli nuovamente estremi ed elevati. Le movimentazioni di quest’ultima settimana consolidano ulteriormente l’assetto attuale del mercato dei derivati azionari Usa, che rischia quindi di perdurare ancora a lungo, forse per l’intero anno. Assetto statisticamente associato ad un mercato azionario molto volatile e lateral-rialzista. Ed in effetti sembra proprio questo il refrain di mercato di quest’anno. Refrain non proprio facile da gestire. Manca infatti una direzionalità marcata e non si escludono picchi improvvisi di alta volatilità. Per conseguire delle performance bisogna pertanto esser bravi ad individuare e sfruttare, all’interno del trend generale, qualche mini-trend di breve durata. In quest’ottica, il mini-trend in corso mi appare particolarmente favorevole, lo scenario intermarket, infatti, lascia presagire che la crescita economica proseguirà senza intoppi anche nei prossimi mesi. Potrebbe pertanto esserci spazio per un ulteriore spike rialzista delle quotazioni azionarie. In particolare l’S&P 500 potrebbe risalire sin quota 2.830 punti, che costituisce il mio target di previsione per fine d’anno. Solo il 4,3 % in più delle attuali quotazioni, non molto. Ma anche su altri mercati, ossia sui mercati forex, commodities e bond, non credo esistono allo stato opportunità migliori. Ripeto allo stato, perché come ben sapete, gli scenari possono rapidamente cambiare. E’ quindi opportuno monitorare sempre, e con costanza, l’andamento dei mercati, e decidere la propria operatività step by step.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, sempre un pò incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 3,72 %, imputabile alla notevole volatilità affrontata, nonchè alle bizzarrie della borsa italiana, che ha sinora registrato un apprezzabile + 6,01 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 9,73 %, che non fà venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana innalzo dall’ 82,5 all’ 87,5 % le mie posizioni long e riduco dal 17,5 al 12,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, molto audace, pari al 75 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 13 maggio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i dati dell’inflazione Usa, molto meno preoccupanti del previsto, hanno alquanto rasserenato i mercati finanziari internazionali. In particolare ha sorpreso l’andamento del PPI, ossia il dato dei prezzi della produzione industriale, regredito al 2,7 % dal +3 % del mese precedente. Si conferma pertanto, anche in questa fase finale del ciclo, la caratteristica fondamentale dello stesso, ossia l’assenza di apprezzabili tensioni inflazionistiche. Caratteristica davvero sorprendente e peculiare, che ha sostenuto ed alimentato il pluriennale bull market dei mercati azionari Usa, non ancora giunto al suo epilogo. Se anche tale fine ciclo non porterà tensioni inflattive, è facile prevedere che anche la prossima recessione sarà meno grave e prolungata delle precedenti, e sicuramente molto diversa da quelle del 2008 e del 2002.

Lo scenario intermarket conferma, in maniera evidente, quanto sopra detto. In particolare, il dollar index, dopo alcune settimane d’apprezzamento, prende una pausa, e si stabilizza intorno a quota 92,50. Anche le commodities, dopo aver registrato un incremento del 6,8 % nelle ultime sei settimane, si prendono una meritata pausa di riflessione. Evidenzio, tuttavia, che le stesse, negli ultimi 2 anni registrano un incremento, in termini reali, davvero esiguo, ossia pari al 4,4 %. Al netto delle ultime settimane il trend sarebbe pertanto ancora negativo, e ciò spiega molto circa i modesti tassi d’inflazione ancora in essere. Il mercato obbligazionario, invece, aveva destato qualche preoccupazione in più. I rendimenti dei bond decennali Usa, sono infatti risaliti sino a quota 2,97 %. Ancora maggiore l’ascesa dei rendimenti sui bond a due anni, che hanno raggiunto quota 2,54 %. In realtà, il recente rialzo dei tassi, più che a immanenti fenomeni inflattivi, è dovuto al quantitative tightening della Fed, impegnata nella riduzione progressiva del proprio bilancio, dopo molti anni di quantitative easing e di politiche monetarie ultra espansive. I mercati azionari sembrano pertanto nuovamente rassicurati. Non a caso, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra, questa settimana, un incremento del 2,41 %, che lo riporta a quota 2.727,72 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 139.843

Large Traders : + 65.339

Small Traders : + 74.504

Anche il mercato dei derivati azionari Usa, conferma l’attenuarsi delle recenti tensioni. Si conferma, infatti, la configurazione, volatile ed incerta, degli ultimi 5 mesi, ma in quest’ultima ottava, registriamo variazioni, pari a 24.639 contratti, che ne attenuano gli estremi. In particolare, i Large Traders, cedono l’intero lotto dei 24.639 contratti long ed attenuano la loro abituale posizione trend-following, Net long. Attenuazione un po’ tardiva visto che il trend è divenuto molto più incerto già da alcuni mesi. Anche i Commercial traders, attenuano e riducono la loro tradizionale posizione di copertura Net Short, acquistano infatti ben 22.681 contratti long, e testimoniano, almeno a breve scadenza, minori timori sull’evoluzione prossima ventura dei mercati azionari Usa. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi i residui 1.958 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro attuale posizione Net Long. Come accennato, le movimentazioni di quest’ultima settimana, riducono le estremizzazioni delle posizioni registrate nelle precedenti ottave. Evidentemente i recenti dati sull’inflazione rassicurano gli operatori. Si può pertanto aprire, almeno nel breve termine, una nuova finestra di opportunità per gli investitori. Finestra comunque tattica e non certo strategica, siamo infatti sempre nella fase finale di un ciclo economico, peraltro lunghissimo. Anche il dato degli Small traders lo dimostra, per la prima volta, infatti, dopo molti anni, sono gli operatori che hanno la posizione Net long più ingente. La fine del ciclo non è però proprio dietro l’angolo, si può pertanto provare a sfruttare una possibile ultima gamba di rialzo sui mercati azionari. Io ci proverò, anche se operando sul mercato italiano, dovrò affrontare le incognite di natura politica connesse alla formazione del nuovo governo. Governo che non sembra avere, allo stato, la fiducia dei mercati, anzi tutt’altro. Ma i pregiudizi potrebbero esser smentiti, ed il FTSE MIB sfondare con decisione, dopo ben 9 anni, la barriera dei 24.000 punti.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, forse meno incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita dell’ 1,42 %, ascrivibile alla notevole volatilità affrontata, nonchè all’inattesa divergenza positiva della borsa italiana, che ha registrato sinora un lusinghiero + 9,50 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 10,92 %, che non fà, però, venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto in precedenza esposto, questa settimana muto l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 62,5 all’ 82,5 % le mie posizioni long e riduco dal 37,5 al 17,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, molto più audace, pari al 65 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 6 maggio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno sostanzialmente confermato gli incerti andamenti delle precedenti ottave, e dei primi mesi dell’anno. In molti si chiedono come mai, di fronte ad utili record, le quotazioni delle imprese Usa non crescono, e l’S&P 500 registri da inizio d’anno un saldo negativo, seppur lieve, dello 0,38 %. Com’è ben noto, i mercati sono adusi guardare in avanti, gli utili aziendali di oggi sono, in realtà, già stati scontati, quasi per intero, nei mesi finali dello scorso anno. Oggi, invece, i mercati cosa vedono e cosa scontano ? Vedono, credo, che questo lunghissimo ed anomalo ciclo economico espansivo và lentamente, ma abbastanza inesorabilmente, verso il suo epilogo. I segnali in tal senso sono già molti, ed evidenti da tempo, ma in tanti preferiscono ignorarli o far finta di non vederli. Personalmente già da alcuni mesi, in coerenza, ho assunto un atteggiamento operativo alquanto cauto e prudente. Non bisogna esser avidi. Sarebbe, infatti, davvero sciocco dilapidare, magari in poche settimane, una gran parte dei lauti guadagni conseguiti negli scorsi anni.

Quali sono gli evidenti segnali che fanno presagire nei prossimi 6 -12 mesi la fine del ciclo ? Lo scenario intermarket ci dà, credo, molte indicazioni. In particolare, il dollaro Usa, dopo quasi un anno di down-trend, ha nettamente invertito il suo andamento. Nelle ultime 6 settimane, si è infatti rivalutato del 3,50 %, con benefici effetti sia sull’euro che sullo yen. Alla rivalutazione del dollaro, si associa, peraltro, una consistente rivalutazione delle commodities, cresciute in termini reali del 6,8 % solo nell’ultimo mese. In particolare, erano anni che non vedevamo le quotazioni del petrolio intorno ai 70 $ al barile. E statene certi, le conseguenze si faranno presto sentire. Anzi, alcune avvisaglie si cominciano già a manifestare. Il mercato obbligazionario, non a caso, registra già da alcuni mesi parecchie tensioni. I rendimenti dei bond decennali Usa, sono infatti risaliti sin quota 2,95 %. Ancora maggiore l’ascesa dei tassi a più breve scadenza. I bond a due anni, esprimono oggi rendimenti pari al 2,51 %. La yield curve si è pertanto molto appiattita, e ciò lascia intravvedere e presagire che questo lungo ciclo economico và lentamente, ma inesorabilmente, verso il suo epilogo. E gli investitori, che guardano sempre in avanti, si comportano di conseguenza. Non a caso, i mercati azionari, da alcuni mesi lateralizzano in maniera scomposta, ed appaiono alquanto nervosi. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2.663,42 punti, ossia lo 0,38 % in meno dei valori registrati a fine 2017, nonostante la sequela di utili record da parte delle aziende Usa.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 162.524

Large Traders : + 89.978

Small Traders : + 72.546

Anche il mercato dei derivati azionari Usa dà supporto alla nostra prudente vision. Si conferma, e si consolida, infatti, la configurazione, storicamente volatile ed incerta, del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 5 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni esigue, ma pur sempre significative, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 6.544 contratti. In particolare, i potenti Commercial Traders, cedono l’intero lotto dei 6.544 contratti long ed incrementano la loro abituale posizione di copertura, Net Short, ai livelli massimi degli ultimi anni. Per contro, i Large Traders acquistano altri 6.298 contratti long, ed estremizzano ulteriormente la loro naturale posizione trend-following, Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano solo i residui 246 contratti long, ma portano la loro posizione Net Long ai livelli massimi degli ultimi anni, sopra le settantamila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, anche se esigue, estremizzano ulteriormente le posizioni dei diversi operatori del mercato dei derivati azionari Usa. Ciò non è un bel segnale. In particolare, ci si chiede, perché le “ Mani Forti “ hanno incrementato progressivamente, a livelli ormai record, la loro posizione Net Short ? Cosa intravvedono all’orizzonte ? Altro segnale, alquanto preoccupante, è il livello record della posizione rialzista degli Small Traders, operatori notoriamente contrarian, che spesso si trovano sul lato sbagliato del mercato. Interrogativi e considerazioni che non vogliono prefigurare un imminente crash del mercato, ma che ci inducono ad assumere un atteggiamento operativo cauto e prudente. A dire il vero, ritengo più probabile che, nelle prossime settimane, il mercato prosegua nell’improduttiva fase di lateralizzazione in corso già da alcuni mesi. Lateralizzazione distributiva e non accumulativa, trovandoci, come sopra ricordato, alla fine e non all’inizio del ciclo economico. Speriamo solo che tale fase non si prolunghi all’infinito, altrimenti le nostre performance né saranno sicuramente penalizzate.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo alquanto movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 2,22 %, ascrivibile, in gran parte, all’anomala divergenza positiva registrata dalla borsa italiana, che registra un inatteso ed inaspettato + 10,21 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 12,43 %, che non fà, comunque, venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con quanto sopra esposto, questa settimana confermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 62,5 % di posizioni long e dal 37,5 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long, molto prudente e circoscritta, pari al solo 25 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 29 aprile 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, la settimana appena trascorsa, densa di rilevanti notizie macroeconomiche e di importanti avvenimenti geopolitici, non ha smosso i mercati finanziari internazionali. Ciò conferma, a mio avviso, che siamo, probabilmente, nella fase finale di un lunghissimo ed anomalo ciclo espansivo dell’economia mondiale. E che non sarà facile impedirne la fine. I policy maker però non s’arrendono e cercano in tutti modi di prolungarne ulteriormente la durata. In particolare, Draghi conferma che in Europa proseguirà la politica monetaria accomodante degli ultimi anni, ed analogo proposito si riscontra in Giappone. In America, invece, accantonati gli stimoli monetari, si è appena adottata una politica fiscale altrettanto accomodante ed espansiva. Riusciranno i nostri eroi nell’intento ? E’ questo l’interrogativo a cui, nei prossimi mesi, i mercati dovranno dare una risposta.

Non potendo conoscere il futuro, ci sembra saggio cercarne qualche indicazione negli andamenti attuali dello scenario intermarket. Orbene, sul piano valutario, il dollaro Usa da alcune settimane sembra aver riacquistato una certa vigoria, sospinto dai buoni dati macro ( + 2,3 % dato preliminare del Pil del primo trimestre ) e dal rialzo dei rendimenti sui treasury. Le commodities, da circa un mese, registrano, anch’esse, una buona lena ( + 5 % ). In termini reali trattasi però solo di un recuperò di precedenti perdite, e pertanto non si registrano ancora particolari tensioni in questo importante settore dell’economia. L’inflazione non a caso rimane ancora molto cauta e morigerata. Elemento questo che ci fa propendere ad aver fiducia in un prolungamento ulteriore del ciclo espansivo dell’economia. Il mercato obbligazionario, invece, desta maggiori preoccupazioni. I rendimenti dei bond decennali Usa, negli ultimi mesi, sono infatti risaliti sin quota 2,96 %. Ancora maggiore la risalita dei tassi sui bond a due anni, oggi pari al 2,49 %. La yield curve si è pertanto progressivamente appiattita, e ciò induce molti interrogativi sulla durata e sulla prosecuzione di quest’anomalo ciclo espansivo dell’economia. C’è dunque una latente divergenza tra le indicazioni provenienti dall’economia reale e quelle che giungono dall’economia monetaria. Chi dice la verità ? Lo monitoreremo e lo scopriremo nei prossimi mesi, credo. Nell’attesa i mercati azionari sono divenuti, anch’essi, molto più volatili ed incerti, e sostanzialmente lateralizzano. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota infatti oggi 2.669,91 punti, ossia appena lo 0,14 % in meno dei valori registrati a fine 2017.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 155.980

Large Traders : + 83.680

Small Traders : + 72.300

Si conferma, quindi, e si consolida, la configurazione, statisticamente volatile e lateral-rialzista, del mercato dei derivati azionari Usa, ormai in auge da quasi 5 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo comunque delle variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 14.699 contratti. In particolare, questa settimana, sono gli Small traders, a mostrare maggior fiducia, e ad acquistare l’intero lotto dei 14.699 contratti long, rafforzando ai livelli massimi degli ultimi anni la loro posizione Net Long. A vendere sono, invece, sia i Large traders – 5.598 contratti long, che i Commercial traders, – 9.101 contratti long. I primi riducono quindi l’entità della loro posizione Net Long, che rimane comunque ancora molto pingue e solida. I secondi, invece, incrementano, a livelli massimi, la loro tradizionale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, consolidano, dunque, l’incerta e volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Ciò ci induce a ritenere che quanto visto negli ultimi mesi, sui mercati azionari Usa, sia destinato purtroppo a proseguire. Purtroppo, perché, la lateralizzazione del mercato è per gli operatori sostanzialmente improduttiva. In mancanza, infatti, di un trend marcato e definito le performance di portafoglio sono affidate unicamente alla capacità di selezione dei titoli, ossia al cosiddetto stock picking. Ma potranno i grandi fondi d’investimento accettare per ancora lungo tempo quest’improduttiva situazione ? O, invece, come già accaduto negli scorsi mesi, per conseguire dei profitti, indurranno nuovamente situazioni di estrema volatilità ed incertezza ? Personalmente, preso atto di tale situazione, già da alcuni mesi ho assunto un atteggiamento operativo molto prudente e cauto. Per noi, piccoli operatori, infatti, non è facile affrontare e gestire picchi estremi di volatilità come quelli registrati negli ultimi mesi. Meglio dunque esser prudenti, ed attendere che il mercato assuma una direzionalità ben definita e chiara. Le Mani Forti, come testimoniano le posizioni inverse, sempre più estreme, di Commercial e Small traders stanno infatti distribuendo la gran quantità di azioni acquistate durante quest’ormai storico bull market. Più dura la fase distributiva e più violento sarà il movimento correttivo. Rammentate, per esempio, quanto accaduto nell’agosto 2015.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto e volatile per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 2,68 %, ascrivibile, in gran parte, all’anomala divergenza positiva registrata dalla borsa italiana, che registra un inaspettato + 8,30 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 10,98 %, probabilmente momentanea, che non fà, comunque, venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana innalzo lievemente dal 60 al 62,5 % le mie posizioni long e riduco dal 40 al 37,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, molto circoscritta, pari al solo 25 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 22 aprile 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno rafforzato l’ipotesi che l’economia mondiale, dopo quasi un decennio, sta forse per entrare in una nuova e diversa fase della sua storia. All’improvviso, infatti, assistiamo ad un incremento consistente delle quotazioni delle commodities, e ad un significativo lievitare dei rendimenti obbligazionari. Certo, è ancora presto per dirlo, e sono necessarie ulteriori conferme, ma sembra profilarsi per davvero un ritorno dell’inflazione sullo scenario economico internazionale. Se così fosse le conseguenze sarebbero certamente rilevanti. Il primo a rendersene conto è stato il presidente Trump che, in uno dei suoi ormai famosi tweet, ha attaccato l’OPEC di voler manipolare al rialzo il prezzo del petrolio. Evidentemente teme il rialzo dei prezzi dell’oro nero, omette però di dire che anche la sua politica fiscale iper-espansiva, da finanziare con emissione di nuovo debito, potrebbe divenire nel tempo un grande propellente del fenomeno inflattivo.

Meglio comunque non precorrere i tempi, ed esaminare l’attuale situazione dello scenario intermarket. In particolare, il dollaro Usa conferma di aver arrestato la sua discesa, nell’ultimo mese infatti si è rivalutato di circa l’ 1 % nei confronti delle altre più importanti valute. Le commodities, come già accennato, registrano, invece, un’improvvisa e sospetta vivacità, solo nelle ultime 3 settimane lievitano del 4,15 % in termini reali. In particolare sono le quotazioni del petrolio a preoccupare, il WTI chiude infatti la settimana sui massimi degli ultimi 3 anni a quota 68,26. Ma è il mercato obbligazionario a prospettare con maggior convinzione un’imminente cambio di scenario. I rendimenti dei bond decennali Usa, anche in quest’ultima ottava, lievitano infatti di altri 14 bps,e raggiungono quota 2,96 %. Siamo, dunque, ormai ad un passo dai massimi relativi registrati nel 2013, a quota 3,03 %. Può darsi che oggi come allora l’ascesa dei rendimenti s’arresti, se invece tale quota sarà, nelle prossime settimane, abbattuta e superata, avremo la conferma di un mutamento strutturale in corso. A fronte di tali innovative dinamiche, appaiono a posteriori del tutto giustificate le fibrillazioni registrate negli ultimi mesi sui mercati azionari. Abbiamo, infatti, più volte evidenziato, in passato, che il prolungato bull market dell’equity aveva come presupposto principe il contenimento dei costi dei più importanti fattori produttivi ( materie prime, capitale e lavoro ). Il timore del venir meno di tale presupposto, come sembrano adombrare le dinamiche delle commodities e dei rendimenti, giustifica e rende logici gli storni e le incertezze degli ultimi mesi. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, non a caso quota oggi 2.670,14 punti, ossia il 7 % in meno dai massimi storici registrati in gennaio. Del tutto opposto l’andamento di borsa italiana, che registra dall’inizio dell’anno un dissonante incremento del 7,7 %. Evidentemente la ripresa del fenomeno inflattivo piace, e favorisce il nostro listino, dato il gran peso che vi hanno titoli bancari e petroliferi. Ma alla lunga sarà ancora così ?

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 146.879

Large Traders : + 89.278

Small Traders : + 57.601

Si conferma, quindi, la configurazione e l’assetto, statisticamente volatile, del mercato dei derivati azionari Usa, ormai in essere da oltre 4 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni ancora esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 3.415 contratti. In particolare, solo gli Small traders, manifestano qualche timore, cedono infatti l’intero lotto di 3.415 contratti long, ma restano saldamente in posizione Net Long. Per contro, i Large traders acquistano 1.684 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione trend following, Net Long. I Commercial traders, infine, acquistano anch’essi 1.731 contratti long e scalfiscono soltanto la loro ancora molto forte posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, esigue e non significative, non mutano la solida configurazione attuale del mercato dei derivati azionari Usa. Evidentemente gli operatori non scorgono motivi per cambiare il loro orientamento, nonostante i mutamenti rilevanti in corso sullo scenario intermarket. A dire il vero, gli operatori che operano sul mercato dei derivati i mutamenti li avevano già anticipati, visto che già in data 05/12/2017, avevano cambiato assetto ed affermato l’attuale incerta e volatile configurazione. La circostanza che la riconfermino e la consolidano di settimana in settimana ci fa desumere che il nuovo ed incerto scenario, appena adombrato anche sul piano intermarket, proseguirà anche nei prossimi mesi. Confermo pertanto la mia view, già espressa in precedenti post, siamo credo all’inizio di una fase di trapasso macroeconomico, in cui s’adombrano segnali di ripresa del fenomeno inflattivo, però ancora non pienamente suffragati e confermati. Gli operatori del mercato azionario aspettano quindi di vedere come s’evolverà la situazione, e nell’incertezza lateralizzano.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo, molto movimentato, inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del 3,12 %, ascrivibile all’anomala divergenza registrata, nel panorama azionario mondiale, dalla borsa italiana, che segna una performance positiva pari al + 7,74 %. Conseguita pertanto una sotto-performance del 10,86 %, che ritengo del tutto momentanea, e che non fà, comunque, venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana riduco dal 65 al 60 % le mie posizioni long ed innalzo dal 35 al 40 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, limitata al solo 20 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 15 aprile 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le pericolose tensioni in Siria, attaccata a mercati chiusi, hanno prodotto inevitabili effetti anche sui mercati finanziari internazionali. Le conseguenze più rilevanti si sono viste sul mercato delle commodities, ed in particolare sulle quotazioni del petrolio, balzato a quota 67,39 dollari al barile. Un incremento dell’ 8,6 % in una sola ottava, che riallinea improvvisamente lo scenario intermarket alle ipotesi inflattive ipotizzate negli scorsi mesi dalla Fed. Potrebbe tuttavia trattarsi di un fenomeno speculativo e transitorio, e non di un aumento strutturale delle sue quotazioni. Necessario, in ogni caso, monitorare con attenzione l’evolvere della situazione, perché gli effetti potrebbero essere davvero rivelanti ed estendersi rapidamente ad altre asset class, e ad altri mercati.

Come accennato, l’improvviso rilevante incremento del prezzo del petrolio, sembra aver portato lo scenario intermarket nella fase 4 descritta da Martin Pring. Fase di fine ciclo economico, caratterizzata da una rapida e consistente ascesa dei prezzi delle commodities, da un conseguente incremento dei rendimenti obbligazionari, e dalla parte finale del bull market azionario. A dire il vero potremmo essere solo all’inizio di questa fase 4. In particolare, il dollaro Usa sembra aver rallentato ed arrestato la sua discesa, e mostra qualche segnale di maggiore tenuta, + 0,76 % negli ultimi 2 mesi. Le commodities, come detto, dopo molti mesi di quiete, mostrano un’improvvisa e sospetta vivacità, + 6,5 % negli ultimi 4 mesi. Coerentemente, anche il mercato obbligazionario registra un lento lievitare dei propri rendimenti. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa lievitano di 5 bps,e raggiungono quota 2,82 %. Ancor maggiore la crescita sui bond a due anni, +10 bps solo in quest’ultima ottava. Continua pertanto l’appiattimento della yield curve Usa, e ciò conferma che siamo ormai entrati nella fase finale di questo lungo ed anomalo ciclo economico. Anche il mercato azionario, caratterizzato da alcuni mesi da un’altissima volatilità e da tensioni ormai dimenticate, sembra voler confermare ed accreditare l’ipotesi. Aldilà dei movimenti di breve, molto contraddittori, potremmo quindi trovarci nella zona di un top di lungo termine, ed i massimi registrati in gennaio, sul nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, potrebbero essere forse riavvicinati, ma non più ritoccati.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 148.610

Large Traders : + 87.594

Small Traders : + 61.016

Si conferma, quindi, la volatile configurazione del marcato dei derivati azionari Usa, già in essere da oltre 4 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni davvero esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 2.475 contratti. Le tensioni geopolitiche non hanno pertanto indotto significativi cambiamenti. In particolare, solo gli Small traders, prendono qualche timore e cedono l’intero lotto di 2.475 contratti long, restando però saldamente in posizione Net Long. Per contro, i Large traders acquistano 1.786 contratti long, e consolidano la loro posizione trend following, Net Long. I Commercial traders, infine, stanno a guardare, acquistano infatti solo 689 contratti long e confermano la loro forte posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, davvero esigue, non mutano la configurazione di mercato e l’orientamento dei diversi operatori. Al momento del suo esordio, in data 05/12/2017, l’S&P 500 quotava 2.651,50 punti. Oggi, dopo oltre 4 mesi, il nostro benchmark azionario quota 2.656,30. Un incremento dello 0,18 %, che testimonia più di mille parole, la fase di lateralizzazione oggi in corso. Lateralizzazione molto movimentata ed erratica che ha creato credo molti problemi agli operatori di mercato. Il mio trading system, per esempio, registra dall’inizio dell’anno una perdita del 3,27 %, dovuta anche all’anomala e positiva divergenza registrata dalla borsa italiana, che dall’inizio dell’anno segna un sorprendente + 5,68 %. A posteriori posso quindi dire di aver tenuto un atteggiamento molto più cauto e guardingo del dovuto e ciò non ha pagato. Non intravvedo tuttavia ragioni per mutare sostanzialmente il mio orientamento. A mio avviso, infatti, i mercati azionari potrebbero nel breve proseguire nel loro attuale rimbalzo, ma non vedo in prospettiva eccessive possibilità di crescita. Siamo, infatti, come dimostrato, in una fase di sostanziale lateralizzazione, nella quale le mani forti hanno iniziato la distribuzione della gran quantità di azioni accumulate in oltre 9 anni di ininterrotto bull market. Distribuzione che minaccia di durare ancora a lungo, forse per i prossimi 3 – 6 mesi. Tempo necessario per addivenire alla conclusione ed all’epilogo di quest’anno anomalo, ed artificialmente prolungato, ciclo economico espansivo. I prossimi rialzi dei tassi ad opera della Fed, già ampiamente preannunciati, né decreteranno credo ufficialmente la fine. Saggio, nel frattempo, mantenere un atteggiamento cauto e prudente.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora laterale ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo, molto movimentato, inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito, come detto, una perdita del 3,27 %. Performance nettamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 5,68 %. Una sotto-performance dell’ 8,95 %, che non fa, comunque, venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana incremento dal 55 al 65 % le mie posizioni long e riduco dal 45 al 35 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, limitata al solo 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 8 aprile 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali non hanno fornito alcuna probante indicazione circa la direzione futura delle diverse asset class. Come avevamo previsto, continua il periodo d’estrema incertezza, e la volatilità la fà da padrona. L’attenzione dei mercati è tutta focalizzata sulle decisioni politiche della nuova Amministrazione Usa, in tema di dazi commerciali. E quand’è la politica a conquistare il centro della scena è del tutto normale assistere, sui mercati, a periodi come quello attuale. E’ noto infatti che politica ed economia seguono spesso logiche diverse e spesso inconciliabili. In particolare fa specie osservare che siano gli Usa, patria del libero mercato, a imporre barriere, dazi ed impedimenti al libero commercio, e contro chi poi ? Contro la Cina, per anni additata dagli stessi come emblema e simbolo dell’avversione ad ogni libertà e ad ogni regola di mercato. Insomma una vera e propria nemesi della storia, inimmaginabile solo qualche anno orsono.

Che le ragioni dell’attuale volatilità siano tutte d’origini politiche, e non economiche, è testimoniato dallo scenario intermarket, che non esprime particolari tensioni e preoccupazioni. Nell’ultimo anno, infatti, solo il dollaro, espressione anch’esso di scelte politiche, ha costituito un serio problema d’ordine economico. Deprezzatosi di quasi l’11% ha di fatto imposto una rivalutazione di tutte le monete concorrenti, in particolare di euro e yen. Per la Cina, invece, ciò non risulta sufficiente, e quindi è necessario imporre loro anche dei dazi. La debolezza del dollaro non ha, tuttavia, indotto un concomitante ed equivalente apprezzamento delle quotazioni delle commodities. Negli ultimi dodici mesi, infatti, le commodities, in termini reali, hanno perso il 9,6 % del proprio valore. Il neo-protezionismo Usa non stimola dunque gli scambi, ne tantomeno la crescita economica, anzi tutt’altro. Ciò è confermato anche dagli andamenti recenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, dopo aver sfiorato quota 3 %, sono infatti nuovamente retrocessi, ed oggi stazionano a quota 2,77 %. L’inclinazione della yield curve Usa ci dice, inoltre, che siamo ormai entrati nell’ultima fase di quest’anomalo ciclo economico. Non immaginabili pertanto ulteriori e significativi rialzi dei rendimenti. Permangono, dunque, tutti i fattori che, in questi anni, hanno sostenuto ed alimentato lo storico bull market dei mercati azionari, ossia i bassi costi dei più importanti fattori produttivi ( materie prime, capitale e lavoro ). Non dovremmo pertanto logicamente assistere a nessuna tensione. Ma, come già accennato, oggi è la politica la turbativa dei mercati. Turbativa che viene poi amplificata ad arte dalla speculazione.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 149.299

Large Traders : + 85.808

Small Traders : + 63.491

S’assesta e si consolida, pertanto, la volatile configurazione del marcato dei derivati azionari Usa, già presente ed in essere da 4 mesi. In quest’ultima ottava, registriamo variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 16.001 contratti. In particolare, gli Small traders, confermandosì degli operatori contrarian, acquistano l’intero lotto dei 16.001 contratti long e rafforzano, ai livelli massimi degli ultimi anni, la loro posizione Net Long. Per contro i Large traders, notoriamente trend following, capiscono che il tend è divenuto molto più incerto del passato, vendono infatti 10.917 contratti long, ma restano ancora e saldamente in posizione Net Long. I potenti Commercial traders, infine, ben sanno le difficoltà del momento, cedono infatti altri 5.084 contratti long e portano la loro posizione di copertura Net Short sui livelli più estremi degli ultimi anni. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, non mutano l’assetto e l’orientamento dei diversi operatori di mercato, anzi lo consolidano ulteriormente. Posizioni sempre molto ingenti ed estreme. La configurazione in essere, come già detto in miei precedenti post, è statisticamente molto volatile. I livelli estremi raggiunti dalla stessa ci dicono che il periodo attuale potrebbe risultare ancor più volatile di quelli registrati in passato. Inoltre il mercato volatile potrebbe accompagnarci ancora per molti mesi e forse per l’intero anno. Non credo, tuttavia, che la correzione in corso si trasformi a breve in un vero e proprio bear market. A mio avviso, infatti, dovremmo essere all’inizio di una complessa e prolungata fase di distribuzione. Il vero bear market inizierà solo quando terminerà il ciclo economico espansivo e l’economia Usa entrerà in recessione. Molto probabile che ciò avvenga nei primi mesi del prossimo anno. A quella data il processo distributivo dovrebbe esser terminato e le posizioni Net long dovrebbero essere tutte nelle mani degli sventurati Small traders. Nel frattempo non sarà comunque facile ottenere delle performance, in mancanza di trend, ossia in una fase di lateralizzazione come quella che si prospetta, solo un efficace stock picking può risultare profittevole.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, laterale ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una perdita, pari al 2,43 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 4,13 %. Una sotto-performance del 6,56 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana riduco dal 65 al 55 % le mie posizioni long e innalzo dal 35 al 45 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, limitata al solo 10 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 1 aprile 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo gli erratici andamenti di questo primo trimestre dell’anno, gli investitori, alquanto provati, s’interrogano perplessi e cercano disperatamente di capire quale sarà la direzionalità prossima ventura delle diverse asset class, nonché dell’economia globale e dei mercati finanziari internazionali. Compito, a dire il vero, non proprio facile. Molte sono infatti le incognite che gravano sull’intero sistema economico. La maggior fonte d’incertezza risiede certamente nelle scelte, alquanto controverse, assunte, negli ultimi mesi, dalla nuova Amministrazione Usa. In particolare non si sà quale saranno gli effetti economici del passaggio di testimone, in corso, tra politica monetaria e politica fiscale espansiva. Non si sà, inoltre, quali saranno le conseguenze del protezionismo commerciale Usa sull’economia internazionale. Scelte, quelle americane, molto audaci e controverse, che avranno inevitabili riverberi anche in altre parti del globo. Come reagiranno infatti Asia ed Europa alla nuova ed ostile intraprendenza Usa ? Subiranno passivamente la politica del dollaro debole ed i nuovi dazi commerciali imposti da Trump ? Insomma, le incognite non mancano, ma ogni investitore, se vuole operare, deve costruirsi una sua personale vision, strategica e non di breve periodo. In questo post cercherò, pertanto, di esprimere e chiarire, qual’ è, allo stato, la mia personale ed opinabile view di medio termine, che guiderà nel prossimo futuro le mie scelte operative.

Innanzitutto, osserviamo preliminarmente cosa esprime e cosa ci dice, oggi, lo scenario intermarket. Sul piano valutario, è da un anno ormai che il dollaro Usa esprime una marcata debolezza ( -10,4 % ). Debolezza voluta e funzionale ai nuovi obiettivi dell’ Amministrazione Trump, riassunti dallo slogan “ America First “. Debolezza che ha determinato una notevole rivalutazione sia dell’euro che dello yen, oggi, rispettivamente a quota 1,23 e 106,26. La debolezza del dollaro avrebbe dovuto, in coerenza, indurre un’equivalente apprezzamento delle quotazioni delle commodities. Negli ultimi dodici mesi, invece, le commodities si sono rivalutate solo del 2,4 %. In termini reali, pertanto le stesse hanno registrato un deprezzamento pari all’ 8 %. Deprezzamento che m’induce a diffidare, sia sulle prospettive di accelerazione della crescita economica, che sull’ipotesi di una ripresa del fenomeno inflattivo. Il mercato obbligazionario, per molti mesi, ha, invece, espresso maggiore fiducia sulla crescita dell’economia. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti sono lievitati, da quota 2,06 a quota 2,90 %. Da tre settimane però sembrano anch’essi aver dei dubbi, e sembrano volerci ripensare, arretrano infatti di 16 bps e retrocedono a quota 2,74 %. L’inclinazione della yield curve Usa, inoltre, si è ulteriormente ridotta, e questa settimana è pari a soli 47 bps. Non mi pare, quindi, che siamo di fronte ad un’accelerazione della crescita, anzi tutt’altro. Anche il mercato azionario, dopo due anni di ininterrotti rialzi, da 2 mesi registra molte incertezze ed è divenuto alquanto volatile. In particolare, Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, quota oggi 2.640,87 punti, ossia quasi l’8 % in meno dei suoi recenti massimi storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 144.215

Large Traders : + 96.725

Small Traders : + 47.490

In quest’ultima ottava, registriamo, pertanto, un notevole ed esponenziale consolidamento della configurazione, alquanto volatile, insediatasi in data 05/12/2017. Registriamo, infatti, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 108.069 contratti. Variazioni d’entità mai viste negli ultimi anni. In particolare, i potenti Commercial traders acquistano un intero lotto di 108.069 contratti short e consolidano in misura mai registrata la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Per contro i Large traders acquistano ben 73.936 contratti long e rafforzano in maniera esponenziale la loro tradizionale posizione trend-following, Net Long. Anche gli Small traders acquistano i residui 34.133 contratti long e portano la loro posizione Net Long su livelli che non si vedevano dal 2013. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, davvero sorprendenti per entità e consistenza, ci dicono che l’attuale configurazione ed assetto del mercato dei derivati azionari Usa, è destinata ad accompagnarci ed a durare ancora per molti mesi a venire, forse per l’intero anno. Essendo una configurazione statisticamente volatile, prepariamoci quindi ad un lungo e difficile periodo d’incertezza e volatilità. Evidenzio, inoltre, che al momento del suo insediamento l’S&P 500 quotava 2.651,50 punti, oggi invece quota 2.640,87. In pratica dopo circa 4 mesi, e dopo molte peripezie, l’S&P 500 registra uno storno pari ad un esiguo – 0,4 %. Ciò ci dice che quasi senza essercene accorti da quasi 4 mesi siamo entrati in un periodo di sostanziale lateralizzazione dei mercati azionari Usa e mondiali. Lateralizzazione che esprime una fase di accumulazione o di distribuzione dei mercati azionari ? A guardare la Yield curve, credo che non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che ci troviamo di fronte ad una fase distributiva e non accumulativa. Siamo infatti, ormai, entrati nell’ultimo quarter di questo prolungato, anomalo, ed interminabile ciclo economico. A mio avviso, è pertanto molto probabile che il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, nei prossimi mesi si muova in un teorico ampio rettangolo, ricompreso fra 2.500 e 3.000 punti, avente come baricentro quota 2.750 punti. Ciò detto, va da sé che bisognerà operare con grande cautela. In presenza di una direzionalità laterale, la possibilità di ottenere delle performance è, infatti affidata, sostanzialmente, se non unicamente, alle proprie capacità di selezione dei titoli, ossia al ben noto processo di stock picking.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, laterale ed incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo molto movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una lieve perdita, pari all’ 1,13 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 1,94 %. Una sotto-performance del 3,07 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana innalzo dal 42,5 al 65 % le mie posizioni long e riduco 57,5 al 35 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long, limitata al solo 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI Buona Pasqua

LUKAS

Diario : note del 25 marzo 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la nuova sfilza di dazi annunciati da Trump, soprattutto nei confronti dei prodotti cinesi, ha molto innervosito Wall Street, scossa peraltro anche dai guai di Facebook. In un contesto economico molto positivo è dunque la politica a portare nuova incertezza e volatilità sui mercati finanziari internazionali. Doveva essere, infatti, la settimana delle decisioni di politica monetaria della Fed ed invece i mercati hanno dovuto fare, improvvisamente, i conti con importanti ed audaci scelte politiche che mettono in discussione l’intero processo di globalizzazione dell’economia mondiale. Scelte politiche controverse che determineranno inevitabili reazioni, soprattutto ad opera della Cina, che non dimentichiamolo, detiene una quota rilevante dei titoli del debito pubblico Usa. Del tutto giustificato pertanto il nervosismo dei mercati, che vedono, inaspettatamente, messo in crisi il paradigma e l’intero assetto dell’odierna economia mondiale.

Preoccupazioni per ora prospettiche, che trovano al momento limitati riscontri sullo scenario intermarket. In particolare, solo il dollaro Usa sembra evidenziare ed esprimere già compiutamente l’essenza della nuova politica protezionistica americana. Anche in quest’ultima ottava, infatti, la valuta Usa perde valore e si deprezza dello 0,88 %. Negli ultimi dodici mesi, il deprezzamento, è ben più ingente, ossia pari al 10,2 %. E’ evidente che gli Usa vogliono proteggere, in ogni modo e con ogni mezzo l’industria ed i prodotti made in Usa. Ma è un’illusione, il protezionismo, infatti, non ha mai portato benefici economici e non ha mai salvato industrie ed imprese improduttive. Non a caso le commodities non sfruttano, per rivalutarsi, la debolezza del dollaro. Negli ultimi dodici mesi, infatti, risultano anch’esse in calo del 6,8 %. Il protezionismo Usa non le favorirà di certo, anzi tutt’altro. Anche il mercato obbligazionario comincia seriamente a mostrare dei dubbi. Nell’ultima ottava i rendimenti dei bond decennali Usa, arretrano ancora di 3 bps, e retrocedono a quota 2,82 %. Ciononostante la Fed si propone, dopo il rialzo di 25 bps di questa settimana, altri 2 o 3 aumenti dei tassi nel corso dell’anno. Sono evidentemente molto ottimisti, verificheremo nel corso dell’anno, se il loro attuale ottimismo sia fondato o meno. E’ tuttavia il mercato azionario, il luogo in cui, oggi, si esprimono con maggiore  evidenza le preoccupazioni degli investitori. Quest’ultimi sembrano non apprezzare affatto le nuove misure protezionistiche annunciate da Trump. I listini Usa, infatti, sono ormai espressione di imprese che operano prevalentemente a livello globale, e non nazionale. In particolare, Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500 che, non a caso, reagisce stornando, in quest’ultima ottava, di un ingente 5,95 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 36.146

Large Traders : + 22.789

Small Traders : + 13.357

S’attenua ma trova ancora conferma la volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovamente, variazioni significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 23.885 contratti. In particolare, in quest’ultima ottava, sono i Large traders a cedere l’intero lotto dei 23.885 contatti long. Evidentemente gli stessi cominciano ad aver seri dubbi sulla loro strategia trend-following. Tuttavia, riducono ma non invertono ancora la loro posizione, che resta Net-Long. I Commercial traders, invece, come spesso accade in casi di rilevanti storni, acquistano a man basse, rilevano infatti ben 21.497 contratti long, e riducono in misura corrispondente la loro abituale ed ancora solida posizione di copertura, Net Short. Gli Small Traders, infine, si confermano degli operatori contrarian, in una settimana da incubo acquistano infatti altri 2.388 contratti long e consolidano la loro attuale posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana riducono l’entità e la forza dell’attuale configurazione, ma non la fanno venir meno. Come detto sin dal suo esordio, in data 05/12/2017, essa è una configurazione storicamente e statisticamente molto volatile. Anche in quest’ultimo caso, conferma e non smentisce i suoi tratti peculiari. Al suo esordio l’S&P 500 era infatti a quota 2.651,50 punti, da allora è dapprima salito, su base weekly, sin quota 2.872,37, per poi scendere oggi sino a quota 2588,26. Un’escursione di ben 284,11 punti, ossia pari al 10,7 % in poco più di tre mesi. Nonostante le movimentazioni di quest’ultima ottava, la stessa non appare ancora prossima al suo epilogo. Da ciò desumo che l’incertezza e la volatilità oggi presente sui mercati è destinata purtroppo a proseguire. Molto probabile che da questi valori potremmo assistere ad un nuovo rimbalzo, ma ciò non muterà l’incerto trend attuale. Il ritorno in un ambiente Goldilocks è infatti da escludersi. D’altronde un’Amministrazione come quella di Trump è del tutto incompatibile con una situazione di tranquillità e bassa volatilità dei mercati. Operare, pertanto, con grande cautela e non assumere grandi rischi, mi appare un atteggiamento alquanto saggio da assumere.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, molto incerto per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo molto movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una lieve perdita, pari allo 0,38 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 1,42 %. Una sotto-performance dell’ 1,8 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana riduco notevolmente dal 77,5 al 42,5 % le mie posizioni long ed innalzo dal 22,5 al 57,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Short pari al 15 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 18 marzo 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, aldilà del solito ed inutile rumore di fondo, hanno probabilmente fornito importanti indicazioni sia per ciò che concerne le tendenze di breve termine, che per le prospettive a più lunga scadenza. Per il breve termine è del tutto evidente che i mercati, dopo l’enorme volatilità del mese scorso, cerchino dei nuovi punti di equilibrio. Ricerca non ancora conclusa, ma sicuramente già a buon punto. Per ciò che concerne invece il medio – lungo termine, appare sempre più probabile che la nuova politica fiscale Usa non avrà effetti taumaturgici sulla crescita americana, potrà infatti solo allungare ulteriormente la durata di questo anomalo ed interminabile ciclo economico, ma non servirà ad evitare una recessione che s’annuncia ormai molto probabile per il 2019.

Indicazioni, dunque, importanti, desumibili da un esame attento dello scenario intermarket. In particolare, il dollaro Usa, pur avendo arrestato la sua discesa, non inverte con decisione il suo trend. Il deprezzamento degli ultimi dodici mesi resta infatti ancora pari al 10 %. E’ davvero strano, e non proprio coerente, che un Paese che s’attende un’accelerazione della sua crescita, abbia nel contempo una moneta così debole. Molto probabile, pertanto, che le attese di maggior crescita economica siano disattese e si rivelino col tempo infondate, quantomeno parzialmente. Il deprezzamento del dollaro, peraltro, non riesce nemmeno a favorire un almeno equivalente apprezzamento del valore delle commodities. Le stesse, infatti, in termini reali, risultano anch’esse in calo del 7,4 % negli ultimi dodici mesi. Ciò costituisce un ulteriore elemento che induce a diffidare sulle prospettive di crescita futura dell’economia, non solo Usa, ma mondiale. Sino alla scorsa settimana il mercato obbligazionario manifestava invece maggior ottimismo. Nell’ultima ottava anch’esso sembra però ricredersi. I rendimenti dei bond decennali Usa, arretrano infatti di 5 bps, e tornano a quota 2,85 %. Nel contempo lievitano, di 4 bps, i rendimenti dei bond a 2 anni che raggiungono quota 2,31 %. Registriamo dunque un ulteriore appiattimento della yield curve, e questa settimana è previsto un nuovo aumento dei tassi a breve ad opera della FED. Se tale imminente aumento dei tassi appare ancora sopportabile, gli altri ( 2 o 3 ? ) già annunciati per il proseguo dell’anno, appaiano allo stato del tutto ingiustificati e probabilmente non sopportabili per l’economia Usa. Se non rivedono le loro ottimistiche aspettative sulla politica fiscale, e non ci ripensano, è molto probabile che sia la FED a determinare la prossima recessione dell’economia americana. Anche le recenti fibrillazioni dei mercati azionari sono espressione di tali incertezze e contraddizioni, ma gli stessi rimangono, nonostante tutto, ancora i più solidi ed i più forti dell’intero scenario intermarket. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, presenta ancora un saldo annuo positivo, ossia un incremento pari al 2,93 %, mentre dollaro, commodities e bonds registrano tutti delle perdite.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 57.643

Large Traders : + 46.674

Small Traders : + 10.969

Si conferma e s’assesta ulteriormente la volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari 15.913 contratti. In particolare, in quest’ultima ottava, sono gli Small traders a prender paura ed a cedere l’intero lotto dei 15.913 contatti long. Gli stessi, però riducono ma non invertono la loro posizione, che resta Net Long. I Large Traders, invece, acquistano altri 2.823 contratti long e consolidano la loro ancora pingue posizione Net Long. I Commercial Trades, infine, acquistano la gran parte del lotto, ossia 13.090 contratti long, e riducono la abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, di entità nettamente inferiore a quelle registrate nel mese scorso, ci dicono che la volatilità è in diminuzione e che il mercato cerca con fatica un nuovo e più stabile equilibrio. Escludo però il ritorno in un ambiente Goldilocks, come paventato dal mio amico Danilo. Troppe infatti le incertezze e le contraddizioni che già da alcuni mesi gravano sui mercati. Inoltre, l’imminente rialzo dei tassi ad opera della Fed, seppur già scontato dal mercato, non favorirà di certo il ritorno ad un contesto di bassa volatilità. Il mercato azionario resta, tuttavia, come già detto, il mercato più solido e più forte dell’intero scenario intermarket. Le preoccupazioni, infatti, sono ancora tutte esterne allo stesso, come ben testimoniano gli indicatori interni, tutti ancora molto positivi e forti. Per tale specifico motivo non prevedo a breve nuovi forti scossoni. Il contesto generale è divenuto dunque alquanto incerto, ma non è, sinora, riuscito a scalfire la solidità e la forza dell’azionario che rimane in trend lateral – rialzista. Scenario, tuttavia, non proprio facile per l’attività di trading. Bisognerà operare con molta cautela ed armarsi di grande pazienza per ottenere delle performance.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora moderatamente positivo ma volatile per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo alquanto movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una lieve perdita, pari allo 0,19 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 3,90 %. Una sotto-performance del 4,09 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana innalzo dal 67,5 al 77,5 % le mie posizioni long e riduco dal 32,5 al 22,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 55 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 11 marzo 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, l’ottava appena trascorsa, non ha fornito significative e probanti indicazioni circa la direzione futura dei mercati finanziari internazionali. Restano, infatti, ancora molti i fattori d’incertezza e gli interrogativi che gravano sulle dinamiche future dell’economia mondiale. I nuovi dazi commerciali Usa non contribuiscono certo a rasserenare il clima, anzi potrebbero innescare una vera e propria guerra commerciale, che si sommerebbe  con la guerra valutaria già in corso da almeno un anno. Ma come ben sapete non sono questi gli unici fattori d’incertezza. Diversi interrogativi gravano, infatti, anche sulle prossime decisioni di politica monetaria della FED, sugli effetti della nuova politica fiscale Usa, nonché sul ritorno dei populismi in Europa, fragorosamente testimoniato dall’esito delle recenti elezioni italiane. Insomma i fattori d’incertezza non mancano, molto probabile pertanto attendersi il permanere di una volatilità marcata su tutti i mercati finanziari internazionali.

Come accennato in premessa, in quest’ultima ottava, non sono pervenute significative indicazioni dai vari settori dello scenario intermarket. Il dollaro Usa, s’apprezza dello 0,2 %, ma non si può certo parlare d’inversione di tendenza. Negli ultimi dodici mesi il deprezzamento è infatti ancora pari all’ 11%. Il dollaro debole, peraltro, fà parte integrante della nuova politica economica Usa, che vuole con determinazione ridurre l’ingente deficit commerciale americano. Inutile pertanto farsi illusioni, dovremmo conviverci per molti anni credo. Contrariamente alle attese, il deprezzamento del dollaro non ha sinora favorito un equivalente apprezzamento del valore delle commodities. Le stesse, infatti, in termini reali, risultano anch’esse in calo del 6,6 % negli ultimi dodici mesi. Ciò ingenera molti dubbi ed interrogativi sugli effettivi tassi di crescita futura dell’economia mondiale. Al riguardo, più fiducioso si dimostra il mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, in quest’ultima ottava, hanno raggiunto infatti il 2,90 %. Negli ultimi 12 mesi i loro rendimenti sono lievitati di 32 bps. Non proprio un incremento entusiasmante come qualcuno vuol far credere. Ciò accresce la mia convinzione che non ci sia in atto alcuna accelerazione della crescita economica, e tantomeno un ritorno sulla scena dell’inflazione. Ciononostante si danno per certi, nel corso dell’anno, reiterati aumenti dei tassi ad opera della Fed. Evidentemente nutrono maggior ottimismo, e s’attendono una crescita economica ben più sostenuta dell’attuale. Verificheremo nei prossimi mesi se tali attese si riveleranno fondate. Anche i mercati azionari, nonostante le fibrillazioni recenti, non sembrano al momento accreditare particolarmente il ritorno di uno scenario inflattivo. Non a caso nell’ultima settimana il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha rimbalzato del 3,54 % e si è riportato a quota 2.786,57 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 70.733

Large Traders : + 43.851

Small Traders : + 26.882

Si conferma e si consolida la storicamente volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari 15.997 contratti. In particolare, i potenti Commercial traders, evidentemente convinti che le incertezze non siano ancora finite, cedono l’intero lotto dei 15.997 contatti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, riacquistano 6.212 contratti long e rimpinguano la loro sempre solida e convinta posizione Net Long. Gli Small Trades, infine, acquistano anch’essi 9.785 contratti long e rafforzano alquanto la loro posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, consolidano l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 3 mesi, ossia dal 05/12/2017. Dal momento del suo esordio, l’S&P 500 ha registrato una crescita del 5,09 %. Crescita tuttavia non proprio lineare, nel corso del periodo in esame si è infatti passati da una crescita massima dell’ 8,35 %, ad una perdita dell’ 1,2 %. Un’escursione davvero ingente, pari al 9,55 % in soli 3 mesi, che conferma le caratteristiche peculiari della stessa, ossia quella di essere una configurazione particolarmente erratica, volatile ed incerta. Il consolidamento della stessa, avvenuto nell’ultima ottava, m’induce a pensare che la stessa non sia affatto al suo epilogo, anzi sembra aver l’intenzione di voler durare ancora a lungo. Ribadisco pertanto la mia vision a medio termine, dopo 2 anni di ininterrotti rialzi, già da 3 mesi siamo entrati in una fase molto più volatile e complessa, in cui l’attività di trading è divenuta oggettivamente più ardua e difficile. Non intravvedo però le condizioni per l’avvio di un bear market. L’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, nonché le attuali condizioni dello scenario intermarket non lo lasciano infatti presagire. Lo scenario è volatile, ma il trend resta ancora lateral-rialzista, bisognerà quindi operare con cautela ed affidarsi, ancor più che in passato, alle proprie capacità di stock picking, per conseguire delle performance.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora volatile per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una lieve perdita, pari allo 0,41 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 3,50 %. Una sotto-performance del 3,91 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo periodo, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana divento leggermente più ottimista, innalzo cioè dal 60 al 67,5 % le mie posizioni long e riduco dal 40 al 32,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long limitata al 35 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 4 marzo 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, è proseguita la fase d’incertezza nei mercati finanziari internazionali. Le contraddizioni s’accrescono e non si diradano. I nuovi dazi commerciali annunciati da Trump non contribuiscono infatti a rasserenare il clima. Aldilà dei fatti contingenti ci si chiede inoltre se, negli Usa, possano davvero coesistere, in una fase del ciclo economico già molto avanzato, una politica monetaria accomodante ed una politica fiscale anch’essa espansiva. Dilemma, acuito, anche dal recente cambio della guardia nella direzione della FED. Insomma i fattori d’incertezza non mancano, e ciò e ben espresso dall’estrema volatilità e dalle contraddizioni oggi presenti sia sulle borse che sull’intero scenario intermarket.

In questo incerto frangente, per avere dei lumi, è quindi molto importante monitorare con attenzione ogni indicazione proveniente dalle diverse asset class. Cominciamo pertanto dal dollaro Usa, che da alcune settimane ha interrotto la sua discesa e dimostra una certa stabilità. Ciò dovrebbe contribuire a far ritrovare stabilità anche ad altri mercati. Il suo recente deprezzamento ha infatti creato molte tensioni nel commercio internazionale e favorito l’attuale incertezza ed instabilità dei mercati. L’indebolimento del dollaro non ha però favorito una rivalutazione delle commodities. Anzi le stesse, in termini reali, risultano anch’esse in calo di circa il 4 % negli ultimi 4 mesi, e del 10 % nell’ultimo anno. Ciò avrebbe dovuto sopire i timori circa una ripresa dell’inflazione. Invece, qualcuno la intravvede arrivare sullo sfondo. In particolare il mercato obbligazionario Usa ha già registrato un deciso incremento dei propri rendimenti, e la Fed si propone di aumentare, a più riprese nel corso di quest’anno, i tassi. Evidentemente sono particolarmente ottimisti sulla crescita economica Usa. Personalmente non nutro la stessa fiducia, anzi nè sono alquanto scettico. Ma in finanza si sà le opinioni personali contano poco, ed i mercati, fino a prova contraria, hanno sempre ragione. I mercati per ora danno credito a chi prevede per quest’anno 3, 4, o forse addirittura 5 aumenti dei tassi sui fed funds Usa. Ipotizzano cioè un radicale mutamento di scenario rispetto al recente passato, vedono un’accelerazione della crescita economica Usa ed una FED tutta impegnata a morigerare il ritorno della rediviva inflazione. Vedremo se avranno ragione. A me per ora tale prospettiva appare più un auspicio, un bel sogno, che non la futura realtà. L’ipotesi di un imminente mutamento di scenario rende, peraltro del tutto lecite e giustificate le fibrillazioni registrate sui mercati azionari nell’ultimo mese. L’inflazione è infatti la vera grande nemica delle quotazioni azionarie. Se dovesse davvero tornare, gli storni cui abbiamo assistito nelle passate settimane sarebbero solo l’antipasto, il prologo, di storni ben più consistenti, e costituirebbero l’avvio di un vero e proprio bear market, e non una semplice e contingente correzione.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 54.736

Large Traders : + 37.639

Small Traders : + 17.097

Si stabilizza e si conferma, la volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni davvero esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 735 contratti. In particolare, i soli Small traders, probabilmente provati dalle recenti fibrillazioni dei mercati, cedono l’intero lotto dei 735 contatti long, ma rimangono ancora e saldamente in posizione Net Long. I Large Traders, invece, acquistano 394 contratti long e consolidano la loro posizione trend-following, Net Long. I Commercial Trades, infine, acquistano anch’essi i residui 341 contratti long e stabilizzano la loro naturale, posizione di copertura, Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana ci dicono che il mercato dei derivati azionari Usa si prende una pausa e resta in attesa di capire quale sarà l’evolversi della situazione. Approfitto pertanto dell’occasione per chiarire taluni aspetti dell’attuale configurazione. Come detto sin dal giorno del suo ritorno, in data 05/12/2017, essa per sua natura è una configurazione storicamente volatile. Natura confermata anche in quest’ultima occasione. La stessa è la più ricorrente sul mercato dei derivati azionari Usa, essendo presente nel 52 % del tempo. Nei casi precedenti la stessa ha associato un incremento medio dell’S&P 500 dell’1,76 %. In quest’ultimo caso al momento l’incremento è pari allo 0,58 %. La stessa però sembra ancora lontana dal suo epilogo, ma per ora sembra ricalcare sostanzialmente gli andamenti passati. Essa infatti è una configurazione volatile, ma lateral-rialzista. La stessa pertanto ci indica che ci troviamo in un periodo volatile ed incerto, ma non annuncia certamente l’avvio di un bear market. Ciò per me è più che sufficiente per derivarne preziose indicazioni operative. Non credo infatti che l’attuale correzione sia il prologo dell’avvio di un bear market sui mercati azionari, che in molti annunciano già dai tempi in cui l’S&P 500 era sotto quota 1.500 punti. Nel frattempo il nostro benchmark azionario mondiale ha quasi raddoppiato il suo valore, e l’esame del Cot Report ne ha costantemente predetto l’ascesa.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto e volatile per i mercati azionari, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una perdita pari al 2,4 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 0,52 %. Una sotto-performance dell’ 1,88 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo frangente, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana divento più cauto, riduco cioè dal 75 al 60 % le mie posizioni long ed innalzo dal 25 al 40 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long limitata al 20 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 25 febbraio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato, per la prima volta nell’ultimo mese, una diminuzione sensibile del livello di volatilità. Sembra, pertanto, che la buriana d’inizio mese sia ormai alle nostre spalle. La stessa non và, però, considerata come un semplice incidente di percorso, bensì come il segnale d’entrata in un nuovo, diverso ed incerto scenario. A mio avviso, infatti, non è un caso che l’improvvisa esplosione della volatilità si sia verificata subito dopo l’approvazione della riforma fiscale Usa. Dopo anni di rassicurante politica monetaria espansiva apprendere che si sta passando ad una diversa, ma ugualmente espansiva, politica fiscale, provoca inevitabilmente timori ed incertezze. In particolare ci si chiede, riuscirà davvero la flax tax Usa a favorire un’accelerazione della crescita economica americana, e di conseguenza di quella mondiale ? E cosa succederà al già ingente debito pubblico Usa ? Aumenterà ulteriormente ? Ed in tal caso come verrà finanziato ? Con la stampa di nuovi dollari o con l’emissione di altri bond ? Decisioni ed effetti al momento alquanto incerti che avranno un impatto su tutte le asset class. Del tutto naturale pertanto attendersi, per tutti i mercati finanziari, un futuro molto più volatile del recente passato.

E’ quindi importante, in questo frangente, monitorare con grande attenzione l’evolvere dell’intero scenario intermarket. In quest’ultima ottava, registriamo finalmente un discreto rimbalzo ( + 0,88 % ) del dollar index. Buon segnale perché nell’ultimo anno il massiccio deprezzamento ( -11 % ) della valuta Usa, ha provocato molti problemi, ed ha costituito la premessa dell’attuale instabilità intermarket. Le commodities lievitano anch’esse, ma con molta moderazione ( + 0,54 % ). Ciò accresce la mia convinzione sul fatto che l’inflazione, allo stato, non costituisce un vero pericolo per la stabilità dei mercati finanziari. La stessa nei prossimi mesi forse crescerà, ma con ritmi sempre moderati e non preoccupanti. Il settore obbligazionario, invece, nelle scorse settimane ha destato molte preoccupazioni. Nell’ultima ottava però sembra che la corsa al rialzo dei rendimenti si sia arrestata. Il bond decennale Usa rende infatti il 2,88 %, un solo bps in più di sette giorni orsono. La yield curve Usa, inoltre, resta ancora ben positivamente inclinata, i rendimenti dei bond a 2 anni, infatti, seppur in crescita, sono oggi ancora a quota 2,25 %. Allo stato pertanto è del tutto improbabile che l’economia Usa entri in recessione nel 2018. Ciò rassicura sulla tenuta dei mercati azionari, sostenuti peraltro, anche da previsioni di utili aziendali in crescita del 20 %. Non a caso il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha recuperato una buona parte delle recenti perdite, e quota oggi 2.747,30 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 55.077

Large Traders : + 37.245

Small Traders : + 17.832

Si conferma, ma su livelli molto più moderati, la statisticamente volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni ancora ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, complessivamente pari a 38.914 contratti. In particolare, come avevamo previsto nelle scorse ottave, gli operatori meno forti sono stati progressivamente costretti a cedere ai potenti Commercial traders, a prezzi molto ribassati, una gran parte delle loro dotazioni long. Solo in quest’ultima ottava i Large Traders cedono ben 25.265 contratti long e riducono la loro posizione trend-following sotto le quarantamila unità. Evidenzio che in due sole settimane sono stati costretti a cedere ben 67.527 contratti long. Anche gli Small Traders cedono 13.649 contratti ma rimangono ancora in posizione Net Long. I Commercial Trades, come già accennato, acquistano l’intero lotto dei 38.914 contratti long e riducono la loro, abituale e naturale, posizione di copertura sotto le sessantamila unità. Le significative movimentazioni di quest’ultima settimana ci dicono che la tensione sul mercato dei derivati azionari Usa si è molto attenuata. Gli operatori meno forti hanno, infatti, capitolato, cedendo a prezzo scontati, ai Commercial, una gran parte delle loro precedenti dotazioni long.   Non a caso la volatilità che abbiamo visto sui mercati nelle scorse settimane si è di molto ridotta. Non ci sarà pertanto a breve il crack dei mercati auspicato, ancora una volta a vuoto, dalla folta schiera degli incalliti ribassisti. Resta però, come detto in premessa, un mercato molto più incerto e volatile del recente passato. Ma ciò non costituisce un’eccezione, anzi è la condizione naturale dei mercati finanziari. L’eccezione era la situazione di infima volatilità degli scorsi 2 anni. Anni forse irripetibili per gli investitori, da molti però sprecati nel timore di un’improbabile inversione. Inversione che io non vedo neppure ora all’orizzonte, credo infatti in un mercato azionario ancora in moderata crescita, seppur in un contesto molto più incerto e volatile del recente passato.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo ma volatile per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo movimentato inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito un’esigua performance positiva, pari al + 0,10 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 2,90 %. Una sotto-performance del 2,80 %, che evidenzia le difficoltà operative di quest’ultimo frangente, ma che non fa venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana divento più ottimista, innalzo cioè dal 70 al 75 % le mie posizioni long e riduco dal 30 al 25 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 18 febbraio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sono tornati apparentemente più fiduciosi ed ottimistici. In particolare i mercati azionari, rassicurati dai tranquillizzanti dati sull’inflazione Usa, hanno recuperato circa il 50 % delle perdite subite nelle due precedenti ottave. A ben vedere, però, si nota ancora la presenza di una marcata volatilità. Volatilità che investe quasi tutto lo scenario intermarket, che ha il suo epicentro nel settore obbligazionario, e che a cascata si propaga poi al settore valutario ed a quello azionario. Il ritorno improvviso della volatilità è, a mio avviso, ascrivibile agli effetti, molto controversi ed incerti, della nuova politica fiscale Usa. In particolare i mercati sembrano molto temere per la gestione futura del debito pubblico americano, previsto in ulteriore considerevole aumento.

Come accennato, quasi tutto lo scenario intermarket è investito dal ritorno della volatilità. L’epicentro della stessa è, come detto, localizzato nel settore obbligazionario. Gli ultimi moderati dati sull’inflazione Usa ci dicono che il lievitare dei rendimenti non è affatto dovuto ad un imminente ritorno del fenomeno inflattivo. Gli investitori chiedono invece maggiori rendimenti come ricompensa per il maggior rischio percepito sui titoli del debito pubblico Usa. I più grandi detentori degli stessi ( Cina, Giappone ) credo ne stiano vendendo parecchi. Ciò determina un calo del loro prezzo ed un conseguente rialzo dei rendimenti, oggi pari al 2,87 % sui bond a 10 anni. La vendita dei bond Usa determina inevitabili effetti anche nel settore delle valute. Vendere asset in dollari comporta infatti un deprezzamento dello stesso. Non a caso negli ultimi 12 mesi il dollaro index ha perso l’11,3 % del suo valore, e solo negli ultimi 2 mesi, ossia dopo l’approvazione della riforma fiscale, la perdita è stata pari al 5,15 %. A riprova di quanto detto, notevoli risultano gli impatti sui rapporti di cambio USDYEN oggi pari a 106,30 ( – 5,77 % ), ed USDYUAN sceso nei pressi di quota 6,30 ( – 8,16 % ). Anche il settore delle commodities è, com’è noto, influenzato dal valore del dollaro Usa. In tal caso, però, non notiamo particolari tensioni. Le commodities infatti a stento sono riuscite, con i rialzi dei loro prezzi, a recuperare quanto perso dalla moneta in cui vengono scambiate. Ciò ci rassicura sulla circostanza che non ci sono all’orizzonte seri pericoli inflattivi. Contiamo pertanto che anche per quest’anno prosegua il percorso virtuoso di una crescita economica non accompagnata da particolari pressioni inflazionistiche. Mix, questo, ottimale per la crescita ulteriore degli utili aziendali, e di conseguenza per il lievitare delle quotazioni azionarie. Non a caso in quest’ultima settimana, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha recuperato circa il 50 % delle perdite delle precedenti due ottave, e si è riportato a quota 2,732,22 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 93.991

Large Traders : + 62.510

Small Traders : + 31.481

Trova dunque ancora conferma, la volatile, per sua natura, configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo nuovamente variazioni molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari complessivamente a 42.262 contratti. In particolare, i Large Traders, che avevano ingaggiato un braccio di ferro con i Commercial, sono stati costretti, com’era prevedibile, a capitolare. Cedono infatti l’intero lotto dei 42.262 contratti long e riducono la loro posizione trend-following a poco più di sessantamila contratti. La maggior parte però non li acquistano i Commercial , bensi gli Small Traders ( 23.373 ), che consolidano alquanto la loro prima traballante posizione Net Long. I Commercial, invece, ne acquistano solo 18.889 e riducono la loro abituale posizione Net Short sotto le centomila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana attenuano senza dubbio la tensione e gli estremi prima presenti sul mercato dei derivati azionari Usa. Però gli stessi non scompaiono del tutto. La circostanza che i potenti Commercial Traders abbiamo acquistato, ma con moderazione, ci induce a ritenere che gli stessi sappiano che le tensioni presenti, soprattutto a monte del mercato azionario, non scompariranno in breve tempo. Anzi, potrebbero avere ulteriori rigurgiti, con inevitabili ripercussioni anche sul mercato azionario. Il pericolo è chiaramente costituito dal debito pubblico Usa, la cui gestione diventerà, nel corso dei prossimi mesi, sempre più impervia e difficoltosa. l mercati azionari Usa, con utili quest’anno previsti in crescita del 20 %, restano di per sé molto solidi, ma potrebbero indirettamente subire i problemi, già oggi molto evidenti, presenti nel settore obbligazionario e valutario. Per tale motivo confermo la mia view di medio termine, che vede mercati azionari in ulteriore rialzo, accompagnati però da una volatilità ben maggiore di quella, davvero infima, registrata negli scorsi 2 anni.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo ma volatile per i mercati azionari, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva, pari al + 0,48 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 3,63 %. Una sotto-performance del 3,15 %, che esprime le difficoltà operative di quest’ultimo frangente, che non fa però venir meno la fiducia nel mio trading system, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana cambio l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 50 al 70 % le mie posizioni long e riduco dal 50 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 11 febbraio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, i timori da me espressi 7 giorni orsono, circa un ritorno in grande stile della volatilità, hanno trovato piena conferma. La volatilità era rimasta anormalmente compressa per quasi due anni. Era quindi molto probabile attendersi un suo fragoroso ritorno sulla scena. La stessa infatti fa parte integrante, anzi costituisce l’essenza stessa, il tratto peculiare, dei mercati finanziari. Anormale pertanto non è la sua presenza, bensì la sua eventuale assenza. I mercati infatti altro non riflettono se non i labili e cangianti sentimenti della psicologia umana. Anche in questa occasione, molti però sembrano dimenticarlo, e ne traggono considerazioni d’ordine economico del tutto prive di fondamento. Dopo due anni di ininterrotti rialzi, sono infatti bastate due settimane di turbolenza , per ridar fiato alle trombe di chi, da anni ormai, prefigura una nuova devastante crisi dell’economia, ed il conseguente crollo dei mercati finanziari internazionali. Credo che anche questa volta le loro nichilistiche previsioni saranno fragorosamente smentite.

Lo scenario intermarket, già da alcune settimane, annunciava in vari modi un probabile ritorno di volatilità sui mercati finanziari internazionali. Il primo mercato ad esserne stato investito era stato quello valutario. Il dollar index, infatti, negli ultimi 12 mesi, ha progressivamente perso oltre il.10 % del suo valore. Debolezza, quella del dollaro, frutto dei nuovi orientamenti di politica economica perseguiti dall’Amministrazione Trump. Debolezza che ha creato problemi sia in Europa che in Asia, causati dai rapporti di cambio divenuti man mano molto onerosi ed elevati. La svalutazione del dollaro avrebbe dovuto favorire una marcata rivalutazione delle commodities, che invece non c’è stata. Il crude oil quota infatti ancora sotto i 60 dollari al barile, e l’oro poco sopra i 1300 dollari l’oncia. In realtà nell’ultimo anno le commodities, in termini reali, ossia al netto delle svalutazioni subite dal dollaro, hanno perso il 13,4 % del loro valore. Nonostante ciò in molti parlano di un imminente ritorno sulla scena dell’inflazione. Ritorno, del tutto immaginario, che dovrebbe conseguentemente far lievitare i tassi ed i rendimenti del mercato obbligazionario. Ma di cosa si parla ? Rammento, infatti, che nonostante i recenti rialzi, i rendimenti del bond decennale Usa sono oggi poco più dell’1 % sopra ai loro minimi storici. Tassi così bassi non ci sono mai stati nella storia. Il crollo pluriennale degli stessi è infatti frutto di potentissimi fattori deflazionistici, ancora tutti ben vivi e vegeti. L’inflazione è in realtà ormai uno spettro, un vero e proprio fantasma sulla scena economica internazionale. Il vero pericolo, contro il quale ancor oggi si combatte è la deflazione non l’inflazione. Ma si sa che “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere “. Un’evidente dissonanza cognitiva alimentata negli ultimi giorni dall’incremento annuo, pari al 2,9 % ( sic ! ), dei salari Usa. Sulla base di tale misunderstanding, si prefigura anche un imminente crollo dei mercati azionari. La convulsa correzione di questi giorni sembra dar fiato alle loro tesi. Tesi che non hanno, a mio avviso, fondamento alcuno, i costi dei maggiori fattori produttivi, seppur in lieve rialzo, rimangono infatti ancora molto contenuti. Non a caso le ultime stime parlano di un incremento monstre ( + 19,6 % ) per gli utili annuali delle aziende Usa. Fra qualche settimana, passata la salutare buriana, le ragioni che alimentano da anni quest’ormai storico bull market riprenderanno, quindi, di nuovo ed inevitabilmente, il sopravvento, ed i mercati azionari proseguiranno nella loro irresistibile ascesa.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 112.880

Large Traders : + 104.772

Small Traders : + 8.108

Si conferma, pertanto, la nuova volatile configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni ancora significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 15.114 contratti. In particolare, ed era inevitabile, sono gli Small Traders, a prender per primi paura ed a cedere l’intero lotto dei 15.114 contratti long. Ciononostante restano ancora, seppur di misura, in condizione Net Long. I Large Traders, invece non si arrendono, anzi acquistano la gran parte del lotto, ossia 14.027 contratti long, ed incrementano ai valori massimi degli ultimi anni la loro posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, per ora non intervengono, acquistano infatti, solo i residui 907 contratti long, e permangono in una massiccia ed esasperata posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana ci dicono che lo scontro titanico tra Commercial e Large traders è ancora in corso, anzi forse siamo ancora all’inizio dello stesso. I potenti Commercial Traders, con gli utili aziendali previsti in crescita di quasi il 20 %, vogliono infatti una buona parte dei titoli azionari oggi detenuti dai Large Traders, che invece non vogliono darglieli. Altro che crollo dei mercati. Da ciò lo scontro e la conseguente esasperata volatilità che osserviamo in questi giorni. Per ora i Large non sembrano avere alcuna intenzione di assecondare i voleri dei Commercial, anzi hanno ulteriormente incrementato i loro acquisti. Da ciò desumo che anche nella prossima ottava registreremo un’elevata volatilità sui mercati azionari Usa. Alla fine però, di fronte a nuove cadute delle quotazioni, saranno costretti a cedere, e solo allora ritornerà la calma. I mercati, per chi ancora non lo sapesse, sono sempre stati determinati dai voleri delle “ Mani Forti “. Nei mercati azionari le mani forti sono i Commercial Traders, ossia le grandi bance d’affari Usa. In attesa che lo scontro si risolva è saggio restare a bordo ring ed attendere che lo stesso abbia termine.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora altamente volatile per i mercati azionari, che cercherò, comunque di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva, pari al + 2,46 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 0,86 %. Una sovra-performance dell’1,60 %, che in questo particolare frangente conferma la bontà del mio approccio operativo, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana muto ulteriormente l’assetto strategico del mio portafoglio, riduco cioè dal 65 al 50 % le mie posizioni long ed innalzo dal 35 al 50 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione di attesa e neutra per il mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 4 febbraio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, gli accadimenti di quest’ultima settimana, e di questo inizio d’anno, rendono sempre più evidente che, molto probabilmente, questo sarà un anno molto volatile su tutti i mercati finanziari internazionali. La volatilità, mantenutasi molto bassa negli ultimi due anni, serve peraltro ai grandi gestori per produrre performance accettabili. Le incertezze del momento, indotte dall’avvio della Trumponomics, nè favoriscono, d’altronde, il ritorno in grande stile sulla scena. Innalziamo pertanto la nostra vigilanza e l’attenzione al fine di non farci cogliere impreparati, e non subirne gli effetti.

Lo scenario intermarket, riflette, già da alcune settimane, il ritorno di un’accentuata volatilità su diversi mercati. Il primo mercato ad esserne stato investito è stato quello valutario. In particolare il dollar index ha alquanto accentuato la sua già latente debolezza. Negli ultimi due mesi ha infatti perso il 5 % del suo valore. Nell’ultimo anno la perdita assomma, invece, al 10,6 %. Debolezza che sembra adombrare l’inizio di una vera e propria guerra valutaria, e di conseguenza commerciale, degli Stati Uniti contro l’Europa ed il resto del Mondo. La svalutazione del dollaro, peraltro, non sembra affatto un fenomeno contingente, bensì uno degli strumenti della nuova politica economica americana, ed una diretta conseguenza della nuova politica fiscale, attraverso la quale Trump spera di riportare l’America ai tassi di crescita del passato. Speranze e buoni propositi che al momento non trovano alcun riscontro nell’economia reale. Le commodities, infatti, si mantengono caute, e non sembrano preannunciare un’imminente accelerazione della crescita economica. Sul piano reale, le quotazioni delle stesse, sono infatti cresciute, negli ultimi due anni, solo di un modesto 5 %. I mercati obbligazionari, invece, sembrano dar credito alle speranze dell’Amministrazione Trump. I rendimenti sul bond decennale Usa, questa settimana, sono infatti cresciuti di altri 18 bps ed hanno raggiunto quota 2,84 %. Molto cauta, ossia pari a 2 bps, invece, la crescita dei rendimenti dei bond a due anni. Si accentua pertanto l’inclinazione della yield curve Usa, oggi pari a 69 bps. Molto probabile, pertanto, che la nuova politica fiscale Usa prolunghi ulteriormente la durata di questo già lunghissimo ed anomalo ciclo economico. L’accentuato rialzo dei rendimenti di quest’ultima ottava ha messo paura e portato volatilità anche sui mercati azionari. Dopo gli eccessi rialzisti d’inizio d’anno, assistiamo pertanto a storni altrettanto consistenti e marcati. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra la peggior settimana degli ultimi 2 anni, storna infatti del 3,85 % ed arretra sino a quota 2.762,13. Insomma la volatilità, partita dapprima dal settore valutario, ed ancor prima dalle cripto-valute, si è in poche settimane estesa agli altri mercati, ed investe oggi l’intero scenario intermarket.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 113.787

Large Traders : + 90.565

Small Traders : + 23.222

Si conferma, dunque, ed anzi si consolida, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni ancora molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 30.786 contratti. In particolare, gli Small Traders, nella peggior settimana di mercato degli ultimi 2 anni, si confermano degli operatori contrarian, riacquistano infatti ben 18.951 contratti long, e consolidano alquanto la loro nuova posizione Net Long. I Large Traders, acquistano anch’essi altri 11.835 contratti long, e consolidano la loro già molto pingue posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, vendono l’intero lotto dei 30.786 contratti long, e portano la loro abituale posizione di copertura, Net Short, sui livelli massimi degli ultimi 5 anni. Le ingenti movimentazioni che, nelle ultime settimane, registriamo sul mercato dei derivati azionari ci segnalano che la volatilità si è ormai estesa anche a tale mercato. Ciò è confermato anche dalle posizioni davvero marcate ed estreme assunte dagli operatori più grossi ed importanti. E’ raro infatti registrare tali valori estremi sia per i Large che per i Commercial traders. L’accresciuta volatilità, a mio avviso, non implica e non comporta per ora un cambio di direzionalità del trend di mercato, che rimane saldamente rialzista. Il rialzo, però, non proseguirà in modo lineare, cauto e continuo, come accaduto nel recente passato. Il percorso diventerà probabilmente molto più impervio ed accidentato, e durante lo stesso non si escludono episodi di storni improvvisi e consistenti, come accaduto in quest’ultima settimana. E’ pertanto saggio ed opportuno assumere d’ora in poi un atteggiamento più morigerato e guardingo, coprendo opportunamente le proprie esposizioni sui mercati. D’altronde è questa la situazione di mercato storicamente più ricorrente, non certo quella particolarmente favorevole e benigna degli ultimi 2 anni. .

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, più impervio, ma ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva, pari al + 2,61 %. Performance inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 5,58 %. Una sotto-performance del 2,97 %, che non fa venir veno la fiducia nel mio approccio operativo, che negli ultimi 5 anni ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, in coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana muto l’assetto strategico del mio portafoglio, riduco cioè dall’80 al 65 % le mie posizioni long ed innalzo dal 20 al 35 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari “ solo “ al 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 28 gennaio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è divenuto sempre più evidente e chiaro che sono in corso, rispetto al recente passato, importanti mutamenti nello scenario economico internazionale. Dopo un anno d’incubazione prende infatti compiutamente forma la Trumponomics, che accantona la politica monetaria accomodante dell’era Obama, e la sostituisce con una politica fiscale ancor più accomodante ed espansiva. Europa e Giappone sono invece ancora ferme agli stimoli di carattere monetario. La divergenza, ormai molto palese, ha già determinato importanti effetti sui più importanti rapporti di cambio, e conseguentemente molte tensioni sul piano dei rapporti politici e diplomatici.

Lo scenario intermarket riflette, peraltro, già da tempo, la sopra menzionata divergenza. In particolare, è da oltre un anno, che evidenzia un sempre più marcato indebolimento del dollar index. In dodici mesi la valuta Usa ha infatti perso l’11,3 % del suo valore. Il rapporto EURUSD è risalito sin nei pressi di quota 1,25, ed il rapporto USDYEN è sceso sin quota 1,09. Rivalutazioni marcate che non fanno certamente bene all’economia europea ed a quella nipponica. D’altronde ciò è un effetto inevitabile della nuova politica fiscale Usa. Essa, infatti, produrrà, anche se non lo ammettono e non lo dicono, un incremento del già ingente debito pubblico americano. Maggior debito che sarà finanziato con l’emissione e la stampa di altri dollari, ed il mercato giustamente ne deprezza già da ora il suo valore. Le grandi tensioni sul mercato valutario non hanno, però, sin ad ora turbato il positivo clima dell’economia mondiale, che continua a crescere a ritmi più sostenuti del recente passato. Il deprezzamento del dollaro, infatti, ha determinato una rivalutazione, ma solo in termini nominali, delle quotazioni delle commodities. Sul piano reale, invece le quotazioni delle stesse rimangono ancora molto stabili e moderate. Anzi per Europa e Giappone risultano meno costose ( – 8,4 % ) di un anno addietro. E ciò impatta positivamente sulle loro prospettive di crescita. Anche sui mercati obbligazionari non s’intravvedono, al momento, particolari tensioni. I rendimenti sul bond decennale Usa, questa settimana, sono, infatti, cresciuti solo di 2 bps ed hanno raggiunto quota 2,66 %. Più marcata, ossia pari a 7 bps, la crescita dei rendimenti dei bond a due anni. L’inclinazione della yield curve Usa resta comunque ancora positiva, pari a 50 bps, e ciò rassicura sulla prosecuzione e sulla tenuta della crescita economica americana. Insomma per ora le tensioni restano delimitate e circoscritte al settore valutario e non impattano affatto sugli andamenti dell’economia reale. Per questo motivo i mercati azionari Usa continuano nella loro turbo ascesa, stabilendo ogni settimana nuovi record storici. In particolare, in quest’ultima ottava, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è lievitato di un ulteriore 2,33 % ed ha raggiunto quota 2.872,87 .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 83.001

Large Traders : + 78.730

Small Traders : + 4.271

S’indebolisce, ma trova ancora conferma, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 15.552 contratti. In particolare, gli Small Traders prendono nuovamente paura e vendono l’intero lotto dei 15.552 contratti long, ma restano ancora, seppur di misura, in posizione Net Long. I Large Traders, invece, si confermano degli operatori trend-following, acquistano infatti altri 11.518 contratti long, e consolidano la loro ancora molto ingente posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, dopo aver fatto incetta di azioni sui minimi di inizio 2016, oggi si godono i lauti guadagni ( + 50 % ), acquistano quindi solo i residui 4.004 contratti long, e rimangono nella loro abituale  e pingue posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ribadiscono e confermano uno dei tratti peculiari di questo ormai storico bull market dei mercati azionari, ossia lo scetticismo degli investitori retail. Non ci hanno, a torto, mai creduto. Ancora oggi, infatti, dopo una rivalutazione pluriennale e mostruosa, appaiono solo timidamente Net Long. Dopo le ultime settimane di vigorosi rialzi in molti s’attendono un imminente crollo dei mercati azionari. Io non sono affatto di quest’avviso. Probabile una mini correzione che servirà ad assestare alcuni valori, ma nulla di più. Mai visto infatti un crollo dei mercati con tali condizioni intermarket, con gli small traders che posseggono appena il 5 % dei contratti long, e con gli utili aziendali previsti in crescita del 15,5 % nei prossimi dodici mesi. Credo, anzi, che quota 3.000 sia ormai l’obiettivo minimo per il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo brillante inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance ampiamente positiva, pari al + 6,22 %. Performance inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 8,79 %. Una sotto-performance del 2,57 %, che testimonia che la nostra borsa, a sorpresa, ha corso ancor più delle mie già molto ottimistiche previsioni. Ma mi accontento, certo che il mio portafoglio darà il meglio di sé in periodi meno favorevoli, non a caso, negli ultimi 5 anni, ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, questa settimana, in coerenza con l’analisi sopra esposta, non muto l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari “ solo “ al 60 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 21 gennaio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è proseguito, senza alcun intoppo, il clima di fiducia e l’ottimismo su tutti i mercati finanziari internazionali. Si scontano, evidentemente, non solo negli Usa, bensì in tutto il Mondo, aspettative di crescita economica ben più sostenute di quelle registrate nel recente passato. Inoltre, tale crescita si presenta ancora sana, ossia priva di particolari tensioni sui prezzi dei principali fattori produttivi. Un quadro apparentemente idilliaco, anche se non mancano, come sempre, contraddizioni e problemi, soprattutto di ordine politico, come testimonia, proprio in queste ore, lo shutdown Usa, per la mancata approvazione del bilancio federale.

Lo scenario intermarket riflette peraltro molto fedelmente l’attuale momento dell’economia. In particolare, continuiamo a registrare una persistente e marcata debolezza del dollaro Usa, che ha perso oltre il 10 % negli ultimi dodici mesi. Apparentemente una contraddizione, ma evidentemente ci sono molte preoccupazioni sul deficit nonché sulla futura gestione del debito pubblico Usa. Il deprezzamento del dollaro sinora non ha impattato sulle prospettive di crescita delle altre economie, che sono costrette a subirlo. Ma non illudiamoci, perché se lo stesso dovesse ulteriormente proseguire avremo sicuramente delle ripercussioni negative, ed una vera e propria guerra valutaria. Non è un caso che proprio questa settimana la Cina abbia lanciato dei pesanti avvertimenti, downgradando pesantemente il debito federale Usa. La svalutazione del dollaro, che è sicuramente il fenomeno più importante del momento, ha favorito anche una rivalutazione, in termini nominali, delle quotazioni delle commodities. Fenomeno quest’ultimo molto enfatizzato dai media, ma in realtà poco rilevante sul piano reale. Al netto della perdita di valore del dollaro, l’apprezzamento delle commodities è infatti pari ad un modesto 4 % negli ultimi 9 mesi. Non ci sono pertanto all’orizzonte seri pericoli di una ripresa dell’inflazione, e ciò rassicura sulla prosecuzione ulteriore di questo già lungo ciclo espansivo dell’economia. Qualcuno comincia ad intravvedere preoccupazioni anche negli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti sul bond decennale Usa, questa settimana, sono, infatti, ulteriormente lievitati ed hanno raggiunto quota 2,64 %. Evidenzio, tuttavia, che l’inclinazione della yield curve Usa resta ancora ampiamente positiva, ossia pari a 58 bps. Resta pertanto ancora molto lontana l’ipotesi di una recessione dell’economia Usa. Assunto, quest’ultimo, ampiamente confermato dagli andamenti, ancora molto bullish, dei mercati azionari, sia Usa che mondiali. In quest’ultima ottava, registriamo infatti nuovi record su tutti gli indici azionari americani. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, abbatte una nuova barriera, ossia quella dei 2,800 punti, chiudendo la settimana a quota 2.810,30 .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 87.005

Large Traders : + 67.212

Small Traders : + 19.793

Si assesta e trova, pertanto, ulteriori conferme la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, comunque, variazioni significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 21.663 contratti. In particolare, i Large Traders, rassicurati dagli effetti della riforma fiscale e da previsioni di crescita degli utili aziendali ancor più ottimistiche, ossia pari al 14,3 % per l’intero 2018, riprendono fiducia e riacquistano l’intero lotto dei 21.663 contratti long, consolidando in tal modo la loro già pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, mostrano qualche vertigine da alta quota, cedono infatti 2.460 contratti long, ma restano ancora e saldamente in posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, visto il clima di fiducia imperante, cedono i residui 19.203 contratti long, e rafforzano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava assestano e consolidano la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In particolare il mercato sembra aver capito che la riforma fiscale Usa prolungherà ulteriormente il ciclo espansivo dell’economia americana, e di conseguenza dell’intera economia mondiale. Il ritmo d’ascesa delle quotazioni è divenuto però nelle ultime settimane davvero forsennato ed ha bisogno di una pausa. L’acquisto di contratti long da parte dei soli Large traders, unito al temporaneo shutdown potrebbe favorire, nel breve, una pausa, o una lieve e salutare mini correzione. Nel medio termine, invece, non s’intravvedono particolari problemi per l’attuale trend rialzista che credo proseguirà, seppur con ritmi molto più morigerati dell’attuale. D’altronde con un’economia in ulteriore crescita e con utili aziendali previsti in esponenziale lievitazione, non ci si può certo attendere delle marcate correzioni e tantomeno un’inversione di trend. Non sarebbe nè coerente, né logico, anche se le attuali quotazioni appaiono già molto elevate, e per molti già in conclamata bolla.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  In questo brillante inizio d’anno, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance ampiamente positiva, pari al + 6,38 %. Performance inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 8,22 %. Una sotto-performance dell’ 1,84 %, che testimonia che la nostra borsa, a sorpresa, ha corso ancor più delle nostre già molto ottimistiche previsioni. Ma non andrà sempre così, ed il mio portafoglio dà solitamente il meglio di sé in periodi molto meno favorevoli, non a caso, negli ultimi 5 anni, ha conseguito una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò premesso, questa settimana, in perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, non muto l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 60 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 14 gennaio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati azionari, sia Usa che internazionali, hanno proseguito, con ritmi alquanto sostenuti, la loro inarrestabile corsa al rialzo. L’approvazione della riforma fiscale Usa ha indubbiamente fornito agli investitori nuove e fondate ragioni d’ottimismo. A seguito della stessa, infatti, le previsioni di crescita degli utili aziendali, per l’anno in corso, sono state riviste in ulteriore rialzo. Le ultime stime prevedono che gli utili della Corporate America cresceranno, nel 2018, di oltre il 13 %. Previsioni davvero allettanti, che giustificano e sorreggono il forte rally in corso nei mercati azionari.

La riforma fiscale Usa produce, tuttavia, effetti non solo sul mercato dell’equity, bensì sull’intero scenario intermarket. In particolare, registriamo, anche nell’ultima ottava, un marcato indebolimento del dollaro Usa. Non c’è da meravigliarsi, la riforma fiscale voluta da Trump, checché ne dicano, amplierà ulteriormente il già ingente deficit pubblico statunitense, da finanziare poi inevitabilmente con nuove emissioni del biglietto verde. Meno tasse sulle imprese e deprezzamento del dollaro costituiscono peraltro i pilastri della politica economica Trumpiana, riassunti nello slogan “ America first “. A danno dell’Europa come testimonia il nuovo oneroso livello del rapporto di cambio EURUSD, ed a danno anche dell’Asia. Aspettiamoci quindi delle reazioni, soprattutto ad opera della Cina, ed una selvaggia nuova guerra valutaria. La svalutazione del dollaro, che molto probabilmente proseguirà, ha peraltro già innescato una marcata ripresa nominale delle quotazioni delle commodities, ed in particolare del Crude Oil, che nell’ultima settimana ha sfiorato nuovamente i 65 dollari al barile. Trattasi tuttavia solo di un’illusione ottica, poiché in termini reali, la rivalutazione è molto più esigua e contenuta, ossia inferiore al 5 % negli ultimi 9 mesi. Non s’intravvede pertanto un serio pericolo inflattivo, e ciò costituisce una garanzia per l’ulteriore prosecuzione di questo anomalo ed interminabile ciclo espansivo dell’economia. Tale assunto trova conferma anche negli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti sul bond decennale Usa sono sì lievitati, questa settimana, sino a quota 2,55 %, ma il differenziale con i rendimenti dei bond a due anni resta ancora ampiamente positivo e rassicurante, ossia pari 56 bps. Al riguardo, evidenzio, che, nell’ultimo mese, ossia dal momento dell’approvazione della riforma fiscale, il processo di appiattimento della yield curve Usa si è praticamente arrestato. Molto probabile pertanto che gli Usa, grazie ad essa, riescano a scavallare anche l’anno 2018 senza entrare in recessione. Ed è questo scenario, particolarmente favorevole, ossia una prosecuzione della crescita economica senza inflazione, che oggi scontano i mercati azionari, sia Usa che mondiali. Non meravigliano pertanto i nuovi record che si registrano sia negli Usa che in altri Paesi. Scenario idilliaco, per ora non scalfibile, ma che in prospettiva, come già accennato, potrebbe celare pericolosi contrasti d’interesse fra le più importanti economie del mondo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 67.802

Large Traders : + 45.549

Small Traders : + 22.253

Si conferma, e si assesta, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Anche in quest’ultima ottava registriamo, comunque, variazioni molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 41.380 contratti. In particolare, i Large Traders, sembrano voler decisamente allentare la forte pressione speculativa rialzista delle ultime settimane, cedono infatti l’intero lotto dei 41.380 contratti long, e tornano in una più cauta e morigerata posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, ringalluzziti dai recenti guadagni, si mostrano sempre più fiduciosi, acquistano infatti altri 4.774 contratti long, e consolidano la loro recente e nuova posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, riacquistano i residui 36.606 contratti long, e riducono a livelli più normali la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le ancora ingenti movimentazioni di quest’ultima ottava sembrano, come detto, voler annunciare una pausa nell’esponenziale trend rialzista dell’ultimo mese. In particolare il mercato sembra aver completamente scontato l’euforia indotta dall’approvazione della riforma fiscale Usa. I Large Traders, infatti, quasi dimezzano la loro esposizione Net Long. Pausa, ossia rallentamento del ritmo d’ascesa, che non significa però correzione nè tantomeno inizio di un’inversione di trend. Le ragioni, sia macro che micro-economiche, che stanno alla base dell’ingente e prolungato rialzo delle quotazioni azionarie, sono infatti ancora tutte ben vive e vegete. La crescita economica sembra voler ulteriormente proseguire, forse anche aldilà delle precedenti previsioni temporali, inoltre non sembrano intravvedersi imminenti e seri pericoli inflattivi. Gli utili aziendali, di conseguenza, sono attesi in ulteriore crescita, e ciò garantisce e rassicura circa la tenuta dell’attuale trend rialzista. A mio avviso, nel breve termine, solo un ulteriore indebolimento del dollaro Usa potrebbe turbare la quiete e la serenità dei mercati, ed innescare reazioni e turbolenze tali da favorire, a cascata, anche una correzione delle attuali quotazioni azionarie.

Futuro prossimo si prospetta, quindi, più cauto, ma ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In quest’inizio d’anno, il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance ampiamente positiva, pari al + 5,74 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 6,84 %. Una sotto-performance dell’ 1,10 %, che dimostra che la nostra borsa ha corso ancor più delle nostre, già molto ottimistiche, attese e previsioni. Ma non sarà sempre così, confermiamo pertanto l’attesa di una sovra-performance annua pari alla media conseguita negli ultimi 5, ossia pari al 16 %. Ciò detto, questa settimana, in coerenza con l’analisi sopra esposta, muto leggermente l’assetto del mio portafoglio, ossia riduco dall’85 all’80 % le posizioni long ed incremento dal 15 al 20 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 60 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 7 gennaio 2018

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella prima settimana dell’anno, i mercati azionari internazionali, hanno inaspettatamente esordito con i botti ed i fuochi d’artificio. Stabiliti nuovi importanti record a Wall Street, ma anche l’Europa e l’Asia non sono state da meno. Evidentemente gli investitori credono in un’accelerazione della crescita economica a livello globale. A dire il vero gli altri mercati, quelli non azionari, non esprimono lo stesso entusiasmo e fiducia. Una contraddizione ? Non credo proprio, anzi la pacatezza degli uni costituisce la ragione dell’esuberanza degli altri e disegna il tratto davvero peculiare di questo ciclo economico.

L’apparente contraddizione è peraltro ben visibile sullo scenario intermarket. Registriamo, infatti, diversamente dal passato, che da almeno un anno la crescita Usa è sostenuta ed accompagnata da un progressivo indebolimento del dollaro. Negli ultimi 12 mesi la valuta americana ha infatti perso circa il 10 % del proprio valore. Ciò tuttavia non ha impattato sulle altre più importanti economie del globo, ancora sorrette da politiche monetarie estremamente generose ed espansive. La svalutazione del dollaro, inoltre, ha favorito una ripresa delle quotazioni delle commodities, ed in particolare del petrolio. Ciò è senz’altro un bene per i Paesi produttori, in particolare per la Russia ed i Paesi Arabi che mostrano apprezzabili segnali di ripresa. L’apprezzamento delle commodities, in termini reali, ossia al netto della svalutazione del dollaro,  è tuttavia ancora molto limitato ed esiguo, pari ad un modesto + 5 % negli ultimi 2 anni. Se si allarga invece l’orizzonte di osservazione, si constata che negli ultimi 10 anni, ossia dall’anno 2008, anno dell’ultima grande crisi, le commodities hanno perso, in termini reali, circa 1/3 del proprio valore. Questa circostanza, sottovalutata da più, è a mio avviso la ragione fondante, il motore primario, di questo anomalo ed interminabile ciclo economico. Ciclo del tutto particolare e peculiare, caratterizzato da un’espansione economica alquanto moderata, ed assolutamente privo d’inflazione. Caratteristiche queste confermate anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. Basti pensare che oggi, dopo quasi 9 anni di ininterrotta crescita economica, i rendimenti dei bond decennali Usa stazionano ancora all’esigua quota del 2,47 %, ossia solo 100 bps in più del loro minimo storico. Crescita economica senza inflazione, una sorta di EDEN per i mercati azionari, talmente improbabile ed eccezionale da risultare non credibile e non riconoscibile a tantissimi investitori che si sono purtroppo persi uno dei più grandi bull market della storia. Le ragioni,  demografiche economiche e tecnologiche, che stanno alla base di questo innovativo paradigma dell’economia sono, a mio avviso, ancora tutte presenti. Forse solo un errore di politica monetaria, compiuto per contrastare un’inflazione che assolutamente non c’è, potrebbe far imballare il sistema e far deragliare di conseguenza i mercati finanziari internazionali.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 104.408

Large Traders : + 86.929

Small Traders : + 17.479

Si consolida, pertanto, definitivamente, il nuovo assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovamente variazioni molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 32.302 contratti. In particolare, i Large Traders, del tutto coerentemente, essendo degli operatori trend-following, acquistano altri 27.800 contratti long, e portano l’entità della loro posizione Net Long quasi sui massimi di sempre. Gli Small Traders, più cauti, acquistano anch’essi altri 4.502 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro nuova posizione Net Long. I Commercial Traders, anche in quest’ultima ottava, prendono atto della crescente fiducia delle altre 2 categorie di operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 32.302 contratti long, assumendo una posizione di copertura Net Short, quasi record, superiore alle centomila unità. Le davvero molto ingenti movimentazioni di queste ultime due settimane hanno completamente ridisegnato l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Come interpretare tutto ciò, cosa vogliono dirci ? A me sembra che preannuncino l’entrata nella fase pericolosa, ma molto profittevole, dell’euforia dei mercati azionari. Sinora infatti i mercati sono cresciuti con continuità ma abbastanza gradualmente. Nelle ultime settimane si nota invece una decisa accelerazione del ritmo d’ascesa. Peraltro le posizioni dei diversi operatori sono divenute molto celermente davvero marcate ed ingenti. Ricordano molto quelle assunte nel corso del 2013, anno in cui l’S&P 500 registrò un incremento del 30 %. Come ricordato lo scenario intermarket non preannuncia affatto l’arrivo di sconquassi, anzi tutt’altro. C’è però l’incognita delle Banche Centrali, ed in particolare della FED, che si propone di effettuare altri 3 rialzi dei tassi nel corso del 2018. Rialzi, al momento, del tutto immotivati. Nel sistema infatti non c’è un’inflazione che li renda necessari e giustificabili. Molto probabile che vogliano, invece, calmierare l’unica inflazione allo stato ben visibile, ossia quella dei valori azionari. Il primo rialzo dei tassi è previsto per la prossima primavera, sino ad allora è pertanto molto probabile che i mercati azionari scontino in fretta quanto più rialzo possibile, e poi inizino a correggere.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i mercati azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Nella prima settimana dell’anno, il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva pari al + 4,71 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 4,01 %. Una sovra-performance dello 0,70 %, beneagurante per il resto dell’anno, in cui ci attendiamo una sovra performance complessiva del 16 %, ossia pari alla sovra-performance media degli ultimi 5 anni. Ciò detto, questa settimana, in coerenza con l’analisi sopra esposta, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 31 dicembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ultima settimana dell’anno, i mercati finanziari internazionali, quasi a voler chiudere ufficialmente un periodo, sembrano cominciare a prefigurare tendenze nuove e diverse rispetto al recente passato. I mutamenti, ancora embrionali, non riguardano tuttavia i mercati azionari, bensi i settori a monte degli stessi. Vedremo nelle prossime settimane se tali accenni di novità troveranno ulteriore seguito e conferma. In tal caso, infatti, gli stessi finirebbero inevitabilmente per contagiare e produrre effetti, non piacevoli, anche sui mercati dell’equity.

Le nuove, ed ancora embrionali, tendenze, sono, come detto, già molto visibili sullo scenario intermarket. Ci riferiamo, in particolare, al progressivo e persistente indebolimento del dollaro index, che anche in quest’ultima ottava storna di un consistente 1,3 %. Nell’ultimo anno lo storno è molto più consistente, ossia pari al – 10,3 %. Massiccio deprezzamento del biglietto verde che ha riportato, peraltro, il cambio EURUSD nuovamente a quota 1,20. Livello che comporta molte sofferenze per l’economia europea, già parecchio evidenti sui mercati azionari del Vecchio Continente. La guerra valutaria è peraltro funzionale al recupero di competitività dell’economia Usa voluta fortemente dal presidente Trump. Il pesante deprezzamento del dollaro sta, inoltre, producendo anche un’inversione di trend nel mercato delle commodities. Basti pensare che il petrolio, in quest’ultima ottava, ha nuovamente varcato la quota di 60 dollari al barile. Qualcuno può pensare che ciò sia l’espressione di una prospettiva di maggior crescita economica. Personalmente non lo credo, anche perché i mercati obbligazionari non sembrano avvalorare tale ipotesi. Nell’ultima settimana, infatti, i rendimenti sui bond decennali Usa arretrano di 8 bps, e tornano a quota 2,40 %. E’ significativo che gli stessi non riescono, ormai da molto tempo, a superare la barriera del 2,50 %. Nel frattempo i rendimenti sul biennale Usa sono risaliti sino a quota 1,89 %. Il differenziale si è pertanto progressivamente ridotto, e ciò conferma che il ciclo dell’economia Usa è già in fase molto avanzata di maturazione. Gli incentivi fiscali potranno allungarne un pò la durata, ma non credo che riusciranno ad invertire l’inesorabile processo di appiattimento della yield curve americana. In tale contraddittorio nuovo contesto i mercati azionari Usa, per ora riflettono e rallentano la loro corsa. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, arretra dello 0,36 %, e chiude l’anno a quota di 2.673,61 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 72.106

Large Traders : + 59.129

Small Traders : + 12.977

Sembra, dunque, trovar definitiva conferma e forza la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni molto ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 34.961 contratti. In particolare, i Large Traders, acquistano altri 28.830 contratti long, e quasi raddoppiano l’entità della loro posizione Net Long. Gli Small Traders, sembrano lasciarsi alle spalle ogni timore, acquistano anch’essi altri 6.131 contratti long, consolidando in tal modo la loro nuova posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, prendono atto della voracità delle altre 2 categorie di operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 34.961 contratti long, ed assumono una marcata ed ingente posizione di copertura, Net Short. Le ingenti movimentazioni di quest’ultima ottava sembrano voler definitivamente archiviare la situazione degli ultimi 2 anni, e consolidare un nuovo e diverso assetto del mercato dei derivati azionari Usa, in linea con quanto di nuovo comincia ad intravvedersi sullo scenario intermarket. Come ho già detto nelle scorse settimane, la nuova configurazione del mercato dei derivati Usa non prefigura ribassi marcati ed imminenti per le quotazioni azionarie. Non assisteremo più, però, al trend unidirezionale e perennemente rialzista degli ultimi 2 anni. Affrontare il mercato diventerà pertanto più difficile e complesso. In particolare credo che nel primo semestre del nuovo anno il trend rialzista proseguirà, ma con ritmi più moderati ed incerti rispetto al recente passato. Nella seconda parte dell’anno, invece, le condizioni di mercato potrebbero sensibilmente peggiorare e dare inizio, in sintonia con i primi accenni di recessione dell’economia Usa, ad una doverosa, ed ormai attesa, marcata correzione dei valori azionari. Anche l’avverarsi di quest’ultima ipotesi non deve però intimorire gli amici traders, perché si possono conseguire buone performance anche durante marcate fasi correttive. L’importante, infatti, è interpretare bene ciò che accade sui mercati ed assumere posizioni temporalmente coerenti, ossia in trend con gli stessi.

Il futuro prossimo si prospetta, quindi, ancora positivo per i mercati azionari, e cercherò, come sempre, di tradarli con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Nel 2017, il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva pari al + 12,12 %. Performance positiva, ma inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari al + 15,55 %. Una sotto-performance del 3,43 %, non in linea con le nostre attese ed aspettative, ascrivibile molto probabilmente agli effetti distorsivi indotti dai PIR, che hanno veicolato molti investimenti sui titoli dell’AIM non contemplati dal nostro portafoglio. Ciò non fa, però, venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 5 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 16 %. Ciò detto, nella prima settimana del nuovo anno, coerentemente con l’analisi sopra esposta, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI BUON ANNO e buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 24 dicembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana prenatalizia, l’approvazione pressoché definitiva della riforma fiscale Usa ha indotto conseguenze significative, seppur ancora embrionali, nello scenario dei mercati finanziari internazionali. L’impatto non riguarda tanto i mercati azionari, che l’avevano già ampiamente scontata, bensì tutti gli altri mercati, da quello valutario, alle commodities, e non ultimo, il settore obbligazionario. In pratica i mercati sembrano voler accreditare l’idea che la riforma fiscale Usa, favorirà un’accelerazione della crescita economica americana, e di conseguenza, dell’intera economia mondiale. Personalmente non ne sono proprio convinto, ma mi sembra giusto concedere almeno il beneficio del dubbio.

Per ora prendiamo atto delle prime ed immediate conseguenze sullo scenario intermarket. In particolare, registriamo un ulteriore indebolimento del dollaro index, che storna dello 0,6 % ritornando a quota 93,3. Evidentemente il mercato si attende che la riforma fiscale produca negli Usa un maggior deficit pubblico, da finanziare con nuova emissione di moneta, e di conseguenza ne deprezza il suo valore. D’altro canto, però, crede che la stessa favorirà una maggiore crescita economica, e ciò favorisce una lievitazione delle quotazioni delle commodities, che nell’ultima ottava s’apprezzano del 2 % in termini nominali, e dell’ 1,4 % in termini reali. Coerentemente, anche il mercato obbligazionario dà credito all’ipotesi di una maggior crescita economica futura. Infatti, i tassi dei bond decennali Usa lievitano improvvisamente di 13 bps, e risalgono fino a quota 2,48 %. Anche l’inclinazione della yield curve sembra riprendere vigore, e ciò può voler dire che questo lunghissimo ed anomalo ciclo economico, grazie al taglio delle tasse, si allungherà ulteriormente, passando indenne anche il prossimo anno. Molta più cauta, invece, l’accoglienza sui mercati azionari. In quest’ultima ottava, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita infatti solo di uno scarno 0,28 %, e raggiunge quota di 2.683,34 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 37.145

Large Traders : + 30.299

Small Traders : + 6.846

Regge dunque, e si consolida, la recente nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni più modeste nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 7.015 contratti. In particolare, i Large Traders, continuano il loro graduale disimpegno, cedono infatti l’intero lotto dei 7.015 contratti long, e riducono la loro posizione Net Long, poco sopra le trentamila unità. Gli Small Traders, invece, si mostrano decisamente più fiduciosi del recente passato, acquistano infatti 5.648 contratti long, e consolidano la loro nuova posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, si limitano ad acquistare i residui 1.367 contratti long, e contraggono solo lievemente l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava sembrano dunque voler confermare e consolidare il nuovo e recente assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Assetto che, come accennato nelle scorse settimane, non prefigura ribassi imminenti per le quotazioni azionarie. Credo, anzi, che nella prima parte del nuovo anno proseguirà, magari con maggiore moderazione, il trend rialzista del recente passato. Nel corso dell’anno mi attendo, invece, un aumento progressivo della volatilità, che negli ultimi mesi ha raggiunto livelli davvero infimi. Queste rassicuranti prospettive, come già evidenziatosi nelle scorse settimane, non sembrano però più valere per i mercati azionari europei, e per quello italiano in particolare. Questi ultimi infatti sembrano divergere sempre più da quelli Usa, causandoci non poche difficoltà nelle nostre decisioni d’investimento. Speriamo pertanto che la suddetta anomala divergenza venga quanto prima riassorbita, e che i mercati europei tornino presto ad allinearsi con quelli d’oltre Atlantico.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 12,87 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 17,18 %. Una sotto-performance del 4,31 %, ascrivibile ad un mercato alquanto unidirezionale, nonchè all’effetto distorsivo creato dai PIR, che ha indirizzato molti investimenti su titoli dell’AIM non contemplati dal nostro portafoglio. Ciò comunque non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon Natale e buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 17 dicembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato andamenti molto tranquilli, confermando tutti i trends degli ultimi mesi. Il rialzo di 25 bps dei Fed funds Usa era stato infatti già ampiamente scontato dai mercati, e non ha quindi prodotto apprezzabili conseguenze. L’unica nota dissonante è invece costituita dalla borsa italiana che storna del 3 %, evidenziando notevoli preoccupazioni sulle banche e sulle incerte prospettive politiche del Paese.

Lo scenario intermarket, come già accennato, si conferma abbastanza tranquillo e stabile. In particolare, il dollaro index non s’apprezza e rimane stabile intorno a quota 94. Il rialzo dei tassi non ha dunque avuto, per ora, alcun effetto sulla valuta Usa. Stabili anche le quotazioni delle commodities, che hanno solo arrestato il loro più che decennale down-trend, senza produrre tuttavia un’apprezzabile inversione. Dopo quasi 9 anni di ininterrotta crescita economica è davvero singolare non registrare tensioni sui prezzi delle più importanti materie prime. Circostanza questa davvero anomala, poco indagata ed alquanto sottovalutata dagli analisti. A mio avviso, invece, essa costituisce la principale ragione di questo prolungato, interminabile, ed ormai storico bull market dei mercati azionari. Anomala circostanza che trova una coerente conferma nella stazionarietà dei rendimenti obbligazionari. Anche in quest’ultima ottava, infatti, i tassi dei bond decennali Usa arretrano di 3 bps, e tornano a quota 2,35 %. E’ davvero singolare notare che dopo ben 9 anni di crescita, seppur moderata, i rendimenti sul Treasury Usa siano cresciuti meno di 100 bps, ossia meno dell’ 1 %. Con tali presupposti macroeconomici, a cui va aggiunta l’ormai più che cronica moderazione salariale, predirre, come fanno in molti ormai da anni, un crack dei mercati azionari è, a mio avviso, un esercizio di pura fantasia. Infatti, passando dall’analisi macro a quella micro, non si può non convenire che i bassi prezzi delle materie prime, del capitale, e del lavoro, favoriscono inevitabilmente una crescita degli utili aziendali, previsti, peraltro, in notevole aumento ( + 11 % ) anche nel prossimo anno. Non è un caso, pertanto, che i mercati azionari Usa registrano una serie ormai interminabile di record storici. Anche in quest’ultima ottava, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita di un altro 0,92 %, e raggiunge quota di 2.675,81 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.512

Large Traders : + 37.314

Small Traders : + 1.198

Regge, pertanto, seppur a fatica, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovamente, ingenti variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 20.103 contratti. In particolare, i Large Traders, mollano un po’ la presa, cedono infatti 14.574 contratti long, ma restano ancora e ben saldamente in posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, dopo esser tornati in posizione Net long, dimostrano nuovamente molti timori ed incertezze, cedono infatti 5.529 contratti long, ma rimangono ancora, seppur di misura, Net Long. I Commercial Traders, infine, sono costretti ad acquistare l’intero lotto dei 20.103 contratti long, ed a ridurre di conseguenza l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le ancora ingenti movimentazioni di quest’ultima ottava, testimoniano che i livelli raggiunti dagli indici Usa appaiono davvero elevati, e provocano inevitabili vertigini agli operatori meno informati. Tuttavia, come dimostrano gli eventi degli ultimi 2 anni, gli operatori dopo qualche giustificata pausa, fanno presto ad abituarsi alle nuove e più elevate quote. Prevedibile pertanto, nel breve, un rallentamento nel ritmo d’ascesa, sinora davvero forsennato. Nel medio termine, invece, non vedo all’orizzonte seri pericoli d’inversione. Una correzione limitata e circoscritta, dell’ordine di 150/200 punti sull’S&P 500, sarebbe salutare ed anche auspicabile, ma non penso ci sarà. Ormai credo bisognerà attendere la prossima recessione dell’economia Usa, non prevista per i prossimi 6 mesi. Più probabile che la stessa possa verificarsi tra circa un anno, ossia tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Sino ad allora rimaniamo pertanto ottimisti e rialzisti per l’equity, sia Usa che mondiale.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 13,71 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 16,65 %. Una sotto-performance del 2,94 %, ascrivibile ad un mercato alquanto unidirezionale, nonchè all’effetto distorsivo creato dai PIR, che ha indirizzato molti investimenti su titoli dell’AIM non contemplati dal nostro portafoglio. Ciò comunque non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 10 dicembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’approvazione, almeno al Senato, della riforma fiscale Usa, ha apportato nuova fiducia sui mercati finanziari internazionali. In realtà la stessa era stata già ampiamente scontata dai mercati, e la mancata approvazione avrebbe costituito una grossa delusione ed un duro colpo. Che essa, poi, sia in grado, come dicono, di offrire un grande stimolo alla crescita economica, è un assunto tutto da verificare. Personalmente sono molto scettico, poiché già in passato la supply-side economics, ossia offrire stimoli per l’offerta, e non per la domanda, non ha prodotto gli effetti sperati e promessi.

Le prime risultanze dello scenario intermarket avvalorano, peraltro, i miei dubbi ed il mio scetticismo. Infatti, se da un lato, il dollaro index esprime fiducia e riprende forza, ritornando a quota 94, dall’altro, le commodities, dopo un periodo di apparente ripresa, mostrano nuovamente una pesante debolezza. Stornano infatti di circa il 3 % in termini nominali, facendo quasi abortire l’accennata e timida inversione di trend degli ultimi mesi. Nonostante le molte chiacchiere e promesse, dunque, nulla è ancora davvero mutato rispetto alle dinamiche macroeconomiche degli ultimi anni. Che la crescita economica resti ancora modesta è dimostrato peraltro anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti non lievitano come sperato, in quest’ultima ottava, crescono di un solo bp, e stazionano intorno a quota 2,38 %. Nel frattempo il rendimento dei bond a 2 anni raggiunge quota 1,80 %. L’inclinazione della yield curve resta pertanto ancora positiva, ma in misura sempre modesta e tenue. Siamo peraltro alla vigilia di un nuovo rialzo dei tassi ad opera della Fed, già ampiamente scontato dal mercato. Qualcuno ipotizza, nel prossimo anno, altri 3 rialzi dei fed funds, ma allo stato non se ne vedono affatto i presupposti. I mercati azionari, infine, sembrano aver già scontato ed inglobato nei prezzi tutte le buone notizie. Prendono dunque una meritata pausa. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita di un modesto 0,35 %, e raggiunge quota di 2.651,50 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 58.615

Large Traders : + 51.888

Small Traders : + 6.727

Dopo quasi 2 anni, muta pertanto la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, ingenti e forti variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 24.060 contratti. In particolare, i Large Traders, si confermano operatori trend-following, acquistano infatti altri 12.904 contratti long e consolidano, sopra le cinquantamila unità, la loro non più solitaria posizione Net Long. La sorpresa della settimana è infatti data dagli Small Traders, che acquistano ben 11.156 contratti long, e dopo moltissimi mesi invertono la loro posizione, tornando anch’essi Net Long. I Commercial Traders, infine, prendono atto del rinnovato appetito delle altre due categorie di operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 24.060 contratti long, rimpinguando di contro l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le ingenti movimentazioni di quest’ultima ottava, mutano, come detto, il precedente assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Ciò non vuol dire che siamo prossimi ad un’inversione di trend. La nuova configurazione, infatti, è quella storicamente più ricorrente, ma non è affatto ribassista. Ciò detto, credo comunque che la gran parte dei rialzi attesi è già alle nostre spalle. L’up trend dei mercati azionari proseguirà, credo, ulteriormente, ma con maggiore moderazione rispetto al recente passato. Inoltre la nuova configurazione, seppur rialzista, è associata a mercati caratterizzati da una volatilità più marcata di quella, a dire il vero, davvero infima, registrata negli ultimi mesi. Insomma, rimaniamo positivi, ma la gestione di portafoglio sarà meno facile e più accidentata di quanto lo sia stata negli ultimi 2 anni. D’altronde quelli vissuti sono stati anni davvero eccezionali in cui è stato relativamente facile conseguire laute performance. Ciononostante in molti non vi hanno creduto ed hanno inopinatamente perso una rara e storica opportunità. D’ora in poi non sarà così facile, e le performance, che non mancheranno, bisognerà comunque sudarsele.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora relativamente positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 15,36 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 20,08 %. Una sotto-performance del 4,72 %, ascrivibile ad un mercato unidirezionale, nonchè all’effetto discorsivo creato quest’anno dai PIR, che ha indirizzato molti investimenti su titoli dell’AIM non contemplati dal nostro portafoglio. Ciò comunque non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 3 dicembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, così come accade peraltro già da un mese, i mercati finanziari internazionali hanno registrato andamenti divergenti e non omogenei tra le diverse aree del globo. In particolare, mentre negli Usa prosegue con buona lena e con inalterato vigore l’up-trend dei valori azionari, in Europa i listini Eurostoxx, Dax, e Ftse Mib, registrano storni consistenti, superiori, nell’ultimo mese, al 4 %. Forse le difficoltà e le inattese incertezze politiche della Germania, unite a quelle ancor più gravi che s’annunciano per l’Italia, pesano non poco sulla fiducia e sulle aspettative degli investitori.

Lo scenario intermarket, comunque, non registra particolari tensioni economico-finanziarie. In particolare, il dollaro index, dopo lo storno degli scorsi mesi, sembra aver trovato un suo valore di equilibrio intorno a quota 93. Le commodities, invece, dopo un lungo periodo di debolezza, mostrano qualche segnale di ripresa. Negli ultimi sei mesi l’apprezzamento è pari a circa il 5 % in termini nominali, ma al netto del deprezzamento del dollaro Usa, la variazione è molto più contenuta. Presto pertanto per parlare di una vera e propria inversione di trend. Stabile e quasi immobile, invece, il mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, in quest’ultima ottava, crescono infatti di soli 3 bps, e raggiungono quota 2,37 %. Cresce di 3 bps, anche il rendimento dei bond a 2 anni, che raggiunge quota 1,78 %. Stabile, quindi, l’inclinazione positiva della yield curve Usa, che rassicura sulla prosecuzione della crescita dell’economia americana. I mercati azionari, come accennato in premessa, mostrano invece andamenti stranamente divergenti tra le due sponde dell’Atlantico. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, si apprezza, comunque, di un ulteriore 1,53 %, e raggiunge la siderale quota di 2.642,22 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 34.555

Large Traders : + 38.984

Small Traders : – 4.429

Non muta pertanto la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari, che accompagna ormai da quasi 2 anni lo straordinario bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, esigue variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 4.240 contratti. In particolare, i Large Traders, continuano ad alleggerire, cedono infatti altri 1.705 contratti long, e riducono, sotto le quarantamila unità, la loro ancora solitaria posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, non si lasciano convincere nemmeno dagli ultimi recenti rialzi, cedono infatti altri 2.535 contratti long, e ribadiscono, contro ogni evidenza, la loro errata ed inopinata posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, devono prender atto delle vendite, seppur limitate, delle altre due categorie di operatori, ed acquistare l’intero lotto dei 4.240 contratti long, riducendo di conseguenza l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima ottava, scalfiscono ma non mutano il positivo assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Le evidenze dei mercati sembrano indicarci che qualche preoccupazione gli operatori cominciano a nutrirla, ma più per eventi esterni che non interni all’economia Usa. I recenti storni degli indici azionari Europei non possono infatti lasciare indifferenti gli operatori Usa. Nonostante il declino degli ultimi anni, a livello aggregato, l’economia dell’Europa è infatti ancora la più importante del Mondo. In Europa, comunque, i problemi attualmente sono più di natura politica che non economica. Rimane infatti ancora ben saldo e solido il sostegno offerto dalla politica monetaria espansiva della BCE. La probabile riedizione della grande coalizione fra CDU ed SPD in Germania, credo risolverà a breve il problema. In prospettiva, resta poi da risolvere il problema italiano, ma per quello c’è ancora tempo per affrontarlo e cercare di risolverlo in qualche modo..

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 13,35 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 16,74 %. Una sotto-performance del 3,39 %, dovuta all’effetto discorsivo creato quest’anno dai PIR, che ha indirizzato molti investimenti su titoli dell’AIM non contemplati dal nostro portafoglio. Ciò comunque non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, innalzo leggermente dall’ 81,25 all’ 85 % le mie posizioni long e riduco dal 18,75 al 15 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 28 novembre 2017

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno sostanzialmente confermato tutti i trends degli ultimi mesi. I movimenti più rilevanti, ed in parte inattesi, si registrano sul mercato valutario, ove il dollaro Usa mostra una sorprendente debolezza, che suscita molte preoccupazioni sia in Europa che in Asia.

Tutto lo scenario intermarket è influenzato dai movimenti del mercato valutario. Come accennato il dollaro index continua ad indebolirsi, in quest’ultima ottava perde lo 0,94 %. Negli ultimi 12 mesi lo storno è invece pari all’ 8,57 %. Di conseguenza si rafforza il rapporto EURUSD che risale sino a quota 1,19. Anche il rapporto USDYEN si rafforza sensibilmente e dopo molti mesi raggiunge nuovamente quota 111. La debolezza del dollaro influenza indirettamente anche il mercato delle commodities. La ripresa in termini nominale dei loro corsi è infatti ascrivibile in gran parte alla debolezza del dollaro Usa. In termini reali invece il rimbalzo è molto più modesto, ossia pari al 4 % negli ultimi 4 mesi. Ancora fermo e quasi immobile, invece, il mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, in quest’ultima ottava, arretrano infatti di 1 solo bps, e si stabilizzano a quota 2,34 %. Lievita, invece, di 2 bps, il rendimento dei bond a 2 anni, che raggiunge quota 1,75 %. Continua, pertanto, a perdere inclinazione la yield curve Usa, ma sono ancora 59 i bps di scarto, e ciò rassicura sulla tenuta della crescita americana. I mercati azionari Usa, invece proseguono inarrestabili nella loro ascesa. Nell’ultima otttava abbiamo registrato nuovi record su tutti gli indici. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, si apprezza di un altro 0,91 %, ed abbatte anche la quota di 2.600 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.795

Large Traders : + 40.689

Small Traders : – 1.894

S’indebolisce, ma ancora resiste la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari, che asseconda ormai da quasi 2 anni lo straordinario bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 10.683 contratti. In particolare, i Large Traders, prendono profitto e mollano un po’ la presa, cedono infatti l’intero lotto dei 10.683 contratti long, e riducono, sopra le quarantamila unità, la loro ancora solitaria posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, acquistano 2.333 contratti long, ma non invertono la loro posizione che resta ancora, inopinatamente, Net Short. I Commercial Traders, infine, acquistano i residui 8.350 contratti long, e di conseguenza riducono la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, non mutano per ora l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Molto probabile che presto gli Small Traders tornino in posizione Net Long. Gli daremo il benvenuto, anche se giunti con notevole ritardo. D’altronde il loro scetticismo è stato il tratto distintivo di questo incredibile bull market. Il loro eventuale passaggio in posizione Net long non segnerà peraltro la fine dell’up-trend. Ciò avverrà quando quest’ultimi dimostreranno una fiducia man mano crescente ed alla fine irrazionale. Ma per vedere ciò credo che ne debba ancora scorrere tanta di acqua sotto i ponti. Manteniamo pertanto la nostra view positiva sull’andamento prossimo venturo dei mercati azionari sia Usa che mondiali. D’altronde anche le condizioni macroeconomiche non lasciano, al momento, intravvedere un’imminente fine dell’attuale fase di crescita economica.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 15,19 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 17,07 %. Una sotto-performance dell’ 1,88 %, dovuta, molto probabilmente, all’effetto discorsivo creato quest’anno dai PIR, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, riduco leggermente dall’87,5 all’81,25 % le mie posizioni long ed innalzo dal 12,5 al 18,75 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 62,5 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 19 novembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nelle ultime due settimane, abbiamo assistito ad andamenti finanziari sorprendentemente divergenti tra le due sponde dell’Atlantico. Tengono infatti gli indici azionari Usa, mentre in Europa si registrano storni più o meno consistenti su diversi listini. A dire il vero mi sarei aspettato il contrario, il ciclo economico europeo è infatti molto meno maturo di quello Usa, e le prospettive di crescita economica risultano pertanto migliori di quelle americane. Peraltro, anche sul piano della politica monetaria si annuncia una divergenza di condotte favorevole per il Vecchio Continente. Evidentemente c’è qualcosa, in termini di comprensione, che personalmente mi sfugge. E’ nota tuttavia la capacità dell’Europa di farsi male da sola, come dimostrano anche le ultime vicende relative alla gestione dei NPL delle banche.

Lo scenario intermarket raffredda, comunque, i bollori emersi nelle precedenti ottave. In particolare torna ad indebolirsi il dollaro index, perde infatti lo 0,77 %, e retrocede sino a quota 93,74. Di conseguenza il rapporto EURUSD risale nuovamente sino a quota 1,177. Nell’ultimo anno l’apprezzamento di tale rapporto di cambio è pari all’ 11,26 %. E’ forse questo uno dei motivi che turba i listini europei ? Le commodities, dopo i rimbalzi delle precedenti settimane, stornano sia in termini nominali ( – 0,60 % ) che in termini reali ( – 1,37 % ). Andamenti altalenanti che testimoniano, a differenza del passato, che neanche in una fase avanzata del ciclo si verificano particolari tensioni sui loro prezzi. Non a caso il tasso d’inflazione Usa risulta, ancor oggi, inchiodato al 2 %. Oltre alla mancanza d’inflazione, la particolarità di questo ciclo economico, è testimoniata anche dagli andamenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, lateralizzano infatti anch’essi da mesi, senza alcuna direzionalità. In quest’ultima ottava cedono 5 bps, e tornano a quota 2,35 %. Continuano invece a lievitare i rendimenti dei bond a 2 anni, che raggiungono quota 1,73 %. Perde, pertanto, ulteriore inclinazione la yield curve Usa, anche se sono ancora 62 i bps che ci separano dal suo definitivo appiattimento. L’interlocutorio scenario intermarket trova pieno riflesso anche nei mercati azionari Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, storna infatti, dello 0,13 %, e staziona intorno a quota 2578,85. Ben diversa, come detto, la situazione sugli indici europei, il Dax perde infatti l’1,02 % il Cac l’1,14 %, ed il nostro Ftse Mib addirittura il 2,07 %. .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 47.145

Large Traders : + 51.372

Small Traders : – 4.227

Resiste, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai dal lontano febbraio 2016. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 8.352 contratti. In particolare, i Large Traders, accrescono la loro fiducia, acquistano infatti altri 3.232 contratti long, e consolidano, sopra le cinquantamila unità, la loro solitaria posizione Net Long. Gli Small Traders, acquistano anch’essi 5.120 contratti long e riducono l’entità della loro inconsueta posizione Net Short. I Commercial Traders, preso atto della fiducia degli altri operatori, vendono loro l’intero lotto degli 8.352 contratti long, e ritornano in una consistente, tranquilla ed abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, di segno opposto a quelle della precedente, confermano l’attuale fase di stasi dei mercati azionari Usa. In realtà, fasi temporanee di stasi costituiscono una caratteristica ricorrente di questo lungo e prolungato bull market. Dopo ognuna di esse, i mercati Usa hanno comunque ripreso con rinnovato vigore la loro inarrestabile ascesa. Crediamo pertanto che, anche dopo quest’ultima stasi, i mercati azionari Usa riprenderanno a salire. Non sono infatti venute meno le favorevoli condizioni economiche e di sentiment che sorreggono l’attuale up-trend. A dire il vero anche tra gli analisti più ottimisti si diffonde qualche dubbio ed un po’ di scetticismo. In particolare, molti temono i ripetuti Hindendurg Omen apparsi di recente sull’S&P 500. Nessuno può escludere una correzione improvvisa indotta magari da fattori esogeni, ossia esterni al mercato. Non avendo ragioni strutturali, la stessa si rivelerebbe, comunque, una vittoria di Pirro per i ribassisti. La crescita economica, seppur modesta, è infatti ancor oggi una crescita priva di particolari squilibri e tensioni, sia inflattive che deflattive. Fintanto che tali squilibri non si manifesteranno, non v’è, a mio avviso, ragione per temere la fine e l’inversione dell’attuale straordinario bull market.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 12,57 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 16,40 %. Una sotto-performance del 3,83 %, dovuta, molto probabilmente, all’effetto discorsivo creato dai PIR, che non fa tuttavia venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, incremento dall’80 all’87,5 % le mie posizioni long e riduco dal 20 al 12,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 75 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : nota del 14 novembre 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, abbiamo assistito ad un andamento apparentemente interlocutorio su tutti i mercati finanziari internazionali. Si registra, di fatto, una pausa di riflessione, del tutto giustificata dopo un lungo periodo di andamenti unidirezionali. Cose molto strane avvengono invece sulla borsa italiana, dove molti titoli subiscono ingenti ed improvvisi storni. Probabilmente dopo qualche mese viene a galla l’effetto discorsivo creato, in quest’ultimo anno, dai PIR. I benefici fiscali hanno infatti veicolato molti investimenti sui titoli a media e piccola capitalizzazione, molti dei quali hanno avuto un andamento esplosivo, che oggi probabilmente sono costretti a scontare.

Per quanto concerne, invece, lo scenario intermarket, non notiamo, come detto, significative variazioni. Il dollaro index ritorna ad indebolirsi, storna infatti dello 0,58 %, e si ferma a quota 94,40. Le quotazioni delle commodities, invece, continuano a crescere, ma solo in termini nominali. In particolare il crude oil si mantiene tonico e raggiunge quota 56,90. A mio avviso, i recenti rialzi dell’oro nero sono dovuti alle crescenti tensioni geopolitiche tra Iran ed Arabia Saudita, che in queste ore vedono il Libano come epicentro dello scontro. Il premier Hariri risulta infatti dimissionario e forse addirittura “ sequestrato “ in territorio Saudita. Lo scontro tra sciiti e sunniti potrebbe pertanto nuovamente infiammare il Medio Oriente, con inevitabili pressioni speculative sui prezzi del greggio. I rialzi del prezzo del petrolio influiscono probabilmente anche sui mercati obbligazionari. I rendimenti dei bond decennali Usa, risalgono infatti di 6 bps, e tornano a quota 2,40 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, salgono anch’essi di 4 bps e raggiungono quota 1,67 %. L’inclinazione della yield curve Usa risulta pertanto pari a 73 bps, e ciò, per ora, rassicura, sulla tenuta della crescita economica americana. I mercati azionari, invece, dopo una prolungata ascesa, si concedono una pausa di riflessione. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, storna leggermente, dello 0,21 %, e si fissa a quota 2582,30 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.793

Large Traders : + 48.140

Small Traders : – 9.347

Contrariamente alle nostre attese, resiste, ed anzi si rafforza, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi due anni. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 13.837 contratti. In particolare, i Large Traders si prendono una pausa, cedono infatti 8.338 contratti long, e riducono di un pari ammontare la loro ancora ingente posizione Net Long. Gli Small Traders, che sembravano sul punto di invertire la loro posizione, ci ripensano, cedono anch’essi 5.449 contratti long e consolidano nuovamente la loro ormai cronica posizione Net Short. I Commercial Traders, sono quindi costretti ad acquistare l’intero lotto dei 13.837 contratti long, ed a ridurre di conseguenza l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava ci dicono che la favorevole configurazione che asseconda da quasi due anni lo straordinario bull market dell’equity Usa, non è ancora giunta al suo epilogo, anzi è ancora ben viva e vegeta. Di conseguenza è lecito attendersi una ulteriore prosecuzione dell’attuale up-trend. Non viene meno, infatti, lo scetticismo degli investitori retail, e ciò costituisce una vera e propria garanzia per la continuazione dell’ascesa delle quotazioni azionarie. D’altronde anche sullo scenario intermarket non emergono particolari segnali di pericolo, anzi sembrano lentamente allontanarsi i pericoli di nuovi rigurgiti deflazionistici. Manteniamo, pertanto, la nostra view positiva sui mercati azionari sia Usa che mondiali.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 13,10 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 18,10 %. Una sotto-performance del 5 %, probabilmente dovuta all’effetto discorsivo creato dai PIR, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, riduco solo leggermente dall’85 all’80 % le mie posizioni long ed innalzo dal 15 al 20 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 5 novembre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è proseguito il flusso di buone notizie per i mercati finanziari internazionali. In primis, si conferma un’eccezionale stagione per gli utili delle maggiori aziende Usa, in crescita di oltre il 10 % nell’ultimo anno, come testimoniato anche dall’ultima trimestrale di Apple. La nomina della colomba Powell come prossimo capo della Fed, conferma inoltre che la politica monetaria Usa resterà cauta ed accomodante anche nel prossimo futuro. Infine si dà ormai per certa ed imminente l’approvazione della riforma fiscale Usa, che concede notevoli benefit per tutte le imprese americane. Buone notizie che alimentano ulteriormente il sentiment già molto bullish presente su tutti i mercati finanziari internazionali.

Sullo scenario intermarket, tuttavia, non sono tutte rose e fiori e s’intravvede qualche contraddizione, ed anche qualche minacciosa nube. In particolare, il dollaro index non si apprezza, e si mantiene stabile intorno a quota 94,92. Le quotazioni delle commodities, invece, continuano anche questa settimana a lievitare, crescono infatti dell’1,2 %. Negli ultimi 2 mesi l’incremento è pari al 4,5 %, ma conosciamo l’estrema volatilità delle stesse, e dunque è ancora presto per affermare che si tratti di un’inversione stabile e duratura. Contraddizioni e persino nubi arrivano invece dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, continuano infatti a declinare, questa settimana cedono 8 bps, ed arretrano sino a quota 2,34 %. Per contro risalgono di 4 bps i rendimenti dei bond a 2 anni, che toccano quota 1,63 %. Di conseguenza sono solo 71 i bps che separano la  yield curve Usa dal definitivo appiattimento. Non è dunque aleatorio immaginare che nella seconda parte del prossimo anno l’America possa conoscere una nuova recessione. Dopo oltre nove anni di crescita sarebbe, peraltro, del tutto naturale. I mercati azionari, comunque, per ora non si curano di tale potenziale pericolo e continuano imperterriti nella loro corsa. Anche in quest’ultima ottava registriamo infatti nuovi record storici. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce dello 0,26 % e raggiunge quota 2587,84 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 52.630

Large Traders : + 56.478

Small Traders : – 3.848

Resiste, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che accompagna, sin dal febbraio 2016, lo straordinario bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni più consistenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 12.265 contratti. In particolare, i Commercial Traders si dimostrano sempre più sicuri, cedono infatti l’intero lotto dei 12.265 contratti long, e rafforzano la loro già pingue ed ingente posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, confermandosi operatori trend-following, continuano nelle loro compere, acquistano infatti altri 8.376 contratti long, e consolidano la loro già forte e solitaria posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, dopo esse stati per mesi immotivatamente cauti e pessimisti, sembrano risvegliarsi, acquistano infatti i residui 3.889 contratti long, e riducono, ma non mutano, la loro posizione, che resta ancora Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, seppur più consistenti, non cambiano il favorevole quadro di questi ultimi mesi. La fiducia e l’ottimismo continuano infatti ad imperare sul mercato. L’assetto attuale del mercato dei derivati azionari Usa ci dice che un’eventuale mutamento è ancora molto lontano da venire. Infatti anche il ritorno degli Small Traders in posizione Net Long, che sembra molto prossimo, non vorrà dire che il mercato inverta l’attuale up-trend. Al massimo ci si può attendere solo un rallentamento dell’attuale ritmo d’ascesa, davvero forsennato. L’inversione del mercato si verificherà allorchè, ad un livello di quotazioni più elevato dell’attuale, gli incauti e sprovveduti Small Traders diverranno detentori, sul mercato dei derivati, della gran parte delle posizioni Net Long. Ipotesi quest’ultima che, al momento, appare ancora molto lontana ed improbabile. Manteniamo, pertanto, anche per le prossime settimane, la nostra view positiva sul trend rialzista dei mercati azionari Usa e mondiali. Vision, la nostra, controcorrente, così come d’altro canto lo è stata per gran parte di quest’ormai storico e straordinario bull market dell’azionario sia Usa che mondiale.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 18,45 %. Performance che premia la mia ottimistica view, inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 21,51 %. Una sotto-performance del 3,06 %, che non fa tuttavia venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 29 ottobre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, sono giunte una vera e propria serie di notizie, talune inattese, ma tutte molto positive per i mercati finanziari internazionali. Innanzitutto, il presidente della BCE Mario Draghi ha confermato anche per il prossimo futuro un atteggiamento dovish ed accomodante per la politica monetaria dell’eurozona; è intervenuta, poi, la sorpresa del dato preliminare relativo al PIL Usa del terzo trimestre, pari ad un inatteso + 3 %; infine, molte grandi imprese Usa hanno comunicato utili trimestrali davvero notevoli, oserei dire quasi mostruosi. Notizie che giustificano, seppur a posteriori, il sentimento bullish imperante ormai da molti mesi su tutti i mercati finanziari internazionali.

Notizie che hanno avuto, inevitabilmente, un impatto anche sullo scenario intermarket. In primo luogo, segnalo un notevole rafforzamento del dollaro index, apprezzatosi in quest’ultima ottava dell’1,3 %. Di conseguenza il cambio EURUSD, dopo molti mesi, storna sino a quota 1,16. Anche le quotazioni delle commodities sembrano adeguarsi al migliorato clima economico, e rimbalzano del 2 % in termini reali. Meno euforia si registra, invece, sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di soli 3 bps, e raggiungono quota 2,42 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece arretrano di 1 bps, e tornano a quota 1,59 %. Di conseguenza la yield curve Usa risulta oggi più inclinata delle scorse settimane, e ciò rassicura circa la prosecuzione della crescita economica sia negli Usa che nel resto del mondo. I mercati azionari, come spesso accade, avevano già scontato le buone notizie di quest’ultima ottava. Evidentemente erano dati attesi dagli operatori meglio informati. Anche in quest’ultima ottava registriamo, comunque, nuovi record storici sugli indici Usa. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce dello 0,23 % e raggiunge quota 2581,07 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 40.365

Large Traders : + 48.102

Small Traders : – 7.737

Non cambia, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che accompagna, ormai da ben 21 mesi, la forte ascesa dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni ancora limitate nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 4.645 contratti. In particolare, gli Small Traders cominciano forse a capire che il loro scetticismo e le loro paure sono del tutto ingiustificate, acquistano infatti l’intero lotto dei 4.645 contratti long, ma permangono tuttora in un’errata posizione Net Short. I Large Traders, invece, allentano un po’ la presa, cedono infatti 3.149 contratti long, ma restano saldamente e da soli in posizione Net Long. I forti Commercial Traders, infine, appaiono sempre molto sicuri e tranquilli, cedono infatti i residui 1.496 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ancora esigue, iniziano forse a testimoniare che in molti, negli ultimi mesi, si sono sbagliati. In realtà già dall’inizio quest’ormai storico bull market dell’azionario è stato considerato con molta diffidenza. Diffidenza trasformatasi poi in incredulità e scetticismo, e sfociata, negli ultimi mesi in vera e propria rabbia. Rabbia, credo verso se stessi, per non aver capito e creduto nelle opportunità offerte da un contesto, monetario politico ed economico, particolarmente favorevole. E’ infatti evidente, sin dal 2008, che il mondo, dopo la crisi del 1929, si è ritrovato per la seconda volta a combattere una gravissima situazione di deflazione diffusa e persistente. Onde evitare le tragiche conseguenze dello scorso secolo, frutto di molti errori, è stato quindi del tutto naturale e giustificato il comportamento accomodante assunto delle più importanti autorità monetarie a livello mondiale. Abbondante liquidità e bassi tassi d’interesse, associati al contenimento dei costi sia delle materie prime che del lavoro, costituiscono, per chi non lo sapesse, l’eden per il conto economico di ogni impresa. Se a ciò si aggiunge l’incremento di produttività indotto dagli straordinari progressi tecnologici e dalla crescente digitalizzazione dell’economia, il boom degli utili aziendali dell’ultima settimana appare del tutto logico e molto meno sorprendente di quanto si voglia far credere. Di conseguenza anche le quotazioni azionarie, che altro non esprimono se non le prospettive di profitto delle singole società quotate, appaiono oggi del tutto logiche e tutt’altro che in bolla. Certo se le favorevoli condizioni attuali dovessero mutare, ad esempio se le politiche monetarie diventano più restrittive, se il petrolio torna a 100 dollari il barile, se i salari ricominciano a crescere, le attuali quotazioni non sono più sostenibili ed il mercato stornerà, ed anche di brutto. Per il momento, però, tale mutamento non sembra proprio all’orizzonte, credo quindi che il bull market dell’azionario proseguirà ulteriormente, forse anche ben oltre le mie iniziali aspettative.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 17,33 %. Performance che premia la mia ottimistica view, inferiore, tuttavia, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 19,69 %. Una sotto-performance del 2,36 %, che non fa però venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, non muto l’assetto del mio portafoglio costituito dall’85 % di posizioni long e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 22 ottobre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, nei mercati finanziari internazionali, è proseguito inarrestabile il sentimento bullish degli ultimi mesi. A livello macro, pur in presenza di una discreta crescita economica, non sembra che esistono elementi così positivi da giustificare l’ottimismo oggi imperante sui mercati. A livello micro, ossia a livello di bilanci delle singole imprese, invece, i mercati scontano previsioni di crescita degli utili aziendali davvero notevoli, addirittura superiori al 10 % nei prossimi 12 mesi. E’ pertanto evidente che siamo di fronte ad un incremento notevole della produttività aziendale, indotta sia dagli straordinari progressi tecnologici che dalle speranze di prossime ingenti riduzioni della corporate tax.

Lo scenario intermarket, forse è più scettico, e per il momento, non segnala, particolari novità. Il dollaro index, dopo molti mesi di storni, prosegue nel suo moderato rimbalzo, in quest’ultima ottava cresce infatti dello 0,66 % e si riporta a quota 93,67. Le commodities, invece, si mostrano molto più caute, negli ultimi 2 mesi rimbalzano anch’esse, ma solo di un modesto 2,7 % in termini reali. Negli ultimi 12 mesi, invece, il saldo resta negativo, ossia pari ad un – 5,6 %. Saldo che pone ancora molti interrogativi sull’entità della crescita economica a livello globale. Notizie più incoraggianti, questa settimana, giungono invece dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, lievitano di ben 11 bps, e risalgono sino a quota 2,39 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, crescono anch’essi di 9 bps, e raggiungono quota 1,60 %. La yield curve Usa, pertanto, risulta meno inclinata degli scorsi mesi, ma il tempo dell’appiattimento e della prossima recessione Usa appare ancora molto distante. Le notevoli prospettive di crescita degli utili aziendali, superiori, come detto, al 10 % nel prossimo anno, alimentano invece l’inarrestabile bull market dei mercati azionari. Anche in quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovi record storici su tutti gli indici Usa. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce dello 0,86 % e raggiunge quota 2575,21 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.869

Large Traders : + 51.251

Small Traders : – 12.382

Non muta, quindi, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che asseconda, ormai da lungo tempo lo straordinario, ed ormai storico, bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, davvero esigue, pari a soli 1.840 contratti. In particolare, gli Small Traders non si smentiscono neanche questa volta, confermandosi operatori contrarian, cedono l’intero lotto dei 1.840 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro attuale ed inopinata posizione Net Short. I Large Traders, invece, si confermano operatori trend following, acquistano infatti altri 1.497 contratti long, e consolidano, sopra le cinquantamila unità, la loro solitaria e pingue posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, appaiono molto tranquilli, si limitano infatti ad acquistare i residui 343 contratti long, e confermano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, davvero molto esigue, non denunciano particolari preoccupazioni tra gli operatori. La circostanza che siano solo le mani forti ad acquistare evidenzia un qualche squilibrio presente sui mercati. Squilibrio che potrebbe indurre una pausa all’attuale up-trend, e magari una mini-correzione. Pausa che non minerebbe, comunque, l’attuale up-trend dei mercati azionari che resta tuttora solido e ben impostato. Infatti, oltre ai motivi macro e micro economici particolarmente favorevoli evidenziati in premessa, questo inarrestabile bull market dei mercati azionari, a differenza di quanto accaduto nel 2000 e nel 2008, è accompagnato dall’incredulità e dallo scetticismo della stragrande maggioranza del pubblico retail. Ed e’ proprio quest’ultima circostanza, testimoniata dalla persistente posizione Net Short degli small traders, che mi fa ritenere che l’attuale fase rialzista dei mercati azionari sia destinata a proseguire ulteriormente, e che la stessa sia ancora molto lontana dal suo esaurimento. Credo che molti notissimi analisti, come ad esempio Marc Faber, dovranno nei prossimi mesi ammettere di essersi ancora una volta sbagliati sulla durata nonché sulla natura di questo straordinario, ed ormai storico, bull market dei mercati azionari Usa e mondiali. Anch’io, molto più modestamente, avevo, come ricorderete, un target di rialzo annuo minore di quello attuale, ossia pari a 2.430 punti per l’S&P 500, ma il mercato mi ha parzialmente smentito, andando già molto aldilà di tale quota, e non ho potuto che prenderne atto.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 17,71 %. Performance che premia la mia view positiva, inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 18,08 %. Una sotto-performance lieve, dello 0,37 %, che non fà venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, innalzo dall’80 all’85 % le mie posizioni long ed riduco, nel contempo, dal 20 al 15 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 15 ottobre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è un po’ scemato, nei mercati finanziari internazionali, l’entusiasmo indotto dall’annuncio della riforma fiscale Usa. Non c’è da meravigliarsi, sinora infatti l’Amministrazione Trump si è caratterizzata più per gli annunci che per le concrete realizzazioni. Il sentiment resta, comunque, molto favorevole, ma è evidente che tale fiducia non potrà durare in eterno. I mercati, prima o poi, non si accontenteranno più delle promesse ed esigeranno tangibili realizzazioni.

Realizzazioni che, secondo le attuali risultanze intermarket, appaiono molto difficili ed alquanto improbabili. Il dollaro index, infatti, anche in quest’ultima ottava, mostra un’evidente debolezza e storna nuovamente di uno 0,76 %. Le commodities, invece, mostrano un’inattesa vitalità, e rimbalzano dell’1,6 % in termini reali. Rimbalzo che abbisogna comunque di continuità e che non inverte il trend di medio periodo che resta chiaramente ribassista. Negli ultimi 6 mesi infatti il deprezzamento è pari a circa l’8 %. Ma è dal mercato obbligazionario che arrivano le notizie peggiori. I rendimenti dei bond decennali Usa infatti, cedono ben 9 bps, e tornano celermente a quota 2,28 %. I rendimenti dei bond a 2 anni, invece, cedono solo 3 bps, e si fermano a quota 1,51 %. Ci sono pertanto solo 77 bps di differenza fra i rendimenti dei bond a 10 anni e quelli dei bond a 2 anni. La yield curve Usa, pertanto, non vede un’accelerazione della crescita, anzi tutt’altro. Ciononostante si dà per certo e si auspica un nuovo imminente rialzo dei tassi ad opera della Fed. Io ne dubito, ma se ci fosse, potrebbe, a differenza dei precedenti, provocare un corto circuito ed avvicinare una nuova recessione dell’economia Usa. Ma non è affatto questo l’obiettivo di Trump. Vedremo, pertanto, come se ne escono. I mercati azionari, retti da un sentiment particolarmente favorevole, per ora non si pongono tali interrogativi.  Anche in quest’ultima ottava registriamo, infatti, nuovi record storici. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita di un ulteriore 0,15 % e raggiunge quota 2553,17 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 39.212

Large Traders : + 49.754

Small Traders : – 10.542

Non muta, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che accompagna, ormai dal febbraio 2016, l’inarrestabile bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 9.491 contratti. In particolare, i Commercial Traders, mostrano ancora grande fiducia ed ottimismo, cedono infatti l’intero lotto dei 9.491 contratti long, e consolidano la loro naturale e proverbiale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, confermano la loro operatività trend following, acquistano infatti altri 8.215 contratti long, e rafforzano ulteriormente la loro, già pingue, posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 1.276 contratti long, ma si confermano operatori contrarian, restando inopinatamente in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ribadiscono e confermano il sentiment particolarmente favorevole attualmente in auge sui mercati azionari sia Usa che mondiali. Poiché come detto l’economia Usa non brilla particolarmente, comincio seriamente a credere che l’attuale inarrestabile ascesa delle quotazioni azionarie sia giustificata ed alimentata più dalle buone performance dell’economia globale, in particolare di Asia ed Europa, che non da quella a stelle e striscie. I listini azionari americani, infatti, da tempo non sono più il riflesso della sola economia Usa, ma costituiscono una fedele rappresentazione di un’economia sempre più globalizzata. Non a caso, infatti, l’ultimo brutto periodo per gli indici azionari Usa è stato determinato dal crollo del prezzo del petrolio, che mise in crisi molti paesi produttori, e dall’improvvisa svalutazione dello Yuan, che evidenziava problemi per la sempre più imponente economia cinese. Oggi tali problemi sono molto attenuati o non esistono più, inoltre anche la vecchia Europa sembra aver ritrovato, grazie al QE della BCE, la strada della crescita economica. Non sembrano pertanto esserci particolare impedimenti alla prosecuzione dell’attuale up-trend dei mercati azionari sia Usa che mondiali. Ciononostante in molti pensano e credono che a breve vi sarà una marcata correzione o addirittura una brusca inversione dell’attuale up-trend. Io, per il momento, non vedo tali pericoli. Certo sarebbe auspicabile una circoscritta correzione dell’ordine del 4-5 %, ma il mercato per ora non sembra avere neppure questa limitata intenzione.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 21,06 %. Performance che premia la mia ottimistica view, superiore, peraltro, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 18,43 %. Una sovra-performance del 2,63 %, che conferma la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, riduco solo leggermente dall’85 all’80 % le mie posizioni long ed innalzo, nel contempo, dal 15 al 20 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 8 ottobre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno goduto ancora dell’abbrivio della riforma fiscale Usa, annunciata, nella scorsa ottava, da Donald Trump. Questione soprattutto di sentiment perchè nell’economia reale non si registrano ancora mutamenti significativi rispetto all’era Obama. La retorica trumpiana, quella dell’America First, resta, quindi, ancora molto seducente e convincente. In particolare, i mercati credono che l’annunciata e promessa riduzione di imposte possa, nei prossimi anni, sostituire gli stimoli di carattere monetario della Fed, ed assicurare all’economia Usa ulteriori possibilità di crescita. L’esito del passaggio non è comunque scontato, ed il pericolo di nuovi rigurgiti deflazionistici non è, a mio avviso, ancora totalmente scongiurato.

L’annuncio della riforma fiscale, infatti, non ha infiammato tutti i settori dello scenario intermarket. In particolare, Il dollaro index rimbalza ulteriormente di uno 0,8 %, ciononostante il deprezzamento degli ultimi 6 mesi resta pari a circa il 7 %. Le quotazioni delle commodities, invece, restano alquanto caute, il lieve rimbalzo degli ultimi 2 mesi, pari all’1 % in termini reali, assomiglia molto al rimbalzo del gatto morto. Negli ultimi 6 mesi infatti il deprezzamento è pari a circa il 9 %, negli ultimi 5 anni, invece, lo storno è pari a ben il 25 %. Dati, questi ultimi, che testimoniano che il contesto rimane prevalentemente deflazionistico, nonostante tutti gli stimoli monetari degli ultimi anni. Anche le risultanze del mercato obbligazionario confermano tale assunto. I rendimenti dei bond decennali Usa infatti crescono, ma di soli 4 bps, e dopo quasi 10 anni di stimoli sono ancora fermi a quota 2,37 %. La yield curve Usa, inoltre, presenta oggi la minore inclinazione degli ultimi anni. Sarà dura, pertanto, per Trump invertire totalmente tali dinamiche, divenute ormai stabili e quasi strutturali. Garantiti dagli stimoli pubblici contro la deflazione, e molto lontani da pericoli inflazionistici, i mercati azionari vivono, invece, nel loro ambiente ideale. Non a caso assistiamo ad uno dei più lunghi bull market della storia. Anche in quest’ultima ottava registriamo nuovi record storici. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita di un ulteriore 1,19 % e raggiunge quota 2549,33 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 29.721

Large Traders : + 41.539

Small Traders : – 11.818

Seppur attenuata, trova, pertanto, ancora conferma, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che asseconda, ormai da oltre 20 mesi, lo stupefacente bull market dell’equity Usa. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 9.209 contratti. In particolare, i Large Traders, temendo forse qualche esagerazione delle quotazioni, allentano un po’ la presa. Cedono infatti 7.576 contratti long, ma restano saldamente, e da soli, in posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, si confermano ancora una volta operatori contrarian, cedono infatti inopinatamente altri 1.633 contratti long, e consolidano la loro, palesemente errata, posizione Net Short. I Commercial Traders, pesantemente investiti sul mercato primario, sono pertanto costretti ad acquistare l’intero lotto dei 9.209 contratti long, e a ridurre di conseguenza la consistenza della loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, attenuano ma non mutano il favorevole assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Prevedibile pertanto un rallentamento, o addirittura un consolidamento dell’attuale forsennato up-trend. Ciò non vuol dire che siam prossimi ad una correzione significativa, e tantomeno ad una inversione dell’attuale trend fortemente rialzista. Probabile, invece, una pausa, o una circoscritta correzione, che sarebbe peraltro salutare per l’equilibrio complessivo dei mercati. Molti credono che stiamo assistendo alla fase finale di questo lunghissimo e quasi interminabile bull market. Anch’io nelle scorse settimane ho cominciato a temerlo, ma un esame più attento dell’evoluzione recente del quadro intermarket ha dissipato alquanto i miei timori. I mercati azionari, infatti, stornano, invertono, ed entrano in un mercato orso quando nell’economia reale sopraggiungono marcati fenomeni inflattivi o deflattivi. Orbene il primo, ossia l’inflazione, non si scorge nemmeno all’orizzonte. Il secondo, invece, si è verificato solo due volte negli ultimi 100 anni, ma ciononostante costituisce, oggi, per noi, un pericolo più concreto del primo. Contro di esso, però, da quasi 10 anni, sono schierate tutte le istituzioni finanziarie e politiche del globo. Schieramento, a mio avviso, motivato non solo da ragioni economiche, ma anche, e forse soprattutto, da ragioni politiche. Si conoscono infatti le disastrose conseguenze della deflazione degli anni 30, ossia l’avvento del nazi-fascismo in Europa e Giappone culminato poi nella seconda guerra mondiale, e non si vuol certo correre il rischio di una loro riedizione. E’ lecito, pertanto, criticare i vari QE delle banche centrali, ma non bisogna scordare il grave contesto ed i pericoli determinatisi dopo la crisi finanziaria del 2008. Quindi facciamocene una ragione e prendiamoci le risultanze più positive, ossia le laute plusvalenze dei nostri investimenti azionari.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo per i corsi azionari, che, come sempre, cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 19,65 %. Performance che remunera e premia la mia ottimistica view, superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 18,16 %. Una sovra-performance dell’ 1,49 %, che conferma la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei precedenti 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, innalzo leggermente dall’82,5 all’85 % le mie posizioni long e riduco, nel contempo, dal 17,5 al 15 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 1 ottobre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, dopo il meeting della FED, è stata la riforma fiscale di Trump, a catalizzare l’attenzione dei mercati finanziari internazionali. Riforma fiscale solo annunciata, ed ancora ben lungi dall’essere approvata, che ha però già trovato una favorevole accoglienza da parte degli investitori. In pratica i mercati sperano in una sorta di staffetta, un passaggio di testimone, tra la politica monetaria accomodante, che sta per finire, e l’inizio di una nuova politica fiscale espansiva. Passaggio di testimone non facile, ed affatto scontato, dato l’ingente debito pubblico Usa, già oggi, pari al 105 % del PIL.

L’annuncio della riforma fiscale ha comunque costituito una nuova iniezione di fiducia, e favorito un’altra settimana di moderato risk-on sullo scenario intermarket. In particolare, il dollaro index rimbalza sensibilmente, ed in una sola ottava guadagna circa l’ 1 %. Le commodities, invece, si mantengono più caute, in termini reali lievitano infatti di un modesto 0,5 %, insufficiente ad invertire il down-trend degli ultimi sei mesi, pari all’ 8 %. Conseguenze più consistenti si sono invece manifestate nel mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa crescono infatti di altri 7 bps, e risalgono sino a quota 2,33 %. I rendimenti a due anni invece crescono di 1 solo bps e raggiungono quota 1,47 %. La yield curve Usa risulta pertanto più inclinata di sette giorni orsono. I mercati azionari, infine, non si sono di certo lasciati pregare, ed hanno proseguito nella loro inarrestabile ascesa e stabilito nuovi record storici. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, lievita dello 0,68 % e raggiunge quota 2519,36 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.930

Large Traders : + 49.115

Small Traders : – 10.185

Trova, quindi, ancora conferma, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che accompagna ormai da 20 mesi, l’inarrestabile bull market dell’equity Usa, nonché del resto del mondo. In quest’ultima ottava registriamo variazioni, nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 6.853 contratti. In particolare, i Commercial Traders, prendono atto che sul mercato non esistono particolari preoccupazioni, e lasciano fare. Vendono infatti l’intero lotto dei 6.853 contratti long, e consolidano la loro proverbiale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, si confermano operatori trend following, acquistano infatti altri 4.082 contratti long, e rimpinguano la consistenza della loro, già ingente, posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi 2.771 contratti long, e riducono la loro insolita, ed ancora marcata, posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, limitate nella loro entità, ci dicono che, allo stato, sul mercato non esistono particolari preoccupazioni. La stagionalità, notoriamente sfavorevole, induce molti ad attendersi storni che giorno dopo giorno si rivelano, però, sempre più improbabili. Esiste, è vero , nelle attuali quotazioni una sopravvalutazione, da me stimata in circa l’8%, ma il sentiment particolarmente favorevole impedisce al momento qualsiasi ipotesi correttiva. In realtà, il mercato sembra addirittura più forte e solido di qualche settimana addietro. Oltre ai titoli bancari, favoriti dal rialzo dei tassi, sembrano infatti in netta ripresa anche i titoli petroliferi, per lungo tempo penalizzati dai bassi prezzi del petrolio. Ci sembra pertanto molto improbabile assistere a breve ad una correzione degli indici azionari Usa. Ancor più improbabile appare una correzione degli indici europei, visto che in Europa è ancora pienamente il auge il QE della BCE, ed il ciclo economico è ancora in una fase non matura. Sulla base di tali considerazioni, mi sembra saggio, non porsi ulteriori domande, ed assecondare, finchè dura, questo interminabile, ed ormai storico, bull market dei mercati azionari, che in questi anni ci ha regalato molte soddisfazioni ed ottime performance.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora positivo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 19,11 %. Performance che premia la mia ottimistica view, inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 19,53 %. Una sotto-performance lieve, dello 0,42 %, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, divento più ottimista ed audace, innalzo cioè dal 75 all’82,5 % le mie posizioni long e riduco, nel contempo, dal 25 al 17,5 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 65 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 24 settembre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, il meeting della FED è stato, senza dubbio, l’evento finanziario più rilevante. Le importanti decisioni assunte, in tema di bilancio e di tassi d’interesse, non hanno per ora scosso i mercati finanziari internazionali. Le stesse, però, delineano, una graduale exit strategy dalle politiche monetarie espansive ed accomodanti di questi ultimi anni. Exit strategy certamente non facile, e dalle conseguenze ancora imprevedibili. L’economia reale non ha, infatti, ancora pienamente risolto i problemi emersi durante la crisi del 2008.

L’annuncio della FED, come accennato, ha prodotto, per ora, effetti limitati sullo scenario intermarket. In particolare, il dollaro index rimbalza, ma solo dello 0,33 %. Mi sarei aspettato un rialzo più corposo, dato l’ormai evidente divergenza di politiche monetarie fra gli Usa ed il resto del mondo. Le commodities, invece, stornano dello 0,4 %, confermando indirettamente della crescita tuttora moderata dell’economia mondiale. Maggiori conseguenze si sono invece manifestate in ambito obbligazionario. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa lievitano di altri 6 bps, e risalgono a quota 2,26 %. I rendimenti dei bond a due anni crescono invece di 7 bps e raggiungono il massimo degli ultimi anni, a quota 1,46 %. Di conseguenza continua il processo di progressivo appiattimento della yield curve Usa, e ciò pone molti interrogativi sulla praticabilità dell’annunciata exit strategy. I mercati azionari, infine, frenano soltanto la loro corsa, e sembrano per ora non curarsi delle nuove decisioni FED. Ma è ormai noto che essi, in questo momento, sono guidati da un sentiment particolarmente favorevole.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 32.077

Large Traders : + 45.033

Small Traders : – 12.956

Si riconferma, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da 20 mesi. In quest’ultima ottava registriamo variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 12.227 contratti. In particolare, i Large Traders attenuano la loro esuberanza, cedono infatti l’intero lotto dei 12.227 contratti long, ma restano ancora e saldamente in posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, acquistano 8.239 contratti long, e riducono di conseguenza l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi 3.988 contratti long, e riducono la loro ancora marcata, ed insolita, posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che riequilibrano seppur parzialmente le posizioni dei diversi operatori, evidenziano una maggiore partecipazione al mercato e consolidano il sentiment già particolarmente favorevole. I mercati azionari, per il momento, sembrano quindi non curarsi dei nuovi orientamenti della FED in materia di politica monetaria. Essi, in questo frangente, sono guidati ed alimentati unicamente da un sentiment particolarmente fiducioso ed ottimistico. D’altronde il tapering, ossia la progressiva vendita di titoli ad opera della FED, è stato al momento solo annunciato e non è ancora effettivamente iniziato. Io credo che questo da ottobre avrà inevitabilmente un impatto sull’economia, non solo Usa. I mercati azionari invece, per il momento, pensano e sperano che le restrizioni di politica monetaria made in Usa, saranno ampiamente compensate dai vari QE ancora in auge nel resto del mondo. Come già detto in miei precedenti post, ci sarebbe bisogno di una correzione, ma i mercati non sembrano per ora di tale avviso. C’è dunque il rischio che la moderata sopravvalutazione attuale si dilati e si gonfi ulteriormente, e determini, probabilmente nel 2018, una vera e propria inversione e di conseguenza la fine di questo lunghissimo e storico bull market dei mercati azionari Usa e mondiali.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 15,70 %. Performance che premia la mia view, inferiore, però, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 18,56 %. Una sotto-performance del 2,86 %, ascrivibile forse alle distorsioni causate dai PIR, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra esposta, questa settimana, mantengo un atteggiamento in linea con il mercato, e confermo la struttura del mio portafoglio costituito dal 75 % di posizioni long e dal 25 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 17 settembre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali ci hanno regalato un’ennesima ottava di forte RISK-ON. Registriamo di conseguenza i nuovi massimi storici sugli indici azionari Usa. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, raggiunge la fatidica quota di 2.500 punti, impensabile solo poco tempo fa. Risk–On alimentato da buoni dati economici, e soprattutto da un sentiment particolarmente favorevole ed ottimistico. Sentiment probabilmente esagerato che sta portando le valutazioni ben aldilà delle mie già ottimistiche attese e previsioni di inizio d’anno.

Risk-on esteso, peraltro, all’intero scenario intermarket. In particolare, il dollaro Usa ridà segni di vita rimbalzando dello 0,57 %. Rimbalzo che attenua il massiccio storno degli ultimi 9 mesi, pari comunque a ben il 10,8 %. In up-trend anche le quotazioni delle commodities, che salgono anch’esse di uno 0,5 %. In perfetta coerenza con tali dati, rimbalzano anche i rendimenti del mercato obbligazionario. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa lievitano di ben 14 bps, e tornano a quota 2,20 %. Anche i rendimenti sul bund tedesco salgono di 12 bps e tornano a quota 0,43 %. Evidenzio, inoltre, che, dopo quest’ultima ottava, la yield curve Usa presenta la minore inclinazione degli ultimi anni. Si incomincia pertanto ad intravvedere, sebbene ancora in lontananza, l’epilogo di questo lunghissimo ed interminabile ciclo economico. Anche i dati sull’inflazione, in crescita più delle attese, sembrano confermare tale ipotesi. Per quanto concerne i mercati azionari non siamo ancora nella fase dell’euforia, ma ulteriori immotivati rialzi potrebbero ben presto condurci nella fase finale di questo prolungato, generoso, ed ormai storico bull market.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 40.316

Large Traders : + 57.260

Small Traders : – 16.944

Come da attese, si conferma, e si consolida, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge da quasi 20 mesi. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 5.447 contratti. In particolare, gli Small Traders, confermandosi ancora una volta operatori “ contrarian “ cedono altri 5.266 contratti long, e portano la loro posizione Net Short ai livelli massimi degli ultimi anni, ossia a quota -16.944. I Commercial Traders, invece, lasciano fare, cedono infatti solo 181 contratti long, e mantengono la loro abituale posizione di copertura, Net Short, sopra le quarantamila unità. I Large Traders, infine, si riconfermano operatori “ trend following “, acquistano infatti l’intero lotto dei 5.447 contratti long, e restano in maniera pingue e da soli in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che portano gli operatori retail sui massimi livelli di posizione Short, giustificano il nuovo rally dei mercati azionari. Personalmente non apprezzo queste ultime evoluzioni dei mercati azionari. L’eccesso di fiducia potrebbe infatti far deviare i corsi azionari da un percorso regolare ed ordinato di crescita delle quotazioni, com’è stato quello di questi ultimi anni. Il mio augurio, pertanto, è quello che gli small traders avendo raggiunto il massimo di pessimismo ritornino gradualmente sui propri passi ed attenuino la loro posizione Net Short. Il mio augurio, tuttavia, lascia il tempo che trova, e pertanto d’obbligo seguire con attenzione l’evolversi della situazione, e non farsi trovare impreparati ad un eventuale deragliamento dei mercati azionari. Deragliamento non imminente, ed ancora nemmeno all’orizzonte, ma che potrebbe trovare ulteriore supporto ed alimento in mancanza di una salutare correzione dei mercati azionari, che ormai manca da inizio 2016.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto e pericoloso per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 17,84 %. Performance che premia sinora la mia ottimistica view, superiore, peraltro, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 16,97 %. Una sovra-performance dello 0,87 %, inferiore alle nostre attese, che riconferma comunque la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato sopra esposta, questa settimana, resto in attesa degli eventi, e riconfermo la struttura del mio portafoglio costituito dal 75 % di posizioni long e dal 25 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 10 settembre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha riconfermato che l’economia dell’eurozona non può ancora fare a meno di una politica monetaria espansiva ed accomodante. Il QE pertanto prosegue come da programma, mentre i tassi rimarranno invariati per ancora lungo tempo. Decisioni che rassicurano i mercati finanziari internazionali, e che testimoniano, ancora una volta, che le Banche Centrali conoscono bene la peculiare natura dell’attuale ciclo economico, caratterizzato da moderati tassi di crescita e da infimi livelli d’inflazione.

Decisioni, quelle della BCE, che hanno avuto immediati riflessi sull’intero scenario intermarket. In particolare, il dollaro Usa ha ripreso con rinnovato vigore il suo forsennato down-trend, stornando in una sola ottava dell’ 1,6 %. Negli ultimi 9 mesi la caduta è pari a circa il 10 %. Svalutazione che equivale ad una vera e propria espansione di politica monetaria che compensa abbondantemente i due recenti rialzi dei tassi Usa. Pertanto, anche in America gli sbandierati propositi di restrizioni monetarie restano, di fatto, ancora una chimera. Con la svalutazione del dollaro, inoltre, Gli Usa impongono alle altre Banche Centrali di proseguire con le politiche monetarie espansive, pena una rivalutazione ancor più marcata delle loro valute, che rischia, già ora, di minare i deboli cenni di ripresa dell’economia sia europea che nipponica. Che il ciclo economico resti debole e precario è dimostrato anche dalle quotazioni delle commodities. In quest’ultima ottava, infatti, nonostante il forte storno del dollaro, esse non rimbalzano, anzi stornano di un ulteriore 1,8 % in termini reali. Segnali deflattivi giungono anche dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa arretrano, soltanto in quest’ultima ottava, di ben 10 bps, e tornano a quota 2,06 %. Non peggiora tuttavia l’inclinazione della yield curve, che rimane ancora moderatamente positiva. Incerti e laterali, infine, gli andamenti dei mercati azionari. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, storna dello 0,61 %, e torna a quota 2.461,43, non lontano comunque dei suoi massimi storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 40.135

Large Traders : + 51.813

Small Traders : – 11.678

Si riconferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da quasi 20 mesi. Nell’ultima ottava registriamo variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 10.943 contratti. In particolare, i Large Traders, prendono atto che erano forse troppo ottimistici ed esposti, cedono, quindi, l’intero lotto dei 10.943 contratti long, e riducono la loro posizione Net Long poco sopra le cinquantamila unità. Gli Small Traders, invece, acquistano 2.189 contratti long, ma restano tuttora in un’anomala ed insolita posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, acquistano i residui 8.754 contratti long, e riducono in equivalente misura la loro attuale ed abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, di segno esattamente opposto a quelle della precedente settimana, confermano che anche nel mercato dei derivati azionari Usa, così come accade nel mercato principale, si sia ormai entrati in una fase di lateralizzazione. C’è dunque molta incertezza circa le prospettive future dell’economia e soprattutto della politica Usa. La caduta verticale del dollaro ne è l’espressione più evidente. Si nota, peraltro, un leggero deterioramento del sempre benevolo quadro complessivo. In particolare, la caduta dei rendimenti obbligazionari Usa sembra porre nuove difficoltà al sistema bancario americano, che potrebbe trovare riflessi anche sull’analogo settore europeo. La debolezza latente di quest’importante settore potrebbe favorire quella moderata e circoscritta correzione, dell’ordine del 5 %, che attendiamo ormai da molti mesi. Resta tuttavia ancora ben solida e salda la garanzia di tenuta degli indici azionari, costituita dalla persistente posizione Net short degli small traders. Molto probabile, pertanto che i mercati azionari continuino nelle prossime settimane a lateralizzare, cosi come accade, peraltro, già da alcuni mesi.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 18,27 %. Performance che premia e ben remunera la mia ottimistica view, superiore, peraltro, a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 14,86 %. Una sovra-performance del 3,41 %, che riconferma la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato sopra esposta, questa settimana, riduco leggermente dall’80 al 75 % le mie posizioni long ed innalzo, nel contempo, dal 20 al 25 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 3 settembre 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i buoni dati provenienti sia dall’economia Usa, Pil II trimestre + 3 %, che dall’economia dell’eurozona, Pil II trimestre + 2,8 %, hanno ulteriormente rasserenato i mercati finanziari internazionali, facendo abortire, quasi sul nascere, l’embrionale correzione sviluppatasi nelle prime caldissime settimane d’agosto.

Buoni dati che hanno influenzato anche molti settori dello scenario intermarket. In particolare, dopo mesi di marcato down-trend, il dollaro, grazie alla crescita del Pil Usa, riprende un po’ di vigore e sembra voler arrestare la sua preoccupante caduta. Ancor più marcati gli effetti sulle commodities, che rimbalzano del 2,1 %, in termini reali, interrompendo un down-trend in auge da oltre 9 mesi. Stranamente immobile, invece, il mercato obbligazionario. Fermi, infatti i rendimenti dei bond sia in Usa che in Europa. Le yield curve si confermano, comunque, ancora positivamente inclinate, e ciò fan ben sperare per la tenuta futura della ripresa economica fra le due sponde dell’Atlantico. Immancabili, infine, gli effetti positivi sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, rimbalza infatti di un ulteriore 1,37 %, e torna nuovamente a quota 2.476,55, ossia in prossimità dei suoi massimi storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 48.889

Large Traders : + 62.756

Small Traders : – 13.867

Trova, dunque, conferma, e si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da ben 19 mesi. Nell’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 11.308 contratti. In particolare, i Large Traders, che stanno trainando da lungo tempo e da soli quest’interminabile up-trend, mostrano ancora maggiore fiducia. Acquistano, infatti l’intero lotto degli 11.308 contratti long, e consolidano la loro posizione Net Long sopra le sessantamila unità. Gli Small Traders, invece, continuano a sorprendere, cedono infatti altri 4.354 contratti long, e rafforzano la loro anomala ed insolita posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, lasciano fare, cedono infatti altri 6.954 contratti long, e rimpinguano ulteriormente la loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che rafforzano sostanzialmente il dominio dei Large Traders, disegnano nel contempo un’assetto di mercato caratterizzato da una sempre più scarsa partecipazione. La persistente e sempre più marcata posizione Net short del pubblico retail ( small traders ), ne costituisce la prova più evidente. Un siffatto assetto di mercato, ci fornisce indicazioni ambivalenti, e forse contraddittorie, circa gli sviluppi futuri dei mercati azionari Usa e mondiali. Da un lato, infatti, non si può sperare che una sola categoria di operatori abbia da sola, e per lungo tempo, la forza di trainare all’insù il mercato azionario. D’altro canto, però, la persistente posizione Net short costituisce una solida polizza assicurativa avverso storni rilevanti delle quotazioni azionarie, che infatti mancano ormai da quasi 2 anni. Molto probabile, pertanto che nelle prossime settimane assisteremo ad un andamento laterale, e forse solo moderatamente rialzista, così come accaduto negli ultimi 6 mesi, in cui l’S&P 500 è cresciuto solo di un modesto 3,36 %. La mia personale retta di regressione, peraltro, segnala ancor oggi una sopravvalutazione del mercato azionario Usa di circa il 5 %, ma sinora ogni tentativo di riallineamento è miseramente fallito, e ciò testimonia la forza e la solidità dell’attuale mercato.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora non negativo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 18,4 %. Buona performance, che premia e remunera la mia ottimistica vision, superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, al + 15,21 %. Una sovra-performance del 3,19 %, che riconferma la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato sopra esposta, questa settimana, riduco leggermente dall’85 all’80 % le mie posizioni long ed innalzo, nel contempo, dal 15 al 20 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 27 agosto 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i governatori delle banche centrali, riuniti a Jackson Hole, hanno illustrato e confermato i tratti di questo peculiare ciclo economico, caratterizzato da una moderata crescita e da una persistente bassa inflazione. Ciclo economico debole, che abbisogna ancora del sostegno di politiche monetarie accomodanti. I mercati finanziari internazionali hanno accolto con favore le nuove assicurazioni giunte dalle più importanti autorità monetarie mondiali. E’ evidente, infatti, che, almeno a breve termine, non ci saranno modifiche sostanziali nelle scelte e nelle decisioni di politica monetaria.

Solo dopo le dichiarazioni dei vari governatori, lo scenario intermarket ha registrato delle significative variazioni. In particolare, dopo le dichiarazioni dovish della Yellen, il dollaro Usa storna di un ulteriore 0,75 %, ed i rapporti EURUSD e YENUSD raggiungono i nuovi massimi di periodo. Le commodities, tuttavia, non rimbalzano e confermano la loro attuale debolezza, testimoniata da un ritracciamento, in termini reali, pari al 13 % negli ultimi 6 mesi. Quasi immobile anche il mercato obbligazionario. In particolare, il rendimento sul bond decennale Usa arretra di 2 bps, e si ferma a quota 2,17 %. In arretramento di 3 bps anche il rendimento sul bund tedesco, pari allo 0,39 %. Le yield curve delle due sponde dell’Atlantico prospettano, tuttavia, per i prossimi mesi, una maggior crescita in Europa che non negli Usa. Riscontri positivi si sono avuti, invece, sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, interrompe infatti l’accenno di correzione e rimbalza dello 0,72 % tornando a quota 2.443.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 41.935

Large Traders : + 51.448

Small Traders : – 9.513

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da molti mesi. Nell’ultima ottava registriamo, peraltro, variazioni davvero esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 2.764 contratti. In particolare, gli Small Traders, attenuano il loro pessimismo ed acquistano l’intero lotto dei 2.764 contratti long, ma restano ancora e saldamente nell’insolita posizione Net Short. I Large Traders, invece, cedono 481 contratti long, e limano la loro decisa ed ancora solitaria posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 2.283 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, davvero molto esigue, ci confermano che allo stato non esistono particolari tensioni sui mercati azionari Usa e mondiali. L’embrionale correzione delle precedenti settimane fatica infatti ad alimentarsi. D’altra parte con gli Small Traders cosi pessimisti, le “ mani forti “ a chi vendono le loro azioni eventualmente sopravvalutate ? Sarà dunque molto arduo alimentare una significativa correzione che, non a caso, manca ormai da quasi 18 mesi. Più probabile che si lateralizzi ancora per altre settimane. Lateralizzazione, peraltro, già in corso. Negli ultimi 6 mesi l’S&P 500 ha infatti rallentato di molto la sua corsa segnando un incremento complessivo del solo 3 %. Leggo che in molti si attendono a breve marcate correzioni ed addirittura crash dei mercati azionari Usa e mondiali. Come ormai ben sapete, personalmente, non concordo affatto con tale vision. A mio avviso, infatti, allo stato, mancano sia le condizioni intermarket che quelle prettamente interne al mercato che possano giustificare una marcata correzione dei corsi azionari, e tantomeno una loro inversione. Certo una correzione circoscritta e limitata, dell’ordine del 4-5 % rispetto ai valori attuali sarebbe auspicabile, ma bisogna prendere atto che anche tale ipotesi risulta, già da molti mesi, di difficile realizzazione.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora non negativo per i corsi azionari, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 16,72 %. Performance buona e soddisfacente, che remunera la mia ottimistica vision, superiore inoltre a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 14,5 %. Una sovra-performance del 2,22 %, che conferma che la fiducia nel nostro approccio operativo è sempre ben riposta, visto che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, incremento dal 75 all’85 % le mie posizioni long e riduco, nel contempo, dal 25 al 15 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 20 agosto 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’ennesimo assurdo attentato terroristico ha solo scalfito la quiete dei mercati finanziari internazionali. Reazioni finanziarie molto composte, del tutto analoghe a quelle verificatesi in precedenti e tragiche occasioni, che testimoniano l’assoluta irrilevanza economica politica e militare degli attentatori e dei loro folli ispiratori. Irrilevanza che rende ancor più tragico ed inaccettabile il sacrificio umano delle innocenti vittime.

Come accennato, lo scenario intermarket ha registrato solo modeste ed incoerenti variazioni. In particolare, il dollaro Usa rimbalza dello 0,4 % e sembra voler finalmente arrestare il suo down-trend, in voga ormai da ben 9 mesi. Le commodities, invece, stornano dello 0,5 %, e confermano la loro ormai cronica debolezza, testimoniata da un ritracciamento, in termini reali, pari al 13 % solo negli ultimi 6 mesi. Immobile, per contro, il mercato obbligazionario. Fermo, infatti, al 2,19 % il rendimento sul bond decennale Usa. Cresce invece di 4 bps il rendimento sul bund tedesco, che registra comunque un tasso ancora esiguo pari allo 0,42 %. Le yield curve appaiono leggermente meno inclinate ma segnalano ancora crescita, e non recessione, sia negli Usa che in Europa. Maggiore nervosismo si è invece avvertito sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, storna infatti per la seconda settimana consecutiva, arretra di un altro 0,65 % e torna a quota 2.425. Quota per me molto significativa, visto che il mio target di fine d’anno risulta fissato a quota 2.430 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 39.652

Large Traders : + 51.929

Small Traders : – 12.277

Trova dunque conferma la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 16 mesi. Nell’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni consistenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 16.828 contratti. In particolare, i Commercial Traders cedono l’intero lotto dei 16.828 contratti long, e rimpinguano l’entità e la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Per contro, i Large Traders, acquistano la gran parte del lotto, ossia 15.675 contratti long, e riportano la loro posizione Net Long su livelli nuovamente molto elevati. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 1.153 contratti long, e limano  la consistenza della loro inconsueta ed insolita posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, caratterizzate da ingenti vendite ad opera delle “ mani forti “, ci segnalano che, molto probabilmente, nelle prossime settimane, si vuole alimentare l’embrionale correzione appena iniziata. Correzione che, se troverà seguito, resterà, a mio avviso, comunque ordinata, salutare e circoscritta. Dopo molti mesi di assenza una correzione è infatti necessaria, e costituirà un’ulteriore conferma del ben impostato trend primario, marcatamente rialzista. Allo stato infatti mancano ancora le condizioni per un’inversione decisa di questo prolungato ed ormai storico bull market dei mercati azionari. Le banche centrali non sembrano infatti decise a mollare la presa, e manterranno una politica monetaria accomodante. Il ciclo economico, peraltro, non dà alcun segnale di surriscaldamento, anzi il tasso di crescita resta moderato e contenuto. Ci sono solo degli eccessi valutativi, in qualche particolare settore, che sarebbe bene correggere e non alimentare.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto a breve, ma ancora solido a lungo termine, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Da inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 15,42 %. Performance positiva e soddisfacente, e dopo alcuni mesi, nuovamente superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 14,89 %. Una sovra-performance dello 0,53 %, che conferma che la fiducia nel nostro approccio operativo è sempre ben riposta, visto che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco leggermente dal 77,5 al 75 % le mie posizioni long ed innalzo, nel contempo, dal 22,5 al 25 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long limitata al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 13 agosto 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la ricomparsa del rischio geopolitico sulla scena mondiale ha indotto, inevitabilmente, nervosismo e volatilità su tutti i mercati finanziari internazionali. Auguriamoci che, anche questa volta, non si trascenda e ci si limiti a sterili ed insensate provocazioni verbali. Non si comprende peraltro quale sia il vero motivo del contendere tra la piccola Nord Corea e gli Usa. Sorge il dubbio che dietro tale improbabile confronto se ne nasconda un altro ben più corposo e pericoloso, ossia quello economico politico e militare tra Usa e Cina.

In ogni caso, per il momento, sullo scenario intermarket si registra un improvviso ed inevitabile Risk Off. In particolare, il dollaro Usa cede lo 0,5 % e riprende il suo down-trend, che dura ormai da ben 9 mesi, e che ha prodotto una svalutazione complessiva della valuta Usa pari a circa il 10 %. Le commodities, invece, appaiono dopo molti mesi stabili, anche se in quest’ultima settimana abbiamo assistito ad un inevitabile apprezzamento del bene rifugio per eccellenza, ossia dell’oro, che sfiora nuovamente i 1.300 dollari l’oncia. Effetti più consistenti si sono registrati sul mercato obbligazionario. Il rendimento sul bond decennale Usa arretra infatti di 8 bps e torna a quota 2,19 %. Arretrano comunque anche i rendimenti sulle scadenze più brevi, in particolare quello sui 2 anni torna a quota 1,30 %. L’inclinazione della yield curve Usa resta pertanto quasi immutata, e l’ipotesi di una nuova recessione dell’economia americana appare quindi ancora lontana ed improbabile. Segnalo altresi che, grazie al QE della BCE, tuttora in corso, l’inclinazione della yield curve dei Paesi Europei è maggiore di quella Usa, e ciò fa ben sperare per la crescita economica del Vecchio Continente. Il Risk Off si è, invece, materializzato con maggiore intensità ed evidenza sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P500, registra infatti la peggior performance degli ultimi 5 mesi e storna dell’1,43 %. Ancor maggiori, ossia tra il 2 ed il 3 %, le perdite registratesi su tutti i listini europei ed asiatici. Una correzione ordinata e non scomposta, peraltro attesa ed auspicata, dopo molti mesi di ininterrotti rialzi, che permette di eliminare qualche eccesso valutativo, e rivelarsi pertanto del tutto salutare.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 22.824

Large Traders : + 36.254

Small Traders : – 13.430

Si riconferma quindi la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava registriamo, comunque, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 5.225 contratti. In particolare, i Large Traders cedono 1.064 contratti long, e riducono leggermente la consistenza della loro posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, si dimostrano sempre più scettici e timorosi, cedono infatti altri 4.161 contratti long, e conducono la loro inconsueta posizione Net Short sui livelli più estremi degli ultimi anni. I Commercial Traders, anche questa settimana, sono quindi costretti ad acquistare l’intero lotto dei 5.225 contratti long, ed a ridurre ulteriormente la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, del tutto analoghe a quella precedente, ci segnalano che gli operatori più deboli sono alquanto preoccupati per i venti di guerra, e temono storni significativi dei valori azionari. A mio avviso, invece, trattasi di un pretesto per indurre una salutare correzione dei listini azionari, dopo mesi di ininterrotti rialzi. Vedo comunque, nelle prossime settimane, una volatilità in aumento e non più sui livelli infimi degli ultimi mesi. La correzione, se si alimenterà, sarà comunque del tutto ordinata e circoscritta e non superiore al 4 – 5 % già auspicato i miei precedenti post. A livello intermarket non esistono infatti, allo stato, le premesse per una correzione di maggior entità e consistenza. Una correzione pertanto salutare, che consoliderà l’up trend di lungo periodo sull’equity Usa e mondiale, e che potrebbe costituire l’ennesima ottima occasione d’acquisto.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, temporaneamente incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 11,47 %. Performance positiva e soddisfacente, ma ancora inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 12,61 %. Una sotto-performance dell’ 1,14 %, che segnala che, negli ultimi mesi, sul nostro listino l’effetto momentum ha alquanto latitato. Latitanza che si ritiene transitoria, e che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, incremento leggermente dal 75 al 77,5 % le mie posizioni long e riduco dal 25 al 22,5 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 55 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 6 agosto 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i buoni dati del mercato del lavoro Usa hanno apportato ulteriore ottimismo sui mercati finanziari internazionali, e confermato che la crescita economica globale prosegue, a ritmi sempre moderati, e senza particolari pressioni inflazionistiche. Uno scenario in voga, peraltro, da oltre 8 anni, che sorprende sia per le sue peculiari caratteristiche che per la sua eccezionale durata, e che alimenta un ormai storico ed interminabile up-trend dei mercati azionari Usa e mondiali.

A livello contingente, invece, i 203 mila nuovi posti di lavoro Usa, hanno prodotto effetti molto circoscritti sullo scenario intermarket. L’effetto più evidente si è registrato sul mercato valutario. La nuova dimostrazione di vitalità dell’economia Usa ha, infatti, temporaneamente arrestato il down-trend del dollaro americano. Il rimbalzo dello 0,3 % potrebbe tuttavia rivelarsi effimero e non rappresentare una seria inversione del processo di deprezzamento della valuta Usa, dichiaratamente auspicato e voluto dalla nuova Amministrazione Trump. Il deprezzamento del dollaro, oltre a danneggiare l’economia di Europa e Giappone, non favorisce un deciso apprezzamento delle quotazioni delle commodities, che negli ultimi 9 mesi hanno perso il 12,8 % del loro valore in termini reali. Circostanza, quest’ultima, che danneggia i paesi produttori, frenando la crescita economica sia a livello interno che internazionale. Il mercato obbligazionario, invece, non registra sostanziali novità. E’ dall’elezione di Trump che il rendimento dei bonds decennali Usa galleggia stancamente tra il 2,15 ed il 2,60 %. D’altra parte le promesse elettorali di una maggior crescita economica sono state finora tutte disattese. Le quotazioni azionarie, invece, continuano a lievitare. In quest’ultima ottava è stato il vecchio Dow ha stabilire un nuovo significativo record storico, oltrepassando la fatidica quota di 22.000 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 28.049

Large Traders : + 37.318

Small Traders : – 9.269

Trova pertanto ancora conferma la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 9.719 contratti. In particolare, i Large Traders, evidenziano sintomi di vertigine da alta quota, cedono infatti 6.862 contratti long, e riducono la consistenza della loro attuale posizione Net Long. Gli Small Traders, dimostrano ancor maggior timori, cedono infatti altri 2.857 contratti long, ed accentuano ulteriormente la loro anomala ed inconsueta posizione Net Short. I Commercial Traders sono quindi costretti ad acquistare l’intero lotto dei 9.719 contratti long, ed a ridurre di circa ¼ la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, caratterizzate dalle vendite degli operati più deboli, ci segnalano che sul mercato azionario sono comunque attive e presenti delle correnti tese a morigerarne la corsa. La stagionalità e la riduzione dei volumi di scambio favorisce, peraltro, tale intento. Molto probabile pertanto che nelle prossime settimane si assista ad un galleggiare degli indici azionari Usa intorno agli attuali livelli. Sò che in molti si attendono rovesci più o meno imminenti delle quotazioni azionarie Usa. Personalmente non intravvedo tale pericolo. Permangono, infatti, del tutto intatte le favorevoli condizioni intermarket, inoltre anche da un punto di vista di analisi interna il mercato appare solido e ben impostato. Certo, come ho già accennato nelle scorse settimane, vi sono alcune sacche di evidente sopravvalutazione e sarebbe pertanto auspicabile una correzione circoscritta, dell’ordine del 3 – 4 %, dagli attuali valori. Allo stato, però, non credo esistano le condizioni nemmeno per tale limitata correzione, molto più probabile, invece, uno stallo intorno agli attuali valori.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora non negativo, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 9,16 %. Performance positiva e soddisfacente, ma inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 15,50 %. Una sotto-performance del 6,34 %, che evidenzia che, negli ultimi mesi, il mio portafoglio ha molto sofferto dell’assenza sul nostro listino dell’effetto momentum. Assenza che riteniamo transitoria, e che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco leggermente dal 77,5 al 75 % le mie posizioni long ed innalzo dal 22,5 al 25 % le posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 30 luglio 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’atteggiamento dovish emerso dall’ultimo meeting della FED ha reso molto più tranquilli i mercati finanziari internazionali. Confidiamo pertanto che, a differenza di quanto successo più volte in passato, questo lungo ciclo economico possa naturalmente terminare per anzianità e non per un errore di politica monetaria. Allo stato, infatti, non vi sono ancora le condizioni per porre fine alle politiche monetarie accomodanti attuate in questi anni dalle diverse Banche Centrali.

Le decisioni dovish della FED hanno comunque determinato importanti effetti sull’intero scenario intermarket. In particolare, l’ipotesi di un rinvio dell’aumento dei tassi Usa, ha ulteriormente accentuato il deprezzamento del dollaro americano. Negli ultimi 9 mesi la valuta Usa ha ceduto quasi il 10 % del suo valore, riallineando di conseguenza tutti i maggiori rapporti di cambio. Il rapporto EURUSD è infatti risalito sin quota 1,17, mentre il rapporto USDYEN è ridisceso sin quota 1,10. La rivalutazione già ingente di euro e yen, impedisce di fatto che anche in Europa e Giappone vengano prossimamente adottate restrizioni di politica monetaria. L’ingente svalutazione del dollaro Usa, inoltre, da alcune settimane, sta favorendo una modesta ripresa delle quotazioni delle commodities. Il crude oil, in particolare, è risalito nuovamente in prossimità di quota 50 dollari al barile. Per quanto concerne, invece, il mercato obbligazionario non vi sono novità di rilievo. Aldilà delle movimentazioni contingenti, sono infatti ormai ben 7 anni che si è sostanzialmente arrestata la quasi trentennale caduta dei rendimenti, e che si lateralizzi in un range ricompreso tra 1,50 e 2,50 %. C’è da augurarsi che dopo questo lungo periodo di lateralizzazione i rendimenti invertono finalmente la rotta e tornino a salire. Allo stato, però, mancano ancora le condizioni, ossia una crescita economica ben più sostenuta dell’attuale. L’ipotesi di un rialzo sostanziale dei rendimenti, allo stato molto improbabile, viene invece usato come spauracchio per tentare di moderare e contenere la crescita ininterrotta delle quotazioni azionarie. Ma è evidente che trattasi di un’ipotesi totalmente priva di logica e di fondamento, e che l’up-trend dei mercati azionari sia destinato ulteriormente a proseguire.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 37.768

Large Traders : + 44.180

Small Traders : – 6.412

In totale coerenza con quanto accade nello scenario intermarket, il mercato dei derivati azionari Usa riconferma, e consolida, la sua favorevole configurazione. Nell’ultima ottava registriamo, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 9.572 contratti. In particolare, i Commercial Traders, evidentemente molto rassicurati dalle ultime decisioni della FED, cedono l’intero lotto dei 9.572 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, essendo operatori trend-following, dimostrano di credere nella continuazione del trend rialzista, acquistano infatti altri 7.011 contratti long, e rafforzano la loro, ancora solitaria, posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 2.561 contratti long, ma non invertono la loro attuale posizione, inopinatamente Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, al contrario di quelle di una settimana fa, ci dicono che gli operatori di mercato si sentono abbastanza rassicurati e che non temono imminenti “ errori “ di politica monetaria da parte delle diverse Banche Centrali. Tale sentiment non lascia presagire alcuna inversione di trend nell’andamento dei mercati azionari, ne tantomeno il verificarsi di crash imminenti, come adombrato incomprensibilmente da molti. Certo, come dimostrano le vicende dell’ultima settimana sul Nasdaq, qualche sopravvalutazione è possibile scorgerla su taluni titoli e settori del mercato azionario. Una correzione limitata e contenuta, dell’ordine del 3 – 4 %, sarebbe pertanto auspicabile, e costituirebbe un’ottima occasione d’acquisto. Con tale sentiment però anche tale circoscritta correzione appare, a mio avviso, di difficile attuazione ed alquanto improbabile. La mancata partecipazione al mercato degli investitori retail, testimoniata dalla posizione Net Short degli Small Traders, rende infatti arduo anche un limitato storno delle attuali quotazioni. C’è quindi il rischio concreto che l’attuale circoscritta sopravvalutazione si ampli e che la stessa venga poi riassorbita più avanti nel tempo, con una correzione inevitabilmente più marcata di quella, da me, oggi auspicata.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora positivo, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 7,57 %. Performance positiva ma inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 12,93 %. Una sotto-performance del 5,36 %, che testimonia che il mio portafoglio, negli ultimi mesi, ha molto sofferto dell’assenza dell’effetto momentum sul nostro listino. Evento che, in base alla nostra pregressa esperienza, riteniamo del tutto transitorio, e che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 77,5 % di posizioni long e dal 22,5 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Long pari al 55 % .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 23 luglio 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, l’attenzione dei mercati finanziari internazionali è stata catalizzata dai futuri, ma ancora non certi, mutamenti della politica monetaria ad opera delle diverse Banche Centrali. Dopo quelle della Yellen, questa settimana sono state, infatti, le dichiarazioni di Draghi a catalizzare l’attenzione degli investitori. Un’attenzione, a mio avviso, del tutto esagerata ed immotivata. Più saggio sarebbe, invece, cercare di interpretare quale sarà l’evoluzione futura dell’economia mondiale, perché sarà questa, e non altro, a determinare le decisioni future di politica monetaria.

Esaminando, infatti, quanto accade sullo scenario intermarket, gli ipotizzati mutamenti di politica monetaria, appaiono del tutto incerti ed assai improbabili. Dall’elezione di Trump assistiamo, ad un deprezzamento marcato del dollaro Usa. In particolare, negli ultimi mesi la valuta Usa ha ceduto oltre il 9 % del suo valore. Svalutazione che equivale ad un’espansione monetaria che compensa, di fatto, i due recenti rialzi dei tassi operati dalla Fed. Il marcato deprezzamento del dollaro non ha peraltro favorito una ripresa delle quotazioni delle commodities, anzi quest’ultime si deprezzano anch’esse del 4 % in termini nominali e del 13 % in termini reali. Basterebbe già questa sola constatazione a mettere in serio dubbio le ipotesi di future politiche monetarie restrittive ad opera delle Banche Centrali. Ma vi è di più. Esaminando la Yield Curve del mercato obbligazionario si capisce che non c’è, inoltre, nessuna ipotesi di accelerazione della crescita economica all’orizzonte. I rendimenti dei bond decennali Usa, anche in quest’ultima ottava, sono infatti arretrati di 9 bps, e tornati a quota 2,24 %. Analogo storno dei rendimenti si registra sui bond della vecchia Europa. Insomma, al momento, nulla nell’economia reale giustifica ed avvalora l’ipotesi di politiche monetarie più restrittive. Molto più probabile, invece, che tale ipotesi sia fatta circolare allo scopo di moderare e contenere il rialzo tuttora in corso delle quotazioni azionarie. Anche questa settimana, infatti, abbiamo assistito a nuovi record su tutti i listini Usa. E’ dunque evidente che i mercati azionari, allo stato, non credono che a breve vi saranno condizioni monetarie molto più restrittive delle attuali.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 28.196

Large Traders : + 37.169

Small Traders : – 8.973

In coerenza con quanto accade nello scenario intermarket, il mercato dei derivati azionari Usa riconferma la sua favorevole configurazione. Nell’ultima ottava registriamo, anzi, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 8.466 contratti, che ne rafforzano l’assetto. In particolare segnalo che, gli Small Traders, cedono l’intero lotto degli 8.466 contratti long, e consolidano, ormai palesemente a torto, la loro datata posizione Net Short. I Large Traders, invece, si confermano ancora una volta operatori trend-following, acquistano infatti altri 1.785 contratti long, e consolidano la loro solitaria posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, forse preoccupati dalle voci di possibili ed immotivate restrizioni monetarie, acquistano ben 6.681 contratti long e riducono di conseguenza l’entità della loro posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava ci dicono che, in qualche modo, le dicerie circa le future politiche monetarie lambiscono anche i mercati azionari. Gli acquisti dei Commercial Traders ci segnalano infatti che nelle prossime settimane si svilupperà con maggior decisione il tentativo di arrestare la corsa al rialzo dei mercati azionari Usa. Come già evidenziato in passato un’eventuale correzione non sarebbe affatto un male. Consentirebbe infatti di eliminare taluno degli eccessi prodottosi nell’ultimo anno, e non si trasformerebbe nell’inizio di una vera e propria inversione. Inversione che non si scorge ancora all’orizzonte dato il permanere di favorevoli condizioni intermarket. L’eventuale correzione pertanto potrebbe rappresentare e costituire un’ennesima occasione d’acquisto, soprattutto per coloro che anche nell’ultimo anno non hanno creduto alle possibilità di guadagno derivanti dagli investimenti azionari. .

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito.  Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 7,12 %. Performance positiva ma inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 11,88 %. Una sotto-performance del 4,76 %, che dimostra che negli ultimi mesi il mio portafoglio ha molto sofferto dell’assenza dell’effetto momentum sul nostro listino. Evento cha alla luce della nostra esperienza, riteniamo del tutto transitorio, e che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco dal 65 al 55 % l’entità dell’esposizione long del mio portafoglio costituito dal 77,5 % di posizioni long e dal 22,5 % di posizioni short .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 16 luglio 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le dichiarazioni rassicuranti della Yellen circa l’evoluzione futura della politica monetaria Usa hanno tranquillizzato i mercati finanziari internazionali. In particolare, l’ipotesi di un aumento alquanto graduale dei tassi Usa ha molto rassicurato le borse americane che hanno festeggiato con nuovi record storici sia sul Dow che sull’S&P 500.

Le dichiarazioni della Yellen hanno, comunque, avuto riflessi non solo sulle borse, ma sull’intero scenario intermarket. In primo luogo nel settore valutario, ove si registra un’accelerazione del processo di deprezzamento del dollar index. Nell’ultima ottava la valuta Usa cede, infatti, un ulteriore 0,9 %, e dall’elezione di Trump il deprezzamento è pari già all’8 %. Notizie più confortanti giungono, invece, dal settore delle commodities. Nell’ultima ottava rimbalzano, infatti, dell’1,1 % in termini nominali, ma è già da qualche settimana che sembrano aver arrestato il loro nuovo e preoccupante down-trend. Inevitabili effetti si sono registrati anche nel settore maggiormente interessato dalle dichiarazioni della Yellen, ossia nel mercato obbligazionario. L’ipotesi di un aumento moderato e graduale dei tassi FED ha, infatti, molto raffreddato i bollori dei rendimenti registratisi nelle scorse settimane. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa sono arretrati di 6 bps, stornando sino a quota 2,33 %. Evidenzio inoltre che la yield curve Usa appare oggi più inclinata di qualche settimana orsono, e ciò fa ben sperare sul prolungamento di questo peculiare ed anomalo ciclo economico. Ciclo economico caratterizzato da bassi prezzi delle materie prime, da bassi tassi interesse, da moderazione salariale, e con una domanda aggregata alquanto contenuta. Tutte condizioni iper favorevoli per la crescita delle quotazioni azionarie che, infatti, non si arrestano, e che proseguono invece a lievitare con una linearità ed una coerenza quasi disarmanti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 34.877

Large Traders : + 35.384

Small Traders : – 507

Coerentemente anche il mercato dei derivati azionari Usa conferma la sua favorevole configurazione. Nell’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni quasi impercettibili nelle posizioni dei diversi operatori, pari complessivamente a soli 286 contratti. In particolare, gli Small Traders, cedono altri 200 contratti long, e confermano, a torto, tutta la loro sfiducia e la loro ormai palesemente errata posizione Net Short. I Large Traders, cedono anch’essi 86 contratti long, ma confermano appieno la loro solitaria posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, acquistano l’intero lotto dei 286 contratti long e riducono leggermente la loro sempre solida posizione di copertura Net Short. Le esigue ed impercettibili movimentazioni di quest’ultima ottava ci dicono che al momento i mercati azionari Usa sono abbastanza stabili e tranquilli. In perfetta coerenza con il permanere delle favorevoli condizioni intermarket non intravvedono cioè particolari turbative e pericoli all’orizzonte. La posizione net short degli small traders, notoriamente operatori contrarian, conferma che sui mercati non v’è ancora alcuna pericolosa esuberanza. Anzi lo scetticismo diffuso che accompagna i nuovi record del mercato azionario, costituisce, per paradosso, una vera polizza assicurativa. Come già evidenziato in precedenti post, a me il mercato azionario Usa, rappresentato per tutti dall’S&P 500, non appare affatto in bolla. Rispetto alla mia personale retta di regressione risulta al momento solo leggermente sopravvalutato. Sopravvalutazione di circa 100 punti, pari cioè a circa il 4 % degli attuali valori. Sopravvalutazione esigua e fisiologica che potrà facilmente esser riassorbita dal mercato. Confermo pertanto il mio target di fine d’anno per l’$&P 500 pari a 2.430 punti. Aggiungo, inoltre, che le mie personali, e del tutto opinabili, previsioni, prevedono che l’up trend dei mercati azionari proseguirà, seppur con moderazione, anche nei primi 6 mesi del 2018 sino a raggiungere, per l’S&P 500, quota 2.560.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto, ma ancora favorevole, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 9,65 %. Performance positiva ma inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 13,22 %. Una sotto-performance, sperasi temporanea, del 3,57 %, che dimostra che nei primi 6 mesi dell’anno l’effetto momentum ha alquanto latitato sul nostro listino. Circostanza che non fa, tuttavia, venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, incremento dal 55 al 65 % l’entità dell’esposizione long del mio portafoglio costituito dal 82,5 % di posizioni long e dal 17,5 % di posizioni short .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 9 luglio 2017 

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nelle ultime settimane, i mercati finanziari internazionali hanno assunto andamenti non lineari e poco coerenti, evidenziando molte contraddizioni nelle relazioni fra le diverse asset class. Per molti osservatori le ragioni di tale quadro confuso risiedono nel fatto che s’ipotizzano a breve, a fronte di un’economia non proprio in salute, politiche monetarie ben più restrittive del passato, ad opera delle diverse Banche Centrali. Personalmente non credo molto a tale ipotesi. I banchieri centrali in questi difficili anni post crisi finanziaria si sono, infatti, quasi sempre comportati con accortezza, moderazione e lungimiranza, e non v’è motivo per dubitare che non lo facciano anche nel prossimo futuro.

Ciò detto, lo scenario intermarket presenta comunque oggi molti elementi di contraddizione. In particolare, il dollar index, coerentemente ai voleri della nuova Amministrazione Usa, registra da tempo un’evidente debolezza. Negli ultimi 9 mesi lo storno è pari a circa il 7 %. La debolezza del dollaro non ha comunque favorito un rimbalzo delle quotazioni delle commodities, stornate, invece, anch’esse del 12 % in termini reali. La debolezza del dollaro associata a quella delle commodities costituisce una delle più grandi contraddizioni dell’attuale momento economico, e getta molte ombre sulla reale salute dell’economia mondiale. Nelle ultime settimane, inoltre, a tale già precaria situazione si è aggiunta un’incoerente corsa al rialzo dei tassi d’interesse. In quest’ultima ottava, infatti, i rendimenti dei bond decennali Usa sono cresciuti di altri 8 bps, raggiungendo quota 2,39 %. Ma è sul fronte europeo che il fenomeno è più evidente. Basti pensare che il rendimento del bund tedesco, in due sole settimane, è lievitato da quota 0,26 a quota 0,57 %. Il BTP italiano, comunque, non è da meno, in due sole settimane, i suoi rendimenti, passano infatti da quota 1,91 a quota 2,34 %. Come detto il mercato teme che a breve la BCE ponga fine al suo QE, e che la FED prosegua con il suo programma di rialzo dei tassi. Io non ne sarei così sicuro, ed in ogni caso sarà come sempre l’economia reale a dettare i tempi della politica monetaria. Più composte, invece le reazioni registrate sui mercati azionari. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra da tempo un andamento privo di un’apprezzabile direzionalità. Negli ultimi 2 mesi è cresciuto infatti solo dell’1,08 %, e negli ultimi 4 mesi il suo apprezzamento è pari ad un modesto + 2,4 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 35.163

Large Traders : + 35.470

Small Traders : – 307

L’incertezza dello scenario intermarket trova riflessi anche nel mercato dei derivati azionari Usa. Dopo una sola ottava muta infatti nuovamente la configurazione del Cot Report. Registriamo variazioni nelle posizioni dei diversi operatori pari a 8.350 contratti. In particolare, gli Small Traders, cedono 1.083 contratti long, e dopo una sola settimana tornano nuovamente in posizione Net Short. I Commercial Traders, cedono anch’essi 7.267 contratti long, e rinsaldano la loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, si mostrano ancora una volta gli operatori più fiduciosi, acquistano infatti l’intero lotto degli 8.350 contratti long, rimpinguando così la loro dote di contratti rialzisti, e restano da soli in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che mutano nuovamente l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, esprimono, a mio avviso, molto bene l’attuale carenza di chiarezza e di certezze sul futuro non solo dei mercati ma dell’intera economia mondiale. In particolare, il ritorno in posizione net short degli small traders, ci conferma che nel grande pubblico vi è ancora poca fiducia ed ottimismo nel futuro. Il mercato oggi è dominato da un circolo ristretto e chiuso e ciò è testimoniato anche dagli open interest, ossia dal numero dei contratti aperti, da molte settimane, sui minimi degli ultimi anni. Tuttavia, come già evidenziato in miei precedenti post, la sfiducia degli operatori retail non è un male per le prospettive dei mercati azionari. Anzi tutt’altro. La circostanza che, seppur sui massimi storici, non si avverte nessun clima di euforia né tantomeno di esuberanza irrazionale, costituisce infatti una garanzia per la tenuta degli stessi, e ci assicura che gli attuali livelli non costituiscono ancora il top delle quotazioni. A dire il vero negli scorsi mesi, le quotazioni azionarie hanno corso un po’ troppo, e sarebbe auspicabile una loro moderata correzione, che stornerebbe qualche eccesso, e che rappresenterebbe una nuova occasione d’acquisto, e non l’inizio di un’ancora improbabile inversione. Correzione che manca, peraltro, ormai da oltre un anno, che potrebbe aver luogo nel corso di questa stagione estiva, notoriamente favorevole alle correzioni dell’equity, soprattutto a causa dell’esiguità degli scambi.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 6,96 %. Performance positiva ma nuovamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 10,74 %. Una sotto-performance, sperasi temporanea, del 3,78 %, che testimonia che nei primi 6 mesi dell’anno l’effetto momentum ha alquanto latitato sul nostro listino. Circostanza che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco leggermente dal 65 al 55 % l’entità dell’esposizione long del mio portafoglio costituito dal 77,5 % di posizioni long e dal 22,5 % di posizioni short .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 2 luglio 2017 ( dedicate al mio amato papà scomparso la scorsa domenica )

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le dichiarazioni di Draghi sull’evoluzione della politica monetaria europea, volutamente mal interpretate, hanno determinato un improvviso ed inatteso mutamento dei principali trends dei mercati finanziari internazionali. Trattasi, a mio avviso, di un pretesto per correggere qualche recente eccesso, e non dell’avvio di un radicale mutamento dello scenario macroeconomico globale. E’ bene comunque vigilare ed attendere nuove conferme, e nell’eventualità non farsi cogliere impreparati.

Come detto, lo scenario intermarket ha evidenziato l’inversione repentina di tutte le sue più recenti tendenze. In particolare, il dollar index ha ripreso con vigore il suo recente processo di svalutazione, stornando in settimana di un ingente 1,7 %. L’euro, invece, grazie alle voci di una fine anticipata del QE, ha rapidamente raggiunto quota 1,14 contro dollaro. Le commodities, inoltre, hanno improvvisamente interrotto il loro prolungato down-trend, rimbalzando in una sola ottava del 3,7 %, in termini nominali. Il petrolio, in particolare, si è apprezzato di oltre il 10 %, risalendo da quota 42 a oltre 46 dollari al barile. Un impatto del tutto coerente con tali premesse si è registrato anche nel mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa sono infatti lievitati di ben 16 bps, risalendo da quota 2,15 a quota 2,31 %. Ancor maggiore l’impatto sui bonds europei. Il rendimento del bund tedesco, infatti, quasi raddoppia in una sola settimana, lievitando da quota 0,26 a quota 0,47 %. Anche il BTP italiano registra una crescita di 25 bps dei propri rendimenti, passando da quota 1,91 a quota 2,16 %. Reazioni davvero eccessive ed immotivate, Draghi infatti ha solo detto che la situazione in Europa è migliore di quella di qualche mese fa, e non che siamo già in una fase di marcata espansione economica. Insomma un’interpretazione molto ottimistica dell’odierna realtà. Più composte le reazioni dei mercati azionari, soprattutto di quelli Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra infatti uno storno limitato pari allo 0,61 %. Più marcate invece le reazioni sui listini europei intimoriti da una paventata fine anticipata del QE da parte della BCE. Il Dax storna infatti del 3,2 %, il Cac del 2,7 %, mentre il nostro Ftse Mib limita le perdite all’1,2 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 27.896

Large Traders : + 27.120

Small Traders : + 776

In perfetta concomitanza con i mutamenti dello scenario intermarket, muta anche la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo infatti variazioni limitate ma significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 4.830 contratti. In particolare, dopo molti mesi, gli Small Traders, acquistando l’intero lotto dei 4.830 contratti long, tornano nuovamente, seppur di misura, in posizione Net Long. I Large Traders, invece, credono ancora nel trend rialzista dei mercati azionari, cedono infatti solo 340 contratti long, e rimangono, non più soli, in posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 4.490 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura Net Short. Dunque, come avevamo paventato nelle scorse settimane, il mercato dei derivati azionari Usa è tornato ad una situazione di normalità, seppur ancora molto incerta e precaria. L’attuale configurazione è infatti quella più ricorrente nel mercato dei derivati azionari Usa, essendo presente in oltre il 50 % del tempo. La circostanza che gli Small Traders siano ritornati in posizione Net Long non và intesa in senso negativo per le prospettive degli indici azionari Usa. La nuova configurazione infatti nelle ultime 200 settimane in cui è stata presente ha prodotto un incremento delle quotazioni pari al 37 %, ossia un incremento medio settimanale dello 0,18 %. Bisognerà iniziare a preoccuparsi quando gli Small traders rimarranno da soli in posizione Net Long, eventualità questa che al momento appare ancora molto lontana. D’altra parte non crediamo che le risultanze intermarket di quest’ultima ottava avranno ulteriore e marcato seguito, prospettano infatti una situazione eccessivamente ottimistica dell’economia globale, molto distante dall’attuale realtà.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari all’ 8,39 %. Performance nuovamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 8,64 %. Una sotto-performance dello 0,25 %, che testimonia che in questi primi 6 mesi dell’anno l’effetto momentum ha alquanto latitato sul nostro listino, ciò comunque non fà venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, confermo l’entità della mia esposizione long, pari al 65 % del mio portafoglio ( 82,5 % di posizioni long, e 17,5 % di posizioni short ).

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 25 giugno 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, non sono intervenute novità di rilievo nell’economia mondiale ed i mercati finanziari internazionali hanno tutti confermato i loro trend più recenti. L’aspetto più rilevante delle ultime ottave è costituito certamente dal nuovo marcato calo del prezzo del petrolio, sceso sino a quota 42 dollari al barile. In tale importante mercato non si è quindi ancora raggiunto uno stabile equilibrio, soprattutto dal lato dell’offerta, e ciò potrebbe avere un impatto destabilizzante anche su altri mercati, come già accaduto nell’estate del 2015.

Oltre a tale aspetto, lo scenario intermarket, non evidenzia particolari elementi di tensione. In particolare, il dollar index, dopo qualche settimana di storno, sembra oggi stabilizzarsi intorno a quota 97. Le commodities, come detto, dimostrano una pesante debolezza, soprattutto a causa del pesante deprezzamento del crude oil. Oltre a tale fattore, va comunque segnalata un’evidente esilità della domanda globale, che a sua volta testimonia di una crescita economica ancora molto gracile e precaria. La debolezza delle commodities non ha tuttavia avuto sinora un impatto rilevante sui rendimenti del settore obbligazionario. Da qualche settimana infatti i rendimenti dei bond decennali Usa si sono stabilizzati intorno a quota 2,15 %, e non sembrano voler scendere sotto tali livelli. D’altra parte, con i propositi della FED, sinora mantenuti, di ulteriori rialzi dei tassi a breve, un nuovo calo dei tassi sui decennali Usa, determinerebbe un ulteriore appiattimento della yield curve e l’arrivo di un’imminente recessione per l’economia Usa, che allo stato appare,invece, ancora molto prematura.   In tale peculiare contesto il mercato azionario non sembra correre particolari rischi. Rimangono, infatti, del tutto presenti ed intatti i fattori che da oltre 8 anni alimentano questo storico bull market dei mercati azionari mondiali. Nelle ultime settimane la crisi del petrolio ha un po’ frenato la loro corsa, ma ci vuol ben altro per arrestarne definitivamente l’ascesa. Bull market prolungato, accompagnato, peraltro, da uno scetticismo crescente e da un sentiment sempre più negativo, che rasenta addirittura l’incredulità, che ne costituisce per contro una solida garanzia.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 23.406

Large Traders : + 27.460

Small Traders : – 4.054

Si riconferma, pertanto, la favorevole configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge da oltre un anno. In quest’ultima ottava registriamo tuttavia delle variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 7.089 contratti. In particolare, questa volta sono i Large Traders a cedere l’intero lotto dei 7.089 contratti long, influenzati forse dai tentennamenti recenti dei mercati azionari Usa e mondiali. Essi comunque riducono ma non mutano la loro posizione che rimane saldamente Net Long. I Commercial Traders, invece, acquistano 2.850 contratti long, e riducono leggermente la loro abituale posizione di copertura Net Short. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 4.239 contratti long, e riducono ulteriormente la loro scettica ed insolita posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, confermano che il mercato dei derivati azionari Usa sta tentando lentamente di tornare ad una situazione di normalità. In particolare gli Small Traders sembrano voler gradualmente riacquistare fiducia, ma il percorso appare ancora lungo de impervio. Essendo degli operatori contrarian, la loro attuale sfiducia costituisce una garanzia per la tenuta degli indici azionari Usa, e di conseguenza di quelli mondiali. Allo stato non sembra pertanto esser ancor maturato il tempo di un’apprezzabile e significativa correzione che manca ormai da ben 16 mesi. Le turbolenze del mercato petrolifero potrebbero tuttavia determinare una stasi nel ritmo d’ascesa delle quotazioni azionarie, che impedirebbe ulteriori eccessi di valutazione, già oggi presenti. Rammento infatti, che rispetto alla mia personale retta di regressione, le quotazioni attuali dell’ $&P 500, risultano sopravvalutate di circa 130 punti, ossia pari a circa il 5 % degli attuali valori.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto, ma non particolarmente pericoloso, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari all’ 11,08 %. Performance positiva, e nuovamente superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 10,15 %. Una sovra-performance dello 0,93 %, inferiore alla nostre attese, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco leggermente dal 75 al 65 % l’esposizione long del mio portafoglio, costituito dall’ 82,5 % di posizioni long, e dal 17,5 % di posizioni short.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 18 giugno 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, caratterizzata dal nuovo aumento dei tassi ad opera della FED, i mercati finanziari internazionali non hanno mutato la loro fisionomia ed il loro assetto. Si prefigura pertanto anche per il prossimo futuro una crescita alquanto moderata dell’economia mondiale, cosi come lo è stata in tutto il periodo post crisi 2008.

Lo scenario intermarket, non di breve, bensì di medio lungo termine, testimonia peraltro con grande evidenza il paradigma post crisi dell’economia mondiale. In particolare, il dollaro Usa, molto cresciuto negli ultimi anni, tenta da qualche mese uno storno per ridare maggiore competitività alla manifattura Usa. Tentativo giustificato ma alquanto difficile in presenza di politiche monetarie ultra espansive ad opera della BCE e della BOJ. Le commodities, invece, sono lo specchio più fedele di questo particolare e molto anomalo ciclo economico. Negli ultimi 10 anni hanno, infatti, progressivamente perso circa il 35 % del loro valore in termini reali. Ed anche in queste ultime settimane hanno confermato il loro trend di lungo periodo. Quest’ultima circostanza non lascia presagire un’imminente accelerazione del tasso di crescita, anzi fa temere nuovi rigurgiti deflazionistici su scala globale. Il mercato obbligazionario, in tutti questi anni, si è comportato in maniera molto coerente con l’andamento generale dell’economia mondiale. I bassi tassi d’interesse non sono infatti il frutto delle politiche monetarie espansive, bensì riflettono quello che è lo stato dell’economia reale. Le politiche di espansione monetaria, nel tentativo disperato di ravvivare il comatoso ciclo economico, hanno in realtà contribuito ad arrestare la disastrosa caduta dei saggi d’interesse iniziata ben 30 anni orsono. Per questo motivo c’è molta cautela, anche ad opera della FED, nel decidere il loro abbandono. In realtà da anni si combatte un terribile e quasi sconosciuto mostro, quello della deflazione, non ancora vinto, nonostante il super attivismo delle maggiori banche centrali. In tale particolare e peculiare contesto macroeconomico, il mercato azionario, per apparente paradosso, vive, nel migliore dei mondi possibili. I bassi prezzi dei maggiori fattori produttivi, garantiscono infatti una crescita costante degli utili delle imprese che, come ben sappiamo, costituiscono il vero motore del lievitare delle quotazioni azionarie. Le menzionate favorevoli condizioni sono tutte ancora ben presenti, per tale motivo crediamo che questo storico e prolungato bull market non sia ancora giunto al suo epilogo, e che abbia ancora un bel pezzo di strada da fare.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 26.256

Large Traders : + 34.549

Small Traders : – 8.293

Si riconferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre un anno. In quest’ultima ottava registriamo comunque delle variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 8.966 contratti. In particolare, i Commercial Traders, riescono, più che nelle passate settimane, a distribuire un po’ di contratti long, in particolare nell’ultima ottava cedono un intero lotto di 8.966 contratti long, e rafforzano la loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, essendo degli operatori trend-following, dimostrano ancora molta fiducia, acquistano infatti altri 4.651 contratti long, e consolidano la loro, per ora solitaria, posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi 4.315 contratti long, e seppur testimoniando maggiore fiducia, restano ancora in un’insolita posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, dello stesso segno di quelle delle 2 precedenti ottave, ci inducono a pensare che il mercato dei derivati azionari Usa sta tentando di tornare con molta fatica ad una situazione di normalità. Il percorso però è ancora lungo, e l’esito affatto certo. In particolare sembra molto improbo convincere gli Small Traders ad entrare nel mercato e ad avere fiducia in nuovi rialzi dei corsi azionari. Essendo quest’ultimi degli operatori notoriamente contrarian, noi, dobbiamo però ragionare in senso esattamente opposto. In pratica sino a quando permane questo livello di sfiducia nel pubblico retail non c’è ragione di temere degli storni significativi negli attuali valori azionari. Certo, dopo molti mesi d’assenza, potrebbe verificarsi una correzione, ma questa rimarrebbe comunque circoscritta e limitata. Insomma, quantomeno nel breve periodo a me appaiono maggiori le probabilità di ulteriori rialzi degli indici azionari che non quelle di uno storno significativo, per cui credo che valga la pena assumere ancora dei rischi nei propri investimenti. Anch’io, notoriamente ottimista, nelle ultime settimane sono stato forse un po’ troppo prudente, prudenza non del tutto giustificata e da riconsiderare, almeno parzialmente.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, incerto, ma non eccessivamente pericoloso, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 9,99 %. Performance positiva, ma nuovamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 10,68 %. Una sotto-performance dello 0,69 %, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, innalzo dal 50 al 75 % la mia esposizione sul mercato azionario italico, costituita dall’ 87,5 % di posizioni long, e dal 12,5 % di posizioni short.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 11 giugno 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali non hanno fornito indicazioni ed elementi di novità circa gli andamenti futuri dell’economia globale. Trova, quindi, ancora conferma lo scenario che ha caratterizzato l’economia mondiale dopo la crisi del 2008. Si continua cioè a crescere, ma a ritmi molto più moderati e modesti del passato, e solo grazie al sostegno di politiche monetarie ultra accomodanti da parte delle più importanti banche centrali.

Lo scenario intermarket, aldilà delle oscillazioni settimanali, conferma, di conseguenza, il suo peculiare assetto. In particolare, il dollaro Usa cresciuto, grazie al maggior dinamismo dell’economia americana, di oltre il 20 %, cerca oggi di stornare per ridare competitività alla manifattura Usa. Il compito è però alquanto improbo, dovendo fronteggiare le politiche monetarie espansive sia della BCE che della BOJ. Le commodities, invece, sono l’emblema di questo peculiare ciclo economico. In questi ultimi otto anni post crisi, infatti, hanno perso un’ulteriore 20 % in termini reali. Circostanza, quest’ultima, che testimonia, meglio di ogni altro indicatore, della modestia dell’attuale ciclo economico. Il mercato obbligazionario, invece, è stato quello maggiormente influenzato dalle politiche monetarie accomodanti intervenute dopo la devastante crisi del 2008. A differenza di quanto pensano i più, le politiche di espansione monetaria, contribuendo a ravvivare il ciclo economico, hanno arrestato la disastrosa caduta dei saggi d’interesse iniziata ben 30 anni orsono. Non a caso negli ultimi 5 anni i bond Usa registrano uno storno del 5,3 %, dopo decenni di crescita ininterrotta. In tale peculiare contesto macroeconomico, caratterizzato da bassi prezzi delle materie prime, basso costo del capitale, con assenza di tensioni salariali, il mercato azionario, vive, ormai da anni, nel migliore dei mondi possibili. Non si comprende pertanto lo scetticismo, al limite dell’incredulità, che accompagna sin dall’inizio questo che è già oggi uno storico bull market dei mercati azionari. Favorevoli condizioni macro che permangono e che rendono al momento difficoltosa anche una correzione limitata, del 5 %, come quella da me auspicata nelle scorse settimane.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 17.290

Large Traders : + 29.898

Small Traders : – 12.608

Si riconferma, quindi, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge da oltre un anno. In quest’ultima ottava registriamo ancora limitate variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 2.814 contratti. In particolare, i Commercial Traders, nel tentativo forse di sgonfiare qualche eccesso oggi presente sui mercati, cedono l’intero lotto dei 2.814 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, confermano di essere degli operatori trend-following, acquistano infatti altri 1.938 contratti long, e rimpinguano la loro, per ora solitaria, posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 876 contratti long, ma permangono ancora ed ampiamente nella loro innaturale posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che scalfiscono ma non mutano l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, testimoniano della notevole solidità e forza ancor oggi presente nei mercati azionari. Le Mani Forti sanno che c’è qualche eccesso e vorrebbero favorire una correzione, seppur limitata. Non trovano però acquirenti a cui scaricare i loro pacchetti di azioni sopravvalutate. In particolare gli Small traders non vogliono proprio saperne di entrare sul mercato, soprattutto a questi livelli di quotazioni. Ed è questa ritrosia che impedisce ormai da oltre un anno una correzione degna di tal nome. Difficoltà che potrebbe tuttavia persistere, prolungando ancora la gestazione della correzione attesa. Nell’ultima ottava abbiamo registrato uno storno dello 0,30 % del nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, vediamo se la cessione di altri 2.814 contratti long ad opera dei Commercial Traders riuscirà ad alimentare lo storno. Certo le condizioni macro non aiutano, anzi come detto configurano il migliore dei mondi possibili per il mercato azionario. E sin quando non ci sarà un deciso mutamento delle stesse, ogni correzione costituirà un’ottima occasione d’acquisto.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 11,07 %. Performance ampiamente positiva, ma nuovamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 11,62 %. Una sotto-performance dello 0,55 %, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, innalzo leggermente, sino al 75 % la mia esposizione long sul mercato azionario, riducendo al 25 % l’entità delle mie posizioni Short, assumendo di fatto una posizione Net Long pari al 50 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 4 giugno 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno proseguito nella loro corsa, e le borse Usa hanno stabilito nuovi massimi storici. Anche per noi, che abbiamo sempre avuto una vision positiva ed ottimistica, quest’ultima fase di accelerazione ci appare un po’ esagerata. Si notano, infatti, segnali sempre più evidenti di eccessi e sopravvalutazioni, che potrebbero innescare, a breve, una fase correttiva, assente ormai da oltre un anno.

Lo scenario intermarket, peraltro, non suffraga l’iper ottimismo oggi presente sui mercati azionari. In particolare, il dollaro Usa conferma la sua debolezza e si deprezza di un ulteriore 0,75 %. Negli ultimi 6 mesi il deprezzamento è pari al 6,4 %, senza però benefici effetti sulla bilancia commerciale Usa, che rimane ampiamente in deficit. Trump avrà molto da lavorare al riguardo. La debolezza del dollaro, inoltre, non favorisce un rimbalzo del prezzo delle commodities. Anche in quest’ultima ottava, stornano infatti di un ulteriore 2 %, e negli ultimi 6 mesi, la perdita, in termini reali, è pari a ben il 10,8 %. Il mercato obbligazionario, sembra coerentemente allinearsi al rigurgito deflattivo dell’economia reale. I rendimenti del bond decennale Usa, cedono infatti altri 10 bps e regrediscono nuovamente sin quota 2,15 %, ossia ben 45 bps in meno di sei mesi orsono. Il mercato azionario, invece, sembra mostrare grande fiducia ed ottimismo, e dopo solo 5 mesi ha già varcato quello che era, e rimane, il mio target di fine d’anno per l’S&P 500, ossia quota 2.430 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 14.476

Large Traders : + 27.960

Small Traders : – 13.484                 

Si riconferma, quindi, la particolare configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre un anno. In quest’ultima ottava registriamo limitate variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 3.396 contratti. In particolare, gli Small Traders, si confermano un ottimo indicatore contrarian, cedono infatti altri 2.704 contratti long, e rimpinguano la loro perdente posizione Net Short. Questa settimana, anche i Commercial Traders interrompono gli acquisti, vedono infatti un esiguo lotto di 629 contratti long, dimostrando qualche preoccupazione circa gli eccessi di valutazione oggi presenti sul mercato, che anch’essi hanno contribuito a determinare. I Large Traders, infine, ribadiscono di operare secondo strategie trend-following, acquistano infatti l’intero lotto dei 3.396 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro solitaria posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, apparentemente simili a quelle delle precedenti, hanno in realtà un significato ambivalente. Infatti da un lato prosegue e si accresce la posizione Net Short degli Small Traders, e ciò potrebbe far pensare ad un ulteriore proseguo dell’attuale up trend dei listini azionari Usa. A differenze delle scorse settimane, in quest’ultima i potenti Commercial Traders hanno però interrotto i loro acquisti, cedendo come detto un piccolo lotto di 629 contratti long. Un segnale debole nell’entità ma che potrebbe rivelarsi importante e significativo. Come abbiamo già evidenziato in passato, i mercati azionari sono infatti, dominati da anni da questi Big Player, in associazione con le Banche Centrali. Il fatto che abbiano interrotto i loro acquisti, potrebbe pertanto voler dire che anch’essi considerano le quotazioni attuali davvero molto tirate, e che ci sia bisogno, se non di una correzione, quantomeno di una pausa nell’attuale up-trend. Io comunque da questa settimana, dopo molti mesi di ottimismo, peraltro ben ripagato, assumo convintamente un atteggiamento più conservativo e cauto.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, incerto, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 14,25 %. Performance ampiamente positiva, e superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 10,81 %. Una sovra-performance del 3,44 %, che ci dà nuove conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco la mia esposizione long sul mercato azionario italiano di 20 punti percentuali, riduco cioè al 72,5 % le mie posizioni long, innalzando nel contempo al 27,5 % l’entità delle mie posizioni Short, assumendo in pratica una posizione Net Long pari al 45 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 28 maggio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, derubricato velocemente i rischi d’impeachment per il neo presidente Usa, i mercati finanziari internazionali hanno ripreso la loro corsa, e le borse Usa hanno ritoccato nuovamente i loro massimi storici. Anche in questa occasione l’evento accade in un contesto totalmente privo d’euforia, anzi è accompagnato da un clima di evidente scetticismo, quasi al limite dell’incredulità, che ne testimonia, per converso, la sua solidità e la sua forza.

Lo scenario intermarket, infatti, non evidenzia per nulla una situazione di surriscaldamento o di bolla. In particolare, il dollaro Usa, pur rimbalzando in settimana dello 0,3 %, si conferma in un periodo di debolezza. Dall’elezione di Trump ha perso il 4 %, e ciò non dispiace affatto alla nuova Amministrazione Usa. Al deprezzamento del dollaro si associa inoltre, incoerentemente, un calo concomitante del prezzo delle commodities. Negli ultimi 4 mesi, in termini reali, le commodities sono stornate del 7,8 %, ed anche in quest’ultima ottava abbiamo registrato un ennesimo tonfo delle quotazioni del petrolio. Anche il mercato obbligazionario, smentisce qualsiasi ipotesi di surriscaldamento o di bolla. I rendimenti del bond decennale Usa, sono infatti pari al 2,25 %, ben 35 bps in meno di sei mesi orsono. Gli elementi sopra ricordati, ossia il basso costo delle materie prime, il basso costo del capitale, nonché la mancanza di qualsiasi tensione salariale costituiscono una garanzia per i conti delle aziende Usa, per le quali sono previsti, per il triennio 2017-2019, utili in crescita annua del 10-12 %. E sono queste aspettative di crescita degli utili che alimentano ulteriormente, dopo ben otto anni, quello che è già oggi uno storico bull market dei mercati azionari.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 13.784

Large Traders : + 24.564

Small Traders : – 10.780                 

Si riconferma, ed anzi si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge, con brevi interruzioni, ormai da oltre un anno. In quest’ultima ottava registriamo, limitate ma significative variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 5.557 contratti. In particolare, gli Small Traders, si confermano ancora una volta operatori contrarian, in concomitanza con i nuovi massimi storici, vendono infatti l’intero lotto dei 5.557 contratti long, e consolidano quasi raddoppiandola la loro ingiustificata posizione Net Short. Al contrario, i Large Traders, che operano secondo strategie trend-following, continuano ad assecondare il trend, acquistano infatti altri 1.822 contratti long, e rimpinguano ulteriormente la loro solitaria posizione Net Long. I potenti Commercial Traders, infine, approfittano dello scetticismo dei più, acquistano altri 3.735 contratti long, e riducono ulteriormente la loro naturale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, costituiscono e rappresentano, a mio avviso, una fedele fotografia della situazione che si vive, ormai da anni, sui mercati Usa e mondiali. Il prolungato bull market dei mercati azionari è infatti accompagnato, sin quasi dal suo inizio, da un marcato scetticismo, ad opera soprattutto del pubblico retail, evidentemente ancora scottato dai devastanti bear market del 2000 e del 2008. Scetticismo che ha costituito, di fatto, una polizza assicurativa durante tutto il percorso dell’attuale bull market, che dura ormai da oltre 8 anni. Scetticismo che perdura tuttora, e che ci induce a pensare che il rialzo dei valori dell’equity non sia ancora giunto al suo epilogo. Certo ci saranno delle correzioni, per spurgare qualche eccesso presente nelle attuali quotazioni, ma il trend di medio termine mi appare ancora ben impostato al rialzo. Un’eventuale correzione, peraltro auspicabile, costituirà pertanto un’ennesima occasione d’acquisto e non si tramuterà, almeno a breve, nell’inizio di una vera e propria inversione di trend.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance pari al + 14,77 %. Performance ampiamente positiva, e nuovamente superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 12,10 %. Una sovra-performance del 2,67 %, che riconferma la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, innalzo la mia esposizione long sul mercato azionario italiano, dal 77,5 all’ 82,5 % , riducendo nel contempo dal 22,5 al 17,5 % l’entità delle mie posizioni Short,, assumendo in pratica una posizione Net Long pari al 65 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 21 maggio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’emergere del rischio impeachment per il neo presidente Usa ha determinato un incremento del nervosismo e della volatilità sui mercati finanziari internazionali. Per il momento non si sono prodotti particolari danni ma incominciano a vedersi delle crepe nel clima di generale fiducia ed ottimismo degli ultimi mesi.

Lo scenario intermarket segnala, infatti, un deterioramento progressivo del quadrante macroeconomico. In particolare, il dollaro Usa sembra riflettere in maniera evidente le ambasce politiche americane, ed in una sola ottava si deprezza del 2,1 %. Di conseguenza il rapporto di cambio EURUSD risale sino a quota 1,12, mentre l’importante e decisivo rapporto USDYEN scende sino a quota 1,11. I movimenti sul mercato valutario hanno, com’è noto, a cascata, importanti implicazioni su tutti gli altri mercati, e potrebbero quindi preannunciare delle importanti novità anche su di essi. Solitamente il deprezzamento del dollaro favorisce il lievitare delle quotazioni delle commodities, e ciò è avvenuto anche in quest’ultima ottava, in misura dell’ 1,4 %.Negli ultimi 4 mesi, però, l’assunto è stato disatteso e ad un deprezzamento del dollaro pari al 4 % si è sommato un eguale deprezzamento delle quotazioni nominali delle commodities. In termini reali pertanto il deprezzamento di queste ultime è pari ad un ingente – 8 %, e ciò non fa presagire nulla di buono per le prospettive di crescita dell’economica globale. Peraltro anche dal mercato obbligazionario sembrano giungere segnali poco incoraggianti. I rendimenti del bond decennale Usa, negli ultimi mesi, sono infatti declinati di ben 37 bps, dal 2,60 all’attuale 2,23 %. Negli ultimi mesi, il mercato più ottimista è stato senz’altro il mercato azionario. Tuttavia da alcune settimane l’equity Usa sembra lateralizzare in maniera sempre più evidente e nelle prossime ottave potrebbe riallinearsi agli altri mercati, stornando taluni degli eccessi valutativi prodottisi in quest’inizio d’anno.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 17.519

Large Traders : + 22.742

Small Traders : – 5.223                   

Si conferma, pertanto, la precedente configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, tuttavia, importanti variazioni nelle posizioni dei diversi operatori pari a 15.678 contratti. In particolare, i Large Traders, continuano a ridurre la loro esposizione Net Long, cedono infatti altri 13.415 contratti long, e quasi dimezzano l’entità ed il saldo delle loro posizioni sul mercato dei derivati azionari Usa. A comprare non sono però gli Small Traders, che confermano invece tutti i loro timori, vendono anch’essi 2.263 contratti long, e rimpinguano la loro innaturale ed insolita posizione Net Short. Chi acquista l’intero lotto dei 15.678 contratti long sono invece i Commercial Traders, ovvero le “ Mani Forti “ del mercato dei derivati azionari Usa. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, ci confermano che sul mercato azionario Usa si sta progressivamente diffondendo un clima di sfiducia. I reiterati interventi in acquisto ad opera delle Mani Forti ne sono la prova più evidente. Solo il loro sostegno ha sinora impedito agli indici azionari Usa di correggere gli eccessi valutativi prodottisi a seguito dell’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America. D’altronde hanno buone ragioni per farlo, in particolare sperano che vengono, quanto prima, approvate la riforma fiscale e le misure di deregolamentazione in materia bancaria e finanziaria. A questi livelli di quotazioni non riusciranno però a convincere gli altri operatori ad entrare sul mercato, come dimostra la persistente posizione Net short degli Small Traders. E’ da augurarsi pertanto che, nelle prossime settimane, si convincono e consentano agli indici azionari Usa di effettuare finalmente un’ordinata e circoscritta correzione, che manca ormai da molti mesi, che induca poi anche altri operatori ad entrare sul mercato, allargandone la partecipazione. La correzione sarebbe peraltro giustificata anche dai non entusiasmanti dati macroeconomici, come testimonia l’evanescente crescita del PIL del primo trimestre. In caso contrario, i mercati Usa non avranno la forza per continuare a crescere, e continueranno improduttivamente a lateralizzare, come avviene, peraltro, già da quasi 3 mesi.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 12,33 %. Performance ampiamente positiva, ma ancora inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 13,54 %. Una sotto-performance dell’ 1,21 %, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco del 10 % la mia esposizione long sul mercato azionario italiano, in particolare riduco dall’ 82,5 al 77,5 % le componenti long del mio portafoglio, innalzando nel contempo dal 17,5 al 22,5 % l’entità delle mie posizioni Short.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 14 maggio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo la settimana appena trascorsa, è divenuto sempre più evidente che tutti i mercati finanziari internazionali sono ormai entrati in una fase di lateralizzazione. Lateralizzazione che esprime indecisione, nonché attesa di comprendere meglio quale sarà l’evoluzione futura dell’economia mondiale.

Lo scenario intermarket testimonia in maniera abbastanza palese l’attuale fase di stallo. In particolare, sul mercato valutario, notiamo che il dollaro Usa avrebbe intenzione di svalutarsi, ma nonostante i suoi sforzi, per ora non ci riesce. Esso è infatti allo stesso livello di sei mesi orsono. Per le autorità Usa è molto difficile riuscire nell’intento, poiché sia l’area euro che lo yen godono ancora di ingenti QE ad opera delle loro Banche Centrali. Anche il mercato delle commodities, se lo si esamina in un ottica di medio periodo, appare in fase di evidente lateralizzazione. Lo storno degli ultimi 4 mesi, pari al 7,7 % in termini reali, segue infatti una precedente fase di apprezzamento, tant’è che le stesse negli ultimi 12 mesi presentano un saldo positivo pari al 3,85 %. Lateralizzazione che, da almeno sei mesi, investe anche il mercato obbligazionario. I rendimenti del bond decennale Usa, dagli inizi di novembre si muovono, infatti, in un range molto ristretto, ricompreso tra il 2,15 % ed il 2,60 %. L’ultimo mercato a capitolare verso l’unanime scenario laterale è stato, in ordine di tempo, il mercato azionario. E’ dall’inizio di marzo, infatti, che il nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, staziona un po’ noiosamente, tra i 2.330 ed i 2.400 punti. Situazione diversa per l’equity europeo, che nelle ultime settimane ha nettamente sovra-performato, grazie all’effetto Macron.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 33.197

Large Traders : + 36.157

Small Traders : – 2.960                   

Si conferma quindi, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, limitate variazioni nelle posizioni dei diversi operatori pari a soli 6.777 contratti. In particolare, i Large Traders, notoriamente trend-following, sembrano voler prender atto della minor forza del mercato, cedono infatti l’intero lotto dei 6.777 contratti long, e riducono di pari entità la loro posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, non sembrano molto propensi agli acquisti, si limitano infatti ad acquisire 1.828 contratti long, e riducono leggermente la loro abituale posizione di copertura Net short. Gli Small Traders, infine, si mostrano questa settimana i più ottimisti, acquistano infatti il residuo del lotto, ossia 4.949 contratti long, ma restano ancora, seppur di misura, in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, limitate nell’entità, appaiono molto coerenti con quanto avviene nel mercato primario e nell’intero scenario intermarket. Al momento, infatti sia i Large che gli Small traders non sembrano aver la forza, né l’intenzione, di trascinare il mercato a nuovi record. I ribassisti pensano che ci troviamo in una fase di distribuzione, ma la posizione Net Short degli Small Traders contrasta con tale assunto. A chi infatti le Mani Forti starebbero distribuendo le loro azioni sopravvalutate ? Non certo agli ingenui e sprovveduti Small traders tuttora Net Short. Probabile pertanto che si sia, invece, in presenza di un’ennesima fase di accumulazione. In realtà il mercato dovrebbe effettuare una limitata ma salutare correzione. La mia personalissima retta di regressione evidenzia infatti una sopravvalutazione dell’S&P 500 di circa 115 punti, ossia pari al 5 % rispetto agli attuali livelli. Ma il mercato non sembra allo stato avere l’intenzione e la voglia di effettuare tale correzione. C’è pertanto il rischio concreto che la sopravvalutazione in parola venga assorbita mediante una prolungata ed estenuante fase di lateralizzazione. E questa non è certamente un’ipotesi allettante per la maggioranza degli investitori.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 12,38 %. Performance ampiamente positiva, ma ancora inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 13,68 %. Una sotto-performance del 1,3 %, che non fa, comunque, venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, confermo sostanzialmente l’assetto del mio portafoglio, Net long per una percentuale pari al 65 % ( 82,5 % di posizioni Net Long e 17,5 % di posizioni Net Short ).

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 7 maggio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i sondaggi sull’esito delle elezioni presidenziali francesi, largamente favorevoli per Macron, hanno alimentato ulteriore fiducia nei mercati finanziari internazionali. In pratica, è come se la consultazione politica fosse già avvenuta, mentre in realtà si sta ancora svolgendo nel momento in cui scrivo questo commento. La sfrontata anticipazione dei riflessi finanziari ha sorpreso tanti, anch’io, peraltro, avevo conservato un atteggiamento sì ottimista ma prudente, e sono stato parzialmente smentito.

Nello scenario intermarket non mancano, comunque, i fattori d’incertezza e gli elementi di preoccupazione. In particolare, registriamo uno strisciante e persistente deprezzamento del dollaro Usa che potrebbe anticipare l’inizio di una vera e propria guerra valutaria. La debolezza della valuta americana, inoltre, si associa, ed amplifica, lo storno in corso nel mercato delle commodities. Questa settimana abbiamo peraltro assistito ad un nuovo tonfo delle quotazioni del petrolio, nuovamente ridisceso a quota 46,38 dollari al barile. Circostanza che pone seri dubbi sulle sbandierate ipotesi di reflazione imminente dell’economia globale. Maggior ottimismo sembra invece provenire dai mercati obbligazionari. I rendimenti del bond decennale Usa, crescono infatti di altri 7 bps e risalgono a quota 2,36 %. I rendimenti sul bund tedesco, invece, lievitano di 10 bps e raggiungono quota 0,42 %. La fiducia trova, tuttavia, la sua massima espressione nell’ambito dei mercati azionari. Il nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, rimbalza infatti di un ulteriore 0,63 %, e risale sino a quota 2.399,29 punti, ossia ad un’incollatura dai suoi massimi storici. Esuberanza ben maggiore si registra sull’equity europeo. Il Dax lievita, infatti, di un ulteriore 2,24 % e stabilisce i suoi nuovi massimi storici, mentre il nostro Ftse Mib inanella un altro + 4,24 %, e risale ben oltre quota 21.000 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 35.025

Large Traders : + 42.934

Small Traders : – 7.909                   

Si conferma quindi, e si consolida, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, importanti variazioni nelle posizioni dei diversi operatori pari a 16.990 contratti. In particolare, gli Small Traders accrescono la loro ingiustificata sfiducia, cedono inopinatamente altri 6.627 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro innaturale ed insolita posizione Net Short. Anche i Large Traders sembrano improvvisamente avvertire vertigini da alta quota, cedono infatti 10.363 contratti long, ma restano ampiamente in posizione Net Long. I Commercial Traders, si confermano invece le vere “Mani Forti” di questo mercato, acquistano infatti l’intero lotto dei 16.990 contratti long, e riducono in maniera consistente la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, di segno analogo a quella precedente, confermano e rafforzano quanto da noi espresso sette giorni orsono. Il prolungato bull market dei mercati azionari ci appare, infatti, dopo più di 8 anni di vita, ancor ben vivo e vegeto. La sua stupefacente vitalità, non colta da tanti, trova la sua ragion d’essere in precise motivazioni macroeconomiche, e soprattutto nel sentiment di diffuso scetticismo che l’accompagna ormai da anni. La posizione degli Small Traders, ancor oggi Net Short, testimonia con un’evidenza sconcertante, quasi palmare, tale scetticismo. Rammento che alla fine di ogni bull market si riscontra una situazione del tutto opposta, ossia una situazione di esuberanza, talvolta addirittura irrazionale, da parte degli operatori retail. Circostanza quest’ultima che al momento non si intravvede neppure all’orizzonte. Per tale motivo ritengo del tutto fondata l’ipotesi che le quotazioni azionarie sia Usa che mondiali continueranno nei prossimi mesi a crescere. Certo non mancheranno episodiche correzioni, ma il trend di lungo termine rimane ancora, e saldamente, ben impostato al rialzo.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto positivo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 10,40 %. Performance nuovamente inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 13,18 %. Subita, pertanto, soprattutto in quest’ultima settimana, per un eccesso di prudenza, una sotto-performance del 2,78 %, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia ottimistica view d’ordine generale, questa settimana, divento più audace, incremento cioè la mia esposizione long sul mercato azionario italiano dall’ 80 all’85 % , e riduco dal 20 al 15 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

 Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 30 aprile 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana trascorsa, l’incoraggiante esito del primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha indotto nuova fiducia sui mercati finanziari. La tenuta geopolitica dell’Europa e della sua moneta sgombra infatti il campo da uno dei maggiori fattori d’incertezza oggi presenti sullo scenario economico internazionale. Certo, v’è ancora bisogno di una riconferma nel ballottaggio di domenica prossima, ma i mercati appaiono davvero molto fiduciosi ed incoraggiati.

Lo scenario intermarket, seppur con qualche perplessità, sembra ben esprimere questa nuova ondata di fiducia. Registriamo, infatti, un deciso apprezzamento dell’euro risalito sin quota 1,09 nei confronti del dollaro Usa, che a sua volta continua a deprezzarsi. Le commodities, invece, tengono a fatica le loro quotazioni. Evidenzio che negli ultimi 4 mesi, le stesse sono stornate di circa l’8 % in termini reali. Tale circostanza denuncia una debolezza alquanto palese nella crescita dell’economia globale, ben testimoniata, peraltro, dal deludente dato del PIL Usa del primo trimestre, pari solo al + 0,7 %. I rendimenti dei mercati obbligazionari, dopo molte settimane di arretramento, manifestano invece qualche segnale di risveglio. Il bond decennale Usa, cresce infatti di 5 bps e segna oggi un tasso del 2,29 %. Il bund, invece, in sintonia con il nuovo clima di fiducia europea, risale di 7 bps e rende oggi lo 0,32 %. Sul mercato obbligazionario europeo continua peraltro il QE ad opera della BCE, come confermato, anche questa settimana, dal presidente Draghi. La fiducia trova, tuttavia, maggiore espressione nell’ambito dei mercati azionari. Il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, dopo quasi 2 mesi di letargia, rimbalza infatti dell’1,5 % e risale a quota 2.384,2 punti, ossia a ridosso dei suoi massimi storici, battuti invece nuovamente dal listino tecnologico Nasdaq. Ben maggiori i rialzi sull’equity europeo. Il CAC 40 francese cresce, infatti, del 4,11 %, il Ftse Mib del 4,39 %, ed il Dax del 3,28 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 52.015

Large Traders : + 53.297

Small Traders : – 1.282                   

Cambia, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni nelle posizioni dei diversi operatori non particolarmente rilevanti nell’entità, pari cioè a soli 7.473 contratti, ma molto significative nel segno e nell’indirizzo. In particolare, segnaliamo che gli Small Traders riconfermano tutto il loro immotivato scetticismo, cedono infatti ben 5.036 contratti long, e dopo poche settimane, tornano nella loro insolita posizione Net Short. I Large Traders, invece, cedono anch’essi 2.437 contratti long, ma rimangono saldamente in posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, come sempre accade nei momenti topici del mercato, acquistano l’intero lotto dei 7.473 contratti long, e riducono la loro abituale, nonchè attuale, posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, molto indicative, riconfermano ancora una volta il tratto caratteristico di quest’interminabile bull market dei mercati azionari. Sono, infatti, più di 8 anni, per la precisione 98 mesi, che le quotazioni azionarie continuano a crescere, e ciò avviene in un clima di diffuso scetticismo, quasi al limite dell’incredulità. Scetticismo ed incredulità testimoniate platealmente dagli small traders che cedono contratti long e tornano in posizione Net short che, correttamente interpretate in senso contrarian, ci confermano che il bull market in corso è ancora ben vivo e vegeto, e che è ancora ben lontano il tempo del suo esaurimento. Molto probabile pertanto che nelle prossime settimane registreremo altri record nelle quotazioni azionarie Usa. D’altronde permangono del tutto intatte le favorevoli condizioni macroeconomiche che favoriscono il lievitare dei valori dell’equity, in particolare il contenimento dei costi di acquisizione dei principali fattori produttivi.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora molto positivo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 10,83 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 8,99 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance dell’1,84 %, inferiore alle nostre attese, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, non muto la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’80 % di posizioni long, e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 23 aprile 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le tensioni geopolitiche sono alquanto scemate ed i mercati finanziari internazionali sono tornati a focalizzarsi sull’evoluzione dello scenario macroeconomico globale. Anche in quest’ottica non mancano comunque i fattori d’incertezza, ed i mercati non riuscendo completamente a decifrarli appaiono al momento in stallo.

Lo scenario intermarket, in particolare, sembra esprimere molte perplessità e dubbi sulla tanto sbandierata reflazione dell’economia globale. Da alcuni mesi, infatti, si registra uno strisciante indebolimento del dollar index, sceso in settimana sotto quota 100. A ciò si accompagna una debolezza ancor maggiore del mercato delle commodities, stornate negli ultimi 2 mesi di circa il 6 % in termini reali. Del tutto coerentemente, i mercati obbligazionari registrano un costante arretramento dei propri rendimenti. I bond decennali Usa, sono infatti passati dal 2,60 % di metà dicembre al 2,24 % di oggi. Tutti questi elementi sembrano decisamente smentire l’ipotesi di un’imminente reflazione dell’economia globale, e testimoniano che il pericolo opposto, ossia il rigurgito delle tendenze deflazionistiche non è ancora scongiurato. Lo scarto fra aspettative e realtà sembra peraltro trovare riflessi anche sul mercato azionario, che da un paio di mesi appare letteralmente in stallo. In particolare, il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, staziona da alcune settimane intorno a quota 2.350 punti, ossia il 2 % in meno rispetto ai massimi storici registrati ad inizio marzo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 59.488

Large Traders : + 55.734

Small Traders : + 3.754                  

Lo stallo trova, peraltro, conferme anche sul mercato dei derivati azionari Usa. Anche in quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 3.417 contratti. In particolare, i soli Large Traders sembrano ancora nutrire un certo ottimismo, acquistano infatti l’intero lotto dei 3.417 contratti long, e consolidano la loro già pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, si confermano cauti, cedono 980 contratti long, ma riconfermano la loro esigua posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono i residui 2.437 contratti long, e rimpinguano la loro già consistente posizione di copertura Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, non annunciano particolari variazioni, e sembrano voler confermare l’interlocutoria situazione delle più recenti ottave. Purtroppo, come temevano, sembra materializzarsi l’ipotesi di una prolungata fase laterale dei mercati azionari sia Usa che mondiali. Lateralizzazione che rischia di rilevarsi estremamente improduttiva sia per i grandi gestori che per i singoli traders. Speriamo pertanto che presto intervenga qualche novità di rilievo in grado di far assumere ai mercati azionari una direzionalità ben chiara e definita. In caso contrario, bisognerà affidarsi unicamente alle proprie capacità nell’arte dello stock picking.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 6,39 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 4,41 %. Conseguita, quindi, una sovra-performance dell’ 1,98 %, inferiore alle nostre attese, che non fa tuttavia venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, non cambio la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’80 % di posizioni long, e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 16 aprile 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le perduranti tensioni geopolitiche hanno innervosito alquanto i mercati finanziari internazionali. In particolare, non appare chiaro, e non si comprende, ove il neo presidente Usa voglia andare a parare, ossia quali siano gli obiettivi di questa nuova ed inattesa tensione internazionale. Le motivazioni ufficiali non appaiono, infatti, plausibili, e stridono alquanto con il suo principale slogan elettorale “ America First “. Le vere ragioni, per ora non confessate, potrebbero pertanto essere ben altre, ossia riguardare problematiche interne ed endogene all’economia Usa.

I riflessi sullo scenario intermarket appaiono, infatti, poco coerenti e chiari. Registriamo, innanzitutto, un latente indebolimento del dollar index, che a fatica si mantiene sopra quota 100. Ma la valuta Usa non era il classico bene rifugio, in cui rifugiarsi in momenti di tensione internazionale ? La debolezza di questi giorni, al contrario di quanto accade all’oro, pone pertanto molti interrogativi. I bombardamenti in Medio Oriente e la flotta navale in Asia, sembrano, infatti, testimoniare una latente debolezza più che una prova di forza. Le commodities, invece, pur manifestando qualche pressione rialzista, appaiono sostanzialmente stabili. Evidentemente tale mercato non è preoccupato, e non sembra prendere molto sul serio le iniziative belliche Usa. Altri inquietanti interrogativi sorgono osservando gli andamenti del mercato obbligazionario. In questa settimana di estrema tensione geopolitica, i tassi sui bond decennali Usa arretrano infatti di altri 14 bps, e tornano a quota 2,24 %. Di conseguenza la Yield curve Usa appare sempre meno inclinata. E ciò non è un buon viatico per la crescita economica futura dell’economia americana. Non vorrei che fosse questa la vera ragione delle attuali tensioni geopolitiche. Anche il mercato azionario, molto ben impostato e solido, è costretto comunque a prenderne atto. Le tensioni geopolitiche inducono, infatti, gli indici azionari Usa ad alimentare una  correzione, seppur ancora molto modesta e limitata. In particolare, il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, quota oggi 2.328,95 punti, ossia il 3 % in meno dai massimi storici registrati ad inizio marzo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 57.051

Large Traders :  + 52.317

Small Traders : + 4.734                    

A dispetto delle tensioni internazionali, il mercato dei derivati azionari Usa, conferma il suo precedente assetto ed appare del tutto stabile. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni molto esigue nelle posizioni dei diversi operatori, pari a soli 2.467 contratti. In particolare, i Commercial Traders, non sembrano temere un peggioramento ulteriore della situazione politica internazionale, cedono pertanto l’intero lotto dei 2.467 contratti long, e rimpinguano la loro già consistente e solida posizione Net Short. I Large Traders, invece, senza particolare entusiasmo, acquistano altri 735 contratti long, e consolidano la loro, ormai molto datata, posizione  Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 1.732 contratti long, e per ora non mutano la loro posizione, che rimane, seppur di misura, Net Long. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, non lasciano presagire un ulteriore incremento della volatilità sui mercati azionari Usa e mondiali. Speriamo che ciò voglia significare anche un contemporaneo allentamento della grave situazione di tensione geopolitica raggiunta. Che il mercato corregga taluno degli eccessi prodottisi negli scorsi mesi non è affatto una cattiva notizia. La circostanza che la correzione in corso sui mercati azionari sia molto ordinata, pur in presenza di una grave situazione geopolitica, testimonia, infatti, seppur indirettamente, della loro solidità e della loro forza. In passato, in circostanze analoghe, abbiamo assistito a ben altre reazioni sui mercati finanziari internazionali. Certo restano tutti i dubbi e le incognite in merito alle scelte politiche ed economiche dell’Amministrazione Trump, che si dimostra, per ora, alquanto insondabile ed imprevedibile. Mancanza di certezze, per ora non particolarmente prezzata dal mercato, ma che alla lunga potrebbe comunque impattare in maniera significativa. E’ ben noto, infatti, che, i mercati odiano, più ancora delle cattive notizie, le situazioni d’incertezza.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto e complesso, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al 6,5 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 4,5 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 2 %, inferiore alle nostre attese, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, muto leggermente la mia esposizione sul mercato azionario italiano, riduco cioè dall’85 all’80 % le mie posizioni long, ed incremento dal 15 al 20 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buona Pasqua e buon trading.

LUKAS

Diario : note del 9 aprile 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, nemmeno le nuove e preoccupanti tensioni geopolitiche hanno scalfito la stabilità e l’assetto dei mercati finanziari internazionali. In verità, in qualche settore si sono manifestate delle pressioni speculative, ma i mercati sanno bene che trattasi delle solite schermaglie, e che non si andrà oltre.

I bombardamenti Usa in Siria, hanno, infatti, prodotto effetti molto limitati e circoscritti sullo scenario intermarket. In particolare, registriamo, come sempre avviene in tali particolari frangenti, un apprezzamento dello 0,8 % del dollar index, che si riporta a quota 101,15. Nonostante quest’ultima fiammata, negli ultimi 4 mesi le quotazioni della valuta Usa risultano assolutamente stabili. Le commodities, ed il petrolio in particolare, hanno invece, inevitabilmente, manifestato delle pressioni speculative rialziste. Le quotazioni del crude oil sono infatti risalite sino a quota 52,35 dollari al barile, riportandosi di fatto nel range di oscillazione, 50-55 dollari, in cui stazionano ormai da diversi mesi. Il mercato obbligazionario, invece, ha registrato effetti molto limitati. I tassi sui bond decennali Usa sono, infatti, arretrati di 2 bps, e sono oggi fissati a quota 2,38 %. I tassi a due anni, invece, lievitano di altri 2 bps, e raggiungono quota 1,29 %. In conseguenza di tali movimenti la Yield curve Usa presenta la minor inclinazione degli ultimi anni, e ciò non fa ben sperare per la crescita futura dell’economia Usa. Di ciò sembra progressivamente prender atto anche il mercato azionario a stelle e strisce. Da oltre un mese, infatti, gli indici Usa manifestano una latente debolezza. In particolare, il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, quota oggi 2.355,54 punti, ossia il 2 % in meno di un mese orsono.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 54.584

Large Traders : + 51.582

Small Traders : + 3.002                  

Si riconferma, pertanto, la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, tuttavia, variazioni significative nelle posizioni dei diversi operatori, pari a 16.363 contratti. In particolare, i Large Traders, cominciano a capire che il mercato ha corso forse un po’ troppo e non può andare oltre, cedono pertanto una quota, ossia 10.721 contratti, della loro ingente dotazione Net Long. Anche gli Small Traders, sempre molto diffidenti, sembrano voler ritornare sui loro recenti passi, cedono infatti ben 5.642 contratti long, e riportano la loro posizione, ancora Net Long, in una situazione nuovamente precaria ed incerta. I Commercial Traders devono prendere atto della crescente sfiducia degli altri operatori, ed acquistare l’intero lotto dei 16.363 contratti long, riducendo di conseguenza l’entità della loro posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, di segno opposto a quello delle precedenti, ci confermano quanto è peraltro ben visibile anche sul mercato primario, ossia che i mercati azionari Usa sono in una fase di stallo e di stabilizzazione. Al momento le componenti meno forti del mercato non sembrano, infatti, aver la capacità e la determinazione di portare le quotazioni azionarie su nuovi livelli record. D’altro canto le “ mani forti” del mercato sembrano esser disponibili a concedere solo una pausa di riflessione, ossia una mini correzione, controllata nella sua dinamica e limitata nell’entità. La prospettiva sempre più evidente di una prolungata lateralizzazione dei mercati azionari Usa e mondiali non è certo entusiasmante. Per ogni trader, infatti, è più profittevole operare in un trend ben chiaro e definito, al rialzo o al ribasso, che non tradare un mercato, come quello attuale, privo di una ben definita direzionalità. Speriamo, pertanto, che la situazione si sblocchi, altrimenti i nostri profitti dipenderanno unicamente dalle nostre capacità di selezione dei titoli, ossia dalle nostre strategie di stock picking.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, alquanto incerto e complesso, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance ampiamente positiva, pari all’ 8,66 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 7,05 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance dell’1,61 %, inferiore alle nostre attese, che non fa tuttavia venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, confermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 2 aprile 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, hanno finalmente distolto l’attenzione dagli impacci d’avvio della nuova Amministrazione Usa, e si sono di nuovo, e più sensatamente, soffermati sulle dinamiche concernenti la crescita economica. Con qualche sorpresa, si è appurato che, nonostante il clamore mediatico degli ultimi mesi, in merito nulla è davvero cambiato rispetto agli andamenti degli scorsi anni. La crescita prosegue, ma con ritmi ancora molto lenti e moderati, e ciò non è affatto un male per la stabilità e per le prospettive future dei mercati finanziari.

Lo scenario intermarket, come accennato, non segnala, rispetto al passato, novità rilevanti. In particolare, il dollar index ha arrestato la sua corsa, ma non ha ancora invertito, come vorrebbe Trump, il suo andamento. Negli ultimi 4 mesi le sue quotazioni risultano, infatti, abbastanza stabili intorno a quota 100. Le commodities, ed in particolare il petrolio, mostrano invece qualche debolezza. Gli effetti di tale debolezza cominciano, peraltro, ad evidenziarsi sui tassi d’inflazione, ovunque in calo nelle ultime rilevazioni. Ciò riconferma quanto pensavamo, ossia che uscire dalla scenario deflazionistico degli ultimi 10 anni, non sarà affatto un compito facile, anche per la nuova Amministrazione Trump. Coerentemente anche il mercato obbligazionario sembra volerne prendere atto. I tassi sui bond Usa a dieci anni sono, infatti, fermi a quota 2,40 %, in arretramento di 20 bps, rispetto al 2,60 % di qualche mese addietro. Tale scenario, ossia una crescita moderata e lenta dell’economia, paradossalmente, non costituisce un pericolo per i mercati azionari. Anzi è un elisir di lunga vita per il bull market azionario iniziato più di 8 anni orsono. Il nostro benchmark azionario di riferimento, l’S&P 500, è ormai più di un anno che non riesce a fare una correzione degna di tal nome, ed anche oggi staziona intorno ai propri massimi, ritoccati, invece, in settimana dal Nasdaq.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 70.947

Large Traders : + 62.303

Small Traders : + 8.644                  

Si conferma, ed anzi si rafforza alquanto, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari a ben 21.883 contratti. In particolare, i Commercial Traders, forse definitivamente rassicurati sulla tenuta del mercato, cedono l’intero lotto dei 21.883 contratti long, e consolidano su livelli molti elevati la loro abituale posizione di copertura Net Short. Per contro, i Large Traders fanno incetta di acquisti, acquisiscono infatti ben 20.172 contratti long, e rafforzano in maniera consistente la loro posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi i residui 1.711 contratti long, e con molta parsimonia e moderazione consolidano la loro nuova posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, molto ingenti nella loro entità, sono, a mio avviso, molto indicative anche per la direzionalità futura del mercato azionario. Il consolidamento dell’attuale configurazione, ci dice infatti che la stessa ci accompagnerà probabilmente per molte altre settimane, e forse per diversi mesi. Come ho già accennato sette giorni orsono, la mia personale retta di regressione dell’S&P 500 evidenzia che le attuali quotazioni sono superiori di circa 120 punti rispetto al loro livello di equilibrio. Orbene, alla luce del nuovo assetto del mercato dei derivati azionari Usa, si può ipotizzare che tale eccesso sarà sanato in due diversi modi. Il primo prevede uno storno di circa il 5 % dai livelli delle attuali quotazioni dell’S&P 500. Soluzione questa a mio avviso preferibile, perché consentirebbe di eliminare taluno degli eccessi prodottisi dopo l’elezione di Trump, giustificati dal sentiment favorevole e non da reali mutamenti dell’economia. La seconda modalità, invece, prevede che l’eccesso valutativo sia riassorbito attraverso un estenuante, e molto noioso andamento laterale, che si prolunghi per l’intera primavera. Allo stato questa seconda ipotesi, da me non preferita, sembra la più probabile. Leggo, inoltre, sia di ipotesi molto più bullish della mia, che di imminenti crash di mercato, ipotesi che non condivido perché credo che l’andamento prossimo venturo, si rivelerà a sorpresa molto più cauto e lineare di quanto lascia temere e presagire l’esuberanza, per ora inconcludente, del nuovo presidente Usa.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo il primo trimestre dell’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance ampiamente positiva, pari all’ 8,49 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 7,80 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance esigua pari allo 0,69 %, inferiore alle nostre attese, che non fa comunque venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che nei passati 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riconduco la mia esposizione sul mercato azionario italiano alla situazione precedente, ossia innalzo dall’80 all’85 % le mie posizioni long, e riduco dal 20 al 15 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 26 marzo 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la mancata approvazione, da parte del Congresso Usa, della riforma dell’Obamacare, ha innervosito non poco i mercati finanziari, che cominciano a temere la non realizzabilità del programma pro-sviluppo della nuova Amministrazione Trump. I risparmi della riforma, avrebbero infatti dovuto finanziare un ampio programma di investimenti in nuove infrastrutture, che risultano anch’essi seriamente a rischio. Dopo molti mesi s’intacca pertanto il clima di estrema fiducia instauratosi dopo le elezioni presidenziali Usa.

Gli accadimenti dello scenario intermarket testimoniano peraltro fedelmente tale iniziale perdita di fiducia.  Registriamo, infatti, uno storno ulteriore delle quotazioni del dollar index, che perde lo 0,7 %, e che dopo molti mesi torna sotto quota 100. Allo storno della valuta Usa si accompagna un calo dello 0,7 % dei prezzi delle commodities. Segnalo che nelle ultime 6 settimane, le commodities hanno perso il 6,5 % del loro valore in termini reali. Ciò non suffraga di certo le ipotesi di una prossima ed imminente accelerazione del tasso di crescita dell’economia mondiale. Ipotesi suffragata anche dagli accadimenti del mercato obbligazionario. I tassi sui bond a dieci anni Usa, infatti, arretrano di altri 10 bps, e tornano a quota 2,40 %. La perdita di fiducia comincia peraltro ad avvertirsi anche sui mercati azionari. Il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, registra, infatti, il peggior storno degli ultimi 5 mesi, perde l’1,44 % e sembra voler iniziare a correggere taluno degli eccessi degli scorsi mesi.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 49.064

Large Traders :  + 42.131

Small Traders : + 6.933                  

Si conferma, pertanto, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, comunque, variazioni pari a 6.864 contratti. In particolare, i Large Traders, confermandosi trend- following, cedono 5.594 contratti long, e cominciano ad alleggerire la loro ancora pingue posizione Net Long. Gli Small Traders cedono anch’essi 1.270 contratti long, ma non invertono la loro nuova posizione, e restano seppur di misura in posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, dopo alcune settimane di ingenti vendite, cominciano ad avvertire i pericoli indotti da questa iniziale perdita di fiducia, e nel tentativo di arginarla acquistano l’intero lotto dei 6.864 contratti long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, di segno opposto a quelle delle precedenti settimane, confermano che siamo di fronte ad un primo embrionale cambio di clima sui mercati azionari Usa. Personalmente non vedrei male una prosecuzione ordinata della correzione appena iniziata. La mia personalissima retta di regressione dell’S&P 500 segnala infatti che le quotazioni attuali sono  superiori di circa 100 punti rispetto ai loro livelli di equilibrio. Lo storno permetterebbe pertanto di correggere taluno degli eccessi prodottisi dopo le elezioni presidenziali Usa. L’esame complessivo dei miei indicatori mi induce comunque a ritenere che lo storno non sia del tutto scontato, e se ci sarà non sarà convulso e particolarmente marcato, bensì ordinato e contenuto. D’altronde, nonostante le gran chiacchiere seguite all’elezione di Donald Trump, le condizioni strutturali dell’economia Usa e di quella mondiale non sono in questi mesi mutate. Lo storno costituirebbe, pertanto, come sempre accaduto in quest’ultimi anni, un’ennesima occasione di acquisto.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, un pò incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Da inizio d’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari all’ 8,87 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 6,37 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 2,5 %, inferiore alle nostre attese, che non fa venir meno la fiducia nel nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riduco leggermente la mia esposizione sul mercato azionario italiano, in particolare contraggo dall’85 all’80 % le mie posizioni long, ed incremento dal 15 al 20 % le mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 19 marzo 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la Yellen, dopo aver deciso un nuovo rialzo dello 0,25 % dei tassi Usa, ha comunque confermato che l’economia americana continua ad espandersi ad un ritmo ancora moderato. Conferma, quest’ultima, autorevole, che fa venir meno qualche illusione maturata negli ultimi mesi, ben accolta, peraltro, dai mercati finanziari internazionali che, evidentemente, temono un’accelerazione insana e forzata della crescita, finanziata tramite la creazione di ulteriore debito, come sembra voglia fare l’Amministrazione Trump.

Significative, e per certi versi sorprendenti, le reazioni registratesi sull’intero scenario intermarket. Innanzitutto, segnaliamo uno storno inatteso delle quotazioni del dollar index, che perde quasi l’1 %, tornando nei pressi di quota 100. Rialzo dei tassi e contemporaneo storno del dollaro, un’apparente contraddizione, giustificata dalle successive affermazioni della Yellen circa la crescita ancora modesta dell’economia Usa. Le commodities, pur rimbalzando dell’1 % in termini nominali, suffragano, invece, le convinzioni della Yellen. In particolare, segnaliamo che le quotazioni del petrolio continuano a stazionare sotto il livello dei 50 dollari al barile. Apparentemente sorprendenti le reazioni registratesi sul mercato obbligazionario. Infatti a fronte del rialzo di 25 bps dei tassi a breve, i tassi sui bond a dieci anni Usa sono arretrati di 8 bps, tornando a quota 2,50 %. In realtà sono le affermazioni della Yellen ad aver pesato, più che l’aumento dei tassi già ampiamente scontato dal mercato. L’effetto stabilizzazione si è fatto sentire anche sulle quotazioni dei mercati azionari. Il nostro benchmark di riferimento, l’S&P 500, infatti, ha registrato un incremento alquanto modesto, pari allo 0,24 %, consolidando di conseguenza l’attuale trend lateral-rialzista.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 55.928

Large Traders : + 47.725

Small Traders : + 8.203                  

Si conferma, e non era scontato, la recente nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, variazioni di segno analogo a quelle delle precedenti ottave, pari a 12.078 contratti. In particolare, i Commercial Traders, forse definitivamente convinti della tenuta e solidità del mercato, proseguono nella loro opera di disimpegno, cedono infatti l’intero lotto dei 12.078 contratti long, e portano la loro posizione di copertura Net Short su livelli sempre più corposi ed ingenti. I Large Traders, invece, confermano il loro approccio trend following, acquistano altri 3.901 contratti long, e consolidano la loro già pingue posizione Net Long. Questa settimana, però, sono gli Small Traders i più ottimisti, acquistano infatti ben 8.177 contratti long, e sembrano voler definitivamente archiviare la loro precedente e prolungata posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava consolidano ulteriormente il disimpegno ad opera delle “ Mani Forti “. Dopo molti mesi, esse si sentono evidentemente più sicure circa la tenuta e la solidità dei mercati azionari. Ora però tocca agli altri operatori alimentare ulteriormente il rally dell’equity. Altri operatori che, come ben noto, non hanno la stessa forza dei Commercial Traders, per cui a mio avviso è del tutto plausibile ipotizzare per l’immediato futuro un trend molto meno intenso, ossia un trend lateral.-rialzista dei mercati azionari Usa. Trend, peraltro, del tutto coerente con una crescita economica che prosegue, come affermato dalla Yellen, a ritmi ancora moderati.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora moderatamente positivo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Da inizio d’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari all’ 8,45 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 5,28 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 3,17 %, che ci dà nuove conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli scorsi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. Coerentemente con l’analisi di mercato esposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Diario : note del 12 marzo 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sembrano aver definitivamente archiviato il clima di euforia seguito all’elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Da oggi in avanti, per muovere i mercati, serviranno non più promesse e suggestioni, bensì risultati tangibili e concreti. Risultati, peraltro, affatto scontati, e non facilmente raggiungibili. Reflazionare il sistema economico globale, a fronte di enormi e ben radicate tendenze deflattive, è infatti un’impresa molto ardua, quasi titanica.

Tendenze deflattive che trovano, peraltro, ancor oggi probanti conferme nello scenario intermarket. Innanzitutto, segnaliamo la persistente forza del dollar index, oggi a quota 101,49. La reflazione dell’economia implicherebbe una sua svalutazione, ed invece si preannunciano, sin da questa settimana, una serie di rialzi dei tassi Usa, che rischiano di accentuarne ulteriormente la sua forza. Le commodities, poi, costituiscono l’emblema stesso della deflazione, nell’ultimo decennio le stesse registrano infatti una svalutazione del 50 % in termini nominali, e del 30 % in termini reali. Anche nell’ultima settimana abbiamo assistito ad un pesante storno delle quotazioni del crude oil, che se troverà ulteriore seguito, minerà nuovamente, come già accaduto nel 2015-2016, la stabilità di tutti mercati finanziari. Nel mercato obbligazionario, invece, le tendenze deflattive sono presenti da oltre tre decenni, durante i quali i tassi sui bond decennali Usa sono scesi dal 15,84 del 01/07/1981 al 2,58 % attuale. E non inganni il rialzo di 120 bps registrato negli ultimi 8 mesi, trattasi per ora solo di un rimbalzo tecnico, che non preannuncia a mio avviso alcuna strutturale e duratura inversione di tendenza. La deflazione, contrariamente a quanti molti pensano, ha impattato anche sui mercati azionari. Basti pensare che in questi primi anni del XXI secolo si sono registrati ben due delle tre più importanti inversioni della loro storia. E ciononostante in molti parlano di bolla presente su di essi, ma non si accorgono che negli ultimi 15 anni i mercati azionari Usa registrano un incremento complessivo pari a circa il 107 %, ossia un incremento annuo medio alquanto modesto, pari a circa il 7 %. E ciò solo grazie all’intervento decisivo delle diverse Banche Centrali, che fortunatamente hanno tenuto un atteggiamento ben diverso di quello che ebbero durante la terribile crisi del 1929.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 43.850

Large Traders :  + 43.824

Small Traders : + 26                       

Si modifica, quindi, seppur di misura, la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti altre importanti variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a ben 15.985 contratti. In particolare, i Commercial Traders, convinti forse di poter lasciare il mercato in mano agli altri operatori, allentano ulteriormente la presa, e cedono l’intero lotto dei 15.985 contratti long,  rimpinguando di conseguenza l’entità della loro posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, in coerenza alla loro strategia trend following, acquistano altri 10.382 contratti long, e rinforzano la loro  posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 5.603 contratti long, e tornano, seppur di misura in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, di segno analogo a quella precedente, confermano il progressivo disimpegno delle “ Mani Forti “. Evidentemente essi sono più sicuri che in passato della tenuta e della fiducia degli altri operatori. Ora tocca a loro dimostrare se tale fiducia sia ben riposta o meno. La fragile configurazione attuale è quella più ricorrente e tipica del mercato dei derivati azionari Usa. Essa solitamente accompagna una navigazione tranquilla, lateral-rialzista dei mercati azionari. Oggi però siamo alla vigilia di un evento importante, ossia alla vigilia di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse ad opera della FED. La nuova configurazione del Cot Report, ci dice che probabilmente il mercato l’ha già scontato e non sembra temerlo. Ciò ci fà propendere per l’ipotesi di una navigazione futura tranquilla, meno esuberante che nel recente passato, e non ci fà intravvedere a breve nessuno scossone significativo per i mercati azionari Usa e mondiali, come invece in molti s’attendono.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora moderatamente positivo, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 7,9 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 3 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 4,9 %, che ci dà altre probanti conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In coerenza con l’analisi di mercato esposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 5 marzo 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno, apparentemente, ribadito le tendenze degli ultimi mesi. A ben guardare, però, cominciano ad intravvedersi delle contraddizioni, più o meno palesi, circa gli sviluppi futuri dell’economia globale, ed in particolare di quella Usa. Contraddizioni che ripropongono con forza la domanda: riuscirà davvero l’Amministrazione Trump a determinare un’accelerazione del tasso di crescita dell’economia americana, e di conseguenza dell’intera economia mondiale ?

Al pressante quesito, lo scenario intermarket, dà, per il momento, risposte poco chiare ed alquanto controverse. Innanzitutto, constatiamo una persistente forza del dollar index, oggi a quota 101,36. Forza che rischia di accrescersi se la FED, come sembra, procederà a breve ad un nuovo rialzo dei tassi Usa. Come conciliare tutto ciò, con le accuse di Trump ad Europa e Cina di manipolare i cambi a danno degli Usa ? Aspettiamo che il mercato dia una risposta plausibile all’interrogativo. Le commodities, inoltre, da almeno due mesi appaiono del tutto immobili. Non scontano, cioè, alcuna ipotesi di accelerazione della crescita economica. Certo è ancora presto per dirlo, ma appare ben strano che non si manifesti alcuna pressione rialzista sulle quotazioni di uno dei più importanti fattori produttivi. Il mercato obbligazionario, invece, sembra dar credito, ma solo apparentemente, all’ipotesi di una maggiore crescita economica futura. Il rendimento dei bond decennali Usa, nell’ultima ottava, è, infatti, nuovamente lievitato di 18 bps, ritornando a quota 2,49 %. Stessa sorte per il bund tedesco, che in un sola settimana raddoppia i propri rendimenti e risale a quota 0,36 %. Evidenzio comunque che, scontando l’ormai imminente decisione rialzista della FED, i tassi sulla parte a più breve termine della curva Usa sono cresciuti in misura ancor maggiore. In particolare i rendimenti sui bond a due anni sono cresciuti nell’ultima ottava di ben 20 bps, sicchè oggi la Yield curve Usa risulta avere la minore inclinazione degli ultimi anni. Anche quest’ultima circostanza, mal si concilia con l’ipotesi di un’imminente accelerazione della crescita economica. L’unico mercato che sembra davvero dar credito all’ipotesi è, invece, il mercato azionario. Nell’ultima settimana, infatti, abbiamo registrato nuovi record storici su tutti gli indici azionari Usa, ma anche su di essi cominciano ad intravvedersi segni di una maggiore moderazione.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 27.865

Large Traders : + 33.442

Small Traders : – 5.577                   

Si conferma, pertanto, la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, comunque, variazioni significative nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a ben 18.573 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ovvero le “ Mani Forti “ del mercato, allentano un pò la presa, cedono infatti l’intero lotto dei 18.573 contratti long, e rimpinguano la consistenza della loro abituale posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, coerentemente alla loro strategia trend following, acquistano la gran parte del lotto, ossia ben 15.541 contratti long, e consolidano la loro attuale posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i residui 3.032 contratti long, e riducono l’entità della loro inusuale posizione Net Short, che comunque riconfermano. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che evidenziano un certo disimpegno ad opera delle “ Mani Forti “, ci segnalano che, la forza dell’ondata rialzista, molto probabilmente, si sta attenuando. Attenuazione che non vuol dire correzione, ne tantomeno inversione, per le quali sono necessari ben altri passaggi. Nonostante i recenti rialzi ed i nuovi massimi storici segnati dagli indici azionari Usa, infatti, non si nota, sui mercati, alcun segno di esuberanza irrazionale. Ciò è testimoniato dalla posizione Net Short degli Small traders che, seppur meno consistente, è ancora ben solida e salda. Un evento importante sarà certamente la prossima riunione del FOMC, se la FED deciderà, come sembra, di rialzare nuovamente i tassi Usa ciò potrebbe avere delle ripercussioni sull’intero scenario intermarket e determinare un mutamento significativo nelle posizioni dei diversi operatori. Nell’attesa di tale evento ci attendiamo una stabilizzazione dei mercati azionari Usa sugli attuali livelli.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora moderatamente positivo, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dall’inizio dell’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 6,10 %. Performance superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 2,76 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance del 3,34 %, che ci dà nuove conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi di mercato sopra-esposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 26 febbraio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno, sostanzialmente, riconfermato le positive tendenze degli ultimi mesi. In particolare, i mercati azionari Usa, fra lo scetticismo dei più, continuano imperterriti a stabilire nuovi record storici. Ed è proprio tale circostanza, ossia il diffuso scetticismo che accompagna il rally, che ne certifica la sua solidità e la sua forza.

Lo scenario intermarket non denota, peraltro, alcuna apprezzabile tensione. Il dollar index, dopo il rally degli scorsi mesi, registra, infatti, una fase di stabilizzazione, intorno a quota 100. Le commodities, analogamente, appaiono anch’esse del tutto tranquille. In particolare, segnalo che le quotazioni del petrolio lateralizzano ormai da mesi fra i 50 ed i 55 dollari al barile. Anche il mercato obbligazionario, che aveva manifestato di recente molta vivacità, sembra tornare sui suoi passi. Il rendimento dei bond decennali Usa, negli ultimi due mesi è, infatti, arretrato nuovamente di 30 bps, e segna oggi quota 2,31 %. Analoga sorte per il bund tedesco, che in un mese arretra di ben 28 bps, tornando all’esigua quota dello 0,18 %. Le suddette dinamiche intermarket ci dicono che, al momento, nonostante i proclami della nuova Amministrazione Trump, sono ancora in auge tutte le condizioni che hanno caratterizzato l’economia mondiale nell’ultimo decennio. Condizioni ben radicate e forti, tendenzialmente deflattive che, a mio avviso, non sarà affatto facile debellare. Condizioni macro certamente non positive ed esaltanti. Ma, come già evidenziato in miei precedenti post, è quando si trasla l’analisi dal livello macro e quello micro, ossia a livello della singola impresa, che emergono evidenti deficit cognitivi ed opposte visioni, che alimentano lo scetticismo che accompagna sin dall’origine quest’interminabile bull market dei mercati azionari. In molti, infatti, non considerano che, a livello di singola impresa quotata, il deficit di domanda presente nel sistema, è più che compensato dal forte contenimento dei costi di acquisizione dei maggiori fattori produttivi ( materie prime, capitale, lavoro ). Di conseguenza i loro utili continuano a crescere, seppur a ritmo moderato, e ciò giustifica il lievitare delle loro quotazioni.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 9.292

Large Traders :  + 17.901

Small Traders : – 8.609                   

Lo scetticismo trova, peraltro, un’evidente conferma, anche nell’assetto del mercato dei derivati azionari. Quest’ultima settimana  registriamo, infatti, variazioni esigue nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a soli 2.216 contratti, che confermano la configurazione in auge negli ultimi mesi. In particolare, gli Small Traders, ormai da lungo tempo contro trend, acquistano l’intero lotto dei 2.216 contratti long, ed alleviano ma non invertono la loro posizione Net Short. I Large Traders, invece, cedono 489 contratti long ma confermano la  loro posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cedono anch’essi 1.727 contratti long, ed incrementano  la consistenza loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, davvero esigue, danno, come accennato, ulteriore supporto alle considerazioni espresse circa il permanere di favorevoli condizioni intermarket. Il persistere, ormai da mesi, degli Small Traders in posizione Net Short, testimonia, infatti, fedelmente lo stato di diffuso scetticismo presente tra gli operatori retail.  Ma com’è ben noto, gli Small Traders sono un ottimo indicatore contrarian, il loro posizionamento Net Short ci induce pertanto a credere che l’attuale bull market dei mercati azionari Usa non sia ancora al suo epilogo. Al massimo potrebbe esserci un rallentamento nel ritmo d’ascesa dell’attuale up-trend. Rallentamento, peraltro auspicabile, perchè eviterebbe il formarsi di eccessi valutativi da scontare poi con correzioni marcate e scomposte.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questo inizio d’anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 2,99 %. Performance ben superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al – 2,63 %. Una sovra-performance del 5,62 %, che ci da ulteriori conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In coerenza con l’analisi sopra-esposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 19 febbraio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, in un clima di crescente incredulità e scetticismo, hanno continuato imperterriti ad alimentare il positivo scenario degli ultimi mesi. In particolare, i mercati azionari Usa continuano a stabilire nuovi record ma, nonostante quello che pensano in tanti, non si scorge allo stato nessuno degli elementi che giustifica l’ipotesi della formazione di una bolla.

Lo scenario intermarket, infatti, non denota alcun sensibile mutamento rispetto alle dinamiche degli scorsi anni. In particolare, il dollar index registra una fase di stazionarietà, ma non inverte l’up trend degli ultimi 5 anni, nonostante i dichiarati propositi di svalutazione della nuova amministrazione Usa. Del tutto analogamente, le commodities, dopo aver rimbalzato dai drammatici minimi dello scorso anno, non sembrano, allo stato, aver la forza per far lievitare ulteriormente le loro quotazioni. Una dinamica simile si registra anche nel settore obbligazionario. Infatti, dopo il forte rimbalzo dei tassi registrato negli scorsi mesi, i rendimenti dei bond, sia Usa che europei, stazionano ancor oggi su livelli di gran lunga inferiore alla loro media storica. Il permanere delle condizioni sopra descritte ci conferma che siamo ancora ben lungi dall’essere in una situazione diversa da quella che ha caratterizzato l’economia mondiale nell’ultimo decennio. Situazione, lo si ricorda, contrassegnata da un moderato tasso di crescita del PIL globale, e con molte aree affette da striscianti fenomeni deflattivi. Situazione che ha, però, nel contempo, favorito un notevole contenimento dei costi di produzione, e di conseguenza una crescita moderata e costante degli utili delle società quotate. Quest’ultima considerazione, sottovalutata per anni dai più, ha alimentato uno dei più lunghi bull market della storia dei mercati azionari. La favorevole circostanza, ossia il progressivo contenimento dei costi dei principali fattori produttivi, peraltro, non è ancora venuta meno, e ciò, a mio avviso, avvalora l’ipotesi dell’ulteriore prosecuzione del bull market in corso.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 7.565

Large Traders :  + 18.390

Small Traders : – 10.825                 

Anche in quest’ultima ottava, si riconferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari, che già da molti mesi asseconda l’eccezionale bull market azionario Usa. Anzi, a dire il vero, questa settimana registriamo variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 10.066 contratti, che ne rafforzano e consolidano l’assetto. In particolare, gli Small Traders, confermano ancora una volta il loro ben noto atteggiamento contrarian, cedono infatti l’intero lotto dei 10.066 contratti long,  e portano la loro posizione Net Short sui livelli più estremi degli ultimi anni. I Large Traders, invece, in perfetta coerenza con il loro comportamento trend following, acquistano 4.347 contratti long e consolidano la consistenza della loro attuale posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, si dimostrano ancora molto fiduciosi e sicuri di se stessi, acquistano infatti i residui 5.719 contratti long, e riducono ulteriormente la consistenza loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, a mio avviso, confermano e danno ulteriore supporto alle considerazioni già espresse nelle precedenti settimane. Esse, ci dicono, infatti, che, in questo particolare momento, il mercato azionario Usa è nel pieno controllo delle “ Mani Forti “, che  attendono misure ed azioni, da parte dell’Amministrazione Trump, particolarmente favorevoli ai loro interessi. Dopo l’ultima fase di rialzi, molti paventano il rischio del formarsi di una bolla, personalmente non credo a tale ipotesi, sia per il  permanere delle favorevoli condizioni intermarket, che per la situazione evidenziata dal Cot Report sul mercato dei derivati azionari Usa. Sarebbe infatti la prima volta che uno storno, una correzione, o ancor peggio un’inversione, sia annunciata da una posizione Net Short degli Small Traders. Certo il ritmo dell’attuale up-trend è alquanto eccessivo, l’S&P 500 è già a quota 2.350, ed il mio target di fine anno è pari a 2.430 punti, ma si sà che il mercato, nel breve periodo, quasi sempre eccede sia al rialzo che al ribasso. Nel più lungo periodo, invece, il mercato torna sempre ai suoi valori di equilibrio. Per il momento, però, lo ribadisco, la scelta più logica e saggia è senza, alcun dubbio, quella di assecondare il trend .

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, al momento, ancora positivo, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questo primo periodo del nuovo anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva, pari al + 0,44 %. Performance ancora esigua, ma superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al – 0,48 %. Una sovra-performance dello 0,92 %, inferiore per ora alle nostre attese, fondate sulla circostanza che, negli ultimi 4 anni, il nostro approccio operativo ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopraesposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 12 febbraio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno ribadito e confermato lo scenario estremamente positivo degli ultimi mesi. In particolare, il mercato azionario americano, galvanizzato dalle promesse di un’imminente e “fenomenale” riforma fiscale, continua imperterrito a stabilire nuovi record storici, lasciando letteralmente di stucco i molti che, già da mesi, lo considerano in bolla.

Lo scenario intermarket, peraltro, sembra voler assecondare il bull market azionario Usa con un andamento del tutto unidirezionale. Infatti, non lievitano solo i valori dell’equity, bensì all’unisono i valori di tutte le asset class. In particolare, nell’ultima ottava, registriamo una ripresa delle quotazioni del dollar index, che si apprezza dello 0,9 %, tornando sopra quota 100. Il rialzo del dollaro non ostacola e non impedisce il concomitante apprezzamento delle quotazioni delle commodities, che crescono, anch’esse, dell’1,6 %. Nel movimento prettamente unidirezionale cresce contraddittoriamente anche il valore dei bond. I rendimenti dei bond decennali Usa, arretrano, infatti, di 8 bps e tornano a quota 2,41 %. Stessa sorte per il bund decennale della Germania, i cui rendimenti stornano di 9 bps, arretrando sino a quota 0,32 %. Diversa, invece, la situazione per i BTP Italiani, i cui rendimenti stazionano a quota 2,26 %, ampliando di conseguenza lo spread con i rendimenti del Bund, che raggiunge quota 194. Ma, come anticipato, sono i nuovi record dei mercati azionari Usa che guadagnano, credo a ragione, le prime pagine dei media. Per tutti, segnaliamo i record del nostro benchmark azionario, l’S&P 500, che per la prima volta valica quota 2.300 e termina l’ottava ai suoi nuovi massimi storici, ossia a quota 2.316,10.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 13.284

Large Traders :  + 14.043

Small Traders : – 759                      

Si riconferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari, che da quasi un anno accompagna questo eccezionale bull market dell’equity Usa. Nonostante la riconferma, nell’ultima ottava, si sono registrate variazioni significative nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 16.573 contratti. In particolare, gli Small Traders, confermando il loro proverbiale atteggiamento contrarian, continuano a non fidarsi dell’attuale bull market, cedono infatti altri 559 contratti long e continuano, evidentemente a torto, a stazionare in posizione Net Short. I Large Traders, che com’è noto agiscono secondo strategie trend following, in quest’ultima ottava, hanno stranamente registrato anch’essi delle vertigini da alta quota, cedono infatti ben 16.014 contratti long e dimezzano la consistenza della loro precedente posizione Net Long. I Commercial Traders, ossia le vere “ Mani Forti “ di questo mercato, probabilmente ben informati sui prossimi provvedimenti in materia fiscale dell’Amministrazione Trump fanno, invece, man bassa di acquisti, rastrellano infatti l’intero lotto dei 16.573 contratti long, e riducono consistentemente la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, pur non mutando la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa sono, a mio avviso, molto importanti e significative. Esse, ci dicono, infatti, che allo stato il mercato è nel pieno controllo delle “ Mani Forti “, e che le stesse sostengono, essendone i principali beneficiari, i propositi di deregolamentazione e di riforma fiscale ( alias meno tasse ) della nuova Amministrazione Trump. Certo il ritmo dell’attuale up-trend sembra anche a me un po’ eccessivo, ma il mercato, passato questo momento di particolare euforia, potrà successivamente mitigarlo e correggerlo. Per il momento, però, come già detto, in miei precedenti post, non mi sembra saggio comportarsi come gli small traders ed assumere posizioni contro trend. .

Futuro che si prospetta, pertanto, al momento, ancora positivo, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Nei primi 40 giorni del nuovo anno il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 0,34 %. Performance esigua, ma ben superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al – 1,42 %. Una sovra-performance dell’ 1,76 %, che ci dà nuove conferme sulla bontà del nostro approccio operativo, che negli ultimi 4 anni ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al + 20,8 %. In perfetta coerenza con l’analisi sopraesposta e con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 05 febbraio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo la settimana appena trascorsa, nei mercati finanziari internazionali sembra iniziare ad evaporare l’euforia indotta dall’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. All’euforia post elettorale sembra voler far seguito, non una correzione, bensì una situazione d’incertezza, e di quasi stallo, che investe, peraltro, l’intero scenario intermarket.

Quest’ultimo ha evidenziato, infatti, solo il persistere della debolezza del dollar index, che storna di un ulteriore 0,7 %, tornando sotto quota 100. Faccio rilevare che nelle ultime settimane la valuta Usa, con il beneplacito della nuova Amministrazione, ha già stornato del 3 %. Ciò mi induce a credere che lo slogan “ America First “, vuol probabilmente dire e significare a “ danno di tutti gli altri “. Inoltre evidenzio che, anche in quest’ultima ottava, lo storno del dollaro non ha favorito un rimbalzo delle quotazioni delle commodities, che appaiono del tutto immobili. Assolutamente fermo anche il mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa,  infatti stazionano a quota 2,49 %. I rendimenti del bund decennale della Germania, invece, arretrano di 5 bps e tornano a quota 0,41 %. Le dinamiche post elettorali dell’intero scenario intermarket accrescono in me la  convinzione che, nonostante i dichiarati propositi, non sarà affatto facile debellare la situazione di deflazione strisciante e di lenta crescita economica che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Di ciò sembrano voler cominciare a prender atto anche i mercati azionari che, seppur non correggendo, sembrano da qualche settimana molto indecisi e quasi in stallo. In particolare il nostro benchmark azionario, l’S&P 500, cresce solo di uno 0,12 % e staziona molto indeciso intorno ai suoi massimi storici , ossia a quota 2.297,42.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 29.857

Large Traders :  + 30.057

Small Traders : – 200                      

L’incertezza investe, peraltro, anche il mercato dei derivati azionari Usa, che non a caso muta nuovamente la sua configurazione. Nell’ultima ottava, infatti, si sono registrate variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a soli 3.222 contratti, che denotano però molti dubbi. In particolare, gli Small Traders, a differenza di quanto accaduto nel passato, sembrano proprio non volersi fidarsi del recente Up-trend, cedono infatti nuovamente l’intero lotto dei 3.222 contratti long e tornano in posizione Net Short. I Large Traders, che agiscono secondo strategie trend following, sembrano invece coerentemente più ottimisti, acquistano infatti altri 2.990 contratti long, e consolidano la loro già pingue posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, osservano quasi impassibili l’attuale situazione di mercato, acquistano infatti solo i 232 residui contratti long , e si riconfermano nella loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che riportano nuovamente gli Small Traders in posizione Net Short, testimoniano, a mio avviso, con coerenza la situazione d’incertezza oggi presente sui mercati azionari. Esse, in realtà, hanno una valenza del tutto ambivalente. La posizione Net Short degli Small Traders, infatti, da un lato, ci segnala che sul mercato non è ancora presente alcuna esuberanza irrazionale, nonostante il fatto che siamo quasi all’ottavo anno di crescita consecutiva delle quotazioni azionarie. Ciò costituisce un’assoluta novità rispetto ai precedenti bull market, e ci convince che quello attuale ha ancora della strada da percorrere prima di incorrere in una seria correzione. D’altro canto, però, la scarsa partecipazione al mercato degli small traders, forse ancora scottati delle pesanti perdite subite nello scorso decennio, fa mancare del carburante all’ulteriore crescita delle quotazioni azionarie che sono da tempo alimentate solo dalle mani forti del mercato. Le suddette considerazioni, ed in particolare l’ambivalenza dell’attuale situazione, in voga peraltro già da tempo, è alla base della mia view di medio e lungo termine, che prevede anche per quest’anno una crescita moderata delle quotazioni azionarie sia Usa che mondiali, view riassunta nel target di fine d’anno pari a 2.430 punti per l’S&P 500.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto ma moderatamente positivo, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Lo stallo delle quotazioni azionarie registrato in queste prime settimane dell’anno trova un’evidente espressione anche nel mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, che registra una performance pari al + 0,01 %. Performance pressoché nulla, e solo leggermente superiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al – 0,12 %. Una sovra-performance dello 0,13 %, inferiore per ora alle nostre attese, visto che negli ultimi 4 anni il nostro approccio operativo ci ha regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 29 gennaio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, è proseguita la luna di miele tra i mercati finanziari internazionali e la nuova Amministrazione Usa presieduta da Donald Trump. A dire il vero, l’ottimismo investe, in particolare, il solo mercato azionario, mentre il resto dello scenario intermarket appare, nel contempo, molto più moderato e cauto.

Quest’ultimo ha evidenziato, infatti, un persistere della debolezza del dollar index, che storna di un ulteriore 0,2 %, e si fissa a quota 100,60. Lo storno del dollaro non favorisce, peraltro, un rimbalzo delle quotazioni delle commodities, che anzi stornano anch’esse di uno 0,4 %. Assolutamente stabile e fermo anche il  mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti solo di 1 bps e raggiungono quota 2,49 %. Segnali più vivaci continuano, invece, con sorpresa, ad arrivare dall’Europa. I rendimenti del bund decennale della Germania, infatti, crescono di altri 4 bps e raggiungono quota 0,46 %. Molto più intensa, invece, la crescita che si registra dei rendimenti dei bond italiani, ben 19 bps, con conseguente innalzamento dello spread BTP/BUND. E qualcuno comincia a parlare di nuovi rischi incombenti per il Belpaese. La luna di miele, invece, come detto, si manifesta e prosegue nell’ambito dei mercati azionari. I più ottimisti appaiono proprio quelli a stelle e strisce, che continuano a stabilire nuovi record storici. In particolare il nostro benchmark per antonomasia, l’S&P 500, cresce di un ulteriore 1,03 % e dopo aver toccato quota 2.300 chiude l’ottava nei pressi, ossia a quota 2.294,69.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 30.089

Large Traders :  + 27.067

Small Traders : + 3.022                  

Cambia, pertanto, nuovamente la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava si sono, infatti, registrate ancora significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 8.850 contratti. In particolare, gli Small Traders, ancora molto indecisi e sospettosi nonostante il marcato UP trend, riacquistano 4.249 long e grazie ad essi invertono nuovamente la loro posizione, che ridiventa Net Long. I Large Traders, che com’è noto, agiscono secondo strategie trend following, danno invece ulteriore filo all’ottimismo oggi presente sui mercati, acquistano infatti altri 4.601 contratti long, e consolidano la loro già solida posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, ritengono probabilmente il mercato molto ben impostato, cedono infatti l’intero lotto degli 8.850 contratti long, e consolidano la loro abituale e naturale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, che riportano in posizione Net long anche gli Small Traders, ci appaiono del tutto coerenti con il particolare ottimismo oggi presente sui mercati azionari Usa e mondiali. In realtà, come evidenziato nell’analisi dello scenario intermarket, nulla è davvero sinora mutato nelle dinamiche profonde dell’economia reale. Per tale motivo, in molti adombrano il dubbio che sui mercati azionari si stia formando una vera e propria bolla. Ricollegandomi ad alcune discussioni avvenute di recente sul nostro blog, nonchè alle critiche ingenerose rivolte all’amico Danilo, io credo che in questo momento i mercati tendono ad anticipare, con qualche eccesso di ottimismo, ciò che ci si aspetta avverrà nell’ambito dell’economia reale. Personalmente sono molto scettico circa consistenti miglioramenti futuri dell’economia reale, in particolare credo che non sarà affatto facile defenestrare completamente, come si dice, lo scenario deflazionistico degli ultimi 10 anni. Ma concedo il beneficio d’inventario e mi piacerebbe molto esser smentito. Ciò detto, prendo comunque atto che il mercato in questo momento è particolarmente fiducioso ed ottimista, e per noi trader sarebbe un grave errore non assecondarlo.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora positivo ma incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo le prime 4 settimane dell’anno, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita pari allo 0,45 %. Performance negativa, ed inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 0,86 %. Una sotto-performance dell’ 1,31 %, in gennaio del tutto ricorrente, essendo segnalata anche nelle ricerche dei due noti professori Usa, sulle quali riconfermiamo comunque tutta la nostra fiducia, dato che negli ultimi 4 anni ci hanno regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 22 gennaio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno atteso in maniera molto ordinata, anzi quasi noiosa, l’insediamento ufficiale di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. La volatilità resta, infatti, sempre sui minimi, e si nota soltanto qualche piccola contraddizione sul più generale scenario intermarket.

Quest’ultimo ha evidenziato un ulteriore storno del dollar index, pari allo 0,44 %, che accentua lo storno già avvenuto delle scorse settimane, portandolo al – 2,2 % nell’ultimo mese. Ciò ha favorito un concomitante e quasi uguale rimbalzo delle quotazioni delle commodities, che in termini reali risultano pertanto assolutamente stabili. Il mercato obbligazionario, invece, si mostra un po’ più vivace ed ottimista. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di 8 bps e raggiungono quota 2,48 %. Segnali ancor più incoraggianti giungono, invece, a sorpresa dall’Europa. I rendimenti del bund decennale della Germania, infatti, continuano a crescere e raggiungono quota 0,42 %. Anche quelli italiani danno segnali di vitalità superando nuovamente quota 2 %. Tutti si aspettano maggior crescita economica negli Usa, ma forse quest’anno la piacevole sorpresa arriverà dall’Europa, che continuerà a godere del generoso QE della BCE. Ancora in stallo, infine, i mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, arretra infatti solo dello 0,15 % e rimane in prossimità dei massimi, a quota 2.271,31.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 21.239

Large Traders : + 22.466

Small Traders : – 1.227                   

Dopo sole 2 settimane, muta pertanto nuovamente la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava si sono, infatti, registrate modeste ma significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 5.445 contratti. In particolare, gli Small Traders, dopo due sole settimane, cedono l’intero lotto dei 5.445 long e tornano alla loro precedente posizione Net Short. Ciò conferma, quanto evidenziato di recente dall’amico Danilo, circa una partecipazione sempre più scarsa al mercato azionario. I Large Traders, invece, acquistano gran parte del lotto, ossia 4.475 contratti long, e consolidano la loro precedente posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, appaiono sempre molto vigili, acquistano infatti i residui 970 contratti long, e riducono leggermente la loro posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, seppur di modesta entità, sembrano a prima vista voler confermare tutti i dubbi e le incertezze che gravano, al momento, sull’evoluzione futura dei mercati azionari. A mio avviso, invece, a dispetto delle effervescenti attese indotte dalla nuova amministrazione Usa, i mercati azionari appaiono del tutto stabili e tranquilli, e lasciano prefigurare un futuro prossimo caratterizzato da un moderato e cauto andamento lateral-rialzista. In quest’ultima ottava, approfittando del periodo di stasi dei mercati, ho peraltro completato l’elaborazione delle mie personali previsioni sul target di fine d’anno per il nostro benchmark azionario mondiale, ossia per l’S&P 500, ed il risultato è stato pari a 2.430 punti. Continuando nel particolare “ giochino delle previsioni “ ciò che conta non è, comunque il target finale, bensì il percorso attraverso il quale si arriverà ad esso. Al riguardo la mia personale di previsione prevede dapprima uno storno fino a quota 2.100 e successivamente una risalita sino a raggiungere, in dicembre, il target prefissato di quota 2.430 punti. Dunque, a mio avviso, quest’anno l’S&P 500 dovrebbe oscillare in un range non molto ampio, pari all’incirca al 15 %, ricompreso tra quota 2.100 e 2.430. Se così fosse non dovremmo andare incontro a periodi prolungati di elevata volatilità e nemmeno a correzioni particolarmente marcate. Ammetto che la mia previsione disegna uno scenario futuro abbastanza tranquillo e cauto che, allo stato, sembra configgere alquanto con le attese effervescenti indotte dalla nuova ammistrazione Usa.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora cauto ed incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo i primi 20 giorni dell’anno 2017, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 0,47 %. Performance inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 1,60 %. Una sotto-performance dell’ 1,13 %, in gennaio del tutto ricorrente, segnalata peraltro anche nelle ricerche dei due noti professori Usa, sulle quali riconfermiano tutta la nostra fiducia, poichè negli ultimi 4 anni ci hanno regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 15 gennaio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno assunto un atteggiamento di quasi stand-by aspettando l’insediamento ufficiale della nuova amministrazione Usa. Stand-by che non fa comunque venir meno la fiducia nelle nuove misure di politica economica annunciate da Donald Trump.

In quest’ultima ottava, lo scenario intermarket ha evidenziato, come accennato, limitate movimentazioni nelle quotazioni degli asset. In particolare, solo il dollar index ha mostrato una certa debolezza, stornando dell’1 %. Stabili, invece, le quotazioni delle commodities, che in termini reali crescono dello 0,3 %. Situazione, quella delle commodities, ben diversa di quella di 12 mesi orsono, quando le stesse raggiungevano il loro minimo, ad un livello inferiore del 20 % rispetto a quello attuale. Il mercato obbligazionario, dopo lo storno ingente subito nelle settimane post voto, cerca invece lentamente un nuovo equilibrio. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa, cedono altri 2 bps ed arretrano sino a quota 2,40 %. Evidenzio che nell’ultimo mese lo storno dei rendimenti Usa è stato pari a 20 bps, morigerando in tal guisa le aspettative circa un’immediata accelerazione dell’economia americana. Migliori segnali giungono invece dal fronte europeo. I rendimenti del bund decennale della Germania, continuano infatti a crescere e raggiungono quota 0,34 %. Ciò mi induce a pensare che, anche in Europa, il periodo più duro della crisi è forse alle nostre spalle. Quasi in stallo, infine, appaiono i mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, arretra infatti impercettibilmente dello 0,1 % e si mantiene in prossimità dei massimi di sempre, a quota 2.274,64.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 22.209

Large Traders :  + 17.991

Small Traders : + 4.218                  

Si riconferma, pertanto, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, affermatasi nella scorsa ottava. Nell’ultima settimana si sono, tuttavia, registrate altre significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 18.693 contratti. In particolare, i Large Traders, mostrano improvvisamente meno fiducia ed esuberanza, cedono infatti l’intero lotto dei 18.693 long e dimezzano l’entità della loro posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, temendo il venir meno del clima di fiducia instauratosi nel periodo post-voto Usa, acquistano gran parte del lotto, ossia 16.531 contratti long, e riducono in misura consistente la loro precedente posizione Net Short. Gli Small Traders, infine, in maniera non proprio scontata, acquistano altri 2.162 contratti long, e riconfermano la loro nuova posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, ancora molto ingenti, pur riconfermando la configurazione lateral-rialzista più abituale e ricorrente nel mercato dei derivati azionari Usa, esprimono quasi la necessità di una correzione tecnica per gli indici azionari Usa. Correzione sinora impedita dal clima di eccessiva fiducia prodottosi dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Fiducia che non credo verrà meno neanche in questa ottava, in cui avverrà l’insediamento ufficiale della nuova Amministrazione Usa. A più lungo termine, invece, anche se l’esame oggettivo dei dati macroeconomici sembra al momento scongiurarlo, non escludo, data la natura controversa del personaggio Trump, aumenti improvvisi di volatilità ed incertezza sui mercati azionari sia Usa che mondiali.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, abbastanza incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo la seconda settimana dell’anno 2017, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance positiva pari al + 1,23 %. Performance, tuttavia, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 1,73 %. Una sotto-performance dello 0,5 %, ascrivibile all’inatteso capitombolo subito dal titolo FCA, compreso nel mio portafoglio, che non intacca comunque la mia fiducia sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa, che negli ultimi 4 anni ci hanno regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. Coerentemente con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, costituita dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note dell’ 8 gennaio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, in questa prima settimana del nuovo anno, come sottolineato nelle Minute della FED, i mercati finanziari internazionali hanno cominciato ad esprimere alcune incertezze circa gli effetti della politica economica che attuerà la nuova amministrazione Usa. A dire il vero, leggendo i propositi della stessa, le contraddizioni non mancano, ed i problemi che si troverà ad affrontare sono davvero tanti e di non facile soluzione.

Nella prima ottava del nuovo anno, lo scenario intermarket ha evidenziato, in particolare, una stabilizzazione delle quotazioni del dollar index, intorno a  quota 102. Stabili anche le quotazioni delle commodities, che negli ultimi 12 mesi, sono comunque cresciute del 18 % in termini reali. Crescita, quella delle commodities, che ha scongiurato ulteriori rigurgiti deflazionistici, e che ora sembra contribuire a riportare qualche timido segnale d’inflazione, finanche nella stagnante Europa. Il mercato obbligazionario, dopo l’ingente storno delle scorse settimane, appare anch’esso molto più tranquillo e cauto. I rendimenti dei bond decennali Usa, cedono infatti altri 3 bps ed arretrano sino a quota 2,45 %. Coerentemente con le migliori prospettive di crescita economica, salgono invece i rendimenti dei bond europei. In particolare il bund decennale della Germania registra una crescita di 9 bps ed il suo rendimento raggiunge quota 0,30 %, ancor meglio il BTP italiano che registra una crescita di 15 bps ed il cui tasso raggiunge quota 1,97 %. Dopo oltre un anno, forse, anche il QE europeo comincia a produrre qualche benefico effetto. Molto più positivi ed ottimistici appaiono, invece, i mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, inizia l’anno col botto, cresce dell’1,7 % e si riporta sui massimi di sempre, ossia a quota 2.276,98.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.740

Large Traders :  + 36.684

Small Traders : + 2.056                  

Dopo qualche settimana di titubanza, l’ottimismo sembra contagiare anche il mercato dei derivati azionari Usa che muta la sua configurazione. Nell’ultima ottava si sono infatti registrate altre significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 19.112 contratti. In particolare, i Commercial Traders, dopo aver trainato l’ultimo rally di mercato, continuano nella loro opera di distribuzione, cedono infatti l’intero lotto dei 19.112 long e raddoppiano l’entità della loro posizione Net Short. I Large Traders, invece, si mostrano sempre più fiduciosi, acquistano altri 16.201 contratti long, e consolidano in maniera decisa la loro posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, dopo molti mesi in posizione Net Short, acquistano 2.911 contratti long, ed invertono la loro posizione, tornando anch’essi in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima ottava riportano, dopo molti mesi, il mercato dei derivati azionari Usa nella sua configurazione più abituale e ricorrente. Configurazione però ancora precaria, che abbisogna, nelle prossime settimane, di ulteriori consolidamenti. Se la stessa troverà invece conferma, ciò costituirà un ulteriore tassello a conferma della mia attuale view circa l’evoluzione futura dei mercati azionari Usa e mondiali. Come già accennato in miei precedenti commenti, personalmente non credo che la nuova Amministrazione Usa riuscirà, almeno nel breve termine, a modificare l’attuale assetto macroeconomico. Mi attendo, invece, almeno per quest’anno una prosecuzione della crescita a ritmi ancora lenti e moderati. Crescita moderata che costituisce una sorta di garanzia per la tenuta delle quotazioni dei mercati azionari. Possibili, anzi probabili storni, sino a quota 2.100 dell’S&P 500, ma al momento non intravvedo la possibilità di correzioni più ingenti e significative per gli indici azionari Usa e mondiali.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto, ma non particolarmente problematico, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questa prima settimana dell’anno 2017, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance positiva pari all’ 1,99 %. Performance, inferiore a quella realizzata dal Ftse All Share, pari, nel contempo, al + 2,43 %. Lieve sotto-performance, che non intacca la nostra fiducia sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa, che negli ultimi 4 anni ci hanno regalato una sovra-performance media annua pari al 20,8 %. In coerenza con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, confermo la mia esposizione sul mercato azionario italiano, ma riduco leggermente dal 90 all’85 % le mie posizioni long, innalzando nel contempo dal 10 al 15 % l’entità delle mie posizioni short, ed assumo di conseguenza una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Diario : note del 1 gennaio 2017

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ultima settimana dell’anno, i mercati finanziari internazionali hanno cercato di eliminare taluno degli eccessi prodottisi dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Assestamento in corso delle quotazioni degli asset da valutare in maniera positiva, poiché nella realtà nulla è ancora davvero mutato, e le problematiche che la nuova Amministrazione Usa si troverà ad affrontare sono davvero impegnative, alcune addirittura ataviche, ed il compito si prospetta tutt’altro che facile.

Nell’ultima ottava, come accennato, lo scenario intermarket ha evidenziato la volontà di riequilibrare il valore di alcuni importanti asset. In primo luogo, registriamo un salutare storno dello 0,8 % del valore del dollar index, che regredisce sino a quota 102. Storno, quello della valuta Usa, che favorisce un nuovo rimbalzo delle quotazioni delle commodities, che crescono dell’1,4 % in termini nominali , e dello 0,6 % in termini reali. La positiva evoluzione del mercato delle commodities, non ha però trovato alcun seguito nel mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, cedono infatti altri 10 bps ed arretrano sino a quota 2,45 %. Ciò, a mio avviso, conferma che, l’auspicata fuoriuscita dalla spirale deflazionistica dell’ultimo decennio è ancora molto lontana, e che non sarà affatto facile raggiungerla. Anche i mercati azionari sembrano esserne ben consci. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, arretra infatti dell’1,1 % e chiude l’anno a quota 2.238,83, ossia circa 20 punti sopra quello che era il mio target di inizio d’anno, che come ricorderete era fissato a quota 2.220 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 19.628

Large Traders :  + 20.483

Small Traders : – 855                      

Anche sul finire dell’anno, si conferma , ed anzi si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa che l’ha fatta da padrone per gran parte del 2016. Nell’ultima ottava si sono registrate altre significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 10.202 contratti. In particolare, i Commercial Traders, le cosiddette “ Mani Forti “ di questo mercato, anche questa settimana cedono l’intero lotto dei 10.202 long e consolidano la loro posizione Net Short. I Large Traders, invece, riprendono completamente il testimone del comando, acquistano infatti altri 9.080 contratti long, e consolidano in tal modo la loro posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, appaiono sempre molto timorosi e cauti, acquistano infatti anch’essi 1.122 contratti long, ma restano ancora in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, a mio avviso, confermano che, passata l’euforia post elettorale, ora si attende la nuova Amministrazione Usa alla prova dei fatti. Personalmente non credo che la stessa avrà la capacità di modificare strutturalmente, ed in breve termine, le dinamiche macroeconomiche dell’ultimo decennio. Mi attendo, invece, più realisticamente, almeno per quest’anno, una prosecuzione della crescita economica sia Usa che mondiale a tassi ancora lenti e moderati. E la crescita si confermerà ancor più esigua in Europa e nell’ambito di questa, soprattutto, in Italia. Crescita lenta e moderata che, come testimoniano gli ultimi anni, non costituisce necessariamente un cattivo presagio per ciò che concerne le aspettative degli andamenti dei mercati azionari. Questi ultimi, infatti, storicamente sono andati in difficoltà in periodi di iper-inflazione o di forte deflazione. Ma, al momento non mi sembrano affatto questi gli scenari prevalenti.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto, ma non drammatico, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Nell’anno 2016, il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “, ha conseguito una performance annua positiva, pari al + 20,69 %. Performance realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che, a sua volta, ha registrato una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 9,89 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato avverso, una sovra-performance del 30,58 %, superiore alle nostre attese, che ci ha dato altre importanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia positiva view d’ordine generale, questa settimana, apro l’anno all’insegna dell’ottimismo ed innalzo fino al 90 % le posizioni long del mio portafoglio, riducendo al 10 % l’entità delle mie posizioni short, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 80 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon Anno e buon trading.

LUKAS

Diario : note del 26 dicembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana prenatalizia, i mercati finanziari internazionali sembrano aver definitivamente accantonato il clima di euforia indotto dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Sanno bene, infatti, che i problemi da affrontare sono tanti e di non facile risoluzione. La fiducia permane, ma sembra adesso prevalere un atteggiamento di stand-by, in attesa dell’insediamento ufficiale e dell’adozione dei primi provvedimenti governativi.

Lo scenario intermarket di quest’ultima ottava ben esprime il clima di attesa oggi presente sui mercati. In particolare, il dollaro index, dopo una corsa forsennata, si concede una pausa confermandosi intorno a quota 103. Le commodities, invece, segnano nuovamente il passo e stornano di un ulteriore 0,9 %, confermando indirettamente che non sarà facile, aldilà dei proclami elettorali, riavviare una crescita economica a ritmi più sostenuti degli attuali. Al riguardo anche il mercato obbligazionario comincia a manifestare dei dubbi e delle perplessità. I rendimenti dei bond decennali Usa, dopo molte settimane di rialzi, cedono infatti 5 bps ed arretrano a quota 2,55 %. Ancor peggio accade nel Vecchio Continente, ove i rendimenti del bund decennale tedesco perdono 9 bps, arretrando sino a quota 0,22 %. In quest’ultima ottava anche i mercati azionari sono apparsi molto più cauti. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, avanza di un modesto 0,25 % e si stabilizza intorno a quota 2.260.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 9.426

Large Traders :  + 11.403

Small Traders : – 1.977                   

Muta pertanto ancora una volta la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, tornando, significativamente, all’assetto che aveva nei 6 mesi antecedenti l’elezione presidenziale Usa. In quest’ultima ottava si sono infatti registrate importanti variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 13.782 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ossia le “ Mani Forti “ di questo mercato, dopo aver fatto incetta di acquisti nel periodo post elettorale, ora cedono l’intero lotto dei 13.782 long ed invertono la loro posizione tornando Net Short. I Large Traders, invece, nè riacquistano ben 10.616, e consolidano la loro posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, seppur con molta cautela, acquistano anch’essi 3.166 contratti long, ma non invertono ancora la loro posizione che rimane Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, come già accennato, fanno ritornare il mercato dei derivati azionari Usa all’assetto che aveva prima dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Ritorno significativo, che ci conferma che il periodo d’euforia è ormai alle nostre spalle. La configurazione attuale del mercato dei derivati azionari Usa nel recente passato si è dimostrata tuttavia meno impervia delle nostre aspettative. Durante la stessa non si sono infatte manifestate significative correzioni, bensì un prolungato ed estenuante andamento laterale privo di una significativa direzionalità. Credo, pertanto, che anche in questo caso, assisteremo ad un nuovo periodo di lateralità per i mercati azionari Usa e mondiali.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua molto positiva, pari al + 20,43 %. Performance realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, nonostante i recenti recuperi, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 9,6 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato sostanzialmente avverso, una sovra-performance del 30,03 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia view d’ordine generale, questa settimana, confermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’85 % di posizioni long, e dal 15 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 70 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici buone feste e buon trading.

LUKAS

Note del diario del 18 dicembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, dopo un mese di eccezionale euforia, hanno iniziato ad assumere un comportamento più morigerato e riflessivo. Forse l’incremento dei tassi deciso in settimana dalla FED, nonché il proposito di effettuare tre ulteriori aumenti nel corso del prossimo anno, hanno indotto gli investitori a più miti consigli. Ciononostante permane, comunque, il clima di fiducia e lo scenario RISK-ON indotto dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

In particolare, lo scenario intermarket ha espresso alcune conferme e delle smentite ai trends delle scorse settimane. Tra le conferme troviamo la forza del dollaro index che si rivaluta di un’ulteriore 1,3 % e raggiunge quota 102,85. Di conseguenza il rapporto EURUSD scende sotto quota 1,05, ed il rapporto USDYEN raggiunge quota 117,89. Le quotazioni delle commodities, invece, segnano il passo e stornano dell’1,15 % dimostrando che l’auspicata accelerazione della crescita economica è ancora solo un proposito e non una realtà già acquisita. Maggiore fiducia è espressa, invece, dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di altri 13 bps e raggiungono quota 2,60 %. L’estensione del QE europeo  favorisce, invece, una contrazione dei rendimenti sui bond del Vecchio Continente, in particolare il bund decennale della Germania si contrae di 6 bps, e torna a quota 0,31 %. Il differenziale tra tassi Usa ed Europei raggiunge pertanto i massimi degli ultimi anni, testimoniando il diverso stato di ciclo economico fra le due aree, che potrebbe indurre un’ulteriore svalutazione del cambio EURUSD. In quest’ultima ottava sono apparsi molto più cauti anche i mercati azionari. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, arretra di un impercettibile 0,06 % e si fissa a quota 2.258,07.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 4.356

Large Traders :  + 787

Small Traders : – 5.143                   

Dopo una sola settimana, muta pertanto nuovamente la configurazione e l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava si sono registrate, comunque, variazioni minime nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a soli 1.141 contratti. In particolare, i Commercial Traders, dopo diverse settimane di acquisti forsennati, cedono l’intero lotto dei 1.141 long, ma rimangono tuttora in posizione Net Long. I Large Traders, come al solito molto confusi, riacquistano invece 974 contratti long, e dopo una sola ottava invertono nuovamente la loro posizione tornando in posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, pur acquistando anch’essi 167 contratti long, confermano ancora una volta tutti i loro timori e restano da soli in posizione Net Short. Il nuovo mutamento d’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, che disegna una configurazione davvero insolita, con i soli Small Traders in posizione Net Short, ci conferma che il mercato, dopo l’euforia delle scorse settimane, è ora entrato in una fase di riflessione, in cui cercherà di capire se l’ottimismo indotto dall’elezione di Trump abbia o meno un reale fondamento. Il periodo natalizio e pre-festivo, caratterizzato solitamente da una rarefazione degli scambi, favorisce peraltro questa pausa di riflessione. Dopodichè ci sarà l’insediamento della nuova Amministrazione Usa, e lì vedremo se le promesse di avviare un nuovo ciclo di crescita economica sostenuta hanno davvero un fondamento o, se come già accaduto negli ultimi anni, il buon proposito si rivelerà, invece, ancora una volta irrealizzabile.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua molto positiva, pari al + 20,88 %. Performance realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari all’ 11,11 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato avverso, una sovra-performance del 31,99 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia view d’ordine generale, questa settimana, confermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’80 % di posizioni long, e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long pari al 60 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario dell’11 dicembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno nuovamente sorpreso gran parte degli investitori ed analisti. Si diceva infatti che un’eventuale vittoria del NO nel referendum costituzionale italiano avrebbe grandemente accresciuto i timori sulla tenuta futura dell’euro, e determinato nuove turbolenze nell’intera Europa. Invece, nonostante la valanga di NO, nulla di tutto ciò è per il momento accaduto, anzi i mercati finanziari internazionali hanno reagito alla grande, consolidando lo scenario RISK-ON instauratosi a seguito dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Lo scenario intermarket ha, come detto, consolidato tutti i trends instauratisi nelle scorse settimane. In particolare, ha trovato conferma la particolare forza del dollaro Usa che si rivaluta di un ulteriore 0,8 %. Di conseguenza il rapporto EURUSD raggiunge finalmente quota 1,05, indicata da tempo dall’amico Danilo come fair value, ossia come un valore equo tra le due valute. Continua ad apprezzarsi anche il rapporto di cambio USDYEN che raggiunge quota 115, e stante la ben nota correlazione inversa con esso, ciò giustifica il calo massiccio subito nelle ultime settimane dalle quotazioni del Gold. Le quotazioni delle altre commodities, invece, non hanno subito la particolare forza del dollaro, anzi crescono anch’esse dell’1,3 % in termini nominali, e del 2,1 % in termini reali. Evidenzio al riguardo che nelle ultime 5 settimane la rivalutazione risulta pari al 10,5 % in termini reali. Evidentemente la politica economica annunciata da Donald Trump genera grandi aspettative inflazionistiche. Aspettative che sembrano trovar conferma anche nel mercato obbligazionario. Continuano, infatti a lievitare i rendimenti dei bond decennali Usa, che raggiungono quota 2,47 %. La fiducia su un’accelerazione della crescita economica investe anche i mercati azionari, sia negli Usa che nel resto del mondo. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dopo una settimana monstre ( +3,08 % ) raggiunge quota 2.259,53 , e va addirittura aldilà del mio target di 2.220 punti, che quando annunciato, ossia all’inizio dell’anno, appariva a molti utopico ed irraggiungibile .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 5.497

Large Traders : – 187

Small Traders : – 5.310                   

Direi che c’era da aspettarselo. Dopo molti mesi, coerentemente con quanto si vede sullo scenario intermarket, cambia infatti anche la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava si sono, infatti, registrate variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari a 9.591 contratti, che danno luogo ad una doppia inversione. In particolare, i Large Traders cedono l’intero lotto dei 9.591 contratti long e dopo oltre 7 mesi invertono la loro posizione, passando, seppur di misura, in posizione Net Short. I Commercial Traders, invece, continuano a far razzia di contratti long, ne acquistano altri 6.568, e dopo molti mesi invertono anch’essi la loro posizione tornando in posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, pur mostrando maggiore fiducia ed ottimismo, acquistano solo 3.023 contratti long, e restano in posizione Net Short. Il mutamento dell’assetto del mercato dei derivati azionari Usa, avvenuto in settimana, come detto, ci appare del tutto coerente ed in sintonia con quanto accade sul più generale scenario intermarket. Gli operatori, ed in particolare le “ Mani Forti “ del mercato, sembrano davvero convinte che l’Amministrazione Trump, non ancora insediatasi, determinerà un radicale mutamento di scenario nell’economia globale, ponendo termine dopo molti anni alla perversa spirale deflazionistica dell’ultimo decennio. Personalmente ho dei dubbi, ma il mercato sembra crederci per davvero. Uno scenario particolarmente inflazionistico dovrebbe, peraltro, esser visto con diffidenza dai mercati azionari, perché, come ho già detto in passato, ciò produrrebbe una insostenibile pressione sui costi di produzione delle imprese, e di conseguenza una contrazione dei loro utili. Ma siamo ancora alle intenzioni, e ben lontani da questa ipotesi, per cui mi sembra saggio approfittare di quest’ondata di ottimismo ed operare secondo strategie trend following.

Futuro immediato che si prospetta, pertanto, favorevole per gli investitori, che personalmente cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima eccellente settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annuale ampiamente positiva, pari al + 19,56 %. Performance realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 14,24 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato davvero avverso, una sovra-performance del 33,80 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view d’ordine generale, questa settimana, divento un po’ più audace, innalzo cioè dal 70 all’80 % la componente long del mio portafoglio, e riduco dal 30 al 20 % le mie posizioni short, assumendo in pratica una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 04 dicembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno finalmente interrotto i sorprendenti festeggiamenti seguiti all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Si è incominciato cioè a ragionare in termini più razionali ed a cercare di capire quale sarà l’evoluzione futura dell’economia, non solo degli Usa, bensì globale.

Lo scenario intermarket, in questa ultima ottava, ha iniziato infatti ad evidenziare alcuni degli aspetti problematici, tuttora presenti nell’economia globale. In particolare, ci si è interrogati sulla sostenibilità del super dollaro che, dopo molte settimane di corsa forsennata, storna dello 0,7 %. Le quotazioni delle commodities, invece, hanno beneficiato dell’inatteso accordo in sede OPEC sulla riduzione della produzione di petrolio, e sono rimbalzate dell’1,65 % in termini reali. Rimane comunque, quello delle commodities, un mercato ancora estremamente volatile ed incerto. Nel mercato obbligazionario prosegue, invece, seppur con moderazione, lo storno delle siderali quotazioni raggiunte in questi ultimi anni di strisciante deflazione. In particolare, i rendimenti dei bond decennali Usa registrano un incremento di altri 4 bps, e raggiungono quota 2,4 %. I mercati azionari Usa, dopo i record delle scorse settimane, rifiatano anch’essi. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, storna di circa l’1 %, e per il momento ritorna, seppur di misura, sotto quota 2.200 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 1.071

Large Traders :  + 9.404

Small Traders : – 8.333                   

Nonostante l’ottimismo indotto dall’elezione di Trump, ancora non muta la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 7 mesi. In quest’ultima ottava si sono comunque registrate alcune variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 7.986 contratti. In particolare, i Large Traders cedono l’intero lotto dei 7.986 contratti long e riducono ulteriormente la loro solitaria, e non più solida, posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, sembrano riacquistare un po’ di fiducia, dopo molte settimane riacquistano infatti 3.752 contratti long, ma restano tuttora in posizione Net Short. I Commercial Traders, le cosiddette “ Mani Forti “ di questo mercato, anche questa settimana acquistano 4.234 contratti long, ma significativamente non invertono la loro posizione che rimane di copertura, ossia Net Short. Come si evince chiaramente dall’incerto ed ormai precario assetto raggiunto, il mercato dei derivati azionari Usa sembra essere giunto ad un bivio. Per decidere la prossima direzione di marcia, si attendono forse i responsi delle importanti  consultazioni elettorali, in corso oggi ( domenica ) sia in Italia che in Austria. Queste ultime, infatti, potrebbero determinare, dopo la Brexit, ulteriori turbolenze in Europa che, nonostante tutto, data l’entità delle sua economia, resta uno snodo importante per innescare l’auspicata ripresa economica a livello globale. L’elezione di Trump ha certamente apportato fiducia ed ottimismo ma, per il momento, non ha dissipato tutte le nubi e le incognite che ancora gravano sull’economia mondiale. Quindi, in attesa di nuove indicazioni provenienti dai mercati, si suggerisce un approccio operativo ancora cauto e prudente.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 12,51 %. Performance soddisfacente, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 19,81 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 32,32 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view d’ordine generale, questa settimana, riconfermo l’assetto prudente del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long moderata, pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 29 novembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, si sono riconfermate tutte le dinamiche instauratesi nei mercati finanziari internazionali dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America. La grande fiducia espressa dai mercati, a prima vista sorprendente, ci induce a ritenere che, probabilmente, senza quasi accorgercene, le politiche monetarie espansive di questi ultimi anni avevano ormai esaurito il loro compito, e c’era bisogno di altre misure per riavviare una crescita economica a ritmi più sostenuti degli attuali.

Lo scenario intermarket, come detto, riconferma un orientamento di grande fiducia ed ottimismo. In particolare, le aspettative di una maggiore crescita futura dell’economia Usa dà forza al dollar index che dopo moltissimi anni torna a sfondare quota 100. Il rapporto di cambio EURUSD, invece, si avvicina velocemente al fair value indicato dall’amico Danilo, ossia a quota 1,05. Il rapporto di cambio USDYEN, inoltre, in poche settimane è risalito da quota 100 a quota 113. Il riequilibrio in corso sui mercati valutari dev’esser visto con estremo favore, poichè potrebbe dare un grande contributo alla ripresa delle asfittiche economie dell’Europa e del Giappone. In quest’ultima ottava, anche il mercato delle commodities sembra mostrare maggiore fiducia. Registriamo infatti un incremento del 2,7 % delle loro quotazioni espresse in termini reali. Il mercato obbligazionario, che era stato il primo a reagire positivamente all’elezione di Trump, ha invece rallentato un po’ la sua corsa. I rendimenti dei bond decennali Usa registrano, infatti, un incremento di soli 2 basic points, e raggiungono quota 2,36 %. Festeggiano invece il raggiungimento di nuovi record i mercati azionari Usa. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce di un’ulteriore 1,44 %, e raggiunge quota 2.213,35, ad un passo ormai dal target di 2.220 punti da me indicato, tra molti scetticismi, ad inizio dell’anno.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati soltanto ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 5.305

Large Traders : + 17.390

Small Traders : – 12.085                 

Non cambia, dunque, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 7 mesi. Tuttavia anche in quest’ultima ottava, si sono registrate significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 14.346 contratti. In particolare, i Large Traders cedono altri 11.526 contratti long e riducono ulteriormente la loro posizione Net Long, che dopo molti mesi sembra iniziare a vacillare. Gli Small Traders, invece, riconfermano tutto il loro scetticismo, cedono altri 2.820 contratti long, e risultano oggi gli operatori con la più ingente posizione di copertura, Net Short. I Commercial Traders, ossia le “ Mani Forti “ di questo mercato, continuano invece ad acquistare a piene mani, anche questa settimana infatti acquisiscono l’intero lotto dei 14.346 contratti long, e sembrano ormai intenzionati ad invertire presto la loro ormai esigua posizione Net Short. Le movimentazioni di queste ultime settimane, a mio avviso, smentiscono decisamente uno degli assunti principe della campagna presidenziale Usa. L’incetta di acquisti ad opera delle “mani forti”, dopo l’elezione di Donald Trump, dimostra infatti che le stesse non erano affatto pro Clinton, e soprattutto che non erano per nulla convinte di dover proseguire nelle politiche monetarie accomodanti adottate negli ultimi anni. Si tenteranno quindi strade diverse, ossia più spesa pubblica soprattutto per investimenti associata a consistenti riduzioni d’imposta. Facile a dirsi, ma molto difficile ad attuarsi. Comunque il mercato per ora sembra crederci, e noi non possiamo far altro che assecondare, almeno per il momento, il suo volere.

Futuro che si prospetta, quindi, nel breve termine, meno incerto del recente passato, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 15,21 %. Performance più che soddisfacente, realizzata, peraltro, investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,08 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 37,29 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con le indicazioni provenienti dai mercati, questa settimana, riconfermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia una posizione Net long moderata, pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 20 novembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno, di fatto, riconfermato la loro fiducia nella neo-eletta amministrazione Trump. La positiva accoglienza del tycoon di New York, ed il clima estremamente RISK-ON, costituisce, visti i timori serpeggiati negli scorsi mesi, un’autentica sorpresa. In realtà, vista la reazione, i mercati probabilmente temevano di più una stanca prosecuzione delle politiche economiche di questi ultimi anni.

Lo scenario intermarket, come detto, esprime un orientamento estremamente fiducioso ed ottimistico. In particolare, la speranza di un maggior tasso di crescita dell’economia Usa alimenta le quotazioni del dollar index che sfonda quota 100 e raggiunge le massime quotazioni dell’ultimo decennio. Di conseguenza il rapporto di cambio EURUSD scende sotto quota 1,06 ed il rapporto di cambio USDYEN risale vertiginosamente nei pressi di quota 111. Il mercato delle commodities appare, invece, meno entusiasta. Le loro quotazioni appaiono infatti stabili, ma i paesi produttori si godono comunque la maggior forza del dollaro Usa. Il credito maggiore alla nuova amministrazione Usa, è espresso dal mercato obbligazionario. Anche questa settimana, i rendimenti dei bond Usa registrano, infatti, consistenti incrementi. In particolare, i tassi sul decennale Usa sono cresciuti di ulteriori 19 basic points, ed hanno raggiunto quota 2,34 %. I mercati azionari Usa, invece, appaiono più moderati, recuperano tutte le perdite delle settimane precedenti, ma il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, pur crescendo di un’ulteriore 0,8 %, non stabilisce i suoi nuovi record storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 19.651

Large Traders : + 28.916

Small Traders : – 9.265                   

Nonostante il clima di grande fiducia, non si modifica la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 6 mesi. Rispetto alla scorsa ottava, si sono comunque registrate significative variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 17.089 contratti. In particolare, i Large Traders cedono ben 14.637 contratti long ed alleggeriscono alquanto la loro ancora solida posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, ribadiscono ancora una volta tutta la loro diffidenza, cedono infatti altri 2.452 contratti long e consolidano ulteriormente la loro prudente posizione di copertura, Net Short. I Commercial Traders, ossia le cosiddette “ Mani Forti “, acquistano invece l’intero lotto dei 17.089 contratti long, e quasi dimezzano l’entità della loro posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava rendono molto evidente chi siano i compratori di questi ultimi giorni. Poiché le “Mani Forti” erano ritenute tutte schierate per la Clinton, gli acquisti degli ultimi giorni sono effettuati solo per evitare pericolosi crash dei mercati ? Lo scopriremo presto, credo. Se infatti gli acquisti dovessero ulteriormente proseguire, e gli indici Usa stabiliranno nuovi record, sarà evidente che l’assunto, così come accaduto per la gran parte dei sondaggi pre-elettorali, si rivelerà infondato e falso. Attendiamo pertanto ulteriori risposte e chiarimenti dai mercati, nell’attesa manteniamo un atteggiamento operativo cauto e prudente, poichè crediamo che non sia tutto oro ciò che luccica in questi primi giorni dell’era Trump.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare, con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua ampiamente positiva, pari al + 15,56 %. Performance più che soddisfacente, realizzata, peraltro, investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 23,11 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 38,67 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In attesa, come detto, di nuove indicazioni provenienti dai mercati, questa settimana, riconfermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una moderata posizione Net long pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 15 novembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, la settimana appena trascorsa passerà certamente alla storia della finanza come quella della doppia sorpresa. La prima, per me non del tutto inattesa, è stata la vittoria di Trump nelle elezioni presidenziali Usa; la seconda, ancor più inattesa, è stata invece la benevola reazione dei mercati all’elezione del tycoon di New York.

Lo scenario intermarket, in un contesto estremamente volatile, ha infatti immediatamente cercato di decodificare ed interpretare quali saranno i capisaldi di politica economica della nuova amministrazione Trump. In particolare, si pensa che Trump privilegerà una politica fiscale espansiva a discapito della politica monetaria accomodante perseguita in questi anni dall’amministrazione Obama. In pratica, ci si attende una maggiore spesa pubblica per investimenti nelle infrastrutture, nonchè una riduzione della pressione fiscale, in particolare sui redditi delle imprese. Dunque maggiore spesa e minori entrate, ergo maggior deficit e maggior debito da finanziare con emissione di nuova moneta o con nuovi bond. Il dollaro Usa si è comunque rivalutato di un ulteriore 2 %, e ciò fa pensare che il nuovo debito non sarà finanziato con nuova emissione di moneta, bensì con nuovi bond. Quest’ultima ipotesi trova peraltro conferma negli accadimenti immediati registratisi sul mercato obbligazionario. La prospettiva di un’ulteriore inondazione di titoli di debito ha infatti letteralmente fatto crollare i corsi degli stessi, con conseguente innalzamento dei rendimenti. Basti pensare che in soli 3 giorni i tassi sul decennale Usa sono cresciuti di 36 basic points, passando da quota 1,79 a quota 2,15 %. La prospettiva, o meglio la speranza, forse fatua, di una maggior crescita economica futura, è stata, dopo il primo momento di sconcerto, salutata con favore anche dai mercati azionari Usa. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, ossia l’S&P 500, chiude quest’incredibile settimana, con un roboante + 3,8 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 36.740

Large Traders : + 43.553

Small Traders : – 6.813                   

A fronte del trambusto prodottosi sull’intermarket, il mercato dei derivati azionari Usa risulta, invece, quasi in stallo. Si riconferma infatti la configurazione dominante negli ultimi 6 mesi. Rispetto alla scorsa ottava, si sono registrate solo minime variazioni nelle posizioni nette dei vari operatori, pari complessivamente a 2.181 contratti. In particolare, i Large Traders cedono 314 contratti long e contraggono leggermente la loro ancora ingente posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, si mostrano ancora molto diffidenti, cedono infatti altri 1.867 contratti long e consolidano la loro prudente posizione di copertura, Net Short. I Commercial Traders, infine, acquistano l’intero lotto dei 2.181 contratti long, e riducono leggermente l’entità della loro posizione Net Short. Lo stallo delle posizioni è giustificato dalla circostanza che il Cot Report, pubblicato solo ieri sera, è relativo all’8 novembre, ossia al giorno di svolgimento delle elezioni Usa. Quindi gli operatori non né conoscevano ancora il risultato. E’ pertanto doveroso attendere il responso del prossimo Cot Report, che verrà pubblicato venerdì, per misurare compiutamente le reazioni dei diversi operatori all’elezione di Trump. Vedremo se anche il mercato dei derivati azionari accoglierà con favore il nuovo inquilino della Casa Bianca, o se invece ci segnalerà una prospettiva diversa da quella evidenziatasi sinora sul mercato primario. Nell’attesa è consigliabile, a mio avviso, non lasciarsi andare completamente a facili entusiasmi, e conservare un atteggiamento operativo ancora prudente e cauto.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare, con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua ampiamente positiva, pari al + 12,60 %. Performance soddisfacente, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 20,73 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 33,33 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Dopo aver assunto un atteggiamento molto prudente, in attesa del responso delle elezioni Usa, questa settimana, preso parzialmente atto delle benevoli ed inattese reazioni dei mercati, ri-modifico l’assetto del mio portafoglio, innalzo cioè dal 50 al 70 % le mie posizioni long, e riduco dal 50 al 30 % le mie posizioni short, assumendo di fatto una moderata posizione Net long pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 6 novembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo la settimana appena trascorsa, siamo ormai giunti alla vigilia delle elezioni presidenziali Usa che rappresentano, senza dubbio, uno snodo fondamentale non solo per la politica mondiale ma anche per l’andamento futuro dei mercati finanziari internazionali. Le incertezze circa l’esito del voto, man mano accresciutesi, si riflettono, già da molti giorni, sui mercati, ove è notevolmente aumentata la volatilità come espressione diretta del nervosismo crescente degli operatori.

Le incertezze di carattere politico trovano, comunque, il pari nelle contraddizioni oggi presenti sull’intero scenario intermarket. In particolare, evidenzio che già da alcuni mesi in molti invocano la fine delle politiche monetarie espansive attuate in questi anni, su scala globale, dalle diverse Banche Centrali. Ad avviso dei richiedenti, queste ultime avrebbero infatti creato notevoli distorsioni sui mercati senza, peraltro, conseguire apprezzabili effetti sul fronte dello stimolo alla crescita economica. Io personalmente non condivido molto tali critiche. Innanzitutto, evidenzio che il crollo dei tassi d’interesse, che indubbiamente crea molti problemi a tante aziende del settore finanziario, non è affatto il frutto delle recenti politiche monetarie, quanto piuttosto l’effetto di molti altri fattori, presenti da oltre 30 anni nelle dinamiche dell’economia mondiale. Non sarà pertanto la fine di tali politiche ad invertire l’ormai pluridecennale down-trend dei rendimenti obbligazionari. Servono purtroppo ben altri cambiamenti sia nella struttura che negli assetti dell’economia mondiale per arrestare ed invertire quella che appare, ormai da tempo, come un’inesorabile spirale recessiva e deflazionistica. Si afferma, inoltre, che le recenti politiche monetarie espansive non hanno avuto alcun effetto sul versante dello stimolo alla crescita economica, ma nessuno si chiede cosa sarebbe successo, nella terribile crisi post 2008, senza gli interventi espansivi adottati delle diverse Banche Centrali ?. Credo, quindi, che i recenti rialzi dei rendimenti, nonché l’annunciato e prossimo nuovo rialzo dei tassi ad opera della FED, non prefigurano affatto un mutamento sostanziale dello scenario sopra illustrato e descritto. Si cerca soltanto di alleviare le gravi ambasce delle banche, e di altre aziende del settore finanziario, pesantemente penalizzate dai decrescenti corsi dei tassi d’interesse. In pratica, molta enfasi e poca sostanza, con il rischio concreto di esser poi costretti a tornare sui propri passi se, come temo, l’economia reale rimarrà ancora ferma e stagnante.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 38.921

Large Traders : + 43.867

Small Traders : – 4.946                   

Si riconferma pertanto la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge, ormai, da oltre 6 mesi. Rispetto alla scorsa ottava, si sono registrate modeste variazioni nelle posizioni dei vari operatori, pari a soli 4.142 contratti. In particolare, i Large Traders continuano, seppur molto lentamente, a dismettere quote della loro ancora ingente posizione Net Long, cedono infatti l’intero lotto dei 4.142 contratti long e contraggono la loro posizione Net Long sin poco sopra le quarantamila unità. I Commercial Traders, invece, temono credo l’esito del voto presidenziale Usa e si mostrano quasi immobili, acquistano infatti solo 348 contratti long e riconfermano la loro prudente posizione di copertura Net Short. Gli Small Traders, infine, si mostrano leggermente più fiduciosi, acquistano infatti i residui 3.794 contratti long, ma non invertono la loro posizione che rimane tuttora Net Short. La riconferma della configurazione attuale del mercato dei derivati azionari Usa che, come avevo preannunciato, si palesa, sempre più, come una configurazione statisticamente ribassista, ben esprime tutti i dubbi e le incertezze del momento. Dubbi ed incertezze che, a mio avviso, saranno dissipati solo parzialmente dall’elezione del nuovo presidente Usa, il quale ben presto si troverà a gestire una situazione certamente non facile, sia dal punto di vista macroeconomico che geopolitico. I periodi di passaggio da un’amministrazione Usa ad un’altra, peraltro, sono sempre stati molto delicati, soprattutto quando, come nel caso di specie, il precedente mandato ha avuto una lunga durata ( 8 anni ). Insomma allo stato i mercati azionari sembrano avere più spazio per scendere che non per salire, per cui mi sento di raccomandare un atteggiamento molto cauto e prudente.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora difficile ed incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare, con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 10,22 %. Performance buona, realizzata peraltro investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,79 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 33,01 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Del tutto coerentemente con la mia prudente view d’ordine generale, questa settimana modifico l’assetto del mio portafoglio, riducendo dal 70 al 50 % le mie posizioni long, ed innalzando nel contempo dal 30 al 50 % le mie posizioni short, assumendo di fatto una posizione neutra ed attendista.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 30 ottobre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, cercando forse di ingannare l’attesa per l’esito delle ormai imminenti elezioni presidenziali Usa, molti commentatori ed analisti hanno cercato di scrutare quale futuro ci riserveranno i mercati finanziari internazionali e, come accade ormai da molti anni, in molti propendono per ipotesi correttive più o meno marcate sia per il settore obbligazionario che per il mercato azionario.

Io, essendo forse un inguaribile ottimista, al momento non condivido queste ipotesi marcatamente correttive. A mio avviso, infatti, l’analisi dello scenario intermarket, non avvalora, almeno a breve termine, le pessimistiche previsioni dei più. In particolare, evidenzio che il dollaro Usa, come accaduto in tutto il periodo post 2008, rimane ancora abbastanza tonico e forte. La forza della valuta americana compensa ed attenua le spinte deflattive tuttora presenti sul mercato delle commodities. I recenti rialzi registrati in tale settore, ed in particolare nel settore del crude oil, appaiono infatti dettati più dalla necessità di assicurare un certo equilibrio geopolitico, che non da un’accelerazione della crescita economica e da un riequilibrio della situazione domanda-offerta. Dall’economia reale non giungono pertanto spinte inflattive significative, anzi rimane, a mio avviso, ancora molto tangibile il pericolo opposto, di una recrudescenza del perverso fenomeno deflattivo. Nonostante ciò, da alcune settimane sul mercato obbligazionario si registra una rapida risalita dei rendimenti. I tassi sui bond decennali Usa sono infatti risaliti sino a quota 1,86 %, e quelli sul bond tedesco sono tornati nuovamente in territorio positivo, ossia a quota 0,16 %. Quest’ultimo fenomeno induce in tanti cattivi presagi circa il futuro dei mercati finanziari. Indagando sullo stesso si scopre però che il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari non è affatto legato al ciclo economico attuale, ma, come attestano le risultanze del bilancio della FED, altro non è che l’effetto della vendita, per esigenze di liquidità, di ben 596 billion di dollari di titoli obbligazionari, acquistati negli scorsi anni, durante le varie fasi del QE, ad opera della stessa FED. In pratica, molto sommessamente, è in corso ad opera della FED, una vera e propria manovra di politica monetaria restrittiva, che negli ultimi mesi ha alquanto ridotto la quantità di moneta ( in particolare dollari ) in circolazione. Ciò giustifica l’attuale corso rialzista del dollaro Usa, il concomitante storno del Gold, il rialzo dei rendimenti obbligazionari, nonché i recenti ed incerti andamenti dei mercati azionari Usa. Il grafico della Fed sulla quantità di moneta in circolazione, assomiglia, infatti, quasi come una goccia d’acqua, al grafico del nostro benchmark azionario mondiale, ossia all’S&P 500.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 39.269

Large Traders : + 48.009

Small Traders : – 8.740                   

Si riconferma pertanto la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa che, con brevi interruzioni, è in auge ormai da ben 6 mesi. Rispetto alla scorsa settimana, si sono comunque registrate variazioni ingenti nelle posizioni dei vari operatori, pari complessivamente a 22.065 contratti. In particolare, i Large Traders cominciano finalmente a prendere atto della sostanziale improduttività della loro solitaria posizione Net Long, cedono infatti ben 14.323 contratti long e contraggono la loro posizione Net Long al di sotto delle cinquantamila unità. Gli Small Traders, invece, confermano, anzi accrescono il loro scetticismo, cedono infatti altri 7.742 contratti long e consolidano la loro attuale e prudente posizione di copertura Net Short. I Commercial Traders, prendono atto della crescente sfiducia presente sul mercato e, onde evitare ingenti storni in prossimità delle elezioni presidenziali, provvedono ad acquistare l’intero lotto dei 22.065 contratti long, riducendo di conseguenza l’entità della loro posizione Net Short al di sotto delle quarantamila unità. Il persistere ormai da mesi dell’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, statisticamente ribassista, conferma a mio avviso, il carattere fortemente predittivo del Cot Report. Coloro che operano in tale mercato sono infatti gli operatori meglio informati circa gli andamenti dei mercati. Evidentemente gli stessi, a differenza dei più, conoscono da mesi le mosse di politica monetaria restrittiva condotte sommessamente dalla FED. Quest’ultima non ha infatti proceduto ad ulteriori rialzi dei tassi, ma ha comunque vigilato sulla situazione dell’economia Usa, ed ha cautamente cominciato ad invertire la politica monetaria fortemente espansiva adottata nell’immediato periodo post crisi 2008. La circostanza che la massima autorità monetaria mondiale si muova con grande accortezza e cautela, ci rassicura sul fatto che non ci saranno nuovamente crash improvvisi dei mercati. Nel breve termine, l’ordinata correzione in corso sui listini azionari Usa potrà probabilmente proseguire, ma il tutto avverrà ordinatamente e senza particolari scossoni. Nel lungo termine, invece, come sempre, sarà l’andamento dell’economia reale e la capacità delle imprese di produrre o meno utili a determinare il corso e la direzione dei mercati azionari Usa e mondiali.

Futuro prossimo che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 6,73 %. Soddisfacente performance, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al – 18,29 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 25,02 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Del tutto coerentemente con la mia view d’ordine generale, questa settimana riconfermo, ancora una volta, l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long moderata, pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 23 ottobre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche la settimana appena trascorsa, non ha contribuito a sciogliere i dubbi e gli interrogativi circa le prospettive e l’evoluzione futura dei mercati finanziari internazionali. Si resta in attesa dell’esito delle elezioni presidenziali Usa del prossimo 8 novembre, prima delle quali è del tutto prematuro attendersi indicazioni e chiarimenti su ciò che ci riserverà il futuro prossimo sia dei mercati che dell’economia internazionale.

Il compito del futuro presidente Usa non sarà peraltro agevole, perché molti sono gli squilibri e le incongruenze attualmente presenti sull’intero scenario intermarket. In primo luogo, segnalo le incongruenze presenti nel mercato valutario. In particolare, evidenzio che, il dollaro Usa, nonostante una crescita debole dell’economia americana, appare sempre più forte ed in salute, ed anche in quest’ultima ottava si è apprezzato dello 0,7 %. Probabilmente la forza della valuta Usa altro non è che l’espressione dell’estrema debolezza altrui, ed in particolare dell’area euro. Debolezza europea che giustifica anche l’attuale forza dello Yen, vista come valuta rifugio, che finisce per danneggiare ulteriormente la già claudicante economia nipponica. Dall’inizio dell’anno, inoltre, l’apprezzamento della valuta Usa si accompagna ad un concomitante e progressivo rialzo del prezzo delle commodities. Nonostante ciò, e nonostante l’ingente QE della BCE, in Europa non si scorge ancora traccia di pressioni inflazionistiche. E ciò ce la dice lunga sullo stato di cronica stagnazione in cui versano, ormai da tempo, le economie del Vecchio Continente. La bassa crescita economica globale impatta anche, e forse soprattutto, sul mercato obbligazionario. Infatti nonostante tutti gli stimoli monetari degli ultimi anni, la crescita economica non accelera ed i tassi rimangono ai livelli più bassi dal secondo dopoguerra. I timidi rialzi di questi ultimi mesi non ci appaiono pertanto solidi, ed esprimono soltanto il tentativo di alleviare le ambasce in cui versano ormai da anni le banche ed il settore della finanza in genere. Infine, anche il mercato azionario evidenzia, già da 2 anni, con i suoi andamenti sostanzialmente privi di direzionalità, tutte le perplessità sull’attuale fase del ciclo economico mondiale e soprattutto sulle sue incerte e non proprio intelligibili prospettive future.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 61.334

Large Traders : + 62.332

Small Traders : – 998                      

Dopo una sola settimana, a testimonianza dell’estrema incertezza attualmente presente sui mercati, muta nuovamente la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla precedente ottava, si sono infatti registrate ingenti variazioni nelle posizioni dei vari operatori, pari complessivamente a 22.523 contratti. In particolare, i Large Traders, si mostrano nuovamente molto fiduciosi, acquistano infatti l’intero lotto dei 22.523 contratti long e riportano la loro posizione Net Long al di sopra delle sessantamila unità. I Commercial Traders, invece, cedono ben 17.859 contratti long e rafforzano notevolmente la loro attuale e prudente posizione di copertura Net Short. Gli Small Traders, evidentemente molto incerti e confusi, dopo una sola settimana in posizione Net Long, cedono 4.464 contratti long, ed invertono nuovamente la loro posizione, ritornando, seppur di misura, in posizione Net Short. I repentini cambi di direzione del mercato dei derivati azionari Usa, testimoniano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, dell’estrema incertezza presente, in questo momento, tra gli operatori. Incertezza del tutto giustificata dall’attesa per l’esito delle elezioni presidenziali Usa. Il ritorno in una configurazione statisticamente ribassista, impone comunque un comportamento prudente e guardingo. Non credo, tuttavia, come adombrato da molti, che l’estrema compressione della volatilità degli ultimi mesi, annunci un’imminente esplosione della stessa e conseguentemente nuove turbolenze sui mercati azionari. A differenza del gennaio 2016 e dell’agosto 2015, infatti la struttura, anche interna, dei mercati azionari Usa appare oggi ben più solida. In conclusione, quindi, è del tutto probabile attendersi ancora una settimana di latente debolezza delle quotazioni azionarie Usa, ma tenderei ad escludere qualsiasi ipotesi di nuovi ed imminenti flash crash dei mercati.

Futuro che si prospetta, quindi, sempre molto incerto, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 6,02 %. Soddisfacente performance positiva, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 18,95 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 24,97 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view d’ordine generale, questa settimana riconfermo l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una moderata posizione Net long pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 16 ottobre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, da alcune settimane, assistiamo, un po’ a sorpresa, ad un deciso cambio di trend per alcuni importanti asset finanziari, tanto che alcuni già ipotizzano l’entrata in una nuova ERA per i mercati internazionali. Ipotesi quest’ultima suggestiva, ma allo stato del tutto prematura. Per il momento, infatti, possiamo al più parlare dell’avvio di un processo di riequilibrio del valore di questi asset, e non certo di un radicale cambio di trend, per il quale sono invece necessarie altre durature e probanti conferme.

Lo scenario intermarket, in particolare, ben evidenzia, quali asset siano interessati dal processo di riequilibrio in atto. In primo luogo, si segnala la rinnovata vitalità e forza del dollaro Usa, che negli ultimi due mesi si è apprezzato del 3,7 % nei confronti di tutte le altre valute. In virtù di tale forza il rapporto di cambio EURUSD ridiscende sotto quota 1,10, ed il rapporto di cambio USDYEN, risale a quota 104. L’apprezzamento della valuta Usa, inoltre, non sembra impattare negativamente sui corsi delle commodities, che continuano anch’esse ad apprezzarsi sia in termini nominali che reale. In perfetta coerenza con le suddette movimentazioni, novità importanti si registrano anche sul mercato obbligazionario. Da alcune settimane, infatti, i rendimenti dei bond decennali Usa lievitano progressivamente, ed hanno oggi raggiunto quota 1,80 %. Inoltre, anche i rendimenti del bund tedesco mostrano segni di vitalità, e dopo esser tornati in territorio positivo, consolidano la crescita sino a raggiungere quota 0,07 %. La rapida ascesa dei rendimenti obbligazionari di queste ultime settimane, è, in realtà, l’elemento che più impressiona, e che fa ipotizzare, dopo molti anni, un cambiamento di ERA sull’intero scenario intermarket. Evidenzio, tuttavia, che gli attuali rendimenti dei bond sono uguali a quelli che c’erano solo sei mesi orsono. Quindi per ora possiamo al massimo parlare di un recupero e di un riequilibrio rispetto allo storno subito negli scorsi mesi. Per ipotizzare un’inversione storica del trend ribassista dei rendimenti c’è bisogno di ben altre conferme, e soprattutto di un’accelerazione significativa della crescita economica globale, della quale non si scorge, al momento, purtroppo, traccia. Il mercato azionario, del tutto coerentemente, non sembra gradire molto tale evoluzione dello scenario intermarket, che farebbe venir meno alcuni dei presupposti che hanno in questi anni alimentato la loro ascesa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, storna di un ulteriore 0,96 %, ed alimenta l’attuale modesta fase correttiva.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 43.475

Large Traders : + 39.809

Small Traders : + 3.666                  

A sorpresa, dopo molti mesi, muta, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla precedente ottava, si sono infatti registrate importanti variazioni nelle posizioni dei vari operatori, complessivamente pari a 15.188 contratti. In particolare, i Large Traders, forse convintisi dell’improduttività della loro solitaria posizione Net Long, cedono un intero lotto di 15.188 contratti long e riducono la loro posizione Net Long ad un livello più moderato, al di sotto delle quarantamila unità. I Commercial Traders, tuttavia, non sono sembrati molto interessati agli acquisti, acquisiscono infatti solo 2.193 contratti long e riconfermano la loro attuale e ben solida posizione di copertura Net Short. La sorpresa arriva, invece, dagli Small Traders, che dopo molti mesi passati in una innaturale ed insolita posizione Net Short, all’improvviso acquistano ben 12.995 contratti long, e grazie ad essi, invertono la loro precedente posizione e ritornano, seppur di misura, in posizione Net Long. L’improvviso ed inatteso cambiamento dell’assetto del mercato dei derivati azionari Usa prodottosi in quest’ultima ottava, seppur bisognoso di ulteriori conferme, costituisce   un’evoluzione positiva per le prospettive future dei mercati azionari Usa. La nuova configurazione, infatti, a differenza della precedente, è staticamente quella più ricorrente sul mercato dei derivati azionari Usa, e presenta generalmente un saldo moderatamente positivo. La modesta correzione in atto sui mercati azionari Usa, potrebbe, pertanto, in anticipo sulle nostre precedenti previsioni, essere già al suo termine, o quantomeno dimostra di aver perso un’altra parte della sua già non entusiasmante forza. L’evoluzione di quest’ultima settimana, rende altresì sempre più plausibile il raggiungimento del mio target di fine d’anno per l’S&P 500, fissato già da tempo a quota a quota 2.220 punti.

Futuro che si prospetta, quindi, meno incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 4,66 %. Performance cautamente positiva, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 21,56 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 26,22 %, ben superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view d’ordine generale, questa settimana riconfermo l’assetto precedente del mio portafoglio, costituito dal 70 % di posizioni long, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una moderata posizione Net long pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 9 ottobre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, pur rimanendo in attesa di conoscere quale sarà l’esito delle ormai imminenti elezioni presidenziali Usa, hanno pensato bene di riequilibrare, nel frattempo, il valore di alcuni asset che, negli scorsi mesi, si erano discostati alquanto dai loro valori di equilibrio.

Lo scenario intermarket esprime, infatti, ed a sorpresa, delle rilevanti novità. In primo luogo, segnalo l’apprezzamento registrato dal dollar index, pari al + 1,2 %. Apprezzamento che contribuisce a riequilibrare il rapporto di cambio EURUSD, e soprattutto il rapporto di cambio USDYEN, risalito sino a quota 103. L’apprezzamento della valuta Usa, inoltre, non ha negativamente influenzato i corsi delle commodities, che invece, si sono anch’esse apprezzate dello 0,4 % in termini nominali. Rilevanti novità si registrano anche sul mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa, infatti, lievitano improvvisamente di ben 13 bps, e risalgono sino a quota 1,73 %. Anche i rendimenti del bund tedesco, risalgono di 13 bps, e dopo molto settimane invertono di segno, ossia tornano in territorio positivo ( + 0,01 % ). L’apprezzamento contemporaneo di commodities e rendimenti obbligazionari registrato in quest’ultima ottava, seppur bisognoso di ulteriori conferme, fa comunque sperare in una più favorevole evoluzione futura dello scenario economico globale. Il mercato azionario, invece, a prima vista, sembra temere tale evoluzione, ed in particolare un eventuale ed ulteriore rialzo dei tassi. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, storna dello 0,67 %, e prosegue nella sua, per ora modesta, fase correttiva.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 45.668

Large Traders : + 54.997

Small Traders : – 9.329                   

Trova, quindi, ancora conferma la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 5 mesi. Rispetto alla precedente ottava, si sono comunque registrate delle variazioni nelle posizioni dei vari operatori, pari complessivamente a 11.238 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ossia le “Mani Forti” di questo mercato, schierati tutti con la Clinton, non desiderano particolari disordini sui mercati in questa fase pre-elettorale, acquistano pertanto l’intero lotto degli 11.238 contratti long venduti dagli altri operatori, riducendo di conseguenza l’entità della loro posizione di copertura, Net short. I Large Traders, invece, cominciano a comprendere che la loro solitaria posizione Net Long è poco produttiva, cedono pertanto 7.975 contratti long, e riducono parzialmente la loro ancora pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, confermano ancora una volta tutto il loro scetticismo, cedono infatti altri 3.263 contratti long, e consolidano la loro attuale posizione, Net Short. L’andamento dei mercati azionari Usa di queste ultime settimane sta progressivamente confermando il nostro scetticismo sull’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Ci troviamo, infatti, come già detto, in una configurazione statisticamente correttiva. La correzione tuttavia è sino ad ora del tutto fisiologica ed ordinata. La stessa, a mio avviso, non è comunque ancora conclusa. Personalmente mi attendo che la stessa si estenda sino ad un livello leggermente inferiore a quota 2.100 di S&P 500. Dopo le elezioni Usa ci dovrebbe, invece, essere una fase di rimbalzo che dovrebbe portare il nostro benchmark azionario mondiale su nuovi massimi, ossia a quota 2.220 punti, che, come ben sapete, costituisce il mio target di fine d’anno per il più importante e rappresentativo degli indici azionari americani.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora abbastanza incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua positiva, pari al + 2,96 %. Performance moderatamente positiva, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,41 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 25,37 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view d’ordine generale, questa settimana assumo tatticamente un atteggiamento più prudente, riduco cioè le posizioni long del mio portafoglio dall’80 al 70 %, ed innalzo l’entità delle mie posizioni short dal 20 al 30 %, assumendo di conseguenza una posizione Net long limitata al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 2 ottobre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, è apparso alquanto evidente che i mercati sono ormai entrati in una sorta di stand-by, in attesa di avere notizie più probanti e certe circa l’esito delle prossime elezioni presidenziali Usa, che potrebbero mutare molti degli attuali paradigmi economici.

Lo situazione di stallo è molto chiara ed evidente sull’intero scenario intermarket. Innanzitutto il dollar index risulta del tutto immobile rispetto alla precedente ottava. Permane pertanto lo squilibrio sul cambio USDYEN, oggi a quota 101, che potrà forse trovare una soluzione nel dopo voto Usa. Le commodities, invece, sono l’unico asset che mostra un sensibile apprezzamento ( + 1,2 % ), ma ciò non è ascrivibile a fenomeni strutturali bensì solo a speculazioni ed a speranze su un possibile accordo tra i paesi produttori di petrolio, teso a contenere gli esorbitanti livelli attuali di produzione. Quasi immobile anche il mercato obbligazionario. In particolare, i rendimenti sui bonds decennali Usa arretrano di 2 bps, e tornano a quota 1,60 %. Più marcato l’arretramento dei rendimenti sul bund tedesco, meno 4 bps, che restano su rendimenti sempre negativi ( – 0,12 % ). Evidentissimo lo stallo anche sul mercato azionario. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, oggi a quota 2.168,27, risulta inferiore solo di 2,68 punti rispetto al livello di un mese addietro, e solo 5,33 punti inferiore al livello di due mesi orsono.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 56.906

Large Traders : + 62.972

Small Traders : – 6.066                   

Si riconferma, quindi, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 5 mesi. La situazione di stallo investe peraltro anche il mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla precedente ottava, si sono infatti registrate solo modeste variazioni nelle posizioni dei vari operatori, pari a soli 1.727 contratti. In particolare, gli Small Traders, confermano e rafforzano la loro diffidenza verso il mercato azionario, cedono infatti l’intero lotto dei 1.727 contratti long, e ribadiscono la loro attuale posizione Net Short. I Large Traders, pur risultando non molto produttivi, acquistano invece altri 1.026 contratti long, e confermano la loro attuale e pingue posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, si confermano ancora molto tranquilli, acquistano, infatti, solo 701 contratti long, e restano nella loro abituale posizione di copertura, Net Short. Dunque, una situazione di stallo anche sul mercato dei derivati azionari, perfettamente coerente con lo stallo visibile sull’intero scenario intermarket. Situazione che rischia di permanere per un altro mese, ossia sino alla data delle prossime elezioni presidenziali Usa, che potrebbe esser sbloccata prima solo da eventuali e chiari sondaggi sull’esito finale delle stesse. E’ peraltro ben noto che Wall Street tifa nettamente per la Clinton, ed una sua vittoria sarebbe salutata certamente con favore dai mercati. Se invece l’esito fosse favorevole per Trump è molto probabile che assisteremo ad un nuovo periodo di incertezza e turbolenza su tutti i mercati finanziari internazionali. L’esito è comunque, a mio avviso, davvero molto incerto, molto più di quanto si creda, e ciò giustifica l’incertezza attuale degli operatori, che aspettano di capire quale sia la direzione futura che assumerà la politica e l’economia del più importante Paese del mondo.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, per la prima volta nell’anno, registra una performance positiva, pari al + 1,61 %. Performance lievemente positiva, realizzata investendo solo sul listino di borsa italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,39 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 24 %, superiore anche alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view d’ordine generale, questa settimana non muto l’assetto del mio portafoglio, costituito dall’80 % di posizioni long sul mercato italiano, coperte parzialmente dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long, complessivamente pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 25 settembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, la decisione della FED, supportata peraltro anche dalla BCE e dalla BOJ, ha posto fine ad ogni ipotesi speculativa circolata di recente, e confermato che l’economia reale è al momento ancora troppo debole per potersi permettere una nuova stretta monetaria ed un nuovo aumento dei tassi.

Il mancato aumento dei tassi ad opera della Fed, ha influenzato inevitabilmente l’intero scenario intermarket. In primo luogo, si registra un coerente indebolimento del dollar index ( – 0,66 % ) che crea nuove pressioni sul mercato dei cambi, soprattutto sul cambio USDYEN che staziona da tempo intorno a quota 100, livello che indurrà la BOJ a nuovi interventi di politica monetaria espansiva. Le commodities, invece, approfittano del calo del dollaro, per rimbalzare dell’1,3 %, rimbalzo che consente di contenere il recente down-trend, e di stabilizzare questo importante mercato, divenuto negli ultimi anni altamente volatile. Gli effetti più evidenti della decisione FED, si registrano tuttavia sul mercato obbligazionario. In quest’ultima ottava, infatti, i rendimenti sui bonds decennali Usa arretrano di 8 bps, e tornano a quota 1,62 %. Onda di risacca, quella sui tassi, che ha travalicato l’Atlantico, ed investito anche i bond europei. Il bund tedesco, infatti perde 8 bps di rendimenti e torna nuovamente a rendimenti negativi ( – 0,08 % ). Ancor peggio gli effetti sul nostro BTP che perde 15 bps, e che torna a quota 1,20 %. Da alcuni mesi la yield curve italica appare, peraltro, sempre meno inclinata e ciò non fa sperare nulla di buono per la nostra già anemica crescita. Il mercato azionario Usa ha invece accolto positivamente la decisione della FED. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza infatti dell’1,19 %, e pur non stabilendo nuovi massimi, conferma il trading range laterale degli ultimi mesi.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 57.607

Large Traders : + 61.946

Small Traders : – 4.339                   

Si riconferma, ed anzi si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da ben 5 mesi. Nell’ultima settimana si sono registrate, rispetto alla precedente, limitate variazioni nelle posizioni dei diversi operatori, pari cioè a soli 7.530 contratti. In particolare, i Large Traders, confortati forse dalla scontata decisione della FED, accrescono le loro aspettative rialziste, ed acquistano l’intero lotto dei 7.530 contratti long, consolidando in tal modo la loro già pingue posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, non si lasciano convincere nemmeno dalle accomodanti decisioni della Yellen, cedono infatti 2.924 contratti long, e non invertono la loro inconsueta, ed ormai persistente, posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, sembrano al momento molto tranquilli, cedono, infatti, anch’essi 4.606 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Come temevamo, la configurazione attuale del mercato dei derivati azionari Usa, non proprio favorevole, non muta nemmeno dopo le decisioni della FED. Evidentemente le preoccupazioni degli operatori non sono ancora finite. E non saprei dargli torto, visto che l’incertezza continuerà, poichè a breve ci saranno le elezioni presidenziali USA dall’esito, a mio avviso, tutt’altro che scontato. Pertanto, anche se la Fed ha concesso almeno altri 3 mesi di politica monetaria accomodante, riducendo di conseguenza i rischi sui mercati, è bene non abbassare completamente la guardia, assumendo un atteggiamento ancora prudente e cauto.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua ridottasi allo 0,26 %. Performance ancora lievemente negativa, influenzata peraltro dalle particolari vicissitudini del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,07 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 21,81 %, superiore alle nostre attese, che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view d’ordine generale, che registra una lieve riduzione del rischio, questa settimana modifico lievemente il posizionamento del mio portafoglio, aumentando dal 70 all’80 % le posizioni long assunte sul mercato italiano, riducendo di conseguenza dal 30 al 20 % l’entità delle mie posizioni short, assumendo in pratica una posizione Net long, pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 18 settembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, a differenza delle precedenti, i mercati finanziari internazionali hanno finalmente assunto andamenti più razionali e più coerenti rispetto alle dinamiche attuali dell’economica mondiale.

Ciò è testimoniato in maniera evidente dall’intero scenario intermarket. In primo luogo, assistiamo ad un buon apprezzamento del dollar index ( + 0,8 % ) e ciò ci sembra molto coerente con l’attuale maggiore vitalità dell’economia Usa rispetto al resto del mondo. Le commodities, invece, in termini nominali cedono un ulteriore 0,9 %, ma da alcune settimane dimostrano comunque di riuscire a contenere il nuovo down-trend che le ha investite. Contenimento che ci fa sperare quantomeno in una tenuta del già debole ciclo economico attuale. Ciò che nelle precedenti settimane ci sembrava, invece, incoerente era il rialzo dei tassi che si registrava sul mercato obbligazionario. In quest’ultima ottava i rendimenti sui bonds decennali Usa sono ulteriormente lievitati di 3 bps, risalendo sino a quota 1,70 %. Evidenzio, però, che già da 3 settimane si registra uno storno dei rendimenti sulla parte a breve della yield curve. In particolare i rendimenti dei bonds Usa a due anni sono arretrati di 7 bps. Di conseguenza registriamo una maggior inclinazione della curva dei rendimenti Usa che allontana le ipotesi recessive e che, al contrario, prospetta un’accelerazione del moderato ciclo economico attuale. Ipotesi recessive non scontate nemmeno dai mercati azionari Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dopo il pesante storno della scorsa settimana, recupera infatti parzialmente ( + 0,53 % ), e non sembra credere affatto ad un’imminente nuova stretta monetaria ad opera della FED.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 53.001

Large Traders : + 54.416

Small Traders : – 1.415                   

Si riconferma, seppur a fatica, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da quasi 5 mesi. Nell’ultima settimana, tuttavia, si sono registrate variazioni ingenti nelle posizioni dei diversi operatori, pari complessivamente a 32.302 contratti. In particolare, i Large Traders, riducono alquanto le loro aspettative rialziste, cedono infatti l’intero lotto di 32.302 contratti long, e contraggono la loro posizione Net Long ad un livello ancora pingue, ma nettamente inferiore a quella delle precedenti settimane. Gli Small Traders, invece, dopo molte settimane di apatia, sembrano mostrare un nuovo interesse verso il mercato azionario, acquistano infatti ben 7.700 contratti long, e quasi invertono la loro attuale ed inconsueta posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, come già accaduto in tutti i momenti topici degli ultimi anni, intensificano gli acquisti a protezione del mercato, e riducono di ben 24.602 contratti l’entità della loro precedente posizione Net Short. Come ormai ben noto, sin dall’inizio, ho nutrito molto scetticismo sull’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, perchè statisticamente ribassista. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, pur riconfermandola, nè riducono tuttavia l’entità e la forza. Esse pertanto vanno viste con favore da parte degli investitori. Credo che se la Fed non rialzerà in settimana i tassi, nella prossima ottava potremmo addirittura assistere ad una prematura fine della stessa. Ma è ancora presto per dirlo. Anche per questa settimana ci sembra pertanto saggio mantenere ancora un atteggiamento cauto e prudente, in attesa dei prossimi eventi.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 3,79 %. Performance ancora negativa, influenzata dalle particolari vicende del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 23,22 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato davvero avverso, una sovra-performance del 19,43 % che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia view d’ordine generale, questa settimana confermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dal 70 % % di posizioni long sul mercato italiano, e dal 30 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long, pari al 40 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario dell’ 11 settembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le non pessimistiche dichiarazioni di Draghi e le parole in libertà di qualche membro della FED hanno ulteriormente alimentato l’ipotesi di un’imminente nuovo rialzo dei tassi d’interesse Usa, che dovrebbe però essere suffragato da un’accelerazione della crescita economica mondiale, della quale non scorgiamo, allo stato, una tangibile traccia.

La contraddizione è peraltro molto evidente sull’intero scenario intermarket. In primo luogo segnalo che nell’ultima ottava il dollar index si è deprezzato dello 0,53 % e ciò non è molto coerente con l’ipotesi di un imminente rialzo dei tassi Usa. Per quanto concerne poi la crescita economica, evidenzio che le quotazioni delle commodities, dopo i rimbalzi degli scorsi mesi, già da diverse settimane manifestano nuovamente una latente debolezza. Debolezza che non suffraga la speranza, implicita nell’ipotesi di un rialzo dei tassi, di un’imminente accelerazione della crescita economica su scala globale. Conferme in tal senso giungono, inoltre, dagli ultimi dati degli indici ISM Usa, ed in particolare dall’indice dei servizi, piombato al livello più basso dall’anno 2010. Nonostante il quadro non esaltante dell’economia reale, il mercato obbligazionario, già da alcune settimane, sembra invece credere per davvero all’ipotesi di una nuova imminente stretta ad opera della FED. I rendimenti sui bonds decennali Usa crescono infatti, di 7 bps, e risalgono sino a quota 1,67 %. Migliori aspettative macroeconomiche alimentano finanche il mercato dei bonds europei. Infatti dopo quasi 3 mesi di rendimenti negativi, il bond decennale della Germania, inverte di segno e si riporta a quota + 0,02 %. Certo, molti settori, soprattutto finanziari, sono molto penalizzati dai bassi tassi d’interesse, e premono per un loro rialzo, ma ciò a mio avviso non sarebbe giustificato dalle attuali condizioni macro che permangono ancora molto deboli e fragili. I mercati azionari, infine, non sembrano affatto gradire l’ipotesi di un nuovo intempestivo rialzo dei rendimenti. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dopo molte settimane di stallo, nella sola giornata di venerdì storna pesantemente ( – 2,45 % ), e da l’avvio alla correzione, peraltro, prevista ed attesa.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 77.603

Large Traders : + 86.718

Small Traders : – 9.115                   

Si riconferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 4 mesi. Nell’ultima settimana si sono registrate movimentazioni pari 11.155 contratti. In particolare, i Commercial Traders, capiscono che il mercato potrebbe ulteriormente deteriorarsi, e dopo molte settimane di vendite riprendono gli acquisti, comprano infatti l’intero lotto degli 11.155 contratti long, e cominciano con moderazione a ridurre la loro ingente dote Net Short. I Large Traders, invece, come spesso accade, rischiano di trovarsi con il cerino acceso in mano, e cominciando a fiutare il pericolo, iniziano a vendere una quota pari a 10.206 contratti long, ma la loro dotazione Net Long resta ancora molto pingue e consistente. Gli Small Traders, infine, dopo esser rimasti scettici e timorosi durante tutta l’ultima fase di rialzo, lo diventano ancor più adesso, cedono infatti altri 949 contratti long, e rinforzano la loro attuale ed insolita posizione Net Short. Come ben sapete, sin dall’inizio, ho nutrito molti dubbi e timori sull’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Le risultanze statistiche e storiche della stessa, seppur non molto frequente, ci fanno infatti propendere per l’ipotesi di una fase correttiva. Fase correttiva sino alla scorsa settimana totalmente disattesa. Tuttavia, come ho già segnalato, l’entità ingente raggiunta dalla stessa, ci fà pensare che la stessa avrà una durata affatto breve. La stessa rischia, infatti, di accompagnarci ancora per molti mesi, probabilmente sino alla data delle elezioni presidenziali Usa. Le risultanze finali della stessa, ancor oggi positive, potrebbero pertanto essere, nelle prossime settimane, completamente ribaltate. In ogni caso, l’ingente correzione della scorsa settimana, sembra confermarci di essere già entrati in un mercato choppy, ossia privo di una direzionalità definita, e caratterizzato da una crescente instabilità.

Futuro che si prospetta, quindi, alquanto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 3,10 %. Performance ancora negativa, influenzata dalle particolari vicissitudini del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 18,99 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 15,89 % che ci fornisce altre conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con l’aumento del rischio segnalato dai miei indicatori, questa settimana riduco dall’80 al 70 % % la mia esposizione long sul mercato italiano, ed accresco dal 20 al 30 % l’entità delle posizioni short, riducendo al 40 % la posizione Net long del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 4 settembre 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, nonostante dati non proprio esaltanti provenienti dall’economia reale, che riconfermano la prospettiva di una crescita ancora molto moderata sia per gli USA che per l’intera economia mondiale, sui mercati finanziari internazionali sono continuate ad aleggiare ipotesi e suggestioni circa un’imminente restrizione della politica monetaria ad opera della FED .

La possibilità di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse Usa, già a settembre, ha alimentato movimenti molto contraddittori sull’intero scenario intermarket. Assistiamo, in particolare, ad una rinnovata prova di forza del dollar index, che si apprezza di un’ulteriore 0,3 %. Apprezzamento che consente all’importante rapporto di cambio USDYEN di risalire sino a quota 104. A mio avviso, è proprio l’intento di riequilibrare questo ed altri rapporti di cambio che alimenta le voci di un imminente rialzo dei tassi Usa, altrimenti del tutto ingiustificate ed inopportune. Inopportunità testimoniata dalla persistente debolezza delle quotazioni delle commodities che nell’ultima settimana sono stornate di un ulteriore 2 % in termini reali. Negli ultimi due mesi lo storno è pari a circa il 7 % e ciò ci conferma che l’attuale ciclo economico è tutt’altro che in una fase brillante. Le congetture circa gli sviluppi della politica monetaria Usa producono, stranamente, effetti più limitati sul mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa arretrano, infatti, di 2 bps, e tornano a quota 1,60 %. Più marcata, ossia pari a 4 bps, la riduzione che si osserva sulla parte a breve della curva dei rendimenti Usa. Di conseguenza l’inclinazione della Yield Curve risulta ancora di entità apprezzabile, e si allontanano le ipotesi di un nuova imminente recessione dell’economia Usa. I mercati azionari Usa, infine, non sembrano essere intimoriti dall’ipotesi di un rialzo dei tassi. D’altronde all’attuale livello del dividend yield, pari al 2,05 %, ci vorrebbero ben 2 aumenti dello 0,25 % per rendere i bond più appetibili dell’azionario Usa. Per tale motivo il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, non arresta la sua corsa, guadagna lo 0,5 % e si mantiene ancora in prossimità dei suoi massimi storici.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 88.758

Large Traders : + 96.924

Small Traders : – 8.166                   

Si riconferma, ed anzi si rafforza ulteriormente, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da oltre 4 mesi. Nell’ultima settimana si sono, peraltro, registrate movimentazioni ingenti pari a ben 18.192 contratti. In particolare, i Commercial Traders, cedono l’intero lotto dei 18.192 contratti long, ed accrescono pesantemente la loro già ingente posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, continuano a far incetta di contratti long, acquistano infatti altri 17.962 contratti long, e portano la loro posizione Net Long ai livelli massimi degli ultimi sei anni. Gli Small Traders, infine, sembrano quasi disinteressarsi di quanto accade loro intorno, acquistano infatti solo i residui 230 contratti long, e mantengono sostanzialmente invariata l’entità della loro attuale ed insolita posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima ottava confermano, pertanto, l’orientamento recente delle diverse categorie di operatori. Orientamento che si sta dimostrando meno impervio delle nostre iniziali supposizioni. Infatti non vi è finora stata alcuna apprezzabile correzione, ma solo una stasi delle quotazioni azionarie Usa. Nelle ultime 6 settimane il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha registrato solo un impercettibile saldo positivo, pari allo 0,23 %. Poiché neanche le voci su un possibile ed imminente nuovo rialzo dei tassi Usa hanno sinora minato l’assetto e la struttura del mercato azionario Usa, ritengo molto probabile che la situazione di stallo in corso possa protrarsi anche per le prossime ottave, sino alla decisione ufficiale della FED.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi e nelle ricerche dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito.  Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 3,43 %. Performance ancora negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 18,96 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 15,53 % che ci fornisce altre conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio termine, questa settimana confermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 28 agosto 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, le molte congetture sul meeting di Jackson Hole tra i più importanti banchieri centrali, hanno contribuito ad alimentare sui mercati internazionali delle inevitabili e confuse dinamiche finanziarie, che non mutano però di una virgola le prospettive di crescita dell’economia mondiale, che rimangono tuttora moderate ed incerte.

In particolare, le illazioni circa un nuovo imminente rialzo dei tassi d’interesse Usa hanno movimentato in maniera contraddittoria l’intero scenario intermarket. Assistiamo, infatti, ad un coerente rimbalzo delle quotazioni del dollar index, che si apprezza dell’1,12 %. Apprezzamento che fa respirare il rapporto di cambio EURUSD tornato nuovamente sotto quota 1,12 e soprattutto il rapporto USDYEN che risale sino a quota 102. Alla forza del dollaro Usa, fa però da contraltare la debolezza delle quotazioni delle commodities che stornano di un ulteriore 1,45 %. Evidenzio che negli ultimi 2 mesi lo storno è pari a circa il 5 % e ciò conferma la debolezza persistente dell’attuale ciclo economico. Le congetture sull’evoluzione della politica monetaria Usa producono evidenti effetti anche sul mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa crescono, infatti, di altri 4 bps, e risalgono sino a quota 1,62 %. Segnalo, tuttavia, che, nel contempo, si registra una crescita doppia, ossia pari ad 8 bps, sulla parte a breve della curva dei rendimenti Usa. Di conseguenza si riduce sensibilmente l’inclinazione della Yield Curve, e crescono le preoccupazioni sul futuro dell’economia Usa. Alla luce di tali considerazioni, personalmente, non ritengo imminente ne tantomeno certo un nuovo rialzo dei tassi ad opera della FED. Allo storno dei bond, già in corso da alcune settimane, sembra inoltre volersi iniziare ad accompagnare uno storno dei mercati azionari Usa, quasi fossimo alla fine di un ciclo di espansione economica. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dopo aver rallentato la sua corsa, perde infatti lo 0,68 % e ritorna sotto quota 2.170 punti. In conclusione, l’evoluzione dei mercati finanziari di quest’ultima ottava risulta, a mio avviso, del tutto contraddittorio e soprattutto incoerente con l’attuale scenario macroeconomico.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 70.566

Large Traders : + 78.962

Small Traders : – 8.396                   

Si conferma, pertanto, ed anzi si rafforza, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 4 mesi. Nell’ultima settimana si sono registrate movimentazioni pari a 7.547 contratti. In particolare, i Large Traders, appaiono sempre più convinti e decisi, anche questa settimana acquistano infatti l’intero lotto dei 7.547 contratti long, e conducono la loro posizione Net Long al livello record degli ultimi anni. Gli Small Traders, invece, ribadiscono tutte le loro paure, cedono infatti altri 1.354 contratti long, e consolidano la loro insolita posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, continuano ad incrementare le coperture dei propri investimenti, cedono infatti altri 6.193 contratti long, e portano la loro già pingue posizione Net Short sopra le settantamila unità. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, confermano pertanto l’orientamento degli ultimi mesi delle diverse categorie di operatori. Orientamento quello in corso, solitamente, non favorevole per i mercati azionari. In quest’ultima circostanza, tuttavia, le risultanze per i mercati azionari sono state, almeno sino ad ora, migliori che nel passato. La configurazione però è tuttora in corso, e minaccia di persistere ancora a lungo. Ritengo quindi ancora molto probabile che il mercato possa nelle prossime settimane ritracciare, e confermare, prima della prossima inversione, un saldo negativo in linea con i precedenti storici dell’attuale configurazione. Ciò vuol dire che il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, dovrebbe ritracciare almeno sino a quota 2.102 punti. Una distanza del 3,1 % circa dai livelli attuali fissati a 2.169 punti. Correzione, quella ipotizzata, del tutto fisiologica, che potrebbe peraltro essere molto lenta visto che la struttura interna dei mercati azionari Usa appare ancor’oggi molto solida e ben impostata. Correzione che potrebbe però esser innescata dai timori, a mio avviso, immotivati, di un prossimo ed imminente rialzo dei tassi ad opera della FED.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 4,58 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 20,47 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato davvero avverso, una sovra-performance del 15,89 % che ci fornisce altre conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio termine, questa settimana riconfermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 21 agosto 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, la settimana ferragostana appena trascorsa, pur caratterizzata da un volume di scambi alquanto ridotto, ha contribuito a stabilizzare ulteriormente i mercati finanziari internazionali, confermando, ancora una volta, la prospettiva e l’ipotesi di una crescita moderata dell’economia mondiale.

L’ulteriore stabilizzazione dello scenario intermarket, sembra peraltro ripercorrere le orme del recente passato. In particolare assistiamo, come qualche mese addietro, ad un nuovo processo di svalutazione del dollar index, che nelle ultime 4 settimane si è deprezzato del 3 % . Storno che riporta il cambio EURUSD sopra quota 1,13. Ma è il rapporto USDYEN che preoccupa, essendo giunto, dopo una lunga rincorsa, a quota 100 yen per un dollaro. Rammento che lo stesso era pari a 122 all’inizio dell’anno. Dunque una mostruosa rivalutazione che, se non corretta, creerà nuovi rilevanti problemi alla già stagnante economia nipponica. A mio avviso, la svalutazione in corso del dollaro Usa, è opportunamente pilotata, allo scopo di favorire una ripresa delle quotazioni delle commodities che, nelle ultime settimane, manifestavano nuovi preoccupanti segnali di debolezza. In particolare, preoccupava il nuovo deprezzamento del crude oil che si è infatti immediatamente arrestato. Debolezza delle commodities che conferma, comunque, tutte le difficoltà dell’attuale ciclo economico. Qualche incoraggiante segnale giunge, invece, dal mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa crescono, infatti, nuovamente di 7 bps, e si riportano a quota 1,58 %. Segnali di vitalità arrivano anche dall’Europa. Il rendimento sul bund decennale della Germania cresce anch’esso di 7 bps e, pur restando in territorio negativo, si riporta a quota – 0,03 %. Nel complesso e contraddittorio scenario intermarket sopradescritto i mercati azionari, dopo i recenti record,  si concedono un’opportuna pausa di riflessione. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti si arresta sugli stessi livelli di 7 giorni orsono. Continua, invece, l’attacco speculativo sul listino azionario italiano, zavorrato pesantemente dalle banche.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 64.373

Large Traders : + 71.415

Small Traders : – 7.042                   

Si conferma, ed anzi si consolida, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi 4 mesi. Nell’ultima settimana si sono registrate movimentazioni pari a 10.480 contratti. In particolare, i Large Traders, sembrano davvero molto convinti, acquistano infatti l’intero lotto dei 10.480 contratti long, e conducono la loro posizione Net Long sopra le settantamila unità, ossia ai livelli massimi degli ultimi 5 anni. Gli Small Traders, invece, confermano tutto il loro scetticismo, cedono 2.899 contratti long, e ribadiscono rafforzandola la loro attuale posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, lasciano fare ed assecondano gli appetiti dei Large Traders a cui cedono ulteriori 7.581 contratti long, rimpinguando di conseguenza la loro già ingente posizione di copertura, Net Short. Alla luce delle suddette movimentazioni, ribadisco quanto già espresso nei miei precedenti post. Personalmente diffido dell’attuale evoluzione del mercato dei derivati azionari Usa. La mia diffidenza non ha, però, trovato, sino ad oggi, alcuna conferma sui mercati azionari Usa, anche se da alcune settimane è evidente che il ritmo di crescita delle quotazioni azionarie è molto rallentato. Anche in quest’ultima ottava si evidenzia una scarsa partecipazione al mercato, essendo ancora una volta i soli Large traders ad acquistare. Potrebbe pertanto essere la volta buona per innescare un fisiologico e salutare storno dei listini azionari Usa, anche se gli stessi appaiono, al momento, i più solidi ed i meglio impostati dell’intero panorama borsistico internazionale. Storno limitato che manterrebbe le quotazioni delle aziende Usa coerenti ed in linea con l’attuale scenario macroeconomico, che prospetta una crescita alquanto moderata dell’economia globale. In questi ultimi 24 mesi ciò è peraltro accaduto, poiché gli indici Usa registrano anch’essi una crescita moderata delle quotazioni, complessivamente pari al + 9,8 %.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 4,51 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari vicende e difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,77 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato molto avverso, una sovra-performance del 18,26 % che ci fornisce altre probanti conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio termine, questa settimana riconfermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 14 agosto 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, la settimana agostana appena trascorsa, caratterizzata come al solito da una rarefazione del volume degli scambi, è risultata alquanto interlocutoria per i mercati finanziari internazionali, che non hanno fornito alcuna nuova rilevante indicazione circa le prospettive future dell’economia mondiale.

Nella stasi generale dei mercati, lo scenario intermarket conferma comunque il paradigma di fondo di questi ultimi anni, ossia una crescita dell’economia globale che prosegue a ritmi moderati, con latenti rischi di deflazione ancora presenti sia in Europa che in Giappone. In quest’ultima ottava, il dollar index, la cui forza ha un po’ pesato sugli ultimi deludenti dati del Pil Usa, ha opportunamente stornato dello 0,5 %. Storno che non aiuta la tenuta in termini reali delle quotazioni delle commodities, che nelle ultime 6 settimane hanno visto declinare il loro valore del 6,2 %. Debolezza delle commodities che conferma, a sua volta, la scarsa vigoria dell’attuale ciclo economico. Scarsa vigoria testimoniata, peraltro, anche dal mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa arretrano, infatti, nuovamente di 8 bps, e si riportano a quota 1,51 %. Ancor peggio accade in Europa . Il rendimento sul bund decennale della Germania arretra infatti di altri 4 bps, permanendo in territorio negativo, ossia sulla quota del – 0,10 %. I riflessi della mancata crescita economica sono ancor più evidenti per l’Italia, il cui Pil è praticamente fermo, ed i cui tassi sul decennale scendono di altri 8 bps, raggiungendo quota 1,06 %. Rendimenti obbligazionari decrescenti, che per il momento favoriscono la tenuta dei mercati azionari che, nel contesto generale, sono quelli che godono attualmente di maggior salute. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, sale infatti di un ulteriore 0,05 % e ritocca per l’ennesima volta il suo massimo storico. Tuttavia, anche la verve dei mercati azionari sembra progressivamente esaurirsi, poiché il ritmo d’ascesa rallenta visibilmente. D’altronde senza un’apprezzabile crescita economica è del tutto irrealistico attendersi ulteriori consistenti rialzi.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 56.792

Large Traders : + 60.935

Small Traders : – 4.143                   

Si riconferma pertanto la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 3 mesi. Nell’ultima settimana si sono registrate movimentazioni modeste pari a 7.244 contratti. In particolare, i Large Traders, cominciano a capire che non possono trainare da soli l’intero mercato, cedono quindi l’intero lotto dei 7.244 contratti long, e riducono parzialmente la loro ancora ingente posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, acquistano 1.001 contratti long, ma non invertono ancora la loro posizione Net Short, confermando di conseguenza tutti i loro dubbi sulla tenuta dei mercati azionari Usa. I Commercial Traders, infine, dopo diverse settimane di vendite, riacquistano 6.243 contratti long, e riducono leggermente l’entità della loro ancora ingente posizione di copertura, Net Short. Come già evidenziato nei miei precedenti post, personalmente diffido alquanto dell’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Sinora, tuttavia, la mia diffidenza non ha trovato alcun riscontro sui mercati azionari Usa, che hanno invece continuato a crescere, seppur molto lentamente. Il livello raggiunto dall’S&P 500, pari a 2185 punti, è ormai non lontano dal mio target di fine d’anno, fissato a 2.220 punti. Target quest’ultimo, a mio avviso, del tutto coerente e compatibile con l’attuale scenario macroeconomico. Alla luce delle suddette considerazioni il mercato azionario Usa non dovrebbe pertanto avere grandi spazi di crescita ulteriore sino al termine dell’anno. D’altro canto, però, il mercato dell’equity ci appare essere, al momento, davvero molto ben impostato e solido. E’ pertanto possibile che si producano, nelle prossime settimane, degli eccessi nelle quotazioni azionarie Usa. Non sarebbe certo una novità, anzi, nel breve termine, la produzione di eccessi, in entrambi i sensi, è la regola dei mercati azionari. Eccessi successivamente scontati con correzioni più o meno marcate. Ciò detto, personalmente non mi auguro tale evoluzione e spero che i mercati abbiano un andamento il più possibile lineare e soprattutto che restino coerenti con i dati macro-economici.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora incerto, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,22 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari vicende e difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 19,69 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato avverso, una sovra-performance del 14,47 % che ci fornisce altre conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio termine, questa settimana confermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 7 agosto 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, sul finire della settimana appena trascorsa, la pubblicazione degli ottimi dati sul mercato del lavoro Usa, + 255.000 nuovi occupati in luglio, ha apportato ulteriore ottimismo sui mercati finanziari internazionali, e gli indici azionari americani hanno nuovamente ritoccato all’insù i propri record storici, recentemente stabiliti. Il dato sui nuovi occupati in realtà stride alquanto con il dato preliminare della crescita del Pil Usa nel secondo trimestre, pari ad un deludente + 1,2 %.

Lo scenario intermarket, aldilà del singolo dato estemporaneo, riconferma comunque lo scenario di fondo di questi ultimi anni, ossia una crescita dell’economia globale che prosegue a ritmi moderati, con rischi di deflazione ancora presenti in importanti aree economiche, quali l’Europa ed il Giappone. In quest’ultima ottava, i buoni dati sul lavoro Usa hanno rinvigorito le quotazioni del dollar index, apprezzatosi dello 0,7 %. La ritrovata forza della valuta Usa ha consentito di arrestare, in termini reali, il deprezzamento delle commodities, che da alcune settimane, aveva nuovamente assunto un ritmo davvero preoccupante. La prospettiva di una accelerazione della crescita, adombrata dai dati del mercato del lavoro Usa, ha influenzato inevitabilmente anche il mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa sono, infatti, cresciuti di ben 13 bps, riportandosi a quota 1,59 %. Indiretta, seppur molto più tenue, l’influenza sul bund decennale della Germania i cui rendimenti crescono di 6 bps, restando però ancora in territorio negativo, – 0,06 %. L’effetto più mediatico è però quello registratosi sui listini azionari Usa che, come detto, ritoccano ulteriormente i loro massimi storici. In particolare, l’S&P 500 sale di un ulteriore 0,43 % e raggiunge quota tale 2.182,87 punti. Tuttavia, se si prescinde dal clamore dei nuovi record e si analizza con freddezza l’andamento recente del nostro benchmark azionario mondiale, ci si accorge che lo stesso è cresciuto soltanto del 4,8 % negli ultimi 12 mesi, e del 13 % negli ultimi 24 mesi. Crescita moderata, perfettamente coerente con la crescita modesta registrata, nel contempo, dall’economia Usa e dall’economia mondiale.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 63.035

Large Traders : + 68.179

Small Traders : – 5.144                   

In quest’ultima settimana, si riconferma pertanto la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 3 mesi. Nell’ultima ottava si sono registrate, infatti, movimentazioni davvero esigue pari a soli 2.914 contratti. In particolare, i Large Traders, evidentemente euforici per i nuovi record, acquistano altri 751 contratti long, e rimpinguano ulteriormente la dotazione della loro posizione Net Long, che ha ormai raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni. Gli Small Traders, invece, pur acquistando 2.163 contratti long, non invertono la loro posizione Net Short, confermando in tal modo tutto il loro scetticismo sui recenti rialzi dei mercati azionari Usa. I Commercial Traders, infine, si godono il particolare clima di fiducia esistente sui mercati, cedono agli altri operatori l’intero lotto dei 2.914 contratti long, ed assumono una sempre più ingente posizione di copertura, Net Short. Come evidenziato nei miei precedenti post l’assetto attuale del mercato dei derivati azionari Usa in passato ha generalmente coinciso con degli storni, seppur non eclatanti, dei mercati azionari Usa. In quest’ultima occasione, invece, registriamo un rialzo pari già al + 3,8 %.Dunque un’eccezione, che testimonia della particolare forza di cui godono al momento i listini azionari americani. Segnalo, tuttavia, che la configurazione è ancora in auge e non si è ancora conclusa. La stessa potrebbe pertanto ancora avere un’evoluzione ed un epilogo ben diverso dall’attuale. I recenti rialzi, infatti, sembrano poggiare su una base partecipativa davvero molto limitata ed esigua. Gli stessi ci appaiono pertanto molto fragili ed ancora soggetti a possibili smentite. In conclusione, data la situazione particolarmente controversa, è certamente raccomandabile rimanere cauti e guardinghi, ma sarebbe un errore assumere già una posizione contro trend, meglio aspettare qualche segnale più concreto e più tangibile degli attuali.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,7 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 21,34 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 15,64 % che ci fornisce ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio termine, questa settimana confermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia da una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 31 luglio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, dopo i recenti record degli indici azionari Usa, hanno per l’ennesima volta confermato che gli stessi non sono il frutto di una sostenuta crescita economica, bensì l’effetto di un ciclo dell’economia davvero molto particolare, in cui la crescita degli utili aziendali, e di conseguenza delle quotazioni azionarie, sono assicurate, non dalla crescita dei fatturati, quanto piuttosto dalla compressione dei costi dei più importanti fattori produttivi.

Lo scenario intermarket, anche in quest’ultima ottava, ha riproposto, infatti, con forza, tutti i principali trends finanziari degli ultimi anni. Trends rinvigoriti, peraltro, da un improvviso rovescio delle quotazioni del dollar index, che in una sola ottava storna del 2 %. Storno del dollaro che riporta il rapporto di cambio con lo Yen a quota 102, ossia ad un livello difficilmente sostenibile per la già claudicante economia nipponica. Nonostante il rovescio della valuta Usa, le quotazioni delle commodities non rimbalzano, anzi cedono un ulteriore 0,4 %. Nelle ultime 4 settimane lo storno delle stesse, pari al 6 %, in termini reali, ha assunto nuovamente un ritmo preoccupante, che non fa presagire nulla di buono sul fronte della futura crescita economica. Preoccupazioni, quelle sulla crescita, che trovano purtroppo ulteriori conferme anche negli accadimenti che si registrano nel mercato obbligazionario. I rendimenti sui bonds decennali Usa, infatti, arretrano di altri 11 bps, e raggiungono quota 1,46 %. Molto peggio la situazione in Europa, ove il bund decennale della Germania registra un incredibile tasso negativo pari al – 0,12 %. Dicono che sia frutto del QE di Draghi, ma secondo me è anche molto frutto della stagnazione economica europea che persiste nonostante tutti i sostegni monetari della BCE. Per non parlare, infine, dei bonds decennali del Giappone che registrano anch’essi un rendimento negativo, pari al -0,19 %, che ben esprime la stagnazione ormai pluridecennale dell’economia del Sol Levante. Tassi obbligazionari negativi in Europa ed in Asia, che favoriscono inevitabilmente ingenti deflussi di capitali verso il mercato Usa, alla ricerca disperata di rendimenti. In tale particolare contesto Wall Street appare infatti come una sorta di oasi rassicurante, uno dei pochi luoghi dove poter assicurare un rendimento accettabile ai propri investimenti. Ma, è comunque una situazione altamente squilibrata, che nell’epoca della globalizzazione economica non potrà durare ancora a lungo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 60.121

Large Traders : + 67.428

Small Traders : – 7.307                   

Anche in quest’ultima settimana, si riconferma quindi la non proprio abituale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da oltre 3 mesi. Nell’ultima ottava si sono registrate movimentazioni pari a 14.101 contratti. In particolare, i Large Traders, notoriamente trend following, alimentano ormai essi stessi il trend, acquistano infatti altri 12.842 contratti long, e portano l’entità della loro posizione Net Long ai livelli più elevati degli ultimi anni. Gli Small Traders, invece, resistono imperterriti alle lusinghe ed alle sirene del mercato azionario, acquistano infatti soltanto 1.259 contratti long, ma riconfermano ancora una volta la loro non usuale posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, approfittano del particolare clima di fiducia imperante sui mercati e cedono agli altri operatori l’intero lotto dei 14.101 contratti long, assumendo di conseguenza una sempre più pingue e consistente posizione di copertura, Net Short. Come ho già espresso nei miei precedenti post, a me questa dinamica del mercato dei derivati azionari Usa non piace affatto. I recenti rialzi del mercato azionario Usa, infatti, sembrano poggiare su una base partecipativa molto limitata ed esigua. Le movimentazioni di quest’ultima settimana alimentano, peraltro, ulteriormente i miei dubbi ed il mio scetticismo. Il mercato, tuttavia, ha sinora disatteso e smentito tutte le mie perplessità. Evidenzio, però, che data la notevole forza ed entità ormai assunta dalla configurazione in auge, è molto probabile che la stessa abbia un’estensione temporale più lunga del previsto, ossia che la stessa ci accompagnerà ancora per molte altre settimane, probabilmente per l’intera estate. Ritengo quindi ancora possibile che questa iniziale fase rialzista possa, nelle prossime settimane, esser smentita, ossia che il mercato ritracci e che il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500 ritorni ad un livello leggermente al di sotto dei 2.100 punti. In pratica ipotizzo una correzione fisiologica, pari al 4 – 5 %, dai livelli attuali delle quotazioni azionarie Usa.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto e volatile, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 7,49 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 20,35 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 12,86 % che ci fornisce ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In perfetta coerenza con la mia view di medio e lungo termine, questa settimana riconfermo il posizionamento del mio portafoglio, costituito dall’ 80 % di posizioni long e dal 20 % di posizioni short, ossia una posizione Net long limitata al 60 % del mio portafoglio. Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 24 luglio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa è proseguita la bonaccia sui mercati finanziari internazionali e gli indici azionari Usa hanno nuovamente ritoccato i loro massimi storici. Trattasi certamente di un momento di particolare euforia ma, visto il persistere, a livello globale, delle favorevoli condizioni macro-economiche degli ultimi anni, che assicurano, anche per il futuro prossimo, una crescita dell’economia moderata e non inflazionistica, non possiamo certo parlare di esuberanza irrazionale dei mercati. In realtà siamo di fronte ad un processo di riallineamento delle quotazioni azionarie ai propri valori di equilibrio, dopo due anni particolarmente difficili, in cui l’ S&P 500 è cresciuto complessivamente meno del 10 %.

Anche in quest’ultima settimana lo scenario intermarket ha, peraltro, riconfermato appieno tutti i principali trends economici e finanziari degli ultimi anni. Innanzitutto è stata ribadita la forza del dollaro Usa ( + 0, 9 % ) che accompagna sin dall’origine il lungo rally dell’azionario. Preoccupa invece la forza dello Yen non supportata da una corrispondente vitalità dell’economia nipponica. Le commodities, invece, dopo un consistente rimbalzo, son già 6 settimane che mostrano nuovamente segnali di debolezza. Ciò, da un lato, ci conferma che, anche nel prossimo futuro, la crescita economica mondiale resterà moderata, e dall’altro, che i costi delle imprese ne saranno certamente favoriti, assicurando di conseguenza una crescita dei propri utili. Anche il mercato obbligazionario, caratterizzato ormai da anni da tassi decrescenti, ci dà conferma del particolare scenario macroeconomico attuale. Tassi in discesa segnalano, infatti, un’anemicità della crescita economica ma, nel contempo, garantiscono alle imprese costi di finanziamento dei propri investimenti davvero esigui, che contribuiscono a comprimere i propri costi, e di conseguenza, ad ampliare i propri utili. In tale scenario macroeconomico, caratterizzato dalla compressione dei maggiori costi di produzione ( materie prime, capitale e lavoro ) ipotizzare, come molti fanno, imminenti crolli dell’azionario, è, a mio avviso, un madornale errore. Sino a quando non si manifesteranno tensioni inflattive sui predetti fattori produttivi, anche in presenza di una debole domanda aggregata, gli utili delle imprese quotate continueranno infatti a crescere, e di conseguenza cresceranno anche le loro quotazioni azionarie. Nessuna sorpresa, pertanto, per i nuovi massimi storici del nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, che grazie ad un ulteriore rialzo dello 0,62 %, raggiunge quota 2.175 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Frautures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 46.020

Large Traders : + 54.586

Small Traders : – 8.566                   

Anche questa settimana, si riconferma e si consolida, la non ricorrente configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa in auge ormai da ben 3 mesi. Nell’ultima ottava si sono, peraltro, registrate movimentazioni davvero ingenti, pari a ben 27.936 contratti. In particolare, i Large Traders, notoriamente trend following, si mostrano particolarmente entusiasti dei recenti record dell’azionario, ed in sola ottava acquistano ben 27.412 contratti long, raddoppiando di fatto la consistenza della loro attuale posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, neanche in questo particolare frangente favorevole per i mercati azionari si lasciano convincere, acquistano infatti solo 524 contratti long, e confermano, come al solito erroneamente, la loro inusuale ed insolita posizione Net Short. I Commercial Traders, infine, colgono finalmente l’occasione per cedere agli altri operatori l’intero lotto dei 27.936 contratti long, e ritornano, dopo molti mesi, in una consistente ed abituale posizione di copertura, Net Short, a protezione dei loro investimenti. La contraddittoria configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge, sembra dunque consolidarsi e rafforzarsi. A dire il vero, ciò non ci piace affatto, perché la stessa potrebbe portare ad eccessi rialzisti ingiustificati, successivamente da correggere con il ritorno inevitabile di mercati estremamente volatili. La nostra view sui mercati azionari, ribadita peraltro costantemente nel tempo, è invece quella sopra esposta. Debole domanda aggregata, moderata crescita economica, compressione dei costi aziendali, ed utili anch’essi in moderata crescita. Tali condizioni, in passato, hanno assicurato una crescita annua delle quotazioni azionarie mediamente pari all’8,6 %. Sulla base di tali presupposti la nostra previsione per fine anno 2016 è di un S&P 500 a quota 2.220 punti. Oggi siamo già a quota 2.175, ossia a soli 45 punti dal nostro target, è pertanto auspicabile una stasi dell’attuale up-trend, in caso contrario sarà poi il mercato ad incaricarsi di riportare le quotazioni sul sentiero di un trend sostenibile. Per noi traders è comunque preferibile che ciò non accada, e che i mercati seguano un percorso quanto più possibile lineare ed armonico.

Futuro che si prospetta, pertanto, a rischio di eccessi, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 6,93 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 20,80 %. Conseguita, pertanto, in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 13,87 % che ci fornisce, senza dubbio, ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia view di medio e lungo termine, questa settimana riduco ulteriormente dal 90 all’ 80 % le mie posizioni long sulla borsa italiana, ed incremento sino al 20 % le mie posizioni corte, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 17 luglio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, la settimana appena trascorsa passerà sicuramente alla storia come quella in cui si sono stabiliti i nuovi massimi storici sui più importanti indici azionari mondiali, ossia sugli indici azionari Usa Dow Jones ed S&P 500. Record storici sorprendenti ed inattesi, maturati in uno scetticismo molto diffuso, che testimonia ancora una volta delle particolari difficoltà interpretative dell’attuale scenario macroeconomico globale. Per noi ottimisti della prima ora, che ci dilettiamo soltanto ad investire sui mercati, ciò è comunque già storia, e la nostra attenzione è già rivolta a cercare di decifrare ciò che ci riserverà il prossimo futuro.

In questa storica settimana, il quadro intermarket ha evidenziato uno scenario palesemente Risk-On. Registriamo, infatti, un ulteriore incremento dello 0,3 % delle quotazioni del dollaro Usa, che nel dopo Brexit è apparso nuovamente come un porto sicuro ed una valuta rifugio. Fuga verso il dollaro che ha favorito un sensibile riequilibrio delle quotazioni verso lo Yen giapponese passato da 100 a 105 in una sola ottava. Nella settimana dei record per l’azionario anche la corsa dell’oro ha dovuto cedere il passo, e perdere oltre il 2 % del suo valore. Le commodities, invece, registrano anch’esse un apprezzamento dello 0,6 % in termini reali, ma non recuperano lo storno della scorsa settimana, e ci appaiono meno toniche dei mesi precedenti. Minore tonicità che ci conferma che, anche nel prossimo futuro, la crescita economica mondiale non accelererà e resterà purtroppo modesta. In quest’ottava è stato però il mercato obbligazionario a fornire il maggior carburante per i record dell’equity. I rendimenti sui titoli decennali americani, infatti, crescono di ben 23 bps, e risalgono sino a quota 1,6 %. Anche i rendimenti del bund decennale della Germania danno improvvisamente segni di vita, risalendo da quota – 0,20 allo 0 % attuale. Quanto all’azionario è doveroso, in questa ottava, ricordare unicamente i nuovi massimi storici, dell’S&P 500, che grazie ad un ulteriore rialzo dell’1,49 %, raggiunge quota 2.161,73 punti, e del Dow Jones, che con un incremento settimanale del 2,1 %, raggiunge quota 18.516,55.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 18.084

Large Traders : + 27.174

Small Traders : – 9.090                   

Anche questa settimana, si riconferma pertanto la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa in auge negli ultimi 6 mesi. Nell’ultima ottava si sono, infatti, registrate movimentazioni modeste, pari a soli 5.737 contratti. In particolare, gli Small Traders, confermando, ancora una volta, i loro proverbiali ritardi, acquistano proprio sui massimi l’intero lotto dei 5.737 contratti long, ma ciò non gli consente d’invertire la loro insolita posizione Net Short, che permane anche dopo la settimana dei record sull’azionario Usa. I Large Traders, invece, si godono i guadagni, e pur riducendo di 4.768 contratti la loro dotazione di contratti long, rimangono ancora, e da soli, in posizione Net Long. I Commercial Traders, che nelle ultime settimane più avevano spinto in direzione degli acquisti, raggiunto l’obiettivo prefissato, cedono 969 dei loro contratti long, e rafforzano la protezione dei loro investimenti con una più pingue posizione di copertura, Net Short. L’attuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, mai registrata negli ultimi anni, è molto contraddittoria. Infatti, se per un verso, la posizione Net Short degli Small Traders, interpretata correttamente in senso contrarian, fà propendere per una visione rialzista, dall’altro denuncia che quest’ultima poggia su una base di partecipazione al mercato molto esigua. Sulla base di tale considerazione, ritengo che l’attuale fase rialzista del mercato possa presto rivelarsi fragile e non sostenibile. Non mi meraviglierei pertanto che il mercato possa saggiamente ritornare sui suoi passi, o quantomeno rallentare il ritmo forsennato dell’attuale up-trend. Se ciò non avverrà, è molto probabile che nei prossimi mesi assisteremo nuovamente a crash improvvisi dei mercati, come quelli già vissuti in agosto e gennaio scorsi. La crescita economica globale rimarrà, infatti, moderata anche nei prossimi mesi, e moderata dovrebbe essere anche la crescita dei listini azionari. Eventuali eccessi si riveleranno pertanto ingiustificati ed insostenibili, ed il mercato s’incaricherà immancabilmente di correggerli.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora incerto e pieno di incognite, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 7,24 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 21,09 %. Conseguita, pertanto, in poco più di 6 mesi, ed in un contesto di mercato avverso, una sovra-performance del 13,85 % che ci fornisce, senza dubbi, nuove conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia view di medio e lungo termine, questa settimana riduco dal 100 al 90 % le mie posizioni long sulla borsa italiana, ed acquisto il 10 % di posizioni corte, assumendo di conseguenza una posizione Net long pari all’80 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 10 luglio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, gli investitori, ancora molto preoccupati dalle conseguenze economiche della Brexit e dalle sempre più incombenti crisi bancarie europee, sono andati spasmodicamente alla ricerca di lidi e porti considerati da sempre sicuri nell’ambito dei mercati finanziari internazionali.

Lo scenario intermarket ha evidenziato, infatti, un ulteriore incremento dello 0,7 % delle quotazioni del dollaro Usa, da sempre considerato valuta rifugio. Analoga fuga si è registrata verso lo Yen giapponese che ha raggiunto le siderali quotazioni di 100 nei confronti del dollaro e di 111 nei confronti dell’euro. Fuga dal rischio che ha inevitabilmente interessato anche l’oro, bene rifugio per eccellenza, la cui quotazione è salita sino a quota 1367 dollari per oncia. Le preoccupazioni per la crescita economica, soprattutto in Europa, hanno invece spinto al ribasso il mercato delle commodities che, in una sola ottava, stornano del 3 % in termini reali. Evidentissima la fuga dal rischio anche nell’ambito del mercato obbligazionario. I rendimenti sui titoli decennali americani perdono, infatti, altri 9 bps, ed arretrano sino a quota 1,37 %, nonostante la pubblicazione di dati eccellenti sul mercato del lavoro Usa. Sempre acquistatissimo anche il bund decennale della Germania, nonostante il fatto che i suoi rendimenti si siano ormai inabissati a quota – 0,20 %. Con tali premesse era lecito attendersi un coerente storno del mercato dell’equity, che invece ha riguardato solo l’Europa ed il Giappone e non Wall Street. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, infatti, l’ottava con un ulteriore  rialzo dell’1,28 %, che lo riporta davvero ad un soffio dai suoi massimi storici. Evidentemente, i capitali in uscita dall’Europa ed alla disperata ricerca di rendimenti, considerano, in questo particolare momento, anche la piazza azionaria americana un porto sicuro dove allocare i propri investimenti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 17.115

Large Traders : + 31.942

Small Traders : – 14.827                 

In perfetta coerenza con lo scenario intermarket sopradescritto, anche questa settimana, si riconferma pertanto il sentiment negativo nel mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava si sono, infatti, registrate soltanto delle esigue movimentazioni, pari a 6.402 contratti. Movimentazioni che hanno peraltro lo stesso segno e la stessa direzione di quelle della scorsa settimana. In particolare, gli Small Traders confermano, ancora una volta, tutto il loro scetticismo sulle prospettive del mercato azionario Usa, cedono infatti altri 4.944 contratti long, e portano la consistenza della loro insolita posizione Net Short sui livelli più elevati degli ultimi 6 anni. I Large Traders, invece, pur non mostrandosi particolarmente entusiasti, cedono soltanto 1.458 contratti contratti long, e rimangono ancora saldamente, ed in solitudine, in posizione Net Long. I Commercial Traders, devono pertanto intervenire ancora un volta in acquisto, acquisendo l’intero lotto dei 6.402 contratti long, che riduce ulteriormente l’entità della loro abituale posizione di copertura, Net Short. Come valutare l’apparente contraddizione di un sentiment negativo associato ad un mercato azionario in salita ? Chi segue da tempo il mio settimanale commento sa bene che, anche negli ultimi difficili 12 mesi, ho sempre avuto una view positiva sulle prospettive del mercato azionario Usa. View non condivisa da molti, soprattutto dagli Small Traders americani che da mesi stazionano in una, per loro, insolita ed anomala posizione Net Short. Evidentemente in loro sono ancora molto vivi i ricordi e le ferite del terribile crollo del 2008. E’ pertanto molto probabile che le “ Mani Forti “ del mercato tentino di vincere le loro resistenze abbattendo in questa ottava i vecchi massimi del mercato. Tale evento potrebbe infatti far venire psicologicamente meno i timori dei piccoli investitori e sostenere un’ulteriore gamba di rialzo delle quotazioni azionarie Usa e mondiali. Sarebbe comunque una forzatura che se non assecondata potrebbe poi indurre nuova volatilità e nuova incertezza sui mercati. Personalmente preferirei una diversa evoluzione, ossia che nelle prossime settimane maturasse una partecipazione più corale al mercato che garantirebbe poi una crescita più solida, e soprattutto più lineare, delle quotazioni, da sostenere comunque attraverso un’auspicabile accelerazione della crescita economica a livello globale.

Futuro che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto ed imprevedibile, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 10,25 %. Performance negativa, influenzata dalle peculiari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 24,22 %. Conseguita, pertanto, in poco più di 6 mesi, in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 13,97 % che ci fornisce nuove conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. In coerenza con la mia positiva view di medio e lungo termine, anche questa settimana riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla borsa italiana.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 03 luglio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella tanto temuta settimana del dopo Brexit, i mercati finanziari internazionali, disattendendo probabilmente le attese di molti, hanno, con il sostegno decisivo delle Banche Centrali, già da tempo preparate all’evento, premiato di fatto tutti i maggiori asset finanziari.

Lo scenario intermarket ha evidenziato, infatti, un leggero incremento del dollaro index, apprezzatosi di un ulteriore 0,2 %. Anche la sterlina inglese ha registrato un’onorevole tenuta scongiurando tutte le ipotesi di un suo crollo repentino. Addirittura sorprendente il mercato delle commodities, che registra, un rimbalzo del 3,3 % in termini reali, che sembra voler scongiurare ogni ipotesi di recessione globale associata all’evento della Brexit. Molto evidente, invece, l’intervento delle autorità monetarie europee nel mercato obbligazionario. I rendimenti sui titoli decennali americani perdono, infatti, ben 11 bps, ed arretrano sino a quota 1,46 %. Molto acquistato anche il bund decennale della Germania, i cui rendimenti sprofondano sino a quota – 0,13 %. Il sostegno della BCE è però molto evidente sui titoli di debito dei Paesi periferici dell’eurozona, basti pensare che il nostro BTP, in una sola ottava, perde ben 25 bps di rendimento, e raggiunge il suo minimo storico a quota 1,23 %. L’ingente afflusso di capitali nel settore obbligazionario, non ha però danneggiato il mercato dell’equity, che anzi si è sentito rassicurato dal mancato allargamento degli spread, registrando performance davvero inattese e sorprendenti. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, infatti, l’ottava con un guadagno del 3,22 %, che riporta lo stesso nuovamente in prossimità dei suoi massimi storici. Anche i listini europei registrano consistenti rimbalzi, tra cui segnalo quello del FTSE 100 inglese che registra un incremento davvero monstre, pari al + 7,6 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 23.517

Large Traders : + 33.400

Small Traders : – 9.883                   

Evidentemente le sorprese non sono ancora finite. Infatti, dopo una sola settimana, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa torna al suo precedente assetto lateral-ribassista. Nell’ultima ottava si sono registrate movimentazioni pari a 17.071 contratti. In particolare, gli Small Traders, dimostrano di non fidarsi e temendo di rimanere con il cerino acceso in mano in prossimità dei massimi, cedono ben 12.757 contratti long, e tornano nuovamente nella loro insolita posizione Net Short. Anche i Large Traders non si mostrano particolarmente entusiasti ed riducono anch’essi di 4.314 contratti la loro dotazione di contratti long, pur rimanendo ancora e da soli in posizione Net Long. I Commercial Traders, devono pertanto prendere atto del rigurgito di sfiducia degli altri operatori ed acquistare l’intero lotto dei 17.071 contratti long, che quasi dimezzano l’entità della loro precedente posizione Net Short. Cosa ci dicono le sorprendenti movimentazioni di quest’ultima ottava ? Beh, ci sembra molto evidente che le positive risultanze di quest’ultima settimana sono da intendersi come una reazione d’impeto all’evento avverso, costituito dalla Brexit. Reazione, peraltro, prevista e programmata da tempo dalle principali Banche Centrali. Sventato il pericolo di un crash disordinato, i mercati sembrano voler ora ritornare alle incertezze degli ultimi 12 mesi. Ritorno che non scalfisce affatto la mia view a medio e lungo termine, anzi, al contrario, ne costituisce un ulteriore conferma. Penso infatti che il mercato azionario Usa, soprattutto a causa dei problemi nel settore dei Financials, abbia ancora di fronte 6 o 7 settimane di andamento lateral-ribassista, necessarie per completare questo movimentato e convulso ciclo biennale, che a posteriori si rivelerà essere una prolungata fase di accumulazione, che precede un’ultima e forse finale fase di rialzo dei mercati azionari Usa e mondiali. Confermo pertanto il mio personale target di fine d’anno per l’S&P 500, fissato a quota 2.220 punti.

Futuro che si prospetta, pertanto, a mio avviso, ancora incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari all’ 8,77 %. Performance negativa, determinata soprattutto dalle peculiari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 22,99 %. Conseguita, pertanto, in soli 6 mesi, ed in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 14,22 % che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia positiva view di medio e lungo termine, anche questa settimana riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla borsa italiana.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 26 giugno 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, il referendum sulla Brexit, è stato, sia prima, che dopo il suo pessimo esito, al centro dell’attenzione internazionale ed il market mover di tutti i mercati finanziari. Ciò in apparenza, perché l’esame dei saldi finanziari dell’intera ottava ci dice, che l’evento è stato particolarmente enfatizzato dal punto di vista politico e mediatico, mentre poche e scarse sono state, per ora, le conseguenze sullo scenario economico globale.

Lo scenario intermarket evidenzia, infatti, un apprezzamento del dollaro Usa, considerato come sempre una valuta rifugio, pari all’1,3 %. Il mercato delle commodities, registra, invece, un storno, del 2 % in termini nominali, ma al netto dell’apprezzamento del dollaro, tale mercato si conferma sostanzialmente stabile. Il sentiment negativo non ha trovato una grande accoglienza nemmeno nel mercato obbligazionario. I rendimenti sui titoli decennali americani perdono, infatti, solo 5 bps, ed arretrano sino a quota 1,57 %. I rendimenti sul bund decennale della Germania, invece, finiscono in territorio negativo, ma ciò non è una novità perché già la scorsa settimana gli stessi avevano toccato il – 0,03 % attuale. Maggiore volatilità e turbolenza si è, invece, registrata sui mercati azionari, soprattutto in Europa, ed in particolare nei Paesi periferici dell’eurozona. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, invece, l’ottava con un perdita contenuta, pari all’1,63 %. Perdita, quest’ultima, del tutto attesa, dopo i consistenti rimbalzi registrati negli scorsi mesi, che consente peraltro di rinviare ancora ed opportunamente l’attacco ai massimi storici, a mio avviso non ancora maturo.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 40.588

Large Traders : + 37.714

Small Traders : + 2.874                  

In perfetta concomitanza con il referendum sulla Brexit, dopo 8 settimane, si chiude l’ultima configurazione lateral-ribassista, e dopo ben 12 mesi, il mercato dei derivati azionari Usa torna nella sua configurazione abituale e prevalente. In quest’ultima ottava si sono registrate movimentazioni pari a 13.979 contratti. In particolare, i Large Traders, notoriamente trend following, prendono paura e riducono opportunamente la loro ingente dotazione Net Long, vendendo l’intero lotto dei 13.979 contratti long. Non sono però i Commercial Traders, a fare incetta di acquisti, gli stessi infatti ne acquistano solo 3.547 e confermano significativamente la loro nuova e consistente posizione di copertura Net Short. Chi invece fa incetta di acquisti sono gli Small Traders, che acquisiscono ben 10.432 contratti long, e dopo molti mesi invertono la loro posizione, ritornando nella loro usuale ed abituale posizione Net Long. La scorsa settimana avevamo interpretato il consistente ritorno in posizione Net Short dei potenti Commercial Traders, come un pronostico sulla vittoria del remain nel referendum inglese, ma così non è stato. A posteriori, considerando l’ulteriore evoluzione del mercato dei derivati azionari Usa, la mia interpretazione, si dimostra, più che errata, di corto respiro. Oggi, infatti, i cambiamenti ci appaiono più strutturali, e non soltanto contingenti. Il mercato, dopo molti mesi di stress, manifesta, infatti una gran voglia di ritornare ad un andamento più lineare e tranquillo. Confermo, pertanto, a maggior ragione di sette giorni orsono, il mio personale scenario di medio e lungo termine. Scenario che considera la fase attuale come quella terminale del prolungato movimento lateral-ribassista dei mercati azionari Usa e mondiali, iniziato ormai oltre 12 mesi orsono. Movimento che ha provocato più volatilità che danni tangibili, visto che il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è distante solo il 5 % dai suoi massimi storici. Dunque, una sostanziale tenuta che dimostra la forza intrinseca delle attuali quotazioni azionarie che, a mio avviso, hanno ulteriori spazi di crescita, dopo questa lunga fase di lateralizzazione, che a posteriori si rivelerà essere una fase di accumulazione e non di distribuzione come pensano i più.

Futuro che si prospetta, pertanto, a mio avviso, meno impervio del recente passato, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari all’ 11,67 %. Performance negativa, determinata soprattutto dalle peculiari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 25,44 %. Conseguita, pertanto, in meno di 6 mesi, ed in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance del 13,77 % che ci dà nuove ed ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Del tutto coerentemente con la mia positiva vision d’ordine generale, anche questa settimana riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla borsa italiana.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 19 giugno 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’estrema incertezza circa l’esito dell’imminente referendum sulla Brexit, è stato, senza dubbio, il market mover dominante su tutti i mercati finanziari internazionali, divenuti, inevitabilmente, molto nervosi e volatili. Volatilità ed incertezza che, credo, proseguirà anche nella settimana che ci attende, ossia sino alla data della consultazione referendaria, che mi auguro abbia un esito favorevole alla permanenza della Gran Bretagna nell’UE.

Lo scenario intermarket, a dire il vero, non si mostra particolarmente pessimista, evidenziando un quadro solo moderatamente RISK-OFF. In particolare, il dollaro Usa, valuta rifugio per antonomasia, non registra una fuga verso di esso, anzi registra uno storno pari allo 0,4 %. Il mercato delle commodities, caratterizzato già da alcuni mesi da un discreto trend rialzista, registra, invece, un leggero storno, pari allo 0,65 % in termini reali. Il sentiment negativo ha, invece, trovato miglior accoglienza nel mercato obbligazionario. La fuga dal rischio ha infatti condotto, seppur temporaneamente, i rendimenti sul bund decennale della Germania in territorio negativo, ma a fine settimana gli stessi sono ritornati sulla quota della scorsa ottava, ossia allo 0,02 %. I tassi   sui titoli decennali americani, perdono invece altri 2 bps, ed arretrano sino a quota 1,62 %. Una maggiore volatilità e turbolenza si è, infine, naturalmente registrata sui mercati del rischio per eccellenza, ossia sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, infatti, l’ultima ottava, con un perdita dell’1,19 %, Perdite maggiori si registrano, invece, sui listini azionari europei, che hanno pagato, nelle ultime settimane, un prezzo molto elevato all’ipotesi della Brexit, e che potrebbero, come mi auguro, avere forti rimbalzi nel caso di fallimento del quesito referendario britannico.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 44.135

Large Traders : + 51.693

Small Traders : – 7.558                   

In un frangente decisivo, si riconferma la configurazione lateral-ribassista degli ultimi 2 mesi, ma si registrano movimentazioni davvero ingenti e significative, pari a ben 43.078 contratti. In particolare, i Commercial Traders, ossia le “ Mani Forti “ del mercato azionario, cedono improvvisamente l’intero ed ingente lotto dei 43.078 contratti long, ed assumono, dopo ben 15 mesi, una massiccia e forte posizione di copertura, Net Short. I Large Traders, invece, acquistano ben 37.718 contratti long, ed assumono la posizione Net Long più consistente degli ultimi 2 anni. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi i residui 5.360 contratti long, e pur restando in posizione Net Short, ne attenuano ulteriormente il peso e l’entità. Come interpretare tali ingenti, e per me sorprendenti, movimentazioni avvenute in settimana sul mercato dei derivati azionari Usa ? Personalmente credo che la massiccia vendita di contratti long ad opera dei Commercial Traders, ci dica che i potenti operatori Usa non credono affatto all’ipotesi della Brexit, ossia credono che il referendum britannico fallirà, e che la Gran Bretagna rimarrà nell’Unione Europea. Non ci sarà pertanto bisogno del loro intervento a sostegno dei mercati, e di conseguenza essi possono finalmente ritornare nella loro abituale posizione di copertura Net Short, abbandonata di frequenza negli ultimi turbolenti 12 mesi. Questa, sia ben chiaro, è una mia del tutto personale interpretazione, che potrebbe essere smentita da un esito diverso del referendum britannico. Nel caso, invece, la stessa si rivelasse esatta, ciò confermerebbe la mia ipotesi di scenario a più lungo termine, ossia che siamo nella fase terminale del prolungato movimento lateral-ribassista dei mercati azionari Usa e mondiali, iniziato ormai oltre 12 mesi orsono. Dopodichè i mercati azionari potrebbero ritornare a crescere, seppur con moderazione, in coerenza con l’attuale modesto tasso di crescita dell’economia globale.

Futuro imminente che si prospetta, quindi, ancora difficile ed incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari all’ 8,81 %. Performance negativa,determinata dalle peculiari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 20,14 %. Conseguita, pertanto, in meno di 6 mesi, ed in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance dell’11,33 % che ci dà nuove ed ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa, e che ci fa sperare in un esito annuale, ancora una volta, positivo. Coerentemente con la mia positiva vision d’ordine generale, anche questa settimana riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla borsa italiana.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 12 giugno 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche in quest’ultima settimana, come peraltro già accaduto nelle ottave più recenti, è stato il sentiment a dominare sui mercati finanziari internazionali. In particolare, è l’esito sempre più incerto del referendum sulla Brexit ad alimentare nuovi timori ed incertezze sul futuro economico e politico del Vecchio Continente, che già oggi non gode di particolare salute sul fronte della crescita economica.

Sentiment negativo che fa sentire i suoi effetti su tutti i comparti dello scenario intermarket. In particolare, i timori di un nuovo caos in Europa, rafforzano, sul piano valutario, il dollaro Usa, per antonomasia valuta rifugio, e svalutano, anche nei confronti dell’euro, pesantemente la sterlina britannica. Il mercato delle commodities, invece, non si lascia particolarmente influenzare, ed anche questa settimana segna un incremento del 2,65 % in termini reali. Negli ultimi mesi la rivalutazione complessiva delle commodities risulta pari a circa il 20 %, e ciò costituisce certamente una rassicurazione per ciò che concerne la crescita futura dell’economia globale. Il sentiment negativo trova invece la sua massima espressione nel mercato obbligazionario. La fuga dal rischio ha infatti quasi azzerato i rendimenti sul bund decennale della Germania, ormai giunti all’inverosimile quota dello 0,02 %, ma gli effetti si vedono anche sui titoli decennali americani, i cui rendimenti declinano di altri 7 bps, arretrando sino a quota 1,64 %. L’irrazionalità su questo mercato, a mio avviso, ha raggiunto il culmine e condivido appieno quanto espresso in settimana da Bill Gross di Janus Capital “ I tassi globali sono i più bassi degli ultimi 500 anni di storia. I bond con tassi negativi valgono ormai 10 trilioni di dollari. Questa è una supernova che un giorno esploderà “. Il mercato azionario, infine, assiste, almeno negli Usa, quasi impassibile a quanto accade. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, infatti, l’ultima ottava, con un impercettibile – 0,15 %, dimostrando una forza ed una vitalità ben maggiore delle nostre aspettative. Diversa invece la situazione dei listini europei, direttamente coinvolti nei timori del Brexit, ed ingiustamente penalizzati.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 1.057

Large Traders : + 13.975

Small Traders : – 12.918                 

Resiste ancora, seppur a fatica, la configurazione lateral-ribassista affermatasi 7 settimane orsono. Le significative movimentazioni di quest’ultima settimana sono state pari a 14.386 contratti. In particolare, i Large Traders cominciano a prendere atto di non essere in grado da soli di trascinare al rialzo il mercato, ed agendo secondo criteri trend-following, cedono coerentemente l’intero lotto dei 14.386 contratti long, e dimezzano l’entità della loro precedente posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, riducono finalmente il loro pessimismo, e dopo molte settimane tornano ad acquistare 4.037 contratti long, e riducono di ¼ l’entità della loro precedente ed inconsueta posizione Net Short. Il movimento più significativo è però quello attuato dalle cosiddette “ Mani Forti “, ossia dai Commercial Traders, che ben consci dell’importanza del momento, acquistano la restante parte del lotto, ossia ben 10.349 contratti long, e quasi azzerano la loro precedente posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, ed in particolare i forti acquisti effettuati dalle “ Mani Forti “ ci dicono che negli Usa non sono affatto graditi gli ulteriori casini che si prospettano in Europa. Molto probabile, pertanto, che tali acquisti proseguano con decisione anche questa settimana, in modo da dissuadere gli speculatori dal tentativo di riprodurre, per la terza volta in un anno, condizioni di estrema volatilità e turbolenza sui mercati azionari Usa e mondiali. Ci sarà, quindi, ancora da soffrire, ed una correzione del 2-3 % nelle prossime due settimane è del tutto plausibile. La stessa potrebbe però essere l’ultima di questo ormai lungo e tortuoso periodo, dopodiché vedo come molto probabile un nuovo e più deciso attacco ai massimi storici delle quotazioni dell’S&P 500, per il quale riconfermo il mio personale target di fine d’anno a quota 2.220 punti.

Futuro imminente che si prospetta, quindi, ancora difficoltoso ed incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 7,47 %. Performance negativa, influenzata dalle peculiari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 18,88 %. Conseguita, pertanto, in poco più di 5 mesi, ed in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance dell’11,41 % che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa, e che ci lascia ben sperare per un esito annuale, ancora una volta, positivo. Dopo gli ulteriori ribassi di quest’ultima settimana, borsa italiana mi appare estremamente sottovalutata, di conseguenza riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla stessa.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 05 giugno 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella recente ultima ottava, i deludenti dati sulla creazione di posti di lavoro negli Usa, pubblicati venerdì, hanno di fatto segnato l’andamento di tutti i mercati finanziari internazionali, apportando, nel contempo ulteriori incertezze e dubbi sull’evoluzione futura dell’economia, non solo americana, bensì mondiale.

I pessimi dati sul lavoro Usa hanno, infatti, influenzato, a cascata, tutti i settori dello scenario intermarket. In particolare, il mercato valutario, ha reagito immediatamente con una massiccia svalutazione del dollaro Usa, del tutto coerente con la minor forza palesata dall’economia americana. Conseguentemente, i rapporti di cambio EURUSD ed USDYEN sono celermente risaliti, rispettivamente, sino a quota 1,13 e 106. Livelli quest’ultimi, non certamente favorevoli per le già stagnanti economie dell’Europa e del Sol Levante. La pesante svalutazione del dollaro Usa ha, inoltre, rallentato l’up-trend delle commodities che, in quest’ottava, si apprezzano solo di un modesto 0,4 %, in termini reali. Negli ultimi 4 mesi, tuttavia, la rivalutazione delle commodities, è pari ad un ingente + 12 %, e ciò ha costituito, senza dubbio, il fattore di maggior stabilizzazione dei mercati finanziari. I brutti dati del mercato del lavoro Usa, hanno pesantemente impattato anche sul mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, infatti, sono rapidamente declinati di 14 bps, ritornando a quota 1,71 %. Indicazioni ancor peggiori giungono dai rendimenti del bund decennale della Germania che arretrano di altri 7 bps, raggiungendo il loro minimo storico, all’inverosimile quota dello 0,07 %. Il mercato azionario Usa che, già da qualche settimana, cerca di raggiungere e ritoccare i suoi massimi storici, ha dovuto anch’esso soprassedere agli intenti più bellicosi. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude, infatti, invariata l’ultima ottava, e resta ancora distante dal suo top di 35 bps.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 11.406

Large Traders : + 28.361

Small Traders : – 16.955                 

S’indebolisce, ma trova ancora conferma la configurazione lateral-ribassista affermatasi nelle ultime 6 settimane. Le movimentazioni di quest’ultima ottava sono state pari a 12.104 contratti. In particolare, gli Small Traders confermano, ed anzi accrescono, la loro diffidenza sull’evoluzione futura delle quotazioni azionarie, cedono infatti, altri 4.106 contratti long e raggiungono il massimo degli ultimi anni della loro posizione Net Short. I Large Traders, da qualche settimana soli nella posizione Net Long, cominciano ad aver anch’essi dei dubbi, cedono infatti 7.998 contratti long e, come già in passato si dimostrano incapaci di trainare da soli l’intero mercato. I Commercial Traders, infine, prendono atto della poco fiducia degli altri operatori, acquistano l’intero lotto dei 12.104 contratti long, e dimezzano la consistenza della loro posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, indeboliscono ma confermano la non proprio usuale configurazione in auge, che ben esprime tutte le contraddizioni del momento. Infatti, l’ingente posizione Net Short degli Small Traders, da valutare correttamente in senso contrarian, dovrebbe far propendere per prospettive più favorevoli. Ciò è però compensato dalla posizione degli altri operatori che vedono, gia da 6 settimane, una prevalenza di posizioni rialziste nelle mani dei Large Traders, che agiscono notoriamente secondo criteri trend-following, e che potrebbero pertanto esprimere un top del movimento rialzista degli ultimi mesi. La contraddizione è, peraltro molto visibile nel rallentato ritmo di crescita degli indici Usa delle ultime 6 settimane, pari ad un modesto + 1,6 %. La lotta tra orsi e tori esprime pertanto al momento un sostanziale equilibrio. In prospettiva però, la mancata partecipazione degli small traders a questa ormai molto lunga e movimentata fase laterale dei mercati azionari Usa, m’induce a pensare che il periodo in corso potrebbe essere una fase di ulteriore accumulazione e non una fase distributiva, come pensano in tanti.

Futuro prossimo che si prospetta, pertanto, ancora molto difficile ed incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 6,05 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà vissute dal listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita annua, misurata dal Ftse All Share, pari al 17,14 %. Conseguita, pertanto, in soli 5 mesi, ed in un contesto di mercato particolarmente avverso, una sovra-performance dell’11,09 % che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Dopo i ribassi di quest’ultima ottava, la borsa italiana mi sembra ancor più sottovalutata di sette giorni orsono, e con valori inespressi sempre più marcati, di conseguenza riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sulla stessa.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 29 maggio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, dopo molte esitazioni, hanno finalmente dato maggior credito all’evidente miglioramento dei dati macro-economici, il sentiment, però, resta ancora molto cauto e diffidente e non proprio incline a cedere a nuovi ed immotivati ottimismi.

I dati dello scenario intermarket, anche questa settimana, confermano, infatti, un quadro macroeconomico migliore di quello di qualche mese fa. In particolare, il mercato valutario, conferma di aver trovato un nuovo apprezzabile equilibrio. Il dollaro Usa, si apprezza, infatti, di un ulteriore 0,2 %, ed il rapporto di cambio EURUSD ridiscende sino a quota 1,11, ossia ad un livello più favorevole per l’ancora stagnante economia europea. La rinnovata forza del dollaro Usa, inoltre, non ha intaccato l’up-trend delle commodities che, anche in quest’ottava, si apprezzano di un ulteriore 0,9 %, in termini reali. Evidenzio che negli ultimi mesi la rivalutazione, in termini reali, delle commodities, è superiore al 10 % e ciò costituisce il fattore di maggiore stabilizzazione dei mercati finanziari. Il mercato obbligazionario, invece, sembra davvero non credere al recente miglioramento dello scenario macroeconomico, ed aspetta forse conferme più probanti dalle prossime decisioni della FED. I tassi sui titoli decennali americani, restano infatti inchiodati a quota 1,85 %, ed indicazioni ancor più scettiche arrivano dai bonds europei. I rendimenti del bund decennale della Germania, arretrano, infatti, sino a quota 0,14 %, mentre i BTP italiani arretrano addirittura di 15 bps e raggiungono quota 1,35 %. Discesa dei tassi, quelli europei, che testimonia delle persistenti ambasce dell’eurozona e dell’incapacità della politica monetaria della BCE di stimolare una significativa ed apprezzabile ripresa. La divaricazione del ciclo economico tra le due sponde dell’Atlantico è peraltro molto visibile anche sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, chiude l’ultima ottava, con un roboante + 2,28 % e dall’inizio dell’anno registra una performance positiva pari al + 2,7 %. Ben diversa, invece, la situazione degli indici europei, ed in particolare dell’indice azionario italiano, che registra dall’inizio dell’anno una perdita del 14,3 %

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 23.510

Large Traders : + 36.359

Small Traders : – 12.849                 

Pensavamo che fosse una configurazione transitoria ed invece le ingenti movimentazioni di quest’ultima ottava, pari a ben 25.471 contratti, ci inducono a ritenere che l’attuale configurazione lateral-ribassista del mercato dei derivati azionari Usa, ci accompagnerà ancora per molte settimane e forse per l’intera estate. Gli Small Traders, infatti, sembrano non aver proprio voglia di ritornare nella loro abituale posizione Net Long, anzi cedono altri 3.305 contratti long e consolidano la loro attuale, ed insolita, posizione Net Short. La sorpresa della settimana è, però, costituita dai Commercial Traders che, dopo aver riportato gli indici Usa in prossimità dei suoi massimi storici, cedono ben 22.166 contratti long e dopo molti mesi riassumono una decisa e convinta posizione Net Short. I Large Traders, invece, confermando ancora una volta di agire in trend-following, acquistano l’intero lotto dei 25.471 contratti long, e rimpinguano notevolmente la loro attuale posizione Net Long. Le ingenti, e per certi versi sorprendenti movimentazioni di quest’ultima settimana, che disegnano e consolidano una configurazione mai registrata negli ultimi anni, ci confermano che il mercato dei derivati azionari Usa, si muove ormai su sentieri del tutto diversi rispetto a quelli degli scorsi anni. Non a caso il trend dei corsi azionari Usa ormai da quasi 2 anni ha assunto l’andamento laterale illustrato dal seguente grafico, su base weekly, dell’S&P 500, imprigionato in un enorme rettangolo, ricompreso tra 1870 e 2130 punti, ed avente come baricentro quota 2.000 punti.

Nelle ultime settimane, sembra che il mercato voglia finalmente rompere al rialzo l’enorme rettangolo, io invece credo che l’attuale configurazione del Cot Report manterrà, anche nelle prossime settimane, il nostro benchmark azionario ancora all’interno dello stesso. Rettangolo e sostanziale lateralizzazione dei mercati azionari Usa e mondiali, che potrebbe addirittura durare per molti mesi ancora, e che metterà a dura prova la maggioranza dei traders che, privi di una direzionalità da sfruttare, potranno produrre perfomance solo con un adeguato ed intelligente stock picking.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, tuttavia, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,79 %. Performance negativa, influenzata dalle particolari difficoltà del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita, misurata dal Ftse All Share, pari al 14,25 %. Conseguita, comunque, una sovra-performance dell’ 8,46 %, in un contesto di mercato particolarmente avverso, che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Aspettando ulteriori e più precise indicazioni dall’evoluzione futura dei mercati azionari, anche questa settimana, riconfermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 22 maggio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, gli eventi di quest’ultima ottava, hanno reso ancor più evidente che sui mercati finanziari internazionali, da alcune settimane, è presente una marcata, e forse ingiustificata, divaricazione, tra i dati macroeconomici, spesso migliori delle attese, ed il sentiment degli investitori che risulta, invece, essere, stranamente, ancora molto guardingo ed improntato al pessimismo.

I dati dello scenario intermarket disegnano, infatti, un quadro certamente migliore di quanto ipotizzato, e forse temuto, solo qualche mese fà. In particolare, dopo alcune settimane burrascose, il mercato valutario sembra aver finalmente trovato un nuovo apprezzabile equilibrio. La ripresa del dollaro Usa, ha infatti riportato il rapporto di cambio EURUSD a quota 1,12, ed il rapporto USDYEN a quota 110, indubbiamente più sostenibili per le economie euro nipponiche. La ritrovata forza del dollaro Usa non ha, inoltre, come temuto da tanti, posto nuovamente sotto pressione le quotazioni delle commodities che, anzi, anche in quest’ottava, si apprezzano di un ulteriore 1,2 %, in termini reali. La pubblicazione delle minute della FED, che lasciano aperta la possibilità di nuovi rialzi dei tassi Usa, già dal prossimo giugno, ha inoltre pesantemente impattato sul sinora pessimistico mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, in quest’ultima settimana, rimbalzano infatti di ben 14 bps, e si riportano a quota 1,85 %. Indicazioni positive, seppur più modeste,  giungono, anche dal bund decennale della Germania, i cui rendimenti crescono di 5 bps, risalendo sino a quota 0,17 %. L’indubbio miglioramento dello scenario macroeconomico, tuttavia, non trova, come già accennato in premessa, piena espressione nell’andamento dei mercati azionari. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, chiude l’ultima ottava, con un striminzito + 0,28 % e rimane in leggero down-trend di breve. Non diversa la situazione sui listini azionari di Europa e Giappone, anch’essi ancora molto diffidenti e scettici sui segnali di miglioramento provenienti dall’economia mondiale.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 1.344

Large Traders : + 10.888

Small Traders : – 9.544                   

Si riconferma, pertanto, per la quarta consecutiva settimana, la configurazione ribassista del mercato dei derivati azionari Usa. Anche in quest’ultima ottava le movimentazioni dei diversi operatori sono state, infatti, esigue, e pari a soli 5.466 contratti. In particolare, gli Small Traders accentuano ulteriormente il loro pessimismo sull’evoluzione dei mercati azionari Usa, cedono, infatti, altri 4.524 contratti long e rafforzano ancor più la loro attuale, anomala e non abituale, posizione Net Short. Anche i Large Traders, pur restando in posizione Net Long, cedono 942 contratti long, e manifestano un latente e crescente scetticismo sul futuro del mercato dell’equity. Di fronte a cotanta sfiducia, i Commercial Traders sono costretti ad acquistare l’intero lotto dei 5.466 contratti long, e si tengono pronti ad invertire nuovamente la loro ormai esigua posizione di copertura, Net Short. Il mercato dei derivati azionari Usa, pertanto, continua a disegnare e prefigurare uno scenario meno favorevole e meno ottimistico di quello prospettato dallo scenario intermarket. Sorge, quindi, spontanea la domanda : “ Che cosa preoccupa gli investitori in strumenti derivati, che noi non percepiamo ancora sul mercato primario ? “. Beh, i rischi latenti sull’economia mondiale sono ancora tanti, a partire dalle imprevedibili conseguenze di un eventuale successo del referendum inglese sulla Brexit. E’ tuttavia impossibile, e forse anche inutile saperlo con precisione, importante invece è tener conto del persistente scetticismo espresso dal Cot Report sui derivati azionari Usa, ed assumere in prospettiva un atteggiamento prudente e cauto. L’evidenziata divergenza tra sentiment ed economia, per il momento, ha prodotto solo uno stallo sugli indici azionari, espresso dall’andamento sostanzialmente piatto degli ultimi 2 mesi del nostro benchmark azionario mondiale S&P 500. Auguriamoci, quindi, che rimanga e sia solo questo l’effetto di tale anomala e strana divaricazione.

Futuro che si prospetta, quindi, ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 7,3 %. Performance negativa, influenzata dalle peculiari difficoltà del listino italiano, che registra, a sua volta, una perdita, misurata dal Ftse All Share, pari al 16 %. Conseguita, comunque, una sovra-performance dell’ 8,7 %, in un contesto di mercato particolarmente avverso, che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Ritenendo, nel contesto generale, il listino italiano ancora particolarmente penalizzato, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sullo stesso per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 15 maggio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nelle ultime settimane, le tante incertezze che gravano sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale, hanno trovato pieno riflesso negli andamenti dei mercati finanziari internazionali, che esprimono, nel loro complesso, un quadro poco intellegibile e molto contraddittorio, che costringe la gran parte degli investitori a navigare praticamente a vista.

Nebulosità delle prospettive confermata, peraltro, anche dalle ultime risultanze dello scenario intermarket. In quest’ultima ottava, registriamo, infatti, un ulteriore rimbalzo, dello 0,8 %, delle quotazioni del dollaro Usa, che sembra voler definitivamente arrestare il down-trend degli ultimi mesi. Apprezzamento della valuta Usa che riporta il rapporto di cambio EURUSD ad un più accettabile 1,13, ed il rapporto USDYEN nei pressi di quota 109. La ritrovata vitalità del dollaro Usa non ha, tuttavia, posto nuovamente sotto pressione le quotazioni delle commodities che, invece, si apprezzano, in termini reali, di un ulteriore 2 %. Le buone notizie provenienti dal mercato delle commodities, sono però contraddette dalle indicazioni ulteriormente deflattive provenienti dal mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, infatti, in quest’ultima settimana, toccano il minimo degli ultimi anni, arretrando sino a quota 1,71 %. Indicazioni ancor più deflattive giungono, inoltre, dal bund decennale della Germania, i cui rendimenti arretrano nuovamente sino a quota 0,12 %. La contraddittorietà dello scenario trova, infine, piena espressione nell’evidente situazione di stallo dei mercati azionari. ll nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, infatti, da circa 2 mesi, galleggia intorno agli attuali valori. Coerentemente con la maggior debolezza del loro ciclo economico, peggiore, è invece, la situazione che si registra sui listini dell’Europa e del Giappone, che dall’inizio dell’anno segnano ancora pesanti perdite. Tra questi, quello italiano, affondato dai bancari, risulta essere il peggiore, con una perdita del 16,4 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 6.810

Large Traders : + 11.830

Small Traders : – 5.020                   

Coerentemente con la contraddittorietà dello scenario intermarket, sopra descritto, trova purtroppo ancora conferma la configurazione ribassista del mercato dei derivati azionari Usa in voga ormai da 3 settimane. In quest’ultima ottava, infatti, le movimentazioni dei diversi operatori sono state ancora esigue, pari a soli 5.447 contratti. Anche in quest’ultima settimana, l’aspetto degno di maggior nota, è costituito senz’altro dal comportamento degli Small Traders che, ormai da ben 15 settimane, esprimono sfiducia e timori sull’evoluzione dei mercati azionari Usa. In quest’ultima ottava il loro scetticismo risulta addirittura accresciuto, cedono infatti altri 1.682 contratti long e consolidano ulteriormente la loro non abituale posizione Net Short. Questa settimana, però, segnali d’incertezza arrivano anche dai Large Traders, che cedono 3.567 contratti long ridimensionando di conseguenza la loro, da poco ritrovata ed ancora instabile, posizione Net Long.  Di fronte alla sfiducia ed ai timori degli altri operatori, i Commercial Traders devono pertanto ritornare sui propri passi, ed interrompere il percorso di ritorno verso la loro abituale e solida posizione Net Short. Questa settimana acquistano, infatti, l’intero lotto dei 5,447 contratti long, e quasi dimezzano la consistenza della loro posizione di copertura, Net Short. Dico la verità, mi aspettavo un’evoluzione diversa e più positiva del mercato dei derivati azionari Usa, ed invece l’attuale configurazione, non proprio favorevole, sembra essere più solida e convinta delle mie aspettative. Lo scenario intermarket, tuttavia, seppur pieno di contraddizioni, mi appare meno preoccupante di quello che c’era negli scorsi mesi, durante i quali si sono registrati episodi di elevata volatilità con storni repentini e consistenti. Ritengo pertanto molto probabile, che anche in questa ottava, continui la latente debolezza dei mercati azionari Usa e mondiali, senza però assistere a nuovi episodi di storni convulsi e disordinati. In pratica il movimento in corso, potrebbe nuovamente riavvicinare il nostro benchmark azionario mondiale, ossia l’S&P 500, a quota 2.000 punti, che, a mio avviso, da ormai 18 mesi rappresenta simbolicamente il livello di equilibrio di tutti i mercati azionari.

Momento che si prospetta pertanto ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari all’ 8,18 %. Performance negativa, che sconta le particolari difficoltà vissute in questi mesi dal listino italiano, che registra una perdita, misurata dal nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, pari al 16,43 %. Conseguita, pertanto, una sovra-performance dell’ 8,25 %, in un contesto di mercato particolarmente avverso, che ci dà nuove conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dalle ricerche dei due noti professori Usa. Ritenendo, nel generale contesto, il listino italiano particolarmente penalizzato, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sullo stesso per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario dell’ 8 maggio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo mesi di accentuata volatilità, i mercati finanziari internazionali, da alcune settimane cercano con fatica di ritrovare un nuovo e più stabile equilibrio, in un contesto che rimane, tuttavia, molto difficile, a causa della debolezza, sempre più evidente, del ciclo economico mondiale.

Debolezza del ciclo confermata, peraltro, anche dalle ultime risultanze del quadro intermarket. In particolare, in quest’ultima ottava, registriamo, dopo un lungo periodo di debolezza, una ripresa delle quotazioni del dollaro Usa, che si apprezza dello 0,9 %. Apprezzamento che fa respirare la stagnante economia europea che ha bisogno di un rapporto di cambio EURUSD, oggi pari ad 1,14, non eccessivamente penalizzante. Ancora molto elevato, invece il rapporto USDYEN, pari a 107, che crea ulteriori difficoltà alla già stagnante economia nipponica. D’altra parte, però, l’apprezzamento della valuta Usa, ha posto nuovamente in evidenza le difficoltà ancora presenti nel mercato delle commodities che, in quest’ultima ottava, tornano a perdere, in termini reali, l’1,6 % del loro valore. Rammento che, negli ultimi 12 mesi, le commodities registrano una perdita pari al 20 % in termini reali. Storno davvero ingente che testimonia, meglio di tante altre considerazioni, della debolezza dell’attuale ciclo economico mondiale. Debolezza che trova, peraltro, ulteriore probante conferma negli andamenti del mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, anche in quest’ultima settimana, retrocedono infatti di altri 4 bps, ed arretrano sino a quota 1,79 %. Ancor peggiori i segnali provenienti dal bund decennale della Germania, i cui rendimenti arretrano, solo in quest’ultima ottava, di 12 bps, riportandosi nuovamente a quota 0,15 %. Il generale scenario deflattivo fa inevitabilmente sentire i suoi effetti anche sui mercati azionari. ll nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500 perde, infatti, lo 0,4 % ma, dall’inizio dell’anno, si dimostra ancora quello con la maggiore tenuta fra i listini occidentali. Ben diversa, invece, la situazione dei listini nipponici ed europei, che registrano tutti pesanti arretramenti, e fra questi, purtroppo, il peggiore risulta essere proprio quello italiano che dall’inizio dell’anno perde oltre il 16 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 12.257

Large Traders : + 15.595

Small Traders : – 3.338                   

Si riconferma pertanto, con qualche sorpresa, la nuova configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa affermatasi nella scorsa ottava. In quest’ultima settimana, infatti, le movimentazioni dei diversi operatori sono state esigue, pari a soli 4.849 contratti. In particolare, i Commercial Traders, continuano il percorso di ritorno verso la loro abituale posizione Net Short, anche questa settimana cedono infatti l’intero lotto dei 4,849 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro nuova posizione di copertura. I Large Traders, invece, acquistano altri 3.445 contratti long e consolidano anch’essi la loro nuova posizione Net Long. La sorpresa, invece, arriva ancora una volta dagli Small Traders, che pur acquistando 1.404 contratti long, non si convincono del tutto e non invertono ancora la loro insolita ed eccezionale posizione Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, che riconfermano la nuova ed insolita configurazione affermatasi nella scorsa ottava, ci inducono a ritenere che l’attuale lieve correzione dei mercati azionari Usa non si è ancora del tutto esaurita. Crediamo tuttavia che la stessa proseguirà in maniera e misura tenue ed ordinata e servirà ad eliminare dal mercato taluno degli eccessi prodottisi nel rimbalzo degli ultimi mesi. In pratica, dopo un periodo di vere e proprie montagne russe, il mercato azionario Usa cerca faticosamente di ritrovare un nuovo equilibrio ed una stabilità meno precaria di quella del recente passato. Per l’S&P 500 quota 2.000 punti si conferma essere ancora il baricentro dell’attuale andamento dei mercati azionari Usa. Speriamo che la stabilizzazione in corso sui mercati azionari americani, investa presto anche quelli europei, ed in particolare, il mercato italiano che risulta essere, al momento, quello maggiormente penalizzato.

Momento che si prospetta pertanto ancora incerto, ma in fase di stabilizzazione, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 10,7 %. Performance certamente negativa, che sconta le particolari difficoltà vissute in questi mesi dal listino italiano, che registra una perdita, misurata dal nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, pari al 16 %. Conseguita, comunque, una sovra-performance del 5,3 %, in un contesto di mercato particolarmente avverso, che ci dà nuove conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi dei due noti professori Usa. Ritenendo, come detto, il listino nazionale particolarmente penalizzato, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sullo stesso per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 1 maggio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, gli andamenti dei mercati finanziari internazionali, caratterizzati, di fatto, dall’inizio di una nuova currency war, ci confermano che i propositi di riportare l’economia globale su un sentiero di maggiore stabilità e crescita è tuttora solo un labile intento, molto difficile ed impervio da attuare, e dall’esito non affatto scontato.

Lo scenario intermarket ha, infatti, evidenziato, una nuova decisa svalutazione del dollaro Usa, che in una sola ottava, perde oltre il 2 % del suo valore. Deprezzamento che esprime il proposito dell’economia Usa di recuperare una quota della propria competitività, sacrificata negli ultimi anni, testimoniata, peraltro, dai deludenti dati del PIL del primo quarter del 2016, che segnano un incremento davvero modesto, pari allo 0,5 %. Il legittimo proposito dell’economia Usa si scontra tuttavia con le esigenze delle altre claudicanti economie del mondo. La prima a farne le spese è stata quella nipponica che in questi primi mesi del 2016 ha dovuto subire una rivalutazione della propria moneta dell’11 % nei confronti del dollaro Usa. Rivalutazione che ha letteralmente travolto il Nikkey che in quest’ultima settimana ha ceduto il 5 %, e che dall’inizio dell’anno segna un pesante -14,6 %. Analoga sorte, anche se con effetti più limitati, è toccata all’economia europea che subisce un’inattesa rivalutazione del rapporto di cambio EURUSD, ormai stabile intorno a quota 1,14. Certo non si poteva sperare che gli Usa continuassero a caricarsi da soli tutti i problemi di crescita che affliggono le altre economie del mondo, ma il caos valutario di questi ultimi giorni dimostra che non c’è affatto un intento comune ed una coordinata visione globale dell’economia mondiale. Probabilmente la svalutazione della valuta americana è ascrivibile all’intento di frenare il crollo delle quotazioni delle commodities che rischiava di mandare in bancarotta non solo molti paesi produttori, ma anche molte istituzioni finanziarie Usa ed occidentali. C’è da dire che, da questo punto di vista, l’intento è stato raggiunto poiché, in questi ultimi due mesi a fronte di una svalutazione del dollar index del 5,4 % registriamo una rivalutazione nominale delle commodities pari al 12,4 %. Rivalutazione delle commodities che costituisce solo un parziale recupero dei loro massacrati valori, e che non esprime certamente maggiori prospettive di crescita dell’economia mondiale. Ciò è testimoniato dagli andamenti che si registrano nel mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, infatti, in quest’ultima settimana, retrocedono nuovamente di 6 bps, e si riportano a quota 1,83 %. Segnali più incoraggianti, dovuti probabilmente all’ingente QE della BCE, provengono invece dal bund decennale della Germania, i cui rendimenti risalgono di altri 4 bps, e si riportano a quota 0,27 %. Il caos valutario di quest’ultima ottava, non poteva, infine, non avere effetti sui mercati azionari. ll nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è infatti arretrato dell’ 1,26 % ma, come già evidenziato, sono stati i listini nipponici ed europei a subire i passivi più marcati, penalizzati chiaramente dal calo delle quotazioni delle società più export-oriented.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 7.408

Large Traders : + 12.150

Small Traders : – 4.742                   

Dopo 3 mesi cambia, pertanto, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa. Visto gli accadimenti dello scenario intermarket, direi che c’era da aspettarselo. In quest’ultima ottava, le movimentazioni dei diversi operatori sono state, infatti, molto ingenti, pari a ben 21.942 contratti. In particolare, i Commercial Traders, che avevano salvato il mercato dal tracollo di inizio d’anno, cedono l’intero lotto dei 21,942 contratti long, invertono la loro posizione e si riportano nella loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, acquistano ben 13.102 contratti long e dopo 3 mesi invertono anch’essi la loro posizione, riportandosi nuovamente in posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi ben 8.840 contratti long, e pur non invertendo ancora la loro insolita posizione Net Short, mostrano certamente maggiore fiducia, e lasciano anch’essi presagire di voler ritornare alla loro abituale posizione Net Long. Le ingenti movimentazioni di quest’ultima settimana, che smentiscono l’ipotesi da noi adombrata la scorsa settimana, e che disegnano una configurazione ancor più insolita ed eccezionale della precedente, lasciano presagire un’altra ottava difficile per i mercati azionari Usa e mondiali. La configurazione attuale, certamente non proprio favorevole per mercati azionari, ci sembra tuttavia molto precaria ed instabile, e potrebbe avere una breve durata. Ipotizzo pertanto che l’eventuale correzione, peraltro già in corso, possa avere un’entità ed una limitata durata e non riproporre gli episodi, di elevata volatilità, già visti e vissuti negli ultimi 9 mesi. L’entità marcata del movimento settimanale ci induce infatti a pensare che il mercato, dopo mesi di altissima volatilità, abbia una gran voglia di ritornare finalmente ad una situazione più tranquilla e lineare. Manca però ancora un passaggio, ossia il ritorno degli Small traders nella loro abituale posizione Net Long. I movimenti di quest’ultima ottava ne avvicinano l’ipotesi, che necessita tuttavia di un ulteriore sforzo che spero giunga nelle prossime settimane.

Momento che si prospetta pertanto ancora molto incerto e difficile, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 9 %. Performance negativa, che sconta le particolari difficoltà vissute in questi mesi del listino italiano che , per ciò che concerne il nostro benchmark di riferimento, ossia il Ftse All Share, registra una perdita pari al 12,7 %. Dunque una sovra-performance del 3,7 %, che seppur inferiore alle nostre attese , ci dà ancora conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi dei due noti professori Usa. Ritenendo, come detto, la correzione in corso solo di breve durata, questa settimana riconfermo la mia esposizione long per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 24 aprile 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, caratterizzati da molti mesi di un’elevata instabilità, hanno faticosamente continuato a cercare dei nuovi valori di equilibrio, che consentano finalmente di addivenire ad una duratura stabilizzazione dei loro recenti erratici corsi.

Lo scenario intermarket ha evidenziato, in particolare, un’ulteriore ripresa delle quotazioni del dollaro Usa. Ripresa della valuta Usa che stabilizza il rapporto di cambio EURUSD intorno a quota 1,12, e che riporta il rapporto di cambio USDYEN ad un più accettabile, per l’economia nipponica, valore di 111,72 yen per un dollaro. Il processo di stabilizzazione si rivela invece molto più marcato e deciso nel settore delle commodities. Negli ultimi due mesi si registra, infatti, un loro deciso apprezzamento, pari al 10 % in termini reali. Ciò, tuttavia, riduce ma non cancella del tutto il vero e proprio tracollo a cui abbiamo assistito negli ultimi 12 mesi. Infatti, nonostante il recente ingente rimbalzo, le quotazioni delle commodities risultano ancora inferiori, in termini reali, del 20,5 % a quelle che si registravano soltanto un anno orsono. L’incertezza e la volatilità del settore è comunque ancor ben lungi dall’essersi esaurita, e ciò mantiene ancora un’ipoteca elevata sull’auspicato processo di stabilizzazione dei mercati finanziari internazionali. Una più cauta volontà stabilizzatrice si evidenzia anche nel settore obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, infatti, in quest’ultima settimana, risalgono di altri 13 bps, e si riportano a quota 1,89 %. Segnali di vita si intravvedono anche sui rendimenti del bund decennale della Germania, che risalgono dagli abissi riportandosi a quota 0,23 %. Il deciso miglioramento settimanale dello scenario intermarket non ha, comunque, irrazionalmente alimentato il bull trend dei mercati azionari, anch’essi evidentemente alla ricerca di sostenibili valori di equilibrio. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è infatti cresciuto solo di un modesto 0,5 % e per il momento non sembra in grado di attaccare i suoi massimi storici. Gli indici europei, rimasti molto indietro nei mesi scorsi, mostrano invece una maggiore vivacità, e cercano anch’essi più stabili e coerenti valori d’equilibrio.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 14.534

Large Traders : – 952

Small Traders : – 13.582                 

Si conferma, pertanto, seppur proprio di misura, la particolare configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 12 settimane. In quest’ultima ottava, le movimentazioni dei diversi operatori sono state ancora di esigua entità, pari cioè a soli 6.748 contratti, ma sorprendenti e di significativa importanza. Infatti, gli Small Traders, contrariamente alle loro abitudini, non assecondano affatto il recente bull market azionario, anzi ne diffidano alquanto, vendono cioè altri 6.748 contratti long e riportano la loro insolita posizione Net Short ai livelli più elevati degli ultimi anni. I Large Traders, invece, agendo secondo logiche trend following, acquistano altri 5.836 contratti long e sembrano, per la prima volta in quest’anno, voler invertire la loro ormai esigua posizione Net Short. I Commercial Traders, non si fidano molto e sembrano non voler lasciare nuovamente il mercato in balia degli eventi e della volatilità, acquistano infatti 912 contratti long, e consolidano a sorpresa la loro ancora salda posizione Net Long. Le sorprendenti movimentazioni di quest’ultima settimana, sembrano voler prefigurare una configurazione ancor più insolita dell’attuale, con solo gli Small traders in posizione Net Short. Essendo quest’ultimi considerati un indicatore contrarian si potrebbe desumere che il mercato azionario abbia davanti a sè floride prospettive. In realtà, invece, la configurazione che sembra prospettarsi, davvero rarissima, nelle precedenti occasioni in cui si è verificata, ha evidenziato periodi di sostanziale indecisione dei mercati azionari. Sulla base delle suddette considerazioni, mi aspetto un breve periodo di stabilizzazione dei mercati azionari Usa e mondiali, magari con qualche limitata correzione già da questa settimana, in attesa che si definiscano meglio e più chiaramente le prospettive dell’economia globale.

Momento che si prospetta quindi ancora molto incerto, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Anche in quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha pagato pegno alla rotazione settoriale in favore dei titoli bancari, registrando una perdita annua in crescita, oggi pari al – 9 %. Perdita, tuttavia, ancora inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 12,4 %. Una sovra-performance del 3,4 %, che seppur in diminuzione, ci dà ancora conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi dei due noti professori Usa. Ritenendo la borsa italiana ancora eccessivamente penalizzata, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sulla stessa per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 17 aprile 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, un po’ a sorpresa, ci hanno  regalato altre giornate di assoluto RISK ON, che hanno riportato, tra l’altro, gli indici azionari Usa, nuovamente nei pressi dei loro massimi storici, dopo mesi di grandi incertezze e di altissima volatilità.

Lo scenario intermarket ha evidenziato, in particolare, dopo settimane di marcati ribassi, una ripresa delle quotazioni del dollaro Usa. Ripresa della valuta americana che fa riprendere fiato al rapporto di cambio EURUSD ridisceso nuovamente intorno a quota 1,12. Deprezzamento dell’euro che, a sua volta, riporta un minino di fiducia sulle prospettive di ripresa dell’economia europea. La rinnovata vitalità del dollaro Usa si accompagna, peraltro, ad una ripresa sempre più convincente delle quotazioni delle commodities, che negli ultimi due mesi registrano un apprezzamento del 5,4 % in termini reali. Apprezzamento importante, perchè fa seguito ad un periodo di prolungato crollo delle stesse, che aveva ingenerato foschi presagi sull’intera economia mondiale, ed alimentato una volatilità esagerata sull’intero scenario finanziario internazionale. Lo scenario positivo trova, tuttavia, più caute conferme nel settore obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani, infatti, in una settimana di marcato risk-on, crescono di soli 4 bps, e si riportano a quota 1,76 %. Stesso limitato rimbalzo di 4 bps si registra sul bund decennale della Germania, che scongiura, per ora, l’inverosimile ipotesi di tassi negativi, riportandosi a quota 0,13 %. Molta maggior fiducia, invece, si registra e si desume dagli andamenti dei mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, è infatti nuovamente in prossimità dei suoi massimi storici, gli indici dei mercati emergenti sono anch’essi in buon recupero, e finanche i bistrattati  indici europei mostrano qualche timido segnale di recupero.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 13.622

Large Traders : – 6.788

Small Traders : – 6.834                   

Si conferma, pertanto, ancora, la particolare configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da ben 11 settimane. Anche in quest’ultima ottava, le movimentazioni dei diversi operatori, pari a 6.148 contratti, ne riducono, però, ulteriormente l’entità e la forza. In particolare, i potenti Commercial Traders, ormai da un mese, hanno iniziato progressivamente a distribuire l’ingente dotazione di contratti long, accumulata in precedenza. In quest’ultima settimana cedono, tuttavia, solo altri 6.148 contratti, e riducono solo di misura la loro ancora rassicurante posizione Net Long. I Large Traders, invece, notoriamente trend following, seppur con un certo ritardo sul timing d’inversione dei mercati, acquistano altri 4.510 contratti long e proseguono, ancora con qualche cautela, a ridurre l’entità della loro posizione Net Short. Ancor più cauti e titubanti si mostrano gli Small Traders, che acquistano solo 1.638 contratti long, risultando oggi gli operatori con la maggiore posizione Net Short. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, che indeboliscono solo di misura l’eccezionale configurazione rialzista di questi ultimi mesi, ci dicono che il toro in corso è ancora ben vivo e che venderà cara la pelle prima di abdicare. Ma cosa succederà poi ? Per il momento il cot report non ci offre indizi ed indicazioni precise, molto dipenderà dal se e dal come avverrà il passaggio di testimone tra i diversi operatori, e da quale configurazione succederà all’attuale. Posso, tuttavia, anticipare che se saranno i soli Large traders a sostituire i Commercial nella posizione Net Long, allora è molto probabile che assisteremo nuovamente a periodi di elevata volatilità ed incertezza. Se invece il mercato dei derivati azionari si rivelerà più equilibrato,recuperando anche la fiducia smarrita degli Small traders, allora è molto probabile che i mercati azionari possano finalmente riprendere un percorso più lineare e tranquillo e magari ritoccare nuovamente i massimi stabiliti all’inizio dello scorso anno. E’ superfluo aggiungere che a tal fine molto dipenderà anche dall’evoluzione del quadro macroeconomico globale.

Momento che si prospetta pertanto ancora molto incerto, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito . Dopo quest’ultima settimana, caratterizzata dall’ingente rimbalzo del bistrattato settore bancario, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 7,9 %. Perdita, comunque, inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 14,2 %. Una sovra-performance del 6,3 %, che seppur in riduzione, ci dà un’ulteriore conferma sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi dei due noti professori Usa. Non considerando, come detto, già esaurito l’attuale up-trend , questa settimana riconfermo la mia esposizione long su borsa italiana per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 10 aprile 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno registrato andamenti apparentemente interlocutori, quasi a voler prendere fiato dopo mesi di altissima volatilità. Gli stessi tuttavia mostrano ancora incertezze e contraddizioni che ci fanno temere che si tratti solo di una pausa temporanea, e non di una solida e definitiva stabilizzazione.

Lo scenario intermarket, infatti, evidenzia ancora molti aspetti non chiari e potenzialmente forieri di ulteriore incertezza e volatilità. In primo luogo, come già segnalato la scorsa settimana, da qualche mese assistiamo ad un evidente deprezzamento del dollaro Usa, inatteso dopo il primo rialzo dei tassi deciso dalla FED. Deprezzamento che ha riportato l’importante rapporto di cambio USDYEN a quota 1,08  rendendo il fenomeno del carry trade molto meno profittevole del passato. L’ingente apprezzamento della valuta nipponica, in presenza di una politica monetaria iper espansiva ad opera della BOJ, lascia, peraltro, fondatamente presagire che neanche le misure di Draghi riusciranno a favorire l’auspicato deprezzamento dell’euro, che è anch’esso risalito sino a quota 1,14. Se cosi fosse, è chiaro che l’agognata ripresa dell’economia europea non passerà attraverso la svalutazione della propria moneta, e ciò pone ulteriori interrogativi sulle prospettive economiche del Vecchio Continente, e di conseguenza, sulla stabilità futura sia dell’euro che dei mercati finanziari internazionali. La debolezza del dollaro Usa rischia, inoltre, di vanificare, in termini reali, l’ancora timida ripresa delle quotazioni nominali delle commodities, e di acuire ulteriormente i già gravi problemi in cui versano i Paesi produttori delle stesse. Deprezzamento del dollaro, probabilmente espressione di una più bassa crescita dell’economia Usa, confermata peraltro anche dagli accadimenti che si registrano sul mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani perdono, infatti, altri 7 bps, e retrocedono sino a quota 1,72 %. Ancor più preoccupanti, se visti nella prospettiva della crescita europea, appaiono i tassi che si registrano sul bund decennale della Germania, ormai pari ad un incredibile 0,09 %. Incertezze ed interrogativi che trovano espressione anche negli andamenti dei mercati azionari. Infatti, mentre gli indici azionari degli Usa e della Cina tengono, seppur a fatica, gli indici europei sotto-performano in maniera sempre più marcata ed evidente, testimoniando che è l’Europa, e non altri, l’epicentro attuale della crisi globale.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 19.770

Large Traders : – 11.298

Small Traders : – 8.472                   

Si conferma, pertanto, nuovamente, la particolare e non usuale configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da ben 10 settimane. Tuttavia, anche in quest’ultima ottava, le movimentazioni dei diversi operatori, pari a 11.286 contratti, ne riducono ancor più l’entità e la forza. I Commercial Traders, da alcune settimane hanno, infatti, iniziato a distribuire parte della loro ingente dotazione di contratti long, accumulata in precedenza. In quest’ultima settimana, in particolare, cedono ben 11.286 contratti, riducendo sostanzialmente l’entità della loro sinora rassicurante posizione Net Long. I Large Traders, invece, con grave ritardo sul timing d’inversione dei mercati azionari, sembrano voler recuperare il tempo perduto, acquistano, infatti, altri 8.433 contratti long e riducono ulteriormente l’entità della loro posizione Net Short. Gli Small Traders, invece, si mostrano più morigerati, acquistano infatti solo 2.853 contratti long e, seppur riducendola, mantengono ancora la loro eccezionale posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana che, pur preservandola, indeboliscono ulteriormente l’eccezionale configurazione rialzista degli ultimi mesi, ci pongono, in prospettiva pressanti interrogativi sul futuro dei mercati azionari. Ci vorranno forse ancora 1 o 2 settimane e capiremo se e come avverrà l’inversione, ossia il passaggio di testimone fra i diversi operatori. Nelle ultime occasioni, in agosto e gennaio, il passaggio è stato davvero molto incerto e problematico, per l’estrema sfiducia e paura che gravava sulle mani deboli del mercato azionario. Paura e sfiducia che non sembrano esser ancora svanite, anche se abbiamo ormai fatto il pieno di notizie negative circa l’andamento dell’economia globale. Per tale motivo mi aspetto una fase correttiva meno convulsa e meno marcata delle precedenti, dell’ordine del 3 – 4 % dagli attuali livelli. In caso contrario, vorrà dire che saremo costretti a misurarci con problematiche e situazioni economiche ancor più difficili di quelle attuali, già non proprio esaltanti.

Momento che si prospetta pertanto ancora molto denso di interrogativi, che cercherò, in ogni caso, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, ancora una volta negativa per borsa italiana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 7,5 %. Perdita, comunque, nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 17,5 %. Una sovra-performance del 10 %, che ci dà un’ulteriore conferma circa la bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Sperando in buone nuove da parte dell’economia europea, che permettano anche a borsa italiana di recuperare il notevole gap di performance maturato in questo inizio d’anno, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sulla stessa per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 3 aprile 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nelle settimane appena trascorse, i mercati finanziari internazionali, reduci da mesi di altissima volatilità, hanno mostrato l’intenzione di voler iniziare finalmente a stabilizzarsi, gli stessi, però, mostrano  andamenti ancora divergenti e contraddittori che, nell’odierna economia globalizzata, non suffragano l’ipotesi di un’ulteriore stabilizzazione e lasciano, anzi, presagire, un futuro con nuove incertezze e turbolenze.

In particolare, lo scenario intermarket, da qualche settimana mostra un evidente deprezzamento del dollaro Usa, inatteso dai più dopo il primo rialzo dei tassi deciso in dicembre dalla FED. Tuttavia, come mostra il grafico pubblicato da market antropology, anche in passato ad un primo rialzo dei tassi Usa è seguita una marcata svalutazione della valuta americana, che minaccia di proseguire anche nei prossimi mesi. Deprezzamento che ha riportato il rapporto di cambio EURUSD a ridosso di quota 1,14, e ciò non è certamente una bella notizia per la già claudicante economia europea. Inoltre negli scorsi mesi, la forza del dollaro Usa aveva contenuto, almeno in parte, in termini reali, il crollo delle quotazioni nominali delle commodities. Nell’ultima settimana invece abbiamo registrato un deprezzamento del dollaro dell’1,7 %, associato ad un concomitante deprezzamento delle quotazioni delle commodities. Se ciò dovesse ulteriormente verificarsi i problemi già grandi in cui versano molti Paesi produttori di commodities, diverrebbero addirittura esplosivi, con inevitabili conseguenze sulla stabilità dei mercati finanziari internazionali. Notizie non incoraggianti sul fronte della crescita economica provengono, peraltro, anche dal mercato obbligazionario. I tassi sui titoli decennali americani perdono, infatti, altri 12 bps, e tornano a quota 1,79 %, ma è la curva dei tassi europei che desta le maggiori preoccupazioni, basti pensare che il bund decennale della Germania registra oggi un incredibile rendimento dello 0,13 %. Sembra quindi che neanche le misure iper espansive decise della BCE riescano a ravvivare la stagnante economia europea. In realtà le stesse avrebbero dovuto essere adottate già negli anni scorsi, ed oggi ne scontiamo il colpevole ritardo. Il differenziale di crescita economica tra Europa e resto del Mondo è, peraltro, molto visibile anche negli andamenti dei mercati azionari. Basti pensare che, il benchmark azionario Usa e mondiale, l’S&P 500, registra dall’inizio dell’anno, un guadagno dell’ 1,4 %, mentre i listini europei sono tutti ampiamente negativi, e fra questi il listino italiano fa ancor peggio, registrando una perdita di oltre 16 punti percentuali.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 31.056

Large Traders : – 19.731

Small Traders : – 11.325                 

Si conferma, pertanto, ancora, la particolare e non usuale configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, in voga ormai da 2 mesi. In quest’ultima ottava, le movimentazioni dei diversi operatori pari a 16.242 contratti, ne attenuano però ulteriormente la forza e l’entità. I Commercial Traders, infatti, dopo aver sostenuto con forza il mercato nei difficili mesi passati, da alcune settimane hanno iniziato a distribuire parte della loro ingente dotazione di contratti long. In quest’ultima settimana cedono infatti altri 16.242 contratti, ma rimangono ancora saldamente in posizione Net Long. I Large Traders, invece dopo aver ignorato per settimane l’evidente inversione dei mercati azionari, sembrano essersi finalmente convinti, acquistano infatti altri 12.110 contratti long e riducono la loro posizione Net Short al di sotto delle ventimila unità. Gli Small Traders, invece, mostrano maggior scetticismo, acquistano infatti solo 4.132 contratti long e, seppur riducendola, mantengono ancora la loro anomala ed eccezionale posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana che indeboliscono la configurazione che ha sostenuto, in questi ultimi 2 mesi, il forte rimbalzo dei mercati azionari Usa, pongono nuovamente dubbi ed interrogativi sul futuro dei mercati azionari. Cosa succederà infatti allorchè i Commercial Traders torneranno alla loro abituale posizione di copertura Net Short ? Avranno le altre due categorie di operatori la fiducia necessaria per alimentare ulteriormente l’attuale up-trend dei mercati azionari Usa ? Da quanto si evince dall’attuale scenario intermarket, non proprio dissimile da quello degli ultimi nove mesi, ne dubito alquanto. Se non si registreranno, infatti, sostanziali miglioramenti nell’economia reale, soprattutto in Europa, che è l’area attualmente in più gravi ambasce, è molto probabile che assisteremo a nuovi episodi di turbolenza e volatilità sui mercati finanziari internazionali. Tuttavia è ancora prematuro dirlo, i mercati infatti sono ancora in controllo delle Mani Forti e ciò, almeno per il breve termine, ci tranquillizza e rassicura.

Momento che si prospetta pertanto ancora pieno di interrogativi, che cercherò, comunque, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, ancora negativa per borsa italiana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 4,38 %. Perdita, comunque, nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 16,23 %. Una sovra-performance dell’ 11,85 %, che ci dà nuova ed ulteriore conferma circa la bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Nella speranza che borsa italiana recuperi, almeno parzialmente, il notevole gap di performance maturato in questo inizio d’anno, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sulla stessa per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 27 marzo 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana finanziaria appena trascorsa, peraltro di ridotta durata per le festività pasquali, i mercati internazionali, dopo mesi di altissima volatilità, hanno finalmente mostrato l’intenzione di intraprendere un processo di graduale stabilizzazione, ed iniziato ad eliminare taluno dei molti eccessi prodottisi nelle precedenti convulse ottave.

In particolare, lo scenario intermarket ha evidenziato innanzitutto una rinnovata forza del dollaro Usa, che negli ultimi mesi si era invece particolarmente deprezzato. Deprezzamento che aveva, peraltro, riportato il rapporto di cambio EURUSD sino a quota 1,13, acuendo ulteriormente le già non idilliache condizioni dell’economia europea. D’altro canto, però, la perdita di valore registrata della valuta Usa ha favorito la ripresa delle quotazioni delle commodities, che negli ultimi mesi sono state la maggior fonte di preoccupazione economica, ed il driver principe dell’altissima volatilità presente sui mercati finanziari internazionali. La rivalutazione di quest’ultima ottava, pari all’1,1 %, consente pertanto di riequilibrare il rapporto di cambio con l’euro ridisceso fino a quota 1,11 e di stabilizzare il corso delle quotazioni delle principali commodities, nonchè dell’oro. Anche gli accadimenti registratisi sul mercato obbligazionario, confermano il tentativo di stabilizzazione in corso. I tassi sui titoli decennali americani, da qualche settimana, risultano infatti stabili intorno a quota 1,90 %, e l’intera curva dei rendimenti Usa si mantiene positivamente inclinata, confermando in tal modo una prospettiva di crescita economica seppur ancora a ritmi moderati. Peggiori invece le prospettive economiche che si evincono dalle Yield Curve dei Paesi europei, che registrano tassi addirittura negativi sulla gran parte delle loro scadenze, e con il decennale tedesco che segna un misero rendimento dello 0,18 %. Il decoupling in termine di crescita economica tra le due sponde dell’Atlantico, è peraltro molto visibile anche negli andamenti dei rispettivi mercati azionari. Infatti, mentre il benchmark azionario Usa e mondiale, l’S&P 500, registra dall’inizio dell’anno una perdita quasi impercettibile, pari allo 0,4 %, i maggiori listini europei, e tra questi purtroppo anche quello italiano, registrano quasi tutti decrementi a due cifre.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 47.298

Large Traders : – 31.841

Small Traders : – 15.457                 

Si riconferma, pertanto, la particolare e non proprio usuale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, in auge ormai da quasi 2 mesi. In quest’ultima settimana, tuttavia, le movimentazioni dei diversi operatori pari a 9.011 contratti, ne attenuano parzialmente la forza e l’entità. I Large Traders, infatti, dopo aver ignorato per settimane l’inversione del trend ribassista manifestatosi ad inizio d’anno, mostrano finalmente meno pessimismo ed acquistano l’intero lotto dei 9.011 contratti long. Riducono di conseguenza l’entità della loro posizione Net Short che rimane comunque ancora notevole ossia superiore alle trentamila unità. Gli Small Traders, invece, cedono altri 4.550 contratti long ed accrescono ancor di più la loro anomala e del tutto eccezionale posizione Net Short, confermando in tal modo tutte le loro paure sulle prospettive dei mercati azionari. I Commercial Traders, invece, pur cedendo 4.461 contratti long, mantengono ancora forte e pingue la loro posizione Net Long sui mercati azionari, e si godono i guadagni conseguiti nelle scorse settimane quando hanno acquistato a mani basse ed a prezzi di saldo i titoli venduti loro dagli altri impauriti operatori. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che indeboliscono parzialmente l’attuale configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, confermano tuttavia il sentiment negativo e scettico della maggioranza degli operatori, e m’inducono a ritenere che i mercati azionari, coerentemente con quanto accade sull’intero scenario intermarket, stiano faticosamente cercando di stabilizzarsi intorno a livelli e quotazioni coerenti con l’attuale quadro macroeconomico globale. La salutare pausa di riflessione della scorsa settimana m’induce altresì a ritenere che probabilmente non rivivremo a breve termine i momenti di altissima volatilità e tensione che hanno caratterizzato i mercati negli ultimi 8 mesi.

Momento, pertanto, che si prospetta per i mercati azionari più tranquillo e più lineare di quello registratosi nel recente passato, che cercherò, come al solito, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 4,5 %. Perdita, comunque, nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 14,7 %. Una sovra-performance del 10,2 %, che ci dà nuova ed ulteriore conferma circa la bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Nella speranza che borsa italiana recuperi il gap di performance maturato in questo inizio d’anno, questa settimana riconfermo la mia esposizione long sulla stessa per il 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buona Pasqua e buon trading.

LUKAS

Note del diario del 20 marzo 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo quest’ultima settimana, contrassegnata dalle nuove rassicuranti decisioni di politica monetaria assunte dalla FED, i mercati finanziari internazionali sembrano nutrire, dopo molti mesi d’incertezza, una maggiore serenità e fiducia. La nuova forward guidance della Banca centrale Usa appare infatti essere molto più coerente e più in linea con le reali, ed ancora incerte, prospettive dell’economia, sia degli Usa che globale.

Il proposito di addivenire a 4 rialzi dei tassi nel corso del 2016, enunciato nello scorso FOMC, appariva infatti essere molto severo e penalizzante, per un’economia che, a distanza di ben 8 anni dall’ultima crisi, viaggia a ritmi ancora molto moderati e lenti. Lo scenario intermarket degli ultimi anni, aldilà delle momentanee movimentazioni settimanali, illustra peraltro con molta chiarezza il persistente stato di crescita moderata ed incerta dell’economia mondiale. Bassa ed incerta crescita testimoniata innanzitutto dalla pluriennale debolezza delle quotazioni delle commodities. Negli ultimi 5 anni le materie prime hanno, infatti, perso il 52 % del loro valore in termini nominali, ed il 27 % in termini reali. La differenza tra i due valori, pari al 25 %, è ascrivibile alla concomitante rivalutazione del dollaro Usa, che a sua volta ha penalizzato oltre misura le esportazioni Usa, e rallentato ulteriormente il già modesto tasso di crescita dell’economia a stelle e strisce. Crescita moderata ed incerta testimoniata,  anche dagli accadimenti registratisi, nel corso di questi anni, nel mercato obbligazionario. Nonostante le ingenti immissioni di liquidità ad opera delle diverse Banche Centrali, i tassi sui titoli decennali, che esprimono fondamentalmente, e meglio di molti altri indicatori, le prospettive di crescita dell’economia, sono infatti rimasti costantemente inchiodati ai livelli più bassi registrati dal dopoguerra ad oggi. Basti pensare che il rendimento del bond Usa è oggi pari all’1,88 %, mentre quello sul bund tedesco è addirittura crollato sino allo 0,21 % attuale, testimoniando le gravissime ambasce in cui si dibatte da anni l’economia europea.    Solo i mercati azionari hanno avuto rendimenti molti positivi, e stante la bassa crescita dell’economia, molti parlano di bolla prossima a scoppiare. In realtà, come ho già evidenziato nei miei precedenti post, paradossalmente la bassa crescita economica, ha permesso, in questi anni, alle imprese di contenere e comprimere costantemente i loro costi di produzione, e di conseguenza di salvaguardare ed incrementare i loro utili, nonostante la persistente stagnazione dei propri ricavi. A mio avviso pertanto non siamo di fronte ad irrazionali valutazioni degli asset azionari, anzi se si considerano i flussi di cassa, e non gli utili netti, che tengono conto anche di ingenti costi figurativi e non finanziari come gli ammortamenti, la situazione economica-finanziaria delle aziende risulta ancor migliore di quanto già appare.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 51.759

Large Traders : – 40.852

Small Traders : – 10.907                 

Del tutto coerentemente, si riconferma, pertanto, l’eccezionale configurazione rialzista del mercato dei derivati azionari Usa, che sin dall’inizio di febbraio prefigurava una forte ripresa dei mercati azionari. In quest’ultima settimana le movimentazioni dei diversi operatori sono state pari a 6.476 contratti. In particolare, i Large Traders, confermano, ormai evidentemente a torto, tutto il loro immotivato pessimismo, vendono infatti l’intero lotto dei 6.476 contratti long e rafforzano ulteriormente la loro attuale posizione Net short, ormai superiore alle quarantamila unità. Gli Small Traders, invece, seppur ancora molto timidamente, acquistano 667 contratti long, e riducono solo di misura la loro ancora pingue ed insolita posizione Net Short, confermando, di fatto, tutto il loro scetticismo sulle prospettive dei mercati azionari. I Commercial Traders, invece, incrementano ancora la loro già decisa e forte posizione Net Long, acquistano infatti altri 5.809 contratti long, e portano la propria posizione netta a + 51.759 contratti. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che ribadiscono l’immotivato ed ingiustificato pessimismo della maggioranza degli operatori, da interpretare invece in senso prettamente contrarian, ci inducono a ritenere che l’attuale luna di miele per i mercati azionari possa ancora proseguire, con il rischio di portare addirittura a degli eccessi in senso rialzista, che in futuro potrebbero  indurre nuova volatilità e nuovi shock per esseri riassorbiti. Per i traders sarebbe invece auspicabile, un trend più moderato e lineare, ed a questi livelli di quotazioni, anche qualche pausa di riflessione.

Momento, pertanto, particolarmente favorevole per il mercato azionario, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al – 2,79 %. Perdita nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 12,76 %. Una sovra-performance del 9,97 %, che ci dà ulteriori conferme sulla bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Ritenendo borsa italiana eccessivamente penalizzata in questo inizio d’anno, questa settimana riporto la mia esposizione long sulla stessa dall’ 80 al 100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 13 marzo 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo quest’ultima settimana, ancora molto convulsa e volatile, contrassegnata dalle sorprendenti, e per molti aspetti inattese, decisioni di politica monetaria ad opera della BCE, i mercati finanziari internazionali sembrano maggiormente rassicurati, poichè si spera che, anche grazie a quest’ultimi interventi, possa migliorare la situazione dell’economia europea, e di conseguenza, visto il suo peso, dell’intera economia globale.

Il grande puzzle degli ultimi 9 mesi è stato il crollo del prezzo delle materie prime, e del petrolio in particolare, e come esso abbia influenzato non solo il mercato del credito, ma anche il sentiment finanziario del settore e del mercato azionario. Oggi, invece, lo scenario intermarket appare sicuramente più tranquillizzante. In concomitanza con la ripresa delle quotazioni del crude oil registriamo, infatti, un indebolimento del dollaro Usa, inatteso dai più dopo il primo rialzo dei tassi operato dalla FED in dicembre. Salutare indebolimento, poiché molto caro è stato il prezzo pagato dall’economia americana al rafforzamento della propria valuta, che è equivalso, in pratica, ad una stretta monetaria ben più grave di quella sinora operata dalla FED. Storno del dollaro che, favorito dall’auspicata ripresa del Vecchio Continente e dei Paesi emergenti, potrà credo proseguire, consentendo in tal modo alla FED di continuare, con maggiore tranquillità, nel processo di stabilizzazione della propria politica monetaria, ormai non più procastinabile. Anche il mercato dei bond, in cui si è maggiormente espresso il sentiment negativo degli ultimi mesi, invia da qualche settimana segnali incoraggianti. Il decennale Usa, infatti, è di nuovo molto prossimo alla soglia del 2 %, mentre il bund tedesco da anch’esso segnali di ripresa riportando il proprio rendimento allo 0,27 %. Inoltre in concomitanza con il miglioramento delle prospettive di crescita economica, si riduce e di molto lo spread con il settore degli High Yield bonds. I mercati azionari, infine, salutano anch’essi con favore le misure di politica monetaria ultra espansive annunciate da Draghi, nella speranza che le stesse contribuiscano finalmente a sanare il decoupling, in termini di crescita economica, esistente ormai da anni tra il Vecchio continente ed il resto del Mondo. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, si riporta abbondantemente sopra quota 2000 punti, scongiurando, almeno per il momento, tutte le ipotesi catastrofiche circolate negli scorsi mesi.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 45.950

Large Traders : – 34.376

Small Traders : – 11.574                 

Del tutto coerentemente con il sopradescritto miglioramento dello scenario intermarket, si conferma la particolare configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che già da 6 settimane orsono ci rassicurava sulla tenuta dei mercati azionari. In quest’ultima settimana le movimentazioni dei diversi operatori, sono state davvero esigue, pari a soli 1.849 contratti. In particolare, i Large Traders, confermano, a torto credo, tutto il loro scetticismo, vendono infatti altri 561 contratti long e ribadiscono ancora una volta lo loro convinta posizione Net short. Gli Small Traders, invece, pur acquistando 1.849 contratti long, riducono solo di misura la loro attuale ed insolita posizione Net Short, confermando sostanzialmente tutte le loro paure sulle prospettive dei mercati azionari. I Commercial Traders, invece, grazie alle loro migliori conoscenze sul reale stato dell’economia mondiale, pur cedendo 1.288 contratti long, confermano convintamente la loro ancora pingue e decisa posizione Net Long e la loro forte presa sul mercato azionario. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, che disegnano un mercato dei derivati azionari quasi immobile, confermano che nella maggioranza degli operatori permane una diffusa sfiducia ed un sentiment estremamente negativo. Situazione apparentemente negativa, da interpretare invece in senso assolutamente contrarian, anzi oserei definirla una situazione ottimale per le prospettive future dei mercati azionari, poichè nel passato analoghe configurazioni del Cot Report hanno sempre preannunciato periodi di forte ripresa delle quotazioni azionarie, e mai prefigurato  l’avvio di un bear market come invece ci è toccato leggere negli ultimi mesi..

Momento, pertanto, meno incerto di quello del recente passato, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sullo sfruttamento e sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,6 %. Perdita nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 11,4 %. Una sovra-performance del 5,8 %, che ci dà un’ ulteriore conferma circa la bontà delle indicazioni operative derivanti dagli studi e dalle ricerche dei due noti professori Usa. Dopo i recenti forti rimbalzi dei mercati azionari questa settimana riconfermo la mia esposizione long sull’equity italiano, ma riduco prudenzialmente la stessa dal 100 all’80 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 6 marzo 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche per un inguaribile ottimista come me, era davvero difficile immaginare che, appena poche settimane dopo la tempesta abbattutasi sui mercati finanziari internazionali, sarei stato oggi qui a commentare una situazione del tutto diversa ed opposta, ossia un mercato caratterizzato da un forte e marcato RISK ON. Tuttavia, così come accaduto nei frangenti negativi degli scorsi mesi, anche in questa diversa circostanza cercherò di esprimere le mie personali considerazioni mantenendo un atteggiamento asettico e non emotivo, e a non indulgere in particolari euforie, che sarebbero parimenti infondate ed illogiche.

Nelle scorse settimane avevo, in particolare, a più riprese, evidenziato che, a mio avviso, le turbolenze in atto sui mercati finanziari erano ascrivibili ad un sentiment particolarmente negativo, e non ad un mutamento strutturale delle condizioni macroeconomiche di fondo, che caratterizzano ormai da anni la moderna economia globalizzata. Avevo, in particolare, evidenziato che il crollo delle quotazioni delle commodities e del petrolio in particolare, pur costituendo un grosso problema per i Paesi che le producono, e di conseguenza per l’entità della domanda globale, dall’altro permetteva alle imprese dei Paesi acquirenti di comprimere ulteriormente i propri costi di produzione e di salvaguardare di conseguenza i propri utili. Tale mia considerazione, trova evidente conferma nel grafico, che illustra l’andamento delle quotazioni dei diversi settori che compongono il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, che da anni ormai, esprime e rappresenta molto fedelmente la situazione dell’economia non solo degli Usa, ma del mondo intero.

Infatti, la debolezza delle quotazioni azionarie, già iniziata nell’anno 2015, è interamente ascrivibile alla difficile situazione delle imprese appartenenti al settore dell’Energy , ed al settore delle Basic Material. Per quest’ultime infatti, il crollo delle quotazioni dei beni oggetto del loro commercio ha notevolmente ridotto l’entità dei loro ricavi, e di conseguenza dei loro utili, e ciò ha immediatamente trovato riflesso nelle loro quotazioni. In particolare le società del settore Energy, nell’anno 2015 hanno registrato un declino del 21,1 % , mentre quelle delle Basic Material hanno subito una perdita dell’8,4 %. Anche le Utilities hanno subito, seppur in minor misura, delle conseguenze, perdendo il 4,8 %. Gli altri settori, invece, hanno beneficiato del calo del prezzo delle commodities, sostenendo minori costi e producendo di conseguenza maggiori utili, e ciò ha trovato parimenti riflesso nelle loro quotazioni, cresciute in taluni casi, anche in maniera marcata. Peraltro anche gli accadimenti di queste ultime tre settimane, confermano la nostra tesi. La recente forte ripresa delle quotazioni azionarie è infatti quasi interamente ascrivibile alla ripresa delle quotazioni delle società che operano nel settore delle commodities e del petrolio in particolare, che a loro volta beneficiano della ripresa delle quotazioni delle commodities che formano oggetto dei loro commerci.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 47.238

Large Traders : – 33.815

Small Traders : – 13.423                 

Nonostante i forti rimbalzi delle ultime settimane, non scema il pessimismo, ed anche in quest’ultima ottava, si riconferma la recente configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima settimana le movimentazioni sono state infatti esigue, pari a soli 7.296 contratti. In particolare, i Large Traders, mantengono sostanzialmente tutto il loro scetticismo, acquistano infatti solo 5.561 contratti long e riducono solo di misura la loro sempre convinta posizione Net short. Non bisogna quindi meravigliarsi che i fondi azionari quasi mai riescono a battere il loro benchmark di riferimento. Anche gli Small Traders, confermano stranamente tutte i loro timori, acquistano infatti solo 1.735 contratti long, riducendo solo di misura la loro attuale ed insolita posizione Net Short. I Commercial Traders, invece, pur cedendo 7.296 contratti long, confermano la loro attuale posizione Net Long e la loro forte presa sul mercato azionario. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che alleviano solo leggermente il sentiment particolarmente negativo presente ormai da tempo sui mercati, confermano che ancora in tanti hanno una visione prospettica dei mercati molto più pessimistica del dovuto, ascrivibile probabilmente alle incertezze ed alla volatilità davvero esagerata degli ultimi 6 mesi. Sentiment negativo, da interpretare, a mio avviso, in questo frangente, in senso contrarian, poiché, come già ricordato la scorsa settimana, l’attuale configurazione del Cot Report non ha mai preannunciato l’avvio di un bear market.

Momento, pertanto, ancora incerto, caratterizzato dal contrasto tra sentiment ed economia, che cercherò, comunque, di tradare con il mio ormai noto ed originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, non particolarmente brillante per il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, lo stesso registra una perdita annua pari al 5,57 %. Perdita, comunque, nettamente inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, che nonostante i recenti recuperi, è ancora pari al – 14,24 %. Una sovra-performance dell’ 8,67 %, che ci tornerà utile nel corso del prosieguo dell’anno, e che ci dà ulteriore conferma circa la bontà dell’approccio utilizzato. Coerentemente con la mia view generale, confermo, anche per questa settimana, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 28 febbraio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, nonostante la presenza di un sentiment ancora particolarmente negativo, hanno evidenziato la volontà di ricercare, dopo settimane di altissima volatilità, una stabilizzazione dei loro corsi. L’incertezza rimane comunque ancora molto elevata, ma gli incoraggianti segnali di quest’ultima ottava, assieme ad altre considerazioni, m’inducono a ritenere che anche quest’ultima crisi non sfocerà, come invece, molti credono, in una riedizione del crack già vissuto nel 2008.

Infatti, anche se ci si sforza in tutti i modi di ricercare delle somiglianze soprattutto grafiche con l’inizio dell’ultima devastante crisi, rilevo che le condizioni economiche di fondo sono ben diverse rispetto a quelle allora presenti. Molti, in particolare, prevedono un nuovo tracollo delle quotazioni dei mercati azionari. Ma perché ciò dovrebbe accadere ?. Sappiamo, infatti, che le quotazioni di ogni titolo azionario sono indissolubilmente legate agli utili di ogni singola società. Quindi un eventuale crollo delle quotazioni implica necessariamente un crollo dei loro utili. Ma nell’attuale situazione macroeconomica un crollo degli utili non potrà esserci. Gli utili aziendali infatti sono dati dalla differenza tra ricavi e costi. Orbene se è vero che i ricavi non lievitano stante l’attuale basso tasso di crescita dell’economia, i costi delle imprese, per contro, godono invece da anni di condizioni particolarmente favorevoli. I tre principali fattori della produzione, materie prime capitale e lavoro, registrano infatti i più bassi prezzi dell’ultimo mezzo secolo. Pertanto i mancati ricavi derivanti dalla stagnazione della domanda globale, sono più che compensati, a livello di bilancio di ogni singola azienda, dai risparmi che si conseguono nell’acquisto dei fattori produttivi. In realtà tutti i precedenti crolli delle quotazioni azionarie sono avvenuti in condizioni macroeconomiche diametralmente opposte a quelle attuali. Il deragliamento dei mercati avviene infatti ogni qualvolta si registra una lievitazione del costo dei principali fattori produttivi. Ma oggi con il petrolio a 30 dollari al barile, con il costo di finanziamento del capitale ai suoi minimi storici, con un costo del lavoro compresso per l’elevato livello di disoccupazione, i bilanci delle imprese sono ben solidi e non temono affatto un crollo dei loro utili. L’elevata volatilità degli ultimi sei mesi, quindi, non è, a mio avviso, ascrivibile, ad un deterioramento delle condizioni macroeconomiche, che rimangono invece ancora particolarmente favorevoli, bensì ad un sentiment molto negativo alimentato soprattutto dalla manifesta incapacità politica di governare a livello globale questo difficile periodo di trapasso dell’economia globale, che ci condurrà inevitabilmente ad un nuovo equilibrio e ad un diverso assetto del potere a livello mondiale. Il contrasto tra economia e sentiment, testè descritto, è peraltro plasticamente visibile sul grafico weekly del nostro benchmark azionario mondiale, L’S&P 500, che dopo una lunga corsa al rialzo, da ormai quasi due anni lateralizza in un range di 260 punti, ricompreso tra 1870 e 2130 punti ed avente come baricentro quota 2000 punti. Lateralizzazione, che probabilmente durerà ancora per mesi, e che renderà arduo il compito della maggioranza dei gestori e dei traders.

Ciò doverosamente premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 54.534

Large Traders : – 39.376

Small Traders : – 15.158                 

Pertanto, anche in quest’ultima ottava, si riconferma, ed anzi si rafforza, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, che testimonia del sentiment particolarmente negativo oggi presente sui mercati. In quest’ultima settimana le movimentazioni sono state infatti ancora ingenti e pari a ben 18.210 contratti. In particolare, i Large Traders, che agiscono secondo strategie trend following, confermano coerentemente la loro view negativa, cedono ulteriori 8.750 contratti long e consolidano la loro già pingue posizione Net short. Ma le paure maggiori le esprimono gli Small Traders, che cedono altri 9.460 contratti long, portando la loro anomala posizione Net Short ai livelli più elevati degli ultimi 6 anni. Per contro, i Commercial Traders, fanno nuovamente incetta dell’intero lotto di 18.210 contratti long, e portano la loro attuale posizione Net Long sui livelli più elevati degli ultimi anni. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che confermano e rafforzano il sentiment particolarmente negativo già presente sui mercati, interpretate correttamente in senso contrarian, suffragano ulteriormente la nostra view non catastrofista. Rammento infatti che, cosi come già evidenziato a livello macroeconomico, i bear market dei mercati azionari sono preannunciati da una configurazione diametralmente opposta a quella attuale, nella quale, gli Small Traders hanno da soli una marcata posizione Net Long ed esprimono una esuberanza del tutto immotivata ed irrazionale.

Momento, quindi, ancora molto incerto e di difficile lettura, che cercherò, comunque, di tradare con il mio ormai noto ed originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari al 5,85 %. Perdita di gran lunga inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 17,8 %. Una sovra-performance dell’ 11,95 %, che ci dà ulteriore conferma della bontà dell’approccio utilizzato, nonché dell’importanza delle ricerche, anche ai fini operativi, dei due noti professori Usa. Coerentemente con la mia view generale, non catastrofistica, confermo, per il 100 % del mio portafoglio, la mia esposizione long sull’equity italiano, che ritengo peraltro particolarmente penalizzato dallo storno subito negli ultimi due mesi.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 21 febbraio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nell’ottava appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, hanno confermato che l’elevata volatilità delle ultime settimane, è ascrivibile, non a nuove e specifiche cattive notizie sul fronte macroeconomico, bensì ad un sentiment particolarmente negativo circa le prospettive future dell’economia globale, a mio avviso non proprio giustificato. Ciò conferma, quello che soleva dire un vecchio e saggio operatore di mercato, ossia che “ i mercati orso sono sempre stati alimentati da un elevato stato d’incertezza “.

In realtà nell’ultima settimana le notizie riguardanti il quadro macroeconomico complessivo sono state molto più positive delle aspettative. Segnalo in particolare i dati relativi al tasso d’inflazione Usa, che scongiurano a breve ogni ipotesi di recrudescenza deflazionistica. Il CPI di gennaio infatti è risultato pari al + 1,3 %, in netta crescita rispetto allo + 0,7 % di dicembre. Il PPI risulta anch’esso in rapida risalita segnando un – 0,3 % a fronte del – 1 % del mese scorso. Dati che tengono, peraltro, conto del tracollo del settore oil, al netto del quale il tasso di inflazione Usa risulterebbe già molto prossimo al target del 2 % fissato dalla FED. A posteriori sembra pertanto trovare giustificazione il primo aumento dei tassi deciso dalla FED in dicembre. Inoltre in molti, nelle ultime settimane, avevano paventato l’ipotesi di un’imminente caduta in recessione dell’economia Usa. Tale prospettiva è, però, stata seccamente smentita dalle ultime rilevazioni macroeconomiche che stimano tale probabilità in un esiguo 6,7 %.Ciononostante, sui mercati continua da mesi l’incertezza e la volatilità, che in alcune giornate si trasforma addirittura in paura e panico. Testimone particolarmente privilegiato dell’imperante sentiment negativo è il mercato obbligazionario. Basti pensare che, negli ultimi 2 mesi, la fuga dal rischio ha compresso i rendimenti sia del bond che del bund di circa 50 bps. Oggi il decennale Usa offre un rendimento dell’ 1,76 %, mentre quello teutonico addirittura dello 0,2 %. A questi livelli, il rischio di bolla, soprattutto sul bund, mi appare davvero molto elevato. Se poi si confrontano tali rendimenti, che depurati del tasso d’inflazione core sono già a livelli ampiamente negativi, con il dividend yield della gran parte dei titoli azionari, la fuga dal rischio tuttora in corso, appare davvero priva di ragioni e di logica. Confidiamo, comunque, che nelle prossime settimane, la forza dei fatti e dei numeri sopra evidenziati possa progressivamente tranquillizzare i mercati, e mutare l’attuale pessimo sentiment della maggioranza degli operatori.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 36.324

Large Traders : – 30.626

Small Traders : – 5.698                   

Nel ribadire la configurazione affermatasi nelle scorse tempestose settimane, anche il mercato dei derivati azionari Usa conferma il perdurare di un sentiment estremamente negativo. In quest’ultima ottava le movimentazioni sono state infatti esigue pari a soli 5.359 contratti. In particolare, contrariamente alle mie aspettative, gli Small Traders confermano tutte le loro paure e ribadiscono tutto il loro scetticismo circa l’evoluzione futura dei mercati azionari Usa, cedono infatti altri 5.359 contratti long e consolidano ulteriormente la loro del tutto anomala ed insolita posizione Net short. I Large Traders, pur acquistando una parte del lotto, ossia 1.644 contratti long, confermano anch’essi tutti i loro timori e restano ancora saldamente in posizione Net Short. I Commercial Traders, sono quindi costretti a difendere con ancora maggior forza le proprie posizioni aperte sul mercato primario, e ad acquistare altri 3.715 contratti long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che non ci piacciono affatto, ci segnalano infatti che il sentiment degli operatori rimane ancora estremamente negativo, nonostante il tentativo di rimbalzo registrato nella scorsa ottava. Confidiamo, comunque, nella forte presa delle “ Mani Forti “ sul mercato, in attesa che si diradino progressivamente i timori e le incertezze che oggi attanagliano, credo a torto, la maggioranza degli operatori.

Momento che si prospetta, pertanto, ancora molto incerto e difficile, che cercherò, comunque, di tradare con il mio ormai noto ed originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo quest’altra sempre convulsa settimana, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita annua pari all’ 8,69 %. Perdita comunque di gran lunga inferiore a quella registrata dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 20,38 %. Una sovra-performance dell’ 11,69 %, che ci tornerà molto utile nel corso del prosieguo dell’anno, allorchè i mercati invertiranno il loro attuale down-trend. In coerenza con la mia ottimistica view generale, confermo, nel frattempo, per il 100 % del mio portafoglio la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 14 febbraio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, come accade ormai dall’inizio dell’anno, anche nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, hanno palesato un grande nervosismo ed una volatilità davvero esagerata, che, a detta di tanti, sarebbe espressione dell’avvitamento ulteriore, e forse finale, della terribile spirale deflazionistica che attanaglia da quasi un decennio l’economia mondiale.

Come già espresso nel mio precedente post, personalmente non sono d’accordo con tale interpretazione e lettura. Cercherò pertanto di spiegarne i motivi, anche al fine di alimentare il costruttivo confronto già in essere tra i lettori del nostro blog  ( http://intermarketandmore.finanza.com/ ) . Innanzitutto evidenzio, che in concomitanza con il subbuglio intervenuto sui mercati azionari, lo scenario intermarket ha registrato, a sorpresa, dopo l’aumento dei tassi deciso dalla FED, una marcata correzione delle quotazioni del dollar index, stornato dall’inizio dell’anno di circa il 4 %. Orbene, come giustificare la svalutazione del perno monetario dell’economia mondiale con l’ipotizzato avvitamento dello scenario deflattivo ? Se l’ipotesi fosse fondata, avremmo infatti dovuto assistere, ad un’ulteriore apprezzamento della valuta Usa, come peraltro coerentemente accaduto negli ultimi anni. Inoltre, faccio rilevare che dopo circa 5 anni di ininterrotto down trend, nell’ultimo mese l’oro ha registrato una vera e propria fiammata rialzista, apprezzandosi del 15 %. Come giustificare tale ingente ed inattesa rivalutazione con l’ipotizzata recrudescenza dello scenario deflattivo ? Solo effetto della paura, ed oro usato come bene rifugio ? Ed ancora, come ben sapete, la FED, dopo ben nove anni, nello scorso dicembre ha deciso un primo timido aumento dei tassi Usa. Ebbene, risulterebbe davvero folle che la più importante ed influente Banca Centrale del mondo, come già accaduto nel 1929, inasprisca la sua politica monetaria in concomitanza dell’aggravarsi dello scenario deflattivo contro il quale combatte ormai da quasi un decennio. Le considerazioni suddette, assieme ad altre che tralascio per brevità d’esposizione, in realtà, m’inducono, forse del tutto controcorrente, a prefigurare un’ipotesi del tutto opposta a quella che oggi gode dei maggiori favori. A mio avviso, infatti, è molto più probabile che siamo di fronte all’epilogo e non all’avvitamento ulteriore dello scenario deflattivo. Per tale motivo non credo affatto ai catastrofici storni dei mercati azionari ipotizzati nelle ultime settimane. Storni che peraltro mi risultano del tutto immotivati ed irragionevoli confrontando il dividend yield dell’S&P 500, oggi pari al 2,33 %, con i rendimenti, di gran lunga inferiori, che si registrano su gran parte della curva dei treasury Usa.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 32.609

Large Traders : – 32.270

Small Traders : – 339                      

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa affermatasi la scorsa settimana. In quest’ultima ottava le movimentazioni sono state, comunque, pari a 14.928 contratti. In particolare, dopo la sostanziale tenuta degli indici Usa, i Large Traders, riducono i loro timori ed acquistano 10.104 contratti long, riducendo di conseguenza l’entità della loro attuale posizione Net short. Analogamente, gli impauriti Small Traders acquistano anch’essi 4.824 contratti long, e pur restando ancora nell’insolita ed eccezionale posizione Net Short, sembrano nutrire maggiore fiducia delle precedenti ottave. I Commercial Traders, infine, dopo esser massicciamente intervenuti a sostegno delle proprie posizioni aperte sul mercato primario, iniziano a distribuire una parte della loro ingente dotazione long, cedono infatti 14.928 contratti ma rimangono ancora molto vigili ed attenti sulle sorte dei propri investimenti azionari. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, sembrano voler essere un primo passo verso un periodo meno volatile del recente passato, anche se il ritorno alla normalità appare ancora molto lungo e complesso. In ogni caso, la presa delle “ Mani Forti “ sul mercato, ci appare, come in passato, molto solida e decisa, e ciò avvalora la nostra tesi che l’attuale sia una normale correzione e non l’inizio di un bear market di ingente proporzioni, come da tanti ipotizzato in questo convulso inizio del 2016.

Momento, pertanto ancora incerto e difficile, che cercherò, come sempre, di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo quest’altra convulsa settimana, soprattutto sui bistrattati listini europei, il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita pari al 13,78 %. Perdita consistente, ascrivibile ad un ipotizzato rimbalzo che sinora non c’è stato. Perdita comunque nettamente inferiore a quella registrata, dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 22,53 %. Una sovra- performance dell’ 8,75 %, che credo ci tornerà molto utile nel corso dell’anno. Coerentemente con la mia view generale, confermo per il 100 % del mio portafoglio la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 7 febbraio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, come temevamo, hanno palesato ancora un’elevata volatilità, che alimenta e suffraga le infauste previsioni di molti circa le prospettive future degli stessi e dell’economia mondiale.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato a sorpresa una marcata correzione delle quotazioni del dollar index, stornato del 2,6 %, ed il rapporto EURUSD è improvvisamente schizzato sino a quota 1,12. Uno sviluppo davvero imprevisto, visto che dopo il primo aumento dei tassi deciso dalla FED molti si attendevano un rapporto di parità tra le due monete. La svalutazione della valuta Usa ha inoltre acuito e reso più evidente l’ormai cronica debolezza delle quotazioni delle commodities, stornate nell’ultima ottava del 4,7 % in termini reali. Ed è proprio lo storno di quest’ultime, pari a circa il 25 % negli ultimi 9 mesi, ad alimentare le ipotesi di una riedizione imminente di quanto già visto nel 2008. Personalmente, non condivido tale ipotesi. Rammento infatti  che all’epoca i rendimenti sui bond decennali Usa viaggiavano intorno al 5 %, e la conseguente fuga dal rischio li fece crollare sino a quasi il 2 %. Oggi, invece, dopo anni di quantitative easing,  i rendimenti dei bond sono già all’1,86 %, pertanto una nuova fuga dal rischio azionario dovrebbe portare i rendimenti del decennale Usa addirittura sotto zero. Ma è credibile tutto ciò ? A mio avviso, assolutamente no. A differenza del 2008, non vi sono, pertanto, oggi via di fuga dal rischio azionario, a meno che non si voglia ipotizzare l’arrivo dell’apocalisse. In realtà la correzione cui stiamo assistendo sui mercati azionari, altro non è che la reazione dei mercati al primo aumento dei tassi deciso dalla FED nello scorso dicembre, molto simile a quella registrata in precedenti analoghe occasioni.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 47.537

Large Traders : – 42.374

Small Traders : – 5.163                   

Dopo l’ultima convulsa settimana, direi che c’era da aspettarselo. Muta, infatti, consistentemente la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava le movimentazioni sono state, infatti, davvero ingenti, pari a ben 38.865 contratti. In particolare, sia i Large Traders, che cedono ben 27.608 contratti long, che gli Small traders che cedono, a loro volta, 11.077 contratti long, e che passano nuovamente nell’insolita posizione Net short, dopo molte settimane d’incertezza, si arrendono all’evidenza liberandosi di gran parte della loro residua dotazione long. I Commercial Traders, invece, come sempre accade in queste occasioni, fanno incetta di tutti i titoli svenduti loro dagli altri impauriti operatori, ed assumono una marcata e pingue posizione Net Long. Le ingenti movimentazioni di quest’ultima settimana, sembrano davvero esprimere il sell-off finale di questa particolare fase dei mercati azionari. Le mani deboli hanno ormai venduto, credo tutto il vendibile, e pertanto mi attendo che in quest’ottava il mercato azionario Usa confermi e consolidi il doppio minimo di breve in formazione sull’ S&P 500, in attesa che si chiariscano meglio le prospettive future dell’economia mondiale, e che ritorni maggiore fiducia tra gli operatori.

Momento, pertanto ancora difficile ed incerto, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima pesante settimana anche il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, ha accentuato le proprie perdite, oggi pari all’ 8,6 %. Perdite consistenti, ma nettamente inferiori a quelle registrate, dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 19,04 %. Una sovra- performance del 10,44 %, che anche in un difficile periodo, conferma, a mio avviso, la bontà del nostro approccio. In perfetta coerenza con la vision generale, sopra esposta, in quest’ottava chiudo le residue posizioni short e riporto al 100 % la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 31 gennaio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, ancora molto nervosi e volatili,  hanno lasciato intravvedere embrionali mutamenti dei principali trends degli ultimi mesi, che tuttavia non chiariscono la direzione futura degli stessi, che rimane ancora molto nebulosa ed incerta.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato una stabilizzazione delle quotazioni del dollar index, che contrariamente alle attese di tanti, non vede particolari apprezzamenti del suo valore dopo il primo aumento dei tassi deciso dalla FED. Le commodities, invece, da due settimane, registrano, una decisa e forte inversione del marcato trend ribassista; rimbalzano, infatti, del 5,7 % in termini reali, grazie soprattutto alla forte ripresa dei prezzi del petrolio. Ciò tuttavia non basta a scongiurare definitivamente le ipotesi deflazionistiche e recessive incombenti sull’economia globale. Ipotesi, che, questa settimana, sembrano, invece, trovar maggior credito negli accadimenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, scendono di ben 13 bps e tornano abbondantemente sotto quota 2 %. Ancor più preoccupante Ia situazione adombrata dai rendimenti dell’area euro. Il bund segna infatti un tasso dello 0,32 %, e su gran parte della curva si registrano rendimenti addirittura negativi. Si è parlato molto di Cina negli scorsi mesi, ma credo che la situazione economica più preoccupante sia proprio quella della vecchia Europa, che sembra non rispondere nemmeno agli ingenti stimoli monetari della BCE. La mia considerazione, sembra peraltro ampiamente avvalorata dalle risultanze delle principali piazze azionarie. Infatti, mentre il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, nell’ultimo terribile mese, perde il 5,1 %, il DAX storna dell’ 8,6 %, ed il nostro Ftse Mib addirittura del 13,2 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 8.852

Large Traders : – 14.766

Small Traders : + 5.914                  

Si conferma, pertanto, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, affermatasi nell’ultimo mese.  In quest’ultima ottava le movimentazioni sono state tuttavia contraddittorie e pari a 10.627 contratti. In particolare, gli Small Traders, proprio nella settimana in cui si registra un rimbalzo degli indici azionari, prendono nuovamente paura e cedono l’intero lotto dei 10.627 contratti long, tornando nuovamente ad una  posizione Net Long davvero esigua e traballante. I Large Traders, invece, acquistano la gran parte del lotto, ossia 8.638 contratti long, e sembrano voler velocemente ritornare sui propri passi, confidando probabilmente in ulteriori rimbalzi degli indici azionari. I Commercial Traders, infine, acquistano soltanto i residui 1.989 contratti long, e consolidando la loro attuale, e non abituale, posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che confermano una configurazione staticamente molto rialzista, se nel breve termine costituiscono una rassicurazione, in prospettiva non lo sono affatto. Le stesse, infatti, la indeboliscono, poiché riavvicinano nuovamente tutti gli operatori intorno alla linea della parità e dell’assoluta incertezza già sperimentata negli ultimi 6 mesi. Ciò mi induce a ritenere che il periodo di elevata volatilità dei mercati azionari internazionali è ancora ben lontano dal suo termine, e che la stessa proseguirà anche nei prossimi mesi, rendendo davvero arduo e difficile  il compito dei traders.

Momento, che si prospetta pertanto ancora molto difficile ed incerto, che cercherò tuttavia di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo questo primo mese del nuovo anno il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una perdita del  2,92 %. Ciononostante, mi ritengo davvero molto soddisfatto del comportamento del mio trading system. La performance, seppur negativa, risulta, infatti, nettamente superiore a quella conseguita dal nostro benchmark di riferimento, costituito dal Ftse All Share, pari nel contempo al – 12,46 %. Una sovra- performance del 9,54 %, di gran lunga superiore a quella da noi attesa e sperata. In perfetta coerenza con la mia vision generale, confermo, in un ottica di breve,  il long sull’equity italiano, limitato però all’80 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 24 gennaio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nel corso della settimana appena trascorsa, ancora altamente volatile, i mercati finanziari internazionali hanno vissuto, di fatto, una doppia vita. Nella prima parte, ossia sino alle rassicuranti dichiarazioni di Draghi, è proseguita la marcata correzione del valore degli asset iniziata sin dall’inizio del nuovo anno. Dopo le parole di Mr. Draghi, invece, sono, quasi per incanto, venute meno tutte le ipotesi speculative,  e si è assistito ad una spettacolare inversione del trend.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato un incremento dello 0,6 % delle quotazioni del dollar index. Le commodities, invece, dopo settimane e mesi di pesanti ribassi, registrano, improvvisamente una fiammata, e rimbalzano in poche ore del 3 % in termini reali. E’ ancora presto per poter parlare di inversione del trend discendente, tuttavia, ci sembra sempre più probabile l’ipotesi di essere molto prossimi ad un bottom. Non credo, infatti, all’imminente arrivo di una nuova recessione, penso piuttosto che siamo di fronte soltanto ad un ulteriore rallentamento della già bassa crescita economica globale. Ipotesi, la mia, che, questa settimana, sembra trovar conferma anche negli accadimenti del mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa crescono, infatti, di 4 bps e tornano a quota 2,07 %. I rendimenti a due anni crescono anch’essi di 3 bps, ma la curva dei rendimenti risulta oggi paradossalmente più inclinata e più ripida di quanto lo era all’inizio dell’anno, smentendo in tal modo ogni ipotesi circa l’arrivo imminente di una nuova recessione. Anche i mercati azionari sembrano finalmente iniziare a prenderne atto, e sgombrata ogni ipotesi speculativa, rimbalzano in maniera più o meno consistente. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce dell’1,41 %, mentre il DAX rimbalza del 2,6 %. Ancora penalizzato invece il nostro Ftse Mib che perde lo 0,9 %, e che paga il prezzo dell’ingiustificata speculazione verso il nostro settore bancario.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 6.863

Large Traders : – 23.404

Small Traders : + 16.541                

Come speravamo, si conferma e si rafforza la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, affermatasi nelle ultime 3 settimane. Anche in quest’ultima ottava le movimentazioni sono state univoche e pari a 9.983 contratti. In particolare, i Large Traders, che operano con un approccio trend following, cedono, ancora una volta, l’intero lotto dei 9.983 contratti long ed assumono sempre più decisamente una  posizione Net Short. Gli Small Traders, invece, dopo molti mesi d’incertezza, esprimono sempre maggior fiducia ed ottimismo,  acquistano infatti altri 5.646 contratti long, e portano la loro abituale posizione Net Long al livello più elevato degli ultimi 8 mesi. I Commercial Traders, infine, acquistano significativamente altri 4.337 contratti long, consolidando ulteriormente la loro attuale, e non abituale, posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, ed in particolare il sempre più deciso intervento stabilizzante delle “ Mani Forti “, ci fa presagire che già da questa ottava assisteremo ad un calo della mostruosa volatilità registrata, nelle ultime settimane, dai mercati azionari Usa e mondiali. Decremento della volatilità che favorirà a mio avviso una stabilizzazione delle quotazioni azionarie, e magari un ulteriore lieve recupero, visto che gli attuali livelli dell’S&P 500 mi appaiono già molto prossimi a quelli di equilibrio.

Momento, che resta comunque ancora molto difficile ed impervio, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo queste prime tre settimane del nuovo anno il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra una performance annua negativa, pari al – 4,2 %. Perdita comunque contenuta se rapportata al  -11 % conseguito, nel contempo, dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share. Una sovra – performance di 6,8 punti percentuali, che ci dà conferma sulla bontà dell’approccio utilizzato, ma che chiaramente ci lascia al momento del tutto insoddisfatti. Dopo i rimbalzi registrati nella scorsa fine settimana, ed in perfetta coerenza con la mia vision d’ordine generale, confermo il long sull’equity italiano, riducendo però dal 100 all’80 % l’esposizione del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 17 gennaio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche in questa seconda settimana del nuovo anno è proseguita sui mercati finanziari internazionali la correzione del valore degli asset, iniziata con violenza nella prima ottava e, come spesso accade in queste circostanze, ricominciano puntualmente a circolare ipotesi molto pessimistiche sulle prospettive macroeconomiche, e addirittura catastrofiche sul target finale di molti importanti indici azionari.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato un ulteriore incremento dello 0,4 % delle quotazioni del dollar index. Le commodities, invece, registrano l’ennesimo episodio di ribasso degli ultimi mesi, stornando, in termini reali, di un ulteriore 3,8 %. Negli ultimi 6 mesi lo storno è pari a circa il 25 % , e ciò alimenta ipotesi sempre più pessimistiche in merito alla crescita economica globale e molti cominciano addirittura ad ipotizzare l’arrivo imminente di una nuova devastante recessione. Ipotesi quest’ultima, a mio avviso, davvero anomala, poiché la storia ci dice che il basso prezzo delle commodities, e del petrolio in particolare, ha sempre favorito periodi di crescita economica e non recessioni. In questo caso, invece, si ritiene, che il massiccio down-trend delle commodities sia l’espressione di un progressivo tracollo della domanda e dell’attività economica a livello globale. Il futuro ci dirà quale delle due ipotesi si rivelerà maggiormente fondata. Gli accadimenti del mercato obbligazionario sembrano voler, anch’essi, a prima vista, propendere per l’ipotesi recessiva. I rendimenti dei bond decennali Usa arretrano, infatti, di altri 10 bps e tornano a quota 2,03 %. Faccio tuttavia rilevare che anche i rendimenti a due anni arretrano consistentemente, sicchè la curva dei rendimenti risulta più inclinata e più ripida di due settimane orsono, e ciò vuol dire che l’ipotesi della recessione si allontana e non che si avvicina. Infine, anche i mercati azionari sembrano voler dar credito all’ipotesi recessiva, e temendo un consistente ribasso degli utili societari stornano in maniera molto convulsa e marcata. In particolare il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra dall’inizio dell’anno uno storno dell’ 8 %. Analoghe perdite si registrano su tutti gli indici europei, nonostante il fatto che nel Vecchio Continente sia ancora in auge il consistente programma di QE ad opera della BCE. Insomma, magari ci sbaglieremo, ma penso si sia già capito, a noi quanto accade in quest’inizio del 2016 non sembra proprio giustificato e non ci convince molto.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 2.526

Large Traders : – 13.421

Small Traders : + 10.895                

Si conferma e si consolida, pertanto, la nuova configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, affermatasi già nella scorsa settimana. In quest’ultima ottava le movimentazioni sono state, tuttavia, esigue, pari a soli 5.293 contratti. In particolare, i Large Traders, avendo un approccio trend following, cedono coerentemente l’intero lotto dei 5.293 contratti long e consolidano la loro attuale posizione Net Short. Gli Small Traders, invece, come spesso avviene nelle fasi di ribasso, vanno del tutto controcorrente ed acquistano altri 3.994 contratti long, consolidando in tal modo la loro del tutto abituale posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, cercano, per il momento davvero con grande fatica, di arginare l’ondata di vendite presente sui mercati azionari; acquistano, però, solo altri 1.299 contratti long, consolidando solo di misura la loro ancora esigua e debole posizione Net Long. Le esigue movimentazioni di quest’ultima settimana, ed il finora debole intervento delle “ Mani Forti “ testimoniano della particolare forza dell’attuale ondata di ribassi presente sui mercati azionari Usa e mondiali. Evidenzio tuttavia che l’attuale configurazione dei derivati azionari Usa, in 9 casi su 10 si conclude con un saldo positivo. Sulla base di tale favorevole risultanza statistica, confido, quindi, che nelle prossime ottave si registri una significativa inversione dell’attuale trend ribassista.

Momento, quindi, davvero molto difficile ed arduo da tradare, che cercherò di affrontare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. In questa seconda settimana del 2016, attendendomi a torto una precoce inversione del trend, anche il mio TS ha patito la prosecuzione del ribasso. Il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra di conseguenza una performance annua, oggi negativa, pari al – 4,6 %, a fronte di una perdita del 10,1 % subita, nel contempo, dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share. Sovra – performance di 5,5 punti percentuali, che costituisce tuttavia solo una magra consolazione, visto che anche il mio risultato è per il momento ampiamente negativo. Nonostante ciò, del tutto coerentemente con la mia vision d’ordine generale, descritta in precedenza, non cambio il mio attuale posizionamento e confermo l’esposizione long sull’equity italiano per il  100 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 10 gennaio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella prima settimana del nuovo anno, i mercati finanziari internazionali hanno letteralmente spazzato via le nostre, già tenui, speranze circa un miglioramento dello scenario macroeconomico globale, e riproposto angosciosi interrogativi sull’asset allocation di molti operatori.

Lo scenario intermarket, frustando la nostra fiduciosa vision espressa 7 giorni orsono, ha infatti registrato una sostanziale stabilizzazione delle quotazioni del dollar index. Le commodities, invece, dopo una pausa di alcune settimane, hanno ripreso il loro inarrestabile down-trend, stornando di un ulteriore 2,4 % . Negli ultimi 2 mesi lo storno è pari a circa il 10 %, mentre negli ultimi 6 mesi lo stesso assomma a ben il 20,6 %. Storno che ha molte ragioni, alcune anche di natura geopolitica, ma che inequivocabilmente denuncia un rallentamento davvero marcato dell’attività economica su scala globale. Peraltro, in quest’ultima ottava, anche gli accadimenti del mercato obbligazionario sembrano voler confermare l’ipotesi della stagnazione economica ormai incombente. I rendimenti dei bond decennali Usa arretrano, infatti, di ben 14 bps e tornano a quota 2,13 %. Ancor peggio la situazione in Europa, dove i rendimenti dei bond tedeschi arretrano nuovamente di 11 bps, tornando a quota 0,51 %, e dove si registrano molti rendimenti negativi sulla parte a breve della curva dei rendimenti. Tuttavia è sui mercati azionari che si è maggiormente concentrata la furia ribassista dell’ultima settimana. Basti pensare che il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha registrato una perdita di ben il 5,96 %. Perdite innescate dal – 10 % registrato dalla borsa cinese, e seguite dal – 7,8 % segnato dal Dax, e dal – 7 % del nostro Ftse Mib. Una scrollata davvero molto pesante, che apre questo nuovo anno di borsa con un handicap di partenza davvero ingente, che potrebbe addirittura già ipotecare i risultati dell’intero 2016.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 1.227

Large Traders : – 8.128

Small Traders : + 6.901                  

Dopo la tempesta dell’ultima settimana, era del tutto prevedibile un nuovo cambio della configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima ottava le movimentazioni sono state infatti pari a ben 13.625 contratti. In particolare, i Large Traders, notoriamente trend following, cedono l’intero lotto dei 13.625 contratti long e dopo poche settimane, invertono nuovamente la loro precedente posizione, tornando Net Short. Gli Small Traders, invece, del tutto sorpresi dalla violenta ondata ribassista, acquistano altri 2.318 contratti long e consolidano leggermente la loro abituale ma esigua posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, hanno in qualche modo cercato di arginare la brutale ondata di vendite abbattutasi sui mercati, acquistando la gran parte del lotto, ossia 11.307 contratti long, sino ad invertire la loro posizione, ora nuovamente Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che segnano una doppia inversione, e che mantengono tutti gli operatori ancora intorno alla linea della parità, esprimono tutta l’incertezza del periodo e prefigurano per i mercati azionari un futuro prossimo davvero molto volatile ed instabile. L’intervento dei Commercial Traders, passati, seppur di misura, in posizione Net Long, ci induce tuttavia a pensare che nelle prossime sedute l’ondata ribassista sarà quantomeno arginata e contenuta.

Prospettive, pertanto, davvero molto impervie ed ardue da tradare, che cercherò di affrontare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . In questa prima settimana del 2016, il mio TS ha dato, peraltro, il meglio di sé. Il mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, registra infatti una performance clamorosamente positiva, pari al +1 %, a fronte di una perdita del 7 % subita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share. Positivo risultato conseguito grazie al posizionamento prudente e molto coperto assunto nelle passate settimane. Dopo la tempesta di quest’ultima ottava, confidando nell’azione stabilizzatrice dei Commercial Traders, chiudo tutte le posizioni short del mio portafoglio, e riporto l’ esposizione long sull’equity italiano dal 30 al 100 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 05 gennaio 2016

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana che ha segnato il trapasso tra il vecchio ed il nuovo anno, i mercati finanziari internazionali, come temevamo, hanno nuovamente espresso tutta la loro incertezza sulle prospettive future dell’economia globale, che a sua volta sembra, però, voler timidamente incominciare ad incamminarsi su sentieri diversi rispetto a quelli percorsi negli ultimi anni.

Lo scenario intermarket, infatti, dopo l’ultimo meeting della FED, registra, seppur a livello ancora molto embrionale, delle interessanti novità. Non per ciò che concerne le quotazioni del dollar index che, contrariamente alle attese dei più, appare davvero molto stabile e tranquillo. Le commodities, invece, da alcune settimane, non ce la fanno proprio a scendere ulteriormente e potrebbero, dopo molti mesi, aver finalmente trovato il loro bottom. Ipotesi quest’ultima suffragata anche dagli accadimenti che si registrano sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti stazionano ormai stabilmente tra il 2,25 ed il 2,30 %. Molto più significative invece le escursioni che si registrano sulla parte a breve della curva dei rendimenti Usa. I bond a 2 anni, infatti, registrano rendimenti superiori all’ 1 %, ossia quasi doppi rispetto a quelli di soli tre mesi orsono. I mercati azionari, infine, perso il benevolo sostegno della Fed, navigano ormai a vista e nel prossimo futuro dovranno esclusivamente contare sulla crescita dell’economia reale e degli utili societari. Oserei dire che per ora “ barcollano ma non crollano “. Insomma, a conclusione del mio ragionamento, sorge spontanea la domanda: “ E, se contrariamente alle nostre attese, avesse invece ragione la FED ad intravvedere davvero una ripresa dell’inflazione su scala globale ? “. Se così non fosse la stessa dovrà, infatti, ben presto ritornare sui suoi passi e ridurre nuovamente i tassi. “ Ma è davvero credibile un tale abbaglio ? “.

Con questi interrogativi, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 10.080

Large Traders : + 5.497

Small Traders : + 4.583                  

Regge dunque, seppur a fatica, la configurazione prevalente e tipica del mercato dei derivati azionari Usa. Nell’ultima settimana, infatti, le movimentazioni sono state davvero esigue, pari a soli 2.524 contratti. In particolare, gli Small Traders, sembrano nuovamente accrescere i loro timori, cedono infatti altri 2.524 contratti long della loro già esigua dotazione, e con molta fatica restano ancora nella loro abituale posizione Net Long. I Large Traders, invece, acquistano 1.001 contratti long e restano anch’essi, non proprio convinti, nella loro attuale ed incerta posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, non possono proprio distrarsi, acquistano infatti i residui 1.523 contratti long, e sembrano esser pronti a nuovi interventi a sostegno del mercato. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che mantengono tutti gli operatori intorno alla linea della parità, esprimono coerentemente tutta l’incertezza del momento e prefigurano per i mercati azionari un futuro immediato ancora molto instabile e volatile. D’altronde il trapasso di status dell’economia mondiale, contrassegnato dall’aumento dei tassi ad opera della FED, dopo molti anni di politica monetaria accomodante, non può avvenire senza che si registrino delle inevitabili scosse di assestamento. Assestamenti ma non crolli che per ora non intravvediamo all’orizzonte.

Nuovo anno, che si preannuncia sicuramente molto più volatile ed incerto di quelli passati, che cercherò tuttavia di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Nel 2015, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, è risultata pari al + 18,2 %. Così come nei precedenti anni, anche nel 2015 siamo, pertanto, riusciti a “ battere il mercato “, rappresentato dal nostro benchmark nazionale, il Ftse All Share, del 2,8 %,  anche se nel mese di agosto abbiamo colpevolmente subito il crash improvviso dei mercati azionari internazionali. In questo inizio d’anno, coerentemente con la vision sopra esposta, mantengo un atteggiamento alquanto prudente, limitando la mia esposizione long sull’equity italiano al solo 30 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon Anno e buon trading.

LUKAS

Note del diario del 29 dicembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella semifestiva settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, caratterizzati come al solito da bassi volumi di scambi, hanno regalato agli investitori un breve assaggio di rally natalizio, dopo settimane e mesi molto inquieti e volatili.

Lo scenario intermarket, chiaramente Risk On, ha registrato, forse a sorpresa, dopo le decisioni Fed, un leggero declino delle quotazioni del dollar index, che contribuisce a mantenere il rapporto di cambio euro/dollaro molto prossimo a quota 1,10. Il declino della valuta Usa ha favorito, peraltro, un apprezzamento più che proporzionale delle quotazioni delle commodities, che dopo un interminabile down-trend cercano con fatica di trovare un bottom dal quale poter magari risalire. Un’iniezione di fiducia, suffragata peraltro anche dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di 6 bps, e tornano a quota 2,25 %. Segni di vita arrivano anche dai rendimenti del bund tedesco, che risalgono di 8 bps, riportandosi a quota 0,63 %. Lo scenario Risk-on è completato dai rialzi registratisi sui mercati azionari. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza infatti del 2,76 %, riportandosi nuovamente appena sopra le quotazioni di 12 mesi orsono.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 11.603

Large Traders : + 4.496

Small Traders : + 7.107                  

In quest’ultima settimana, a differenza di quanto accaduto nelle scorse ottave, il mercato dei derivati azionari Usa sembra prefigurare nuovamente un futuro molto incerto e volatile. Le movimentazioni, pari a 13.985 contratti, indeboliscono infatti la sua configurazione prevalente e tipica, da poco faticosamente riconquistata. In particolare, i Large Traders, sembrano nuovamente non fidarsi, cedono infatti ben 11.868 contratti long, e pur non invertendo la loro posizione, tornano comunque in una situazione di palese incertezza. Anche gli Small Traders, da poco ritornati in posizione Net Long, cedono 2.117 contratti della loro già esigua dotazione long, mostrando timori e scetticismo per le prospettive future dei mercati azionari. Infine, i Commercial Traders, che sembravano voler rapidamente tornare alla loro abituale posizione di copertura Net Short, devono quindi fare un parziale dietrofront, ed acquistare l’intero lotto dei 13.985 contratti long ceduti loro dalle altre due scettiche categorie di operatori. Come accennato, le movimentazioni di quest’ultima settimana, riportano molta incertezza sulle prospettive prossime dei mercati azionari Usa e mondiali. Il permanere, da mesi ormai, di tutti gli operatori intorno alla linea della parità, testimonia, peraltro, plasticamente del nuovo status in cui sono entrati, ormai da tempo, i mercati azionari Usa e mondiali. Sembrano, cioè davvero definitivamente accantonati i bei tempi di mercati in perenne ascesa e poco volatili. Bisognerà pertanto agire con molta più prudenza, controllando il rischio e riducendo la volatilità dei nostri portafogli.

Un nuovo anno, che si preannuncia quindi molto più volatile ed incerto del passato, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito.  Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 17,73 %. Come già accaduto nei precedenti anni, la performance risulta superiore, di 2,47 punti percentuali, rispetto alla performance conseguita dal nostro benchmark nazionale, il Ftse All Share, pari, nel contempo al + 15,26 %. Questa settimana, coerentemente con la vision sopra esposta, riduco ulteriormente la mia esposizione long sull’equity italiano, limitandola al 20 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon Anno e buon trading.

LUKAS

Note del diario del 20 dicembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sono stati caratterizzati  da una volatilità ancora molto elevata, indotta soprattutto dalle reazioni, emotive e contrastanti, alla storica decisione della FED di procedere, dopo ben 9 anni, al primo rialzo dei tassi d’interesse Usa .

Lo scenario intermarket ha registrato, come da attese, un nuovo rimbalzo delle quotazioni del dollar index, apprezzatosi dell’1,2 % e l’importante rapporto di cambio euro/dollaro è ritornato nuovamente nei pressi di quota 1,08. La forza della valuta Usa ha compensato, in termini reali, l’equivalente deprezzamento nominale delle quotazioni delle commodities che non accenna proprio a fermarsi, e che ha condotto, in particolare, le quotazioni del crude oil, a sfondare al ribasso anche la quota di 35 dollari al barile. E’ davvero strano dover assistere ad un rialzo dei tassi in presenza di un tracollo delle quotazioni delle commodities, ma forse la FED pensa e si augura che il basso prezzo del greggio possa presto innescare, come nel passato, una crescita sostenuta dell’economia, che potrebbe alimentare nuove tensioni inflazionistiche, da dover prevenire con tempestività. Ipotesi quest’ultima suffragata dagli accadimenti che si registrano sul mercato obbligazionario. Infatti a differenza di quanto accaduto nel 2008, questa volta il tracollo delle commodities non si accompagna con un conseguente e coerente ribasso dei rendimenti obbligazionari. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono infatti di 6 bps, e tornano a quota 2,19 %. Nell’ultimo anno, peraltro, a fronte di un deprezzamento nominale delle commodities di quasi il 30 %  i rendimenti dei bond Usa non hanno registrato alcuna variazione rimanendo pressocchè invariati intorno agli attuali livelli. Scenario, pertanto, contraddittorio e non proprio coerente che alimenta da mesi l’incertezza e la volatilità sui mercati azionari Usa e mondiali. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, ha infatti espresso anche in quest’ultima settimana, cosi come negli ultimi mesi, tutta l’incertezza e la contraddittorietà del momento, chiudendo un’ottava altamente volatile con un deficit finale dello 0,34 %.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 25.588

Large Traders : + 16.364

Small Traders : + 9.224                  

A fronte della persistente contraddittorietà dello scenario intermarket, il mercato dei derivati azionari Usa sembra invece voler prefigurare un progressivo e prossimo ritorno ad una situazione più normale e coerente. Le movimentazioni di quest’ultima ottava, pari a 10.617 contratti, consolidano infatti la sua configurazione prevalente e tipica. In particolare, i Commercial Traders, cedono di nuovo l’intero lotto dei 10.617 contratti long, e proseguono con celerità nel tragitto di ritorno verso la loro abituale posizione di copertura Net Short. I Large Traders, invece, acquistano altri 8.532 contratti long e rafforzano, sempre più convintamente, la loro nuova posizione Net Long. Infine, anche gli Small Traders, che acquistano i residui 2.085 contratti long, sembrano voler definitivamente allontanarsi dalla loro recente ed anomala posizione Net short. Come già accennato, le movimentazioni di quest’ultima settimana, a differenza delle contraddittorie evidenze dello scenario intermarket, sembrano, voler disegnare un futuro prossimo meno volatile e meno incerto di quello vissuto negli ultimi mesi. Ipotesi, a mio avviso plausibile, poiché non credo a crolli ulteriori delle quotazioni delle commodities che provocherebbero davvero gravi tensioni geopolitiche, inoltre penso che nel prossimo anno anche l’importante area economica dell’euro contribuirà in maggior misura alla crescita economica mondiale, compensando l’eventuale ulteriore rallentamento dell’economia cinese ed asiatica in generale.

Un futuro, che si preannuncia pertanto meno volatile e forse meno incerto del recente passato, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 17,55 %. Come già accaduto nei precedenti anni, la performance risulta superiore, di 3,25 punti percentuali, rispetto alla performance conseguita dal nostro benchmark nazionale, il Ftse All Share, pari, nel contempo al + 14,3 %. Questa settimana mantengo tuttavia un atteggiamento ancora prudente, riconfermando la mia esposizione long sull’equity italiano, ma per una percentuale limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading e buon Natale.

LUKAS

Note del diario del 13 dicembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali, in attesa dell’ormai imminente decisione della FED sui tassi d’interesse Usa, sono stati caratterizzati ancora da un’elevata volatilità, alimentata, peraltro, anche dal nuovo sell-off che ha investito le quotazioni del crude oil.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato, stranamente, un nuovo storno dello 0,8 % quotazioni del dollar index ed il rapporto di cambio euro/dollaro è ritornato inaspettatamente al di sopra di quota 1,09. L’inatteso storno della valuta Usa, ha reso ancor più marcato il deprezzamento, ormai cronico, delle quotazioni delle commodities che perdono, in termini reali, in una sola settimana, un ulteriore macroscopico 4,8 %. Down-trend guidato dal crollo inarrestabile delle quotazioni del crude oil, giunte a quota 35,34 dollari al barile, dopo un tracollo annuale ormai prossimo al 40 %. Down-trend che pone inquietanti interrogativi sulle prospettive di    crescita futura dell’economia globale. Inevitabili le conseguenze registratesi sul mercato obbligazionario. I rendimenti sui bond decennali Usa, perdono infatti ben 15 bps, e tornano a quota 2,13 %. Il bund tedesco, perde anch’esso 14 bps, e torna nuovamente a segnare un rendimento, che ci appare davvero assurdo, pari allo 0,54 %. Il risk-off settimanale trova infine il suo naturale completamento negli accadimenti del mercato azionario. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, che ci appariva 7 giorni orsono alquanto sopravvalutato, storna, come temevamo, del 3,79 %. Analoghe le perdite registratesi in Europa, con il Dax che segna un -3,8 %, mentre il nostro Ftse Mib fa ancor peggio con – 4,6 %. .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 14.971

Large Traders : + 7.832

Small Traders : + 7.139                  

Dopo oltre 4 mesi di configurazioni davvero anomale, che ci hanno però tempestivamente segnalato l’erraticità del periodo, il mercato dei derivati azionari Usa torna dunque improvvisamente alla sua configurazione prevalente ed abituale. Le significative movimentazioni di quest’ultima ottava, sono state pari a 13.040 contratti. In particolare, gli Small Traders acquistano un lotto di 9.702 contratti long, e dopo ben 3 mesi, invertono finalmente la loro anomala ed inusuale posizione Net Short. I Large Traders, acquistano anch’essi 3.338 contratti long e consolidano la loro ancora tenue posizione Net Long. I Commercial Traders, infine, dopo aver sostenuto strenuamente il mercato negli ultimi difficili mesi, si sentono oggi evidentemente più tranquilli, cedono infatti l’intero lotto dei 13.040 contratti long e tornano progressivamente nella loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, in maniera forse inattesa, sembrano voler prefigurare un futuro prossimo meno volatile e meno incerto di quello vissuto negli ultimi mesi. Certo, c’è bisogno ancora di ulteriori e più probanti conferme, ma l’ipotesi non mi appare del tutto infondata anche perché l’ormai imminente rialzo dei tassi d’interesse Usa chiuderà definitivamente un lungo periodo di incertezza, e stabilizzerà i mercati. Il primo rialzo dei tassi Usa, dopo ben 9 anni, renderà, infatti, più rischioso il classico rifugio dal rischio costituito dai bond Usa, e ciò contribuirà a rendere più stabili e meno volatili i mercati azionari Usa e mondiali.

Un futuro, che si preannuncia dunque forse meno volatile e meno incerto del recente passato, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima davvero difficile settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta ridotta al + 14,55 %. Così come nei precedenti anni, la performance risulta comunque superiore di 1,57 punti percentuali rispetto alla performance conseguita dal nostro benchmark nazionale, il Ftse All Share, pari, nel contempo al + 12,98 %. Per non compromettere ulteriormente la mia performance annua, questa settimana, riconfermo la mia esposizione long sull’equity italiano, ma per una percentuale limitata al 60 % del mio portafoglio.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 6 dicembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali sono stati caratterizzati dalle reazioni, davvero molto emotive, seguite alla comunicazione delle nuove ed ulteriori misure di politica monetaria assunte dalla BCE, ritenute, evidentemente, molto inferiori a quelle che erano le attese e le aspettative della vigilia.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha espresso, molto chiaramente il segno delle reazioni dei mercati. In primo luogo, il dollar index ha festeggiato lo scampato pericolo di una politica monetaria ultra espansiva ad opera della Bce, stornando complessivamente dell’1,7 %. Particolarmente violenta la reazione registratasi sul cambio euro/dollaro ritornato in poche ore nei pressi di quota 1,09. Apprezzamento, quest’ultimo, che toglie alla Yellen ogni alibi per procedere, con serenità, dopo molti anni, al primo aumento dei tassi sui Fed funds Usa. Lo storno della valuta Usa, tuttavia, ha acuito e reso ancor più evidente la debolezza ormai strutturale delle quotazioni delle commodities che perdono, in termini reali, un ulteriore 0,9 % del loro già esiguo valore. Storno cumulativamente pari al -17 % nell’ultimo anno, che testimonia della bassa crescita su scala globale, e che dimostra nel contempo della sostanziale inefficacia delle politiche monetarie sull’economia reale. Notevoli, invece, le reazioni registratesi sul mercato obbligazionario. In particolare, i compressi rendimenti dei bond europei sono immediatamente schizzati di oltre 20 bps, sicchè oggi il bund tedesco segna un tasso dello 0,68 %, mentre il BTP italico risale sino a quota 1,65 %. Più contenute, invece, le reazioni sui titoli decennali Usa, i cui rendimenti crescono di soli 6 bps, riportandosi a quota 2,28 %. La delusione europea per l’annuncio di Draghi è comunque maggiormente visibile sul mercato azionario. Tutti i maggiori listini del Vecchio Continente stornano infatti dal 2 al 4 %, mentre il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra, una  impercettibile crescita dello 0,08 %. Reazioni emotive, e credo irrazionali, visto che in Europa si sono comunque ampliati gli stimoli monetari, mentre negli Usa ci si appresta a restringerli.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 1.931

Large Traders :  + 4.494

Small Traders : – 2.563                     

Pur rimanendo in uno stato di assoluta incertezza, cambia ancora la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. Anche in questo caso siamo di fronte ad una assoluta novità, poiché la configurazione odierna non si è mai registrata negli ultimi 6 anni. Esigue, ma significative, le movimentazioni che si registrano fra i diversi operatori, pari a soli 2.246 contratti. In particolare, in quest’ultima ottava, i Commercial Traders cedono l’intero lotto dei 2.246 contratti long, e dopo molti mesi, invertono la loro posizione e si riportano, seppur di misura, in posizione Net Short. I Large Traders, invece, acquistano altri 1.673 contratti long e rafforzano la loro ancora tenue posizione Net Long. Gli Small Traders, infine, acquistano i restanti 573 contratti long, ma permangono ancora nella loro eccezionale ed anomala posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, confermano l’assoluta incertezza del momento, con tutti gli operatori ancora posizionati di fatto intorno alla linea di demarcazione dello zero. Tuttavia, seppur non eclatante e decisa, non sottovaluterei l’inversione operata in settimana dai Commercial Traders, soprattutto se considerata in associazione all’anomalo permanere in posizione Net short degli Small Traders. Dopo il sostegno ricevuto negli ultimi mesi, i mercati azionari Usa ci appaiono, infatti, sopravvalutati nel breve almeno di un 5-6 % rispetto agli attuali valori. Considerato altresì le probabili turbolenze indotte dell’imminente primo rialzo dei tassi Usa, non escluderei il registrarsi di nuovi vuoti d’aria sui listini azionari americani.

Un futuro, che si preannuncia quindi ancora molto volatile ed incerto,  che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per fronteggiare l’incerto futuro, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 19,33 %. Dopo una lunga rincorsa risulta pertanto premiata la nostra fiducia nell’approccio adoperato, poiché la performance risulta nuovamente superiore di 1,18 punti percentuali rispetto alla performance conseguita, nel contempo, dal nostro benchmark nazionale, il Ftse All Share, pari al + 18,15 %. Ritenendo emotiva ed irrazionale la reazione registrasi sui listini europei nell’ultima settimana, riconfermo coerentemente la mia esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 1 dicembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, così come in quella precedente, i mercati finanziari internazionali sono rimasti in standby, in ossequiosa attesa delle prossime decisioni di politica monetaria ad opera della FED e della BCE .

Nello scenario intermarket l’unico asset che registra significative movimentazioni è il dollar index che proprio ieri ha superato la barriera psicologica dei 100 punti. L’apprezzamento della valuta Usa, pari al 25 % negli ultimi 2 anni, è il prezzo che l’America è costretta a pagare per aiutare a risolvere il problema della debole crescita di molte importanti aree economiche del mondo. Nell’economia globale, infatti, non risolvere questi problemi che sembrano esterni, significa ritrovarseli ben presto al proprio interno. Stabili, invece le quotazioni delle commodities, che, dopo molti mesi di down-trend, sembrano finalmente aver trovato un fondo abbastanza solido, dal quale poter nei prossimi mesi ripartire. L’arresto del down-trend è favorito, peraltro, dalle crescenti tensioni geopolitiche registrate nelle ultime settimane. Quasi immobile anche il mercato obbligazionario. Il rendimento dei bond decennali Usa, oggi pari al 2,22 %, è ormai stabile da 2 anni, mentre più significative movimentazioni si registrano sulle scadenze più brevi. I rendimenti dei bond a due anni, infatti sono rapidamente risaliti negli ultimi mesi, fino a quota 0,92 %, anticipando di fatto l’ormai prossima decisione della FED. Fermo, infine, il mercato azionario Usa. Il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, registra,infatti, una crescita impercettibile dello 0,04 %, e non sembra avere la forza di ritoccare a breve i suoi massimi storici. Più vivaci, invece, i listini europei, che attendono nuove misure espansive ad opera della BCE.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 315

Large Traders :  + 2.821

Small Traders : – 3.136                     

Non muta pertanto, l’eccezionale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, affermatasi nella scorsa settimana, peraltro,.mai riscontrata negli ultimi 5 anni. Ancora esigue, infatti, le movimentazioni che si registrano fra i diversi operatori, pari a soli 2.753 contratti. In particolare, i Large Traders, appaiono sempre più fiduciosi ed ottimisti, acquistano infatti l’intero lotto dei 2.753, e consolidano, seppur di misura, la loro ritrovata posizione Net Long. Gli Small Traders, invece, rimangono ancora nella loro eccezionale ed anomala  posizione Net Short, anzi la rafforzano cedendo altri 2.560 contratti long. I Commercial Traders, infine, comprendono che questa volta non sarà possibile impedire il rialzo dei tassi ad opera della FED, e per controllarne gli effetti sui mercati, cedono solo 193 contratti e rimangono ancora in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, confermano plasticamente l’assoluta incertezza dell’attuale momento, con tutti gli operatori posizionati praticamente sulla linea dello start. L’incertezza, come ben noto, non è certo amica dei mercati. In realtà, dopo molti anni di tassi a zero, non si percepisce con chiarezza quali potrebbero essere le reazioni dei mercati al primo aumento dei tassi Usa. Personalmente mi aspetto un aumento di volatilità, che potrebbe occasionalmente raggiungere anche picchi elevati ed imprevedibili.  Volatilità notoriamente nemica dei traders che dovrebbero pertanto assumere atteggiamenti più prudenti di quelli tenuti negli ultimi anni, nei quali si è goduto della benevola assicurazione offerta dalla Fed e dalle altre Banche Centrali.

Un futuro, pertanto, molto più impervio del recente passato, che tenterò comunque di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato per fronteggiare le nuove incerte prospettive, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente  sito. Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta oggi pari al + 18,28 %, inferiore di 3,18 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 21,46 %. Anche in quest’ottava mantengo invariata la mia esposizione long sull’equity italiano, che potrebbe beneficiare degli ulteriori interventi espansivi promessi dal presidente della BCE, Draghi.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 22 novembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali,  in assenza di dati significativi circa le prospettive future dell’economia reale, sono sembrati concentrarsi sugli effetti delle imminenti decisioni di politica monetaria ad opera della FED e della BCE che, stante la diversa situazione del ciclo economico, si prospettano di opposto tenore e palesemente divergenti.

Nell’attesa, lo scenario intermarket ha registrato un ulteriore apprezzamento dello 0,6 % delle quotazioni del dollar index, ed il rapporto di cambio EURUSD ha rotto al ribasso anche la barriera di quota 1,07. Non si ferma, invece, il down-trend delle quotazioni delle commodities, che, anche in quest’ultima ottava, perdono un altro 1,2 % in termini nominali. Il progressivo deprezzamento delle commodities,  pari nell’ultimo anno al – 18,2 % in termini reali, testimonia della persistente debolezza del ciclo economico mondiale, e suscita ragionevolmente molti dubbi ed interrogativi anche sulla supposta forza dell’economia Usa, che dovrebbe indurre la FED ad un aumento dei tassi. Dubbi che trovano, peraltro, conferma anche nelle risultanze del mercato obbligazionario. Basti pensare che il rendimento dei bond decennali Usa, oggi pari al 2,26 %, è praticamente stabile ed invariato da ormai 2 anni. La sbandierata forza dell’economia Usa non trova quindi alcuna conferma nel rendimento dei suoi bond. Un eventuale rialzo dei tassi a breve rischia, pertanto, di appiattire la yield curve Usa, avvicinando di fatto l’ipotesi di una nuova recessione. I rendimenti dei bond europei, ormai tutti ai loro minimi storici, testimoniano, invece, fedelmente della perdurante stagnazione del Vecchio Continente, e giustificano l’adozione di ulteriori interventi espansivi ad opera della BCE. In tale contraddittorio scenario sembrano quindi parzialmente giustificati i rimbalzi settimanali dei listini azionari europei, molto meno invece quelli registratisi sul nostro benchmark azionario mondiale, ossia sull’S&P 500, che lievita del 3,27 %, e che ci appare nuovamente al di sopra del suo livello di equilibrio .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 508

Large Traders :  + 68

Small Traders : – 576                        

Dopo circa 3 mesi muta pertanto, seppur di misura, l’anomala configurazione il mercato dei derivati azionari Usa, e se ne afferma un’altra del tutto eccezionale e mai vista negli ultimi 5 anni, in cui l’unica categoria di operatori Net short è costituita dagli Small Traders, che solitamente, ossia nel 95 % dei casi, hanno una posizione Net Long. In realtà le movimentazioni di quest’ultima ottava, pari a  8.259 contratti riportano tutti gli operatori intorno alla soglia della parità, testimoniando palesemente l’incertezza e la crucialità dell’attuale momento. In particolare, i Large Traders, dopo molti mesi di sfiducia, rompono definitivamente gli indugi, acquistano altri 3.084 contratti long, ed invertono, seppur di misura, la loro posizione, oggi nuovamente Net Long. Anche gli Small Traders, che rimangono eccezionalmente gli unici in posizione Net Short, acquistano 5.175 contratti long e sembrano approssimarsi a ritornare anch’essi nella loro del tutto solita ed abituale posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, dopo essersi adoperati per mesi a sostegno del mercato, hanno progressivamente smantellato la loro ingente dote di contratti long, anche in quest’ultima settimana ne hanno ceduto ben 8.259, e sembrano intenzionati a voler ritornare nella loro abituale posizione di copertura Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, peraltro, in linea con quelle delle due precedenti ottave, sembrano all’apparenza prefigurare un lento ritorno alla normalità, a nostro avviso non del tutto scontata. In realtà l’attuale configurazione testimonia molto platealmente dell’assoluta incertezza che regna tra gli operatori Usa. Incertezza ascrivibile alle imprevedibili conseguenze derivanti dalle divergenti politiche monetarie che si prospettano tra le due sponde dell’Atlantico. Manca tuttavia ancora del tempo all’assunzione delle relative decisioni e forse le movimentazioni dell’ottava in corso ci daranno ulteriori indicazioni circa gli sviluppi futuri dei mercati azionari Usa e mondiali, che potrebbero comunque riproporre una situazione analoga a quella già vista nello scorso mese di agosto. L’incertezza di oggi, ci sembra, infatti molto simile a quella che precedette di alcune settimane l’improvviso crash dei mercati della scorsa estate.

Un futuro, quindi, davvero incerto, che tenterò di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato in relazione alle nuove incerte prospettive , ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 16,75 %, inferiore di 1,81 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 18,56 %. In quest’ottava mantengo ancora invariata la mia esposizione long sull’equity italiano, anche se con una composizione del mio portafoglio molto cauta e difensiva.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 17 novembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’evidente peggioramento dei dati provenienti dall’economia reale, ha palesemente acuito la contraddizione con i propositi della FED di procedere a breve ad un rialzo dei tassi d’interesse, alimentando nuovamente incertezze e timori sui mercati finanziari internazionali

Lo scenario intermarket ha, infatti, registrato, dopo l’impennata della scorsa settimana, una stabilizzazione delle quotazioni del dollar index, e conseguentemente una stasi del rapporto di cambio EURUSD fermo a quota 1,07. Non si è, invece arrestato il down-trend delle quotazioni delle commodities, che stornano di un’ulteriore 3,5 % in termini reali. Negli ultimi 12 mesi lo storno delle commodities è stato pari al 29,5 % in termini nominali, compensato solo parzialmente dalla concomitante rivalutazione del dollaro Usa, pari nel contempo al + 13 %. Storno, quello delle commodities, che sembra non volersi ancora arrestare e che testimonia molto fedelmente del rallentamento economico in atto in diverse ed importanti aree economiche del mondo. Nonostante i propositi della FED, anche il mercato obbligazionario sembra volerne prendere atto. I rendimenti dei bond decennali Usa, stornano, infatti, di 6 bps e ritornano a quota 2,28 %. Ancor maggiori gli storni registrati dai rendimenti dei bond europei. Il bund tedesco cede infatti 13 bps, e torna ad un rendimento dello 0,56 %. Il BTP italiano storna, invece, di ben 22 bps, e torna ad un tasso dell’ 1,57 %. Lo scenario RISK – OFF è completato dalla pesante correzione registratasi su tutti i mercati azionari. Per tutti, citiamo il nostro benchmark azionario mondiale, ossia l’S&P 500, che storna, nell’ultima ottava, di un notevole 3,63 %  arretrando nuovamente sino a quota 2.023 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati solo ieri sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 8.767

Large Traders : – 3.016

Small Traders : – 5.751                   

Dopo molte settimane di stasi, anche il mercato dei derivati azionari registra notevoli movimentazioni, anche se per il momento non muta la sua anomala configurazione. In quest’ultima ottava, si registrano, infatti, movimentazioni pari a ben 24.914 contratti. In particolare, i Large Traders, riducono sensibilmente il loro pessimismo e la loro posizione Net Short, acquistando ben 15.003 nuovi contratti long. Analogamente, anche gli Small Traders acquistano 9.911 contratti long e contraggono la loro del tutto insolita ed anomala posizione Net Short. I Commercial Traders, invece, dopo molte settimane sembrano finalmente riuscire ad infondere nuova fiducia agli altri operatori a cui cedono l’intero lotto dei 24.914 contratti long, anche se restano ancora in posizione Net Long. Le ingenti movimentazioni della scorsa settimana sono, nel breve termine, da valutare positivamente, poiché testimoniano una notevole riduzione del pessimismo presente da alcuni mesi sul mercato. Tuttavia le stesse non hanno determinato una vera e propria inversione delle posizioni, anzi hanno nuovamente condotto il mercato dei derivati azionari in una situazione di estrema incertezza, con tutti gli operatori posizionati intorno alla soglia dello zero. Incertezza, peraltro, del tutto coerente con quanto avviene sullo scenario intermarket. Le considerazioni suddette ci inducono a ritenere che i mercati azionari si trovino nuovamente ad un bivio, ossia ad uno snodo cruciale, il cui esito determinerà inevitabilmente il loro andamento futuro. Esito, peraltro, affidato, in gran parte, alle imminenti decisioni di politica monetaria che dovranno nelle prossime settimane assumere sia la BCE che la FED.

Un futuro, quindi, ancora in cerca di certezze, che tenterò di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato per affrontare un difficile ed incerto futuro , ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 15,45 %, inferiore di 1,56 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 17,01 %. Nonostante il crash subito nel mese di agosto, spero pertanto di poter, anche quest’anno, battere le già buone performance annuali del nostro benchmark nazionale. Ritenendo, in coerenza con quanto prima esposto, del tutto eccessivi i ribassi registratisi nella scorsa settimana, non cambio il mio precedente orientamento, e mantengo ancora al 100 % l’ esposizione long sull’equity italiano.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario dell’ 8 novembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, sul finire della scorsa settimana, la pubblicazione degli eccellenti dati sul mercato del lavoro Usa, ha impresso una direzione ben precisa ai mercati finanziari internazionali, che ormai scontano come certo ed imminente un primo rialzo dei tassi d’interesse ad opera della FED.

Lo scenario intermarket ha, infatti, registrato, stante la divergenza di politiche monetarie che si prospetta con il resto del mondo, una violenta impennata delle quotazioni del dollar index, apprezzatosi in poche ore del 2,3 %. Immediati, i riflessi sull’importante rapporto di cambio EURUSD sceso nuovamente intorno a quota 1,07. Il boom della valuta Usa è riuscito, tuttavia, a compensare solo parzialmente il concomitante ulteriore storno registrato dalle quotazioni delle commodities, che perdono un altro 2,5 % del loro valore in termini nominali. Storno, quest’ultimo, che fa permanere ancora molti dubbi ed interrogativi circa la bontà della crescita economica, palesata, invece, dalla notevole crescita degli occupati Usa. Conferme, in senso positivo, giungono, invece, dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, crescono, infatti, di ben 18 bps, e raggiungono, dopo molti mesi, quota 2,34 %. Anche i rendimenti del bund tedesco crescono improvvisamente di 17 bps, e tornano a quota 0,69 %. Ancor maggiore l’impennata registrata dai tassi italici che, in un solo ottava, crescono di 31 bps, e raggiungono quota 1,79 %. Il conseguente storno delle quotazioni obbligazionarie, favorisce, infine, la crescita ulteriore delle quotazioni dei mercati azionari. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce di un ulteriore 0,95 %, e si riporta nuovamente intorno a quota 2.100 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 33.681

Large Traders : – 18.019

Small Traders : – 15.662                 

A differenza dello scenario intermarket, che registra notevoli movimentazioni, il mercato dei derivati azionari appare invece immobile ed in stallo. In quest’ultima settimana, si registrano, infatti, movimentazioni davvero esigue pari a soli 1.876 contratti. In particolare, i Commercial Traders, perfettamente consci del difficile periodo da affrontare, non mollano affatto la presa, anzi acquistano ulteriori 1.876 contratti long, e rimpinguano la loro già consistente dotazione Net Long. I Large Traders, invece, non danno ulteriore seguito alla ripresa di ottimismo manifestata nella scorsa ottava, cedono 1.279 contratti long , e si concedono un ulteriore pausa di riflessione. Gli Small Traders, infine, cedono ulteriori 597 contratti long, e continuano a permanere nella loro del tutto insolita posizione Net Short. Lo stallo del mercato dei derivati azionari Usa, che permane ormai da oltre 2 mesi in una non proprio ricorrente configurazione, ci induce a ritenere che il mutamento imminente della politica monetaria Usa è percepito dagli operatori come un evento dalle conseguenze imprevedibili, e non proprio semplice da gestire. Si giustifica quindi la forte presa sul mercato delle “ Mani Forti “, a fronte dello scetticismo e dei dubbi degli altri operatori. Ciò scongiura, almeno nel breve termine, nuovi ingenti storni dei mercati azionari Usa e mondiali, che appaiono, tuttavia, avere allo stato anche limitate possibilità di ulteriori rialzi.

Un futuro prossimo, pertanto, ancora in cerca di conferme e di certezze, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato per affrontare un periodo più complesso del precedente, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, è ulteriormente migliorata, e risulta pari al + 18,06 %, inferiore di soli 2,29 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 20,35 %. Nonostante il crash subito nel mese di agosto, nutro pertanto nuove concrete speranze di poter, anche quest’anno, battere le già buone performance del nostro benchmark di riferimento. In perfetta coerenza con la vision sopra esposta, questa settimana mantengo al 100 % l’ esposizione long sull’equity italiano e conto sulla bontà del mio stock picking, condotto secondo i criteri suggeriti dai due noti professori Usa.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 1 novembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, dopo il rally delle scorse settimane, nell’ultima ottava, i mercati finanziari internazionali si sono concessi una salutare pausa di riflessione, probabilmente, in attesa di meglio comprendere quale saranno gli sviluppi futuri dell’economia mondiale.

Lo scenario intermarket ha, infatti, registrato, una stasi delle quotazioni del dollar index, che in realtà dura già da alcuni mesi, come dimostra anche l’importante rapporto di cambio EURUSD stabilizzatosi da tempo intorno a quota 1,10. La pausa di riflessione riguarda anche le quotazioni delle commodities, che dopo mesi di forti storni, da alcune settimane registrano, seppur con fatica, anch’esse una stabilizzazione dei loro corsi. Notizie in prospettiva più confortanti giungono invece dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, crescono di altri 7 bps, e raggiungono quota 2,16 %, lasciando presagire un’accelerazione della crescita Usa nell’ultimo trimestre dell’anno. l rendimenti del bund tedesco, invece, crescono solo di 1 bps, confermando che per l’Europa la via della ripresa e della crescita è ancora impervia e molto lontana da raggiungere. Prospettive diverse, che trovano peraltro riflesso anche sui mercati azionari. Infatti, mentre il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, cresce di un ulteriore 0,2 %, molti indici azionari europei, stornano leggermente, dopo i promettenti rimbalzi delle precedenti ottave.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 31.805

Large Traders : – 16.740

Small Traders : – 15.065                 

A conferma dell’incerta situazione economica globale, anche in questa ottava il mercato dei derivati azionari ribadisce la sua anomala configurazione in auge da oltre 2 mesi. In quest’ultima settimana registriamo tuttavia movimentazioni sostanziose pari a ben 18.208 contratti. In particolare, i Commercial Traders, che nei momenti peggiori dell’ultima correzione avevano fatto incetta di contratti long, continuano nella loro opera di redistribuzione cedendo quasi un terzo della loro precedente dotazione, ossia ben 15.082. GIi Small Traders, nonostante il recente rally, si dimostrano però ancora molto timorosi e scettici. Non acquistano infatti nessun contratto long, anzi ne cedono anch’essi 3.126 , e consolidano stranamente la loro anomala e del tutto insolita posizione Net Short. I Large Traders, invece, dopo molte settimane di pessimismo crescente, sembrano voler iniziare a cambiare opinione. Acquistano, infatti, l’intero lotto dei 18.208 contratti long, ed in una sola ottava, dimezzano la consistenza della loro posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che lasciano intravvedere un lento ritorno alla normalità, appaiono coerenti con la salutare stabilizzazione in corso sui mercati azionari Usa e mondiali. Stabilizzazione che credo proseguirà anche nelle prossime settimane. Allo stato, infatti non sembrano esserci motivi particolari che possano giustificare una ulteriore espansione dell’ultimo rally, nè condizioni estreme che lasciano presagire un ritorno improvviso di volatilità sui mercati azionari internazionali.

Un futuro prossimo, pertanto, in cerca di stabilità, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato per affrontare un’era più difficile della precedente, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito . Dopo quest’ultima eccellente settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta notevolmente migliorata e pari al + 14,49 %, inferiore di soli 5,28 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 19,77 %. Nonostante il colpevole crash subito nel mese di agosto, nutro pertanto nuova speranza di poter, anche quest’anno, battere le già buone performance del nostro benchmark di riferimento. In coerenza con la vision su esposta, questa settimana riporto al 100 % la mia esposizione long sul mercato azionario italiano e punto sulla bontà del mio stock picking, condotto secondo i criteri suggeriti dai due noti professori Usa.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 25 0ttobre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i dichiarati propositi di ulteriori politiche monetarie espansive ad opera della BCE e della PBoC hanno ulteriormente alimentato lo scenario RISK ON già presente sui mercati finanziari internazionali.

Lo scenario intermarket ha, infatti, registrato, come conseguenza inevitabile, una coerente nuova impennata delle quotazioni del dollar index, apprezzatosi in settimana del 2,74 %. Che trattasi, tuttavia, di propositi che hanno sinora avuto scarsa incidenza sull’economia reale, è testimoniato dalle quotazioni delle commodities, che in termini nominali stornano di un ulteriore 2,6 %. Storno che conferma il rallentamento economico in atto, e che paradossalmente giustifica i propositi di ulteriore espansione delle politiche monetarie accomodanti. Il  mercato obbligazionario sembra, invece, voler credere e dar fiducia all’azione concertata delle diverse Banche Centrali. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, crescono di 5 bps, e si stabilizzano a quota 2,09 %. l rendimenti del bund tedesco, direttamente interessati dai propositi espansivi della BCE, arretrano di altri 4 bps e raggiungono quota 0,51 %. I mercati azionari, invece, come già successo negli ultimi anni, festeggiano. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza di un ulteriore 2,07 %, e si riporta a quota 2.075 punti, rendendo nuovamente plausibile la mia previsione di 2.178 punti come target di fine anno. .

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 46.887

Large Traders : – 34.948

Small Traders : – 11.939                 

Anche questa settimana si conferma, pertanto, l’anomala ed eccezionale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa in auge da quasi 2 mesi. In quest’ultima ottava registriamo solo esigue movimentazioni pari a 4.863 contratti. In particolare, i Commercial Traders, che anche in questo frangente si sono dimostrati i veri padroni del mercato, cercano d’infondere nuova fiducia negli altri operatori, a cui cedono l’intero lotto dei 4.863 contratti long. I Large Traders si dimostrano però alquanto scettici e titubanti, acquistano solo 4.376 contratti long, e permangono convintamente nella loro ancora molto solida posizione Net Short. Ancor più scettici appaiono gli Small Traders, che acquistano solo 487 contratti long, rimanendo ancora nella loro del tutto anomala ed eccezionale posizione Net Short. Le vicende di queste ultime settimane testimoniano che il crash di ferragosto è stato sapientemente orchestrato dalle “ Mani Forti “ per impedire il rialzo dei tassi Usa, e che lo scandalo diesel-gate è servito per fiaccare le residue resistenze tedesche all’espansione delle politiche monetarie accomodanti della BCE. Ottenuti i risultati voluti cercano ora di riportare nuovamente la fiducia sui mercati, ma lo scetticismo ed i timori rimangono ancora molto elevati, anche perché risulta sempre più evidente il divario tra un economia reale stagnante ed un mercato azionario di nuovo sfavillante ed in forma.   Personalmente, dopo aver sfruttato quest’ultimo rimbalzo, temo che d’ora innanzi l’impeto rialzista dei mercati azionari Usa e mondiali si attenuerà, e non escludo, data la fragilità della situazione, il ripetersi di nuovi episodi estremi e ritorni improvvisi di elevata volatilità.

Un futuro pertanto ancora molto ricco di incognite, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per affrontare la nuova “ era “, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 7,8 %, inferiore di oltre 13,2 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 21 %. Sotto-performance molto evidente, che paga pesantemente l’elevata volatilità dei mercati degli ultimi mesi. Non ritenendo ancora concluso questo difficile periodo, questa settimana riduco prudenzialmente dal 100 al 60 % la mia esposizione long sul mercato azionario italico.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 18 0ttobre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno ordinatamente proseguito nel processo di assestamento seguito all’improvviso e violento crash di ferragosto. Assestamento di natura tecnica, peraltro, quasi concluso, che non dirada tuttavia i dubbi e le incognite che continuano a gravare sulle future prospettive di crescita dell’economia globale.

In quest’ultima ottava, lo scenario intermarket ha registrato un ulteriore lieve storno dello 0,3 % delle quotazioni del dollar index. Sembra quindi trovare ulteriore conferma l’ipotesi di un arresto definitivo della corsa al rialzo della valuta Usa, molto temuta dalla FED. Nuove preoccupazioni giungono, invece, dal settore delle commodities, che registrano anch’esse uno storno settimanale dell’1,6 % in termini reali. Negli ultimi 2 mesi, si è solo arrestato il crollo, ma non ci sono ancora segni convincenti di una solida ripresa delle loro quotazioni, e ciò alimenta le incognite ed i dubbi sulle prospettive future dell’economia mondiale. Dubbi confermati, peraltro, anche dal mercato obbligazionario. I rendimenti dei bond decennali Usa, infatti, arretrano di 8 bps, ed a fatica si mantengono poco sopra al 2 %. l rendimenti del bund tedesco, arretrano anch’essi di 6 bps e tornano nuovamente all’inverosimile tasso dello 0,55 %. I mercati azionari, invece, proseguono con parsimonia il recupero dal crash di ferragosto. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza dello 0,9 %, consolidandosi al di sopra di quota di 2.000 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 51.750

Large Traders : – 39.324

Small Traders : – 12.426                 

Si conferma, pertanto, l’anomala ed eccezionale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa delle ultime ottave. In quest’ultima settimana registriamo movimentazioni pari a soli 7.539 contratti. In particolare, i Commercial Traders, intervenuti con forza a sostegno del mercato, confidano in una ripresa della fiducia e   provano ad alleggerire la loro ingente posizione Net Long , cedendo l’intero lotto dei 7.539 contratti long. I Large Traders con molto scetticismo, acquistano solo 3.131 contratti long, e riducono leggermente la loro sempre decisa e solida posizione Net Short. Gli Small Traders, infine, acquistano anch’essi 4.408 contratti long, ma permangono ancora nella loro anomala ed eccezionale posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, evidenziano a mio avviso il primo timido tentativo di favorire il ritorno alla “ anomala normalità “ del passato. Le mani forti cercano, infatti, di rassicurare e di infondere nuova fiducia nelle altre categorie di operatori che, a loro volta, rimangono però molto scettiche e titubanti. Personalmente credo che manchi ormai poco alla conclusione del rimbalzo di natura tecnica, favorito dall’ingente intervento delle “ mani forti “, dopodiché solo tangibili miglioramenti del clima economico globale potranno alimentare ulteriori rialzi degli indici azionari Usa e mondiali.

Un futuro pertanto ancora molto incerto e ricco di incognite, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per affrontare la nuova “ era “, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 6,13 %, inferiore di oltre 12 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 18,8 %. Sotto-performance purtroppo ancora molto evidente, dovuta prevalentemente all’inatteso ed imprevisto crash di ferragosto. Spero, in quest’ultimo trimestre, di poter comunque recuperare almeno una parte dell’attuale gap di performance e di chiudere l’anno con un risultato positivo e soddisfacente.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario dell’ 11 0ttobre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno dimostrato di aver molto spesso un andamento contro-intuitivo. In tanti, infatti, s’aspettavano una prosecuzione del down-trend, iniziato nel mese di agosto, ed invece abbiamo assistito ad un’ottava pienamente RISK-ON, come non vedevamo ormai da tempo.

Lo scenario intermarket ha registrato, in particolare, un nuovo storno dell’ 1 % delle quotazioni del dollar index. Sono ormai 6 mesi che la valuta Usa ha smesso la sua corsa al rialzo, molto temuta, come si legge nei suoi verbali, dalla stessa FED. Incoraggianti segnali di ripresa giungono, invece, dal settore delle commodities, che registrano un’impennata settimanale del 3,5 %. E’ ancora presto per dirlo, ma può darsi che il rallentamento economico globale si riveli meno drammatico di quanto sinora ipotizzato. Conferme in tal senso arrivano, peraltro, anche dal mercato obbligazionario. I bond decennali Usa, infatti, con un recupero di 13 bps, tornano immediatamente ad un rendimento superiore al 2 % . ll bund tedesco, analogamente, recupera 10 bps e torna ad un rendimento dello 0,61 %. I mercati azionari, infine, recuperano gran parte degli ingiustificati eccessi ribassisti delle scorse ottave, e per il momento, scongiurano l’ipotesi di un nuovo bear market. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza del 3,25 %, e si riporta di nuovo al di sopra della rassicurante quota di 2.000 punti.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 59.289

Large Traders : – 42.455

Small Traders : – 16.834                 

A sorpresa, cambia, dunque, nuovamente, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, movimentazioni pari a ben 32.052 contratti, che nè mutano, ancora una volta, l’assetto. Nonostante la positiva ultima settimana, non si diradano, infatti, le paure ed i timori degli operatori. In particolare, gli Small Traders, non sembrano fidarsi affatto degli ultimi rimbalzi, cedono ben 17.402 contratti long, ed assumono nuovamente una inusuale e marcata posizione Net Short. Anche i Large Traders mostrano molta sfiducia, e manifestano il loro scetticismo cedendo altri 14.650 contratti long, assumendo di conseguenza una posizione Net Short sempre più convinta e pingue. I Commercial Traders, invece, dimostrandosi anche questa volta i veri padroni del mercato, acquistano l’intero lotto dei 32.052 contratti long, e portano la loro attuale posizione Net Long su livelli davvero molto elevati. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, se da un lato giustificano appieno il rally della scorsa ottava, dall’altro non diradano affatto le nubi e le incertezze circa le prospettive future dei mercati azionari Usa e mondiali. E’ infatti evidente che è ancora tanta la sfiducia presente nel mercato, e solo nuovi positivi dati provenienti dall’economia reale potranno contribuire a farla evaporare.Credo, pertanto, che, nel breve, assisteremo ad una pausa di riflessione dei mercati azionari, mentre, a più lunga scadenza, confermo quanto già affermato la scorsa settimana, ossia che le quotazioni azionarie saranno sempre più espressione delle risultanze provenienti dall’economia reale.

In pratica, un graduale e progressivo ritorno alla “ normalità “, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per affrontare la nuova “ era “, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 6,33 %, inferiore di circa 12 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 18,27 %. Sotto-performance evidente, che testimonia l’enorme ferita inferta al mio Trading System dall’inatteso ed imprevisto crash di ferragosto. In questo fine d’anno spero comunque di poter recuperare almeno una parte dell’attuale gap di performance e di chiudere l’anno con un risultato positivo ed almeno soddisfacente.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 04 0ttobre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i nuovi deludenti dati provenienti dall’economia reale hanno confermato il rallentamento globale in atto, e giustificato, purtroppo a posteriori, la correzione dei listini azionari degli ultimi due mesi.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato, in concomitanza all’uscita dei deboli dati sul mercato del lavoro Usa, un ulteriore storno dello 0,5 % delle quotazioni del dollar index. Il deprezzamento della valuta Usa, si accompagna, peraltro, ad una ulteriore svalutazione dello 0,7 % delle quotazioni delle commodities, che conferma la debolezza dell’attuale scenario economico. Indicazioni ancor peggiori giungono, inoltre, dal mercato obbligazionario. I bond decennali Usa, dopo molti mesi, ritornano, infatti, ad rendimento al di sotto del 2 % perdendo in una sola ottava ben 18 bps. ll bund tedesco, analogamente, perde 14 bps e ritorna all’inverosimile rendimento dello 0,51 %. I mercati azionari, invece, come avevamo previsto, riducono leggermente gli eccessi ribassisti delle scorse settimane. In particolare, il nostro benchmark azionario mondiale, l’S&P 500, rimbalza dell’1 %, raggiungendo un livello che, oggi, ci appare coerentemente in equilibrio con l’attuale precaria situazione dell’economia globale.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 27.237

Large Traders : – 27.805

Small Traders : + 568                     

Dopo un mese, cambia, quindi, seppur con fatica, la configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, movimentazioni pari a 15.146 contratti, che nè mutano, appena di misura, l’assetto. In particolare, i Commercial Traders, dopo aver impedito ulteriori tracolli dei mercati azionari Usa, mollano un po’ la presa, cedono 15.146 contratti long, e riducono la loro non usuale posizione Net Long al di sotto delle trentamila unità. I Large Traders, invece, smussano un pò il loro recente pessimismo, riacquistano 9.984 contratti long, e conducono l’entità loro posizione Net Short anch’essi sotto le trentamila unità. L’aspetto più rilevante, tuttavia è costituito dagli Small Traders che acquistano 5.162 contratti long, e dopo un mese, tornano, seppur di misura, nella loro abituale posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, unitamente alle considerazioni espresse sullo scenario intermarket, m’inducono a ritenere che l’apice della crisi dei mercati azionari è forse alle nostre spalle, ma le prospettive restano tuttora difficili ed incerte. A differenza di sette giorno orsono, infatti, le quotazioni dei mercati azionari Usa mi appaiono coerenti ed in linea con l’economia reale e non più sottovalutati. Credo, che, d’ora in avanti, i corsi dei mercati azionari, a differenza di quanto accaduto nel recente passato, non saranno decisi ed influenzati dalle politiche monetarie, ma rifletteranno sempre più la situazione dell’economia reale.

Un ritorno, pertanto, alla “ normalità “, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per affrontare la nuova “ era “, ma pur sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel  presente sito. Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 3,04 %, inferiore di 10,93 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 13,97 %. Sotto-performance evidente, causata dall’inatteso ed imprevisto crash di ferragosto, che ha segnato uno spartiacque significativo rispetto alla precedente favorevole situazione dei mercati di cui è necessario prender definitivamente atto.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 27 settembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, lo scandalo Volkswagen ha apportato altra negatività sui mercati finanziari internazionali, alimentando ulteriormente l’incertezza e la volatilità indotta dal rallentamento economico asiatico che aveva, peraltro, già costretto la FED a lasciare invariati i tassi d’interesse Usa.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha registrato una nuova impennata delle quotazioni del dollar index, apprezzatosi dell’1,5 %, che ha riportato il rapporto EURUSD nuovamente sotto quota 1,12. L’apprezzamento della valuta Usa, questa settimana, si accompagna ad una  rivalutazione delle quotazioni delle commodities pari allo 0,9 % . Dopo molti mesi di accentuato down-trend si registra, pertanto, un incoraggiante calo della pressione ribassista sul mercato delle materie prime, e ciò è un buon segnale per le prospettive economiche globali. Positivi segnali confermati, peraltro, anche dalle indicazioni provenienti dal mercato obbligazionario. I bond decennali Usa, segnano, infatti, un rendimento del 2,17, in rialzo di 4 bps rispetto alla scorsa settimana. I rendimenti del bund tedesco, invece, scontano anch’essi l’effetto Volkswagen, e rimangono inchiodati allo 0,65 %. I mercati azionari, invece, pagano la debacle ed i timori gravanti sul settore auto, e proseguono lo storno iniziato col botto di ferragosto. Il nostro benchmark azionario, l’S&P 500, perde l’1,36 %, mentre maggiori risultano le perdite sul Dax e sui principali listini europei.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 42.383

Large Traders : – 37.789

Small Traders : – 4.594                   

Con mia sorpresa, trova, pertanto, ancora conferma, l’eccezionale ed anomala configurazione del mercato dei derivati azionari Usa delle precedenti turbolente settimane. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, movimentazioni davvero esigue, pari a soli 2.441 contratti, che non nè mutano sostanzialmente l’assetto. In particolare, i Commercial Traders, perfettamente consci del problematico frangente per i mercati azionari Usa, acquistano ulteriori 169 contratti long, e consolidano la loro insolita posizione Net Long, confermando in tal guisa il loro impegno a sostegno del mercato. I Large Traders, invece, non arrestano il loro crescente pessimismo, cedono altri 2,441 contratti long, e ribadiscono la loro, sempre più convinta, posizione Net Short. GIi Small Traders, infine, con cautela e diffidenza, proseguono molto lentamente nella risalita dagli abissi della loro davvero eccezionale posizione Net Short. Acquistano, infatti, 2.272 contratti long, ma permangono ancora in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, che non mutano l’assetto del mercato, confermano, anche contro le mie aspettative, le particolari difficoltà dell’attuale momento per i mercati azionari. A mio avviso, si sono registrati nelle scorse settimane, come spesso accade, degli eccessi ribassisti, ma contrariamente alle mie attese, gli stessi non sono stati ancora riassorbiti. Ciò conferma la forza dell’attuale trend ribassista. Gli eccessi e le divergenze sono comunque ancora molto evidenti, pertanto è del tutto plausibile attendersi un loro graduale rientro nelle prossime ottave. Rientro del tutto parziale che non negherà l’evidenza e la forza dell’attuale trend, che rimane ancora saldamente impostato al ribasso.

Speranze, pertanto, di un buon rimbalzo, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, debitamente ritarato per far fronte al particolare momento del mercato azionario, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 3,6 %, inferiore di 10,38 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 13,98 %. Sotto-performance evidente, causata dall’inatteso ed imprevisto crash di ferragosto. Questa settimana, chiudo tatticamente tutte le mie posizioni short, chiaramente non più compatibili con le mie aspettative di rimbalzo dei mercati dell’equity.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 20 settembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’ambivalente decisione della FED di lasciare invariati i tassi, causa le negative implicazioni che potranno derivare all’economia Usa dal rallentamento economico globale, è stata, in prima battuta, accolta molto negativamente dai mercati finanziari internazionali.

Lo scenario intermarket ha, infatti, definitivamente accantonato, il tanto temuto, dalle autorità monetarie Usa, apprezzamento del dollar index, che ha registrato un nuovo storno dello 0,35 % e riportato il rapporto EURUSD nuovamente sopra quota 1,14. La debolezza della valuta Usa accentua, peraltro, l’inarrestabile calo delle quotazioni delle commodities, deprezzatesi, in termini reali, di un ulteriore 1,7 %. Calo che, negli ultimi 2 mesi, è stato pari a ben il 13 %, e che fa temere, come detto dalla FED, un rallentamento economico su scala globale ben più grave di quello manifestatosi sinora. Anche i segnali che arrivano dal mercato obbligazionario accreditano l’ipotesi dello scenario deflattivo ipotizzato dalla Yellen. I bond decennali Usa, segnano, infatti, un rendimento del 2,13, in ribasso di 7 bps rispetto alla scorsa settimana. I rendimenti del bund tedesco, invece, già da tempo ai loro minimi storici, si mantengono stabili e fermi allo 0,66 %. In tale poco rassicurante scenario, i mercati azionari, confusi ed incerti, sono facile preda di un’elevata volatilità, anche intraday, ma al momento non sembrano voler dar ulteriore seguito ai crash registratisi nel mese di agosto.

Ciò premesso, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 42.214

Large Traders : – 35.348

Small Traders : – 6.866                   

In perfetta coerenza con lo scenario sopra descritto, anche questa settimana, trova conferma, l’anomala ed eccezionale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, movimentazioni pari a soli 5.123 contratti. In particolare, i Commercial Traders, confermano sostanzialmente la loro ferma determinazione nell’impedire ulteriori scomposte reazioni dei mercati azionari. Cedono, infatti, solo 887 contratti della loro ingente dote di contratti long, e riconfermano con forza la loro inusuale posizione Net Long. I Large Traders, invece, accrescono ulteriormente il loro pessimismo, cedono altri 4.236 contratti long, e consolidano la loro, ormai, molto convinta, posizione Net Short. GIi Small Traders, invece, dopo molte settimane di pessimismo crescente, sembrano voler cautamente invertire la rotta. Acquistano, infatti, l’intero lotto dei 5.123 contratti long, e riducono la loro del tutto eccezionale posizione Net Short sotto il livello delle diecimila unità. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, pur non mutando l’assetto del mercato, manifestano a mio avviso segnali incoraggianti. Le “ Mani Forti “, infatti, non mollano, anzi confermano con forza la loro determinazione nell’impedire ulteriori scomposte reazioni dei mercati azionari. Ulteriore nota positiva è la riduzione della pressione ribassista ad opera degli Small traders, che già dalla prossima settimana potrebbero invertire la loro posizione e ritornare alla loro abituale posizione Net Long. Inoltre credo che i mercati, a mente fredda, valuteranno positivamente l’aspetto positivo della decisione della FED, ossia l’ulteriore prolungamento della politica monetaria accomodante. Sulla base di queste considerazioni, non credo che, nelle prossime settimane, saranno, come molti s’aspettano, nuovamente ritoccati i minimi d’agosto. Ciò detto, non sarà comunque semplice uscire dall’attuale situazione, rimarrà il nervosismo e la volatilità sui mercati, ed il processo di recupero delle quotazioni si prospetta molto lungo ed abbastanza tortuoso.

Prospettive, pertanto, ancora molto incerte, ma meno drammatiche di quelle ipotizzate e temute solo 7 giorni orsono, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito. Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 4,73 %, inferiore di 10,15 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 14,88 %. Sotto-performance che evidenzia la mia colpevole mancata previsione del crash di ferragosto, durante il quale ho perso ben 15 punti percentuali. Questa settimana, in coerenza con quanto sopra esposto, riduco dall’80 al 50 % le posizioni short del mio portafoglio, assumendo una posizione teoricamente neutra ed attendista rispetto al mercato.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI  buon trading.

LUKAS

Note del diario del 13 settembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, i mercati finanziari internazionali hanno cercato, con molta fatica, di recuperare dagli “ eccessi di pessimismo ” indotti dall’improvviso crash di ferragosto. Siamo, tuttavia, ancora ben lungi dall’essere ritornati ad una situazione di normalità, anzi i contrasti ed i dubbi sulla prossima decisione della FED sui tassi d’interesse promettono d’alimentare ulteriore volatilità ed incertezza sulle prospettive future dell’economia e dei mercati.

Lo scenario intermarket, in particolare, ha, registrato un nuovo storno dell’1,08 % del dollar index, che ha riportato il rapporto EURUSD nuovamente sopra quota 1,13. La debolezza della valuta Usa, dopo mesi di forsennati rialzi, potrebbe indurci a pensare che il mercato non creda ad un prossimo mutamento restrittivo della politica monetaria americana. Debolezza della valuta Usa che non favorisce, peraltro, il recupero delle quotazioni delle commodities, stornate anche in quest’ultima ottava, di un ulteriore 0,6 %, in termini reali. Storno che negli ultimi 2 mesi è stato pari al 12,4 %, da noi colpevolmente sottovalutato, visto che preannunciava con debito anticipo il crash azionario di ferragosto. Segnali diversi, e contrastanti, arrivano invece dal mercato obbligazionario. I bond decennali Usa, segnano, infatti, rendimenti in rialzo di 6 bps, ed un tasso del 2,19 %, il bund tedesco, invece, perde 2 bps, e registra oggi un tasso dello 0,65 %. In tale scenario confuso ed incerto, i mercati azionari, registrano, dopo il crash delle scorse settimane, gli attesi rimbalzi tecnici, che non diradano, però, le paure ed i dubbi sulle prospettive future del mercato dell’equity. .

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 43.101

Large Traders : – 31.112

Small Traders : – 11.989                 

Del tutto coerentemente, si conferma, ed anzi si rafforza, l’anomala ed eccezionale configurazione del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo movimentazioni, pari a 14.858 contratti. In particolare, gli Small traders, esprimono il massimo pessimismo degli ultimi anni, cedono altri 10.844 contratti long, e consolidano ulteriormente la loro eccezionale, e del tutto inusuale posizione Net Short. Anche i Large traders sembrano accrescere il loro pessimismo, cedono infatti altri 4.014 contratti long, e consolidano la loro già pingue posizione Net Short. I Commercial Traders, invece, cercano quantomeno d’arginare l’ingente pressione ribassista presente sui mercati azionari Usa, ed anche questa settimana devono acquistare l’intero lotto dei 14.858 contratti long, rimpinguando ulteriormente la loro odierna ed inusuale posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana confermano l’eccezionalità e la pericolosità dell’attuale momento per i mercati azionari Usa e mondiali. Riusciranno le “ Mani Forti “ a frenare pure questa volta il tentativo di uno storno significativo dei mercati azionari ? Ad agosto il loro intervento era stato molto debole ed incerto, e si è visto cosa è accaduto, oggi invece risulta molto più convinto e deciso, e quindi al momento nutriamo maggiore fiducia, ma se nelle prossime settimane dovessero anch’essi mollare allora l’ipotesi di un nuovo bear market diventerebbe ben presto una prospettiva davvero molto probabile.

Prospettive, pertanto, davvero incerte e pericolose, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system, opportunamente ritarato per far fronte all’attuale ed eccezionale frangente di mercato, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 4,92 %, inferiore di 11,22 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 16,14 %. Quest’anno il mio portafoglio paga evidentemente la mia mancata previsione del crash di ferragosto, durante il quale ha perso ben 15 punti percentuali di performance. Evento negativo che mi ha portato, come già detto, ad apportare degli opportuni correttivi che in futuro potranno, spero, ricompensare il recente rovescio. Questa settimana confermo, l’80 % di posizioni short del mio portafoglio, ossia un’esposizione ridotta al 60 % rispetto a quella abituale .

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 6 settembre 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, anche nella settimana appena trascorsa, la volatilità è stata l’assoluta padrona dei mercati finanziari internazionali. In particolare i mercati azionari, credo con molta esagerazione, sembrano ancora essere alla ricerca del bottom della violenta ed improvvisa correzione iniziata nel periodo di ferragosto.

Lo scenario intermarket ha, infatti, nuovamente confermato le prospettive deflazionistiche prepotentemente riemerse negli ultimi 2 mesi. In tale contesto, il dollar index, sembra essere l’asset più stabile dell’intero quadro macroeconomico, confermandosi ancora una volta come punto di riferimento dell’intero sistema. Continua invece, seppur con moderazione, la debolezza delle quotazioni delle commodities, stornate anche in quest’ultima ottava, di un ulteriore 0,8 % . Storno che negli ultimi 2 mesi è invece pari al 10,8 % in termini reali. Il rallentamento economico globale, che in questo periodo ha come suo epicentro la Cina ed il continente asiatico, trova peraltro riscontro anche sul mercato obbligazionario. I bond decennali Usa, nonostante i buoni segnali provenienti del proprio mercato del lavoro, segnano , infatti, un rendimento del 2,13 %, in ribasso di 6 bps rispetto alla scorsa settimana; anche il bund tedesco registra un tasso dello 0,67 %, in discesa di 7 bps rispetto a sette giorni orsono. Tuttavia, in questa fase, è sui mercati azionari che si concentrano le maggiori turbolenze, quasi a voler scontare il colpevole eccesso di fiducia manifestato nei mesi precedenti. Il nostro benchmark azionario mondiale, rappresentato dall’S&P 500, ha infatti chiuso l’ottava con un nuovo pesante storno del 3,4 % ed analoghe correzioni si sono registrate su tutti i mercati europei.

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 28.243

Large Traders : – 27.098

Small Traders : – 1.145                   

Dati che testimoniano che anche sul mercato dei derivati azionari Usa, si registra una volatilità davvero elevata, anzi oserei dire esagerata. Cambia, infatti, nuovamente e significativamente, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava registriamo, infatti, movimentazioni, pari a ben 37.325 contratti. In particolare, i Large traders, notoriamente trend following, cedono ben 23.820 contratti long, e consolidano di molto la loro precedente ed incerta posizione Net short. Tuttavia l’aspetto più significativo è dato dagli Small traders, che cedono ben 13.305 contratti long, e che invertono eccezionalmente la loro abituale e proverbiale posizione Net Long. Negli ultimi 5 anni tale evento si è verificato solo altre due volte, precisante in occasione dell’epilogo della fase correttiva dell’anno 2011. I Commercial Traders, invece, devono giocoforza far fronte all’ondata di sfiducia degli altri operatori, acquistando l’intero lotto dei 37.325 contratti long, che li fa ritornare abbondantemente in posizione Net Long. Le movimentazioni di quest’ultima settimana disegnano, credo coerentemente, una configurazione del tutto opposta a quella ricorrente in periodi di normalità. L’eccezionale passaggio in posizione Net Short degli Small Traders evidenzia, tuttavia, che il pessimismo sta raggiungendo il suo apice, e che nelle prossime 2 o 3 settimane i mercati azionari troveranno finalmente il bottom di questa violenta, soprattutto per velocità d’esecuzione, correzione. Correzione che, personalmente, ritengo esagerata anche per ciò che concerne la misura, ma ciò potrà esser verificato solo nel prossimo futuro.

Prospettive, pertanto, ancora incerte e difficili, che cercherò di tradare con il mio originale trading system opportunamente ritarato per far adeguatamente fronte all’attuale ed eccezionale volatilità, ma sempre ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente  sito . Dopo quest’ultima settimana, la performance annua del mio portafoglio, denominato “ Azioni Italia – LTM “, risulta pari al + 6,04 %, inferiore di 8,53 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 14,57 %. Questa settimana incremento leggermente, dal 70 all’80 % ,  le posizioni short del mio portafoglio, attendendo, come sopra espresso, il bottom di questa, per molti versi, anomala correzione.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 30 agosto 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, gli esagerati accadimenti delle ultime due settimane hanno improvvisamente chiuso ed archiviato un lunghissimo periodo di compressa volatilità sui mercati finanziari internazionali. Bisogna, credo, doverosamente prenderne atto e mutare di conseguenza il nostro approccio interpretativo ed operativo.

Lo scenario intermarket, questa settimana ha, infatti, parzialmente ribaltato le risultanze della precedente ottava. In particolare le quotazioni del dollar index hanno registrato un apprezzamento dell’1,1 %, del tutto giustificato in un mercato alla ricerca di nuovi riferimenti e nuove certezze. Inoltre, dopo molti mesi di ingenti storni, anche le quotazioni delle commodities registrano un beneaugurante apprezzamento del 2,9 % in termini reali. Coerentemente, anche dal mercato obbligazionario giungono delle buone notizie. I bond decennali Usa, segnano, infatti, di nuovo un rendimento del 2,19 %, in rialzo di 15 bps rispetto alla scorsa settimana, ed ancor meglio fa il bund tedesco, che registra un tasso dello 0,74 %, in rialzo di 18 bps rispetto a sette giorni orsono. Infine, anche i mercati azionari che, ad inizio settimana sembravano voler definitivamente crollare, hanno mostrato segni di nuova vitalità. Il nostro benchmark azionario mondiale, rappresentato dall’S&P 500, ha infatti chiuso l’ottava con un saldo positivo pari allo 0,91 %, ed analoghi o maggiori recuperi si sono registrati su tutti i mercati europei, e ciò nonostante l’ingente ulteriore storno del 7,85 % della borsa di Shanghai.

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : – 9.082

Large Traders : – 3.278

Small Traders : + 12.360                

Cambia, pertanto, nuovamente, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava, registriamo movimentazioni, pari a 12.765 contratti, che non lasciano tuttavia ancora presagire un ritorno alla normalità ed un rapida riduzione dell’attuale elevata volatilità. In particolare, questa settimana, i Commercial Traders, fallito il loro ultimo debole tentativo di sostegno ai mercati, cedono l’intero lotto dei 12.765 contratti long, e tornano nuovamente in posizione Net Short. Non sono pero i Large Traders, ad acquistare la maggior parte del lotto, gli stessi limitano infatti gli acquisti a soli 1.258 contratti long e rimangono ancora in posizione Net short. Più ingente invece l’intervento degli Small traders, che acquistano i restanti 11.507 contratti long, scongiurando almeno per il momento l’ipotesi, davvero anomala, di un loro passaggio in posizione Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana disegnano una configurazione tipicamente ribassista, però molto precaria, poiché mantengono ancora tutti gli operatori molto prossimi alla linea dello zero, ossia alla linea di demarcazione tra posizione Net Long e Net Short. Una situazione pertanto di assoluta incertezza, che non lascia presagire una prossima e significativa riduzione della volatilità dei mercati che,credo, permarrà elevata anche nelle prossime settimane. Volatilità che danneggerà maggiormente i paesi più deboli, mentre l’S&P 500 ed il DAX mi appaiono aver già raggiunto un loro momentaneo livello di equilibrio.

Prospettive, pertanto, molto più incerte e difficili del recente passato, che cercherò di tradare con il mio originale trading system che subirà, però, degli opportuni aggiustamenti, pur restando ancorato alla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei professori Jegadeesh e Titman, ed illustrati nel presente sito . Aggiustamenti doverosi, resisi necessari dalle vicende delle ultime due settimane che hanno ridotto la performance annua del mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ ad un esiguo + 4,65 %, inferiore di ben 12,7 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 17,35 %. Confidiamo, comunque, di poter recuperare con pazienza l’attuale gap di performance, mai registrato negli ultimi anni, che testimonia anch’esso dell’improvviso e significativo mutamento di scenario avvenuto nelle ultime due settimane.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 23 agosto 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, confesso doverosamente che gli accadimenti della scorsa settimana hanno letteralmente scompaginato il mio personale scenario previsivo circa l’evoluzione prospettica dei mercati finanziari internazionali.

Certo, vedevo anch’io da mesi un deciso rallentamento dell’economia globale ma, ancor oggi, non riesco a credere che, con un petrolio a 40 dollari al barile, con un costo del capitale azzerato, e con un livello di disoccupazione, almeno in Europa, ancora molto elevato, possa tornare in occidente lo spettro della recessione. Indubbiamente la frenata dell’economia cinese e di tutte le economie emergenti comporterà una contrazione delle esportazioni, ma rammento che il PIL occidentale è basato prevalentemente sui propri consumi interni. Per tale ragione, sono molto più propenso a credere che il crash dei mercati dell’ultima settimana non sia ascrivibile alla contrazione economica asiatica, che è solo un buon pretesto, ma rappresenti innanzitutto una preventiva roboante sconfessione del proposito della FED di far venir meno, a breve, uno dei sostegni fondamentali della sua tuttora debole crescita interna, aumentando il costo di finanziamento dei propri consumi ed investimenti interni.

Quanto allo scenario intermarket, questa settimana, abbiamo assistito all’esasperazione di tutti trend già in voga da alcuni mesi. In particolare le quotazioni del dollar index hanno registrato un ulteriore storno dell’1,6 % che cerca in tal modo di difendersi e di compensare la perdita di competitività accusata nei confronti della svalutazione cinese. Prosegue inoltre lo storno massiccio delle quotazioni delle commodities, stornate anche in quest’ultima ottava, di un ulteriore 4,4 % in termini reali. A differenza della scorsa settimana, in quest’ultima ottava abbiamo assistito anche ad uno storno ingente dei rendimenti obbligazionari. I bond decennali Usa, segnano, infatti, un rendimento del 2,04 %, in calo di 15 bps rispetto alla scorsa settimana, il bund della Germania, invece, denuncia una situazione ancor peggiore segnando un tasso dello 0,56 %. Questa settimana, però, è il crash dei mercati azionari che guadagna tutte le prime pagine dei quotidiani internazionali. Il nostro benchmark azionario mondiale, rappresentato dall’S&P 500, ha registrato infatti il maggior storno degli ultimi 4 anni, perdendo il 5,77 %. Ancor peggio le borse europee che registrano tutte storni ricompresi tra il 6 e l’8 %.

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 3.683

Large Traders : – 4.536

Small Traders : + 853                     

Dopo una settimana di bufera, si riconferma comunque la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava, registriamo movimentazioni, pari a 9.346 contratti, che conducono tutti gli operatori in una posizione di estrema indecisione. In particolare, questa settimana, del tutto ragionevolmente sono stati gli Small Traders a prender maggiore paura, cedono infatti l’intero lotto dei 9.346 contratti long, e riducono la loro abituale posizione Net Long a livelli davvero minimi, al limite dell’inversione. I potenti Commercial Traders, forse per esercitare maggiore pressione sulla FED affinchè rinunci all’insano proposito di aumentare i tassi, incrementano solo di 572 unità la loro dotazione di contratti long, e restano significativamente nella loro inusuale posizione Net Long. Più deciso invece l’intervento dei Large traders, che riacquistano i restanti 8.774 contratti long, riducendo a soli 4.536 unità la loro contingente posizione Net Short. Gli accadimenti dell’ultima settimana hanno per il momento platealmente sconfessato tutte le precedenti risultanze di configurazioni analoghe del Cot Report sui derivati azionari Usa. Segnalo, tuttavia, che la configurazione in discorso, sempre positiva negli ultimi 5 anni, non è stata ancora chiusa ed è ancora in auge, anche se non appare al momento proprio solidissima. Visto il pesante handicap di partenza, credo che questa volta sarà comunque davvero molto difficile confermare i positivi precedenti. Inoltre l’esiguo contributo in acquisto dei Commercial Traders di quest’ultima settimana mi fa ritenere che in questa occasione non assisteremo comunque ad una veloce inversione a V, come spesso accaduto nel recente passato, ma che l’eventuale processo di recupero, se ci sarà, sarà molto più lento ed articolato.

Prospettive azionarie, pertanto, davvero molto incerte e difficili, che cercherò comunque di tradare con il mio originale trading system che, come ormai ben sapete, si propone di valorizzare l’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, individuato nelle pregevoli ricerche condotte dai professori Jegadeesh e Titman, ed i cui presupposti scientifici sono illustrati nelle pagine del presente sito. Dopo quest’ultima disastrosa settimana, in cui il mio portafoglio “ Azioni Italia – LTM “ ha perso circa il 40 % dei guadagni conseguiti nei primi 7 mesi, lo stesso segna ancora una performance annua positiva, pari al + 10,8 %, inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quella conseguita dal nostro benchmark nazionale, rappresentato dal Ftse All Share, pari nel contempo al + 16,1 %.

Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI buon trading.

LUKAS

Note del diario del 16 agosto 2015

SCENARIO INTERMARKET, COT REPORT & STOCK PICKING

Cari amici, nella settimana appena trascorsa, l’inattesa tripla svalutazione dello yuan, ha reso palese ed evidente ciò che l’intermarket analisys denunciava ormai da tempo, ossia un temuto e deciso rallentamento   dell’economia globale.

In tale contesto, lo scenario intermarket ha registrato, a sorpresa, uno storno dell’1,1 % delle quotazioni del dollar index, che cerca forse in tal modo di compensare la perdita di competitività accusata nei confronti del gigante cinese. La svalutazione della valuta Usa non ha tuttavia favorito una ripresa delle quotazioni nominali delle commodities, che sono rimaste pressoche’ invariate, e che negli ultimi 4 mesi accusano uno storno del 12,7 % in termini reali. Qualche notizia confortante arriva invece dal settore obbligazionario, che sembra non voler credere all’arrivo di una nuova recessione. I bond decennali Usa, segnano, infatti, un rendimento del 2,19 %, in rialzo di 3 bps rispetto alla scorsa settimana, mentre il bund della Germania registra, seppur a fatica, un tasso analogo a quello della scorsa ottava, pari allo 0,66 %. Che la svalutazione dello yuan abbia avuto maggior impatto sull’Europa che non sugli Usa è testimoniato, peraltro, dall’andamento settimanale dei mercati azionari. Le borse del vecchio continente, infatti, hanno tutte registrato uno storno significativo, dal meno 4,4 % della Germania al meno 2 % dell’Italia, mentre la borsa Usa, ed in particolare il nostro benchmark S&P 500, ha chiuso la scorsa ottava con un saldo positivo dello 0,67 %.

Dopo tale premessa, passo ad esaminare i nuovi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:

Commercial Traders : + 3.111

Large Traders : – 13.310

Small Traders : + 10.199                

Dopo solo 3 settimane, cambia, dunque, nuovamente, la configurazione generale del mercato dei derivati azionari Usa. In quest’ultima ottava, registriamo, crediamo non a caso, significative movimentazioni, pari a ben 14.582 contratti. In particolare, i Large Traders, negli ultimi mesi sempre molto nervosi ed incerti, prendono nuovamente paura dalle iniziative valutarie cinesi, cedono ben 13.766 contratti long, ed invertono con decisione la loro precedente, e non propria convinta, posizione Net Long. Gli Small Traders manifestano anch’essi qualche scetticismo, cedono 816 contratti long, e conservano, sempre su livelli esigui, la loro abituale posizione Net Long. I Commercial Traders, invece, perfettamente consci della difficile e delicata situazione , come accaduto in tutti i momenti topici degli ultimi anni, non fanno mancare il loro deciso sostegno ai mercati azionari Usa, acquistano l’intero lotto dei 14,582 contratti long, ed invertono con decisione la loro abituale posizione di copertura Net Short. Le significative movimentazioni di quest’ultima ottava disegnano una configurazione del mercato dei derivati azionari Usa, non proprio ricorrente, ripetutasi solo 8 volte negli ultimi 5 anni. Segnalo, altresì, che, in tutte le precedenti 8 occasioni, il mercato azionario Usa ha registrato performance in ascesa. Sulla base di tali considerazioni ritengo che, anche questa volta, il mercato azionario Usa non stornerà, anzi credo che nelle prossime settimane possa nuovamente riavvicinarsi ai suoi massimi storici e successivamente rompere al rialzo l’estenuante trading-range laterale in cui è ormai imprigionato da molti mesi.

Prospettive azionarie, pertanto, migliori di quanto appaiono a prima vista, che cercherò di tradare con il mio originale trading system che, come ormai ben sapete, si propone di valori